Il tragitto dell'escursioneSCHEDA TECNICA
Località e quota di partenza: Parcheggio Lago Muffè, frazione Petit Mont Blanc (La Cort) di Champorcher (1766 mt.)
Località e quota di arrivo: Lago e Rifugio Miserin (2583 mt.) / Lac Gélé (2777 mt.)
Punto più elevato: Lac Gélé (2777 mt.)
Dislivello positivo: 817 mt. (Rifugio Miserin) / 1023 mt. (Lac Gélé)
Lunghezza del percorso: 18,8 km (Rifugio Miserin) / 23,2 km (Lac Gélé) / 13,4 km (dall’ultimo parcheggio della strada per Dondena)
Coordinate punto di partenza: 46°37’44”N 7°36’20”E (oppure 45°36’60”N 7°33’21”E)
Posizione: il Rifugio Dondena è situato al centro della conca omonima in un’ampia zona prativa. Il Rifugio Miserin si trova sulla sponda nord dell’omonimo lago, in una posizione incantevole all’interno del Parco del Mont Avic.
Difficoltà: E/EE (con neve fino al Lac Gélé). (Scala delle difficoltà)
Presenza di tratti esposti: no.
Tempo di percorrenza totale: 7h 55’ / 5h (partendo dall’ultimo parcheggio della strada di Dondena). (Tempi di percorrenza)
Tipo di escursione: andata e ritorno.
Tipo di terreno incontrato: asfalto-sterrato-legno-erba-acqua-pietrisco-neve-ghiaccio. (La camminata e il sentiero)
Possibilità di ristoro: ai Rifugi Dondena e Miserin nei periodi di apertura (verificare).
Segnavia: frecce gialle, bolli gialli con n° del sentiero. (La segnaletica italiana)
N° del sentiero: 9A-9B, VA-D21, 7-7B-8-8B-AV2, AV2-VA, 7
Acqua lungo il percorso: fontanelle dei Rifugi Dondena e Miserin, oppure negli stessi quando aperti.
Stato del percorso: carrozzabile e sentieri ben segnalati e mantenuti.
Periodo: da giugno a settembre-ottobre, in assenza o con poca neve.
Panorama: bellissimo lungo la Valle di Champorcher e lungo i monti che chiudono la conca di Dondena e quella del Lago Miserin.
Attrezzatura particolare richiesta: nessuna. In presenza di neve, utili ramponi e bastoncini. (Attrezzatura tecnica)
Discesa: per la via di salita lungo la carrozzabile principale.
Tappe del percorso: Parcheggio Lago Muffè (La Cort) - Ponte Torrente Ayasse - Rifugio Dondena - Rifugio Miserin - Lago Miserin - Santuario Madonna delle Nevi - Lac Gélé - Lago Miserin - Santuario Madonna delle Nevi - Rifugio Miserin - Rifugio Dondena - Ponte Torrente Ayasse - Parcheggio Lago Muffè (La Cort)
L'ITINERARIO IN BREVE
Dal parcheggio del Lago Muffè, frazione Petit Mont Blanc (La Cort) di Champorcher (1766 mt.), ci si incammina a ovest lungo la carrozzabile che porta verso la conca di Dondena (Sentiero n° 9A-9B) e la si percorre interamente fino a giungere al ponte sul Torrente Ayasse (2097 mt., 1h 45’), poco prima del quale si trova anche l’ultimo parcheggio dove è possibile parcheggiare in caso la strada fosse aperta al transito (in questo modo si accorcerebbe di molto l’escursione). Attraversato il suddetto ponte, si segue sempre la strada sterrata principale ora chiusa al traffico veicolare (n° 7-7B-8-8B-AV2) la quale, dopo un paio di tornanti e aver superato la casa di caccia reale del Re Vittorio Emanuele II, giunge al Rifugio Dondena (2189 mt., 2h 10’). Dal rifugio si insiste sempre lungo la larga carrozzabile (n° 7B-8-8B-AV2-VA) che punta all’inizio leggermente a nord per poi spingersi verso ovest formando un arco; la pendenza aumenta, così come la quota. Si trascurano, in successione, le deviazioni sulla destra per i colli Fussy, Moutsaillon e Pontonnet e quella per la Finestra di Champorcher. Il Rifugio e il Lago Miserin (2583 mt., 3h 50’) si trovano oltre un terrapieno che va rimontato risalendo qualche facile rampa più in pendenza. Chi ha ancora gamba può proseguire oltre il lago (Sentiero n° 7), in direzione del Colle della Rosa, poco prima del quale si trova la piccola pozza del Lac Gélé (2777 mt., 4h 45’). Da questo piccolo lago si ripercorre esattamente l’itinerario fatto all’andata per tornare al Rifugio Miserin (5h 25’), da questo al Rifugio Dondena (6h 25’) e, infine, al parcheggio di La Cort per recuperare l’auto (7h 55’). Il tempo totale dell’escursione può essere ridotto a 5h totali partendo dal parcheggio presso il ponte sul Torrente Ayasse, al termine della strada carrozzabile di Dondena.
UNO SCENARIO FIABESCO SOSPESO TRA DUE MONDI - (DEL 23/06/2020)
Piccola premessa
Quella che vi racconto qui è la mia avventura al Lago Miserin avvenuta all’inizio dell’estate e in pieno disgelo; la più bella per varietà, colori e fascino che abbia fatto in questi luoghi, da me visitati molte volte. Nel sito pubblico anche la versione estiva nella quale la conca del Miserin è sgombra da neve: la trovate qui.
Una passeggiata spensierata lungo un percorso a torto trascurato
Unitamente ai percorsi che salgono al Rifugio Barbustel e ai laghi del Mont Avic, l’escursione nelle conche di Dondena e Miserin rimane una classica della valle di Champorcher, nonché la più gettonata nei mesi estivi. Complice la facilità di accesso ai rifugi e ai laghi, d’estate sono molti coloro che vengono a prendere il sole sui prati nelle zone qui descritte o fanno trekking nei dintorni, spingendosi magari un po’ più su fino a qualche forcella o monte.
Il bacino di Dondena è facilmente raggiungibile con l’auto; ho descritto come raggiungere il parcheggio in Loc. La Cort proprio nella gita relativa ai laghi del Mont Avic, per cui qui non mi ripeto. Preciso però che questa possibilità di parcheggio rimane un’opzione e un consiglio. Come avrete già notato, esiste la possibilità di portare l’auto fino al termine della strada per Dondena, dove si trova un piccolo posteggio poco prima del ponticello sul Torrente Ayasse. In questo modo l’escursione, da lunghissima, si accorcerebbe di molto.
“Ma perché, allora, consigli di sgambare inutilmente da La Cort?” direte voi.
Per tre motivi principali:
1) Non sempre la strada è percorribile fino in fondo, innanzitutto. In alcuni periodi specifici o in seguito a eventi sul territorio, il transito potrebbe essere precluso.
2) Il piccolo parcheggio suddetto tiene poche auto; per cui, in caso fosse pieno, toccherebbe tornare indietro lungo una via non proprio agevole.
3) La strada sterrata da percorrere da La Cort è veramente sconnessa (almeno, lo era al mio passaggio) e mette a dura prova le sospensioni dell’auto. A meno che non abbiate un fuoristrada, un’auto “normale” soffrirebbe troppo e rischiereste magari di spaccare qualche cosa...
Detto questo, divieti permettendo, nulla vieta di fare un tentativo, ci mancherebbe!
Come accennavo nella premessa, non è la prima volta che mi incammino verso Dondena. Ormai conosco questa strada a memoria. La via da percorrere è una lunga carrozzabile che in molti, secondo me a torto, giudicano monotona. È vero, la via è tutta dritta, sterrata e sale adagio, almeno fino al ponte sul Torrente Ayasse; in più, sotto il caldo sole estivo e senza nemmeno avere l’ombra di una pianta, non è proprio il massimo camminare...
Tuttavia, presa in altri periodi dell’anno, questa camminata sorprende. Pertanto, vi invito a guardarvi intorno mentre salite. Prati, verdi pascoli, ruscelli e cascate sono pronti ad accogliere il viandante per offrirgli un puzzle magnifico che dal finestrino di un’auto andrebbe perso. Ovunque, poi, vi sono baite, casolari, alpeggi e un panorama sempre grandioso sulle montagne poste a ovest o verso la Valle di Champorcher che si apre alle proprie spalle. Se osserviamo con attenzione questo paesaggio, rimarremo sorpresi. In fondo, la Svizzera non è poi così distante in quanto a fiaba, anzi!
Passo dopo passo, si delinea di fronte a me uno scenario davvero bellissimo, specialmente alla mia sinistra dove gli ultimi boschi anticipano il regno dell’alta quota caratterizzato da una catena di monti che vanno dalla Punta Champchévry al Bec de Laris, dalla Cima Rousse alla Punta Laris e fino al Bec Pragelas. Qualche chiazza di neve tra le rocce e incuneata in qualche canalone mi spinge a pensare che lassù l’estate non sia ancora arrivata. Al contrario, qui fa già troppo caldo e lo dimostrano varie mandrie di mucche intente a pascolare più non posso. Le malghe e gli alpeggi sono già in piena attività.
Mentre salgo lo scenario si allarga sempre di più e ora scorgo anche la vetta del Mont Glacier attorniata da qualche nuvoletta innocua. I prati in fiore sono uno spettacolo e, qua e la, compare una vecchia baita isolata, probabilmente una vecchia casa di caccia reale. Insomma, è vero che questa carrozzabile sembra non finire mai ma, come dicevo, percorsa in periodi fuori stagione, è davvero meritevole. In luglio e agosto, invece, consiglio di evitarla: oltre al caldo, ogni due per tre sarete superati da moto, auto o piccoli camper che fanno la spola da e fino all’ultimo parcheggio, sollevando un polverone che nemmeno nel deserto!
Quando arrivo nei pressi del ponte sul Torrente Ayassse, il piccolo parcheggio è praticamente imballato, come volevasi dimostrare: molti si sono spinti fin qui per una tranquilla (e brevissima) passeggiata verso il Rifugio Dondena. Il luogo in questo momento è però quasi deserto, così che posso concentrarmi su questo scenario alpino davvero emozionante.
Il bosco è finito; davanti a me, solo alpeggi, qualche ex casa di caccia reale e alcune lingue di neve ancora persistenti. Le cime più alte, invece, sono ancora quasi totalmente imbiancate. Il contrasto che si viene a formare è assolutamente pazzesco. I verdi prati sembrano emergere dalle rocce bianche poste più in alto, formando un turbinio di colori incredibile e una riga che separa nettamente due ambienti alpini, due mondi.
Il Rifugio Dondena è già visibile e inconfondibile con la sua facciata interamente bianca. Lo ricordavo così, è rimasto così. Tra venti minuti dovrei esserci mentre per il Rifugio Miserin mi aspetta ancora più di un’oretta e mezza di cammino.
Il ponte sull’Ayasse anticipa uno sparuto gruppo di case, anch’esse ex case di caccia reali (come il suddetto Rifugio Dondena), mentre il torrente aggiunge colore al colore, squarciando di blu questi prati verdissimi e fioriti. Nei pressi, una strana casupola addossata alla roccia sembra uscita da un presepe. Ogni volta che passo di qui mi soffermo a fissarla, immaginandola come la mia futura casa. Sarebbe bello! Si trova alla destra del ponte e, da come è fatta, non può non attirare l’attenzione, almeno per chi è solito, come me, stupirsi anche per i più piccoli particolari.
Dopo qualche rampa e curva, eccomi sulla soglia del primo rifugio, che trovo ancora chiuso in un giorno infrasettimanale. Ho già percorso alcuni chilometri, quindi una piccola pausa ristoratrice anticipa la mia ripartenza verso il Rifugio Miserin, che spero di trovare sgombro da neve. Nel frattempo ne approfitto per godermi il panorama. Nei dintorni, oltre al Monte Dondena svettano la Cimetta Rossa, il Bec Pragelas, il Mont Dela e il Mont Glacier. Infine, vogliamo mettere la vista che si ha sulla Valle di Champorcher?
Chardonney vista all'inizio della strada per Dondena
In Loc. Pianas, salendo verso Dondena
Presso l'ultimo parcheggio di Dondena e poco prima del ponte sul Torrente Ayasse
Il Torrente Ayasse
Il Rifugio DondenaCome un ciclista in salita lungo un passo alpino
Il Rifugio Dondena non solo è chiuso ma anche deserto. Dove siano andati tutti rimane un mistero, ma meglio così. Tra poco tempo sarà già luglio e non oso pensare quale assedio possa scatenarsi in questa splendida conca!
Intanto, devo decidere che strada percorrere per raggiungere il Lago Miserin. Potrei percorrere la traccia estiva ma più in alto la neve è ancora presente e non vorrei ritrovarmi a girovagare a zonzo alla ricerca del sentiero perduto. Così, opto per lo stradone comodo che dal Dondena si inoltra verso l’altopiano superiore. A proposito, piccola curiosità storica: questa è la strada reale di caccia risalente al 1862, costruita su proposta del re Vittorio Emanuele II con l’appoggio della popolazione locale.
Nei primi metri di salita alcuni torrentelli che scendono dal versante alla mia sinistra sono pieni d’acqua: siamo in pieno disgelo! La strada che sale si mantiene per ora pulita e sgombra di neve ma presto penso che le cose cambieranno. Alla mia destra il Mont Glacier dà spettacolo mentre la Torre Ponton, che appare dopo una curva di fronte a me, è completamente innevata. Nemmeno il tempo di dire questo che mi ritrovo a transitare lungo un punto della strada con un muraglione di neve fresata che supera abbondantemente la mia altezza. E io sono alto 2 metri!
Più avanti altre chiazze di neve lungo i prati compaiono sempre con maggior frequenza e, in alcune di esse, altri rivoli d’acqua vi si riversano dentro. È tutto uno spettacolo affascinante, è la natura che lentamente si risveglia dal lungo sonno invernale.
Poco prima di giungere sul pianoro in cui si trovano sia il lago che il Rifugio Miserin, un altro tratto di questa carrozzabile presenta, sul lato sinistro, un secondo muraglione di neve ancora più impressionante del precedente. In questo istante mi sento come un ciclista impegnato nell’ascesa di un passo di montagna nella quale, ai lati della strada, scorre un paesaggio da cartolina. L’immagine va a qualsiasi tappa del Giro d’Italia o Tour de France nella quale i corridori salgono la montagna ancora in veste invernale. Fantastico!
Certo, manca giusto la folla ma in questo caso molto meglio il silenzio! Con l’altezza di questi cumuli nevosi potrei tranquillamente scavarci all’interno una piccola casetta. E meno male che la carreggiata è stata in parte sgombrata fresando la neve, altrimenti qui altro che ramponi!
Al Rifugio Miserin, al contrario, di neve non ne trovo. La struttura è all’asciutto e già in chiave estiva ma la neve è presente poco oltre, un po’ dappertutto, anche qui a formare un contrasto assurdo con i colori del vicino lago e dell’erba che prende i primi raggi solari. In lontananza, la parete nord della Rosa dei Banchi, completamente ghiacciata, fa impressione e rappresenta un magnete con una forte attrazione. Mi sa proprio che un giretto ai suoi piedi me lo concederò, le gambe girano ancora (stranamente) bene.
Prima però faccio un po’ la spola tra il rifugio e la riva del lago, in cerca di tutte le inquadrature più suggestive per la mia digitale la quale, onestamente, è già in modalità scatto automatico talmente sono le cose che tolgono il fiato. Lo specchio d’acqua è libero dai ghiacci ma circondato da un paesaggio invernale uscito dalla più bella delle cartoline. Descrivere il tutto è inutile, per cui lascio parlare questa volta le foto. Dico solo che nelle acque limpide del Lago Miserin si specchiano tutte le cime che chiudono la vallata, le più importanti sono il Bec Cotasse, il Monte Rascias e la Rosa dei Banchi. Più defilati il Mont Glacier e il Mont Dela non passano di certo inosservati mentre la protagonista assoluta della scena se la prende in un batter d’occhio la Tersiva che appare non appena fatto qualche passo in più lungo la sponda est del lago, in direzione nord-ovest. Wowww!
Il Rifugio Miserin ha origini molto antiche. La sua costruzione risale addirittura al XVII e, a quell’epoca, serviva come ospizio per i pellegrini che venivano fin quassù per visitare il Santuario Madonna delle Nevi (ancora oggi è meta della processione del 5 agosto che si tiene ogni anno e che parte dalla chiesa parrocchiale di Champorcher). Intorno al 2000 è avvenuto un’importante restauro e ampliamento; è stata infatti aggiunta la parte inferiore della struttura nella quale trovano posto la cucina e i servizi igienici. Tutta la comunità di Champorcher ha aiutato e supportato questi lavori.
Prima del 2010 il rifugio ha osservato qualche stagione di riposo, per poi riaprire definitivamente con una nuova gestione. Oggi il presidio costituisce anche un’importante punto tappa per chi percorre l’Alta Via n° 2 della Valle d’Aosta.
Verso il Rifugio Miserin
L'impressionante livello della neve fresata a fine giugno
Il Rifugio Miserin
La facciata del Rifugio Miserin
Nel Lago Miserin si specchia il Bec CotasseProgressione a orientamento tra guadi e neve rosa - Verso il Lac Gélé e ai piedi della Rosa dei Banchi
Sono consapevole che “spararsi” altri chilometri e metri di dislivello, in una gita del genere, non è una buona cosa ma quegli altipiani innevati oltre il lago, in direzione della Rosa dei Banchi, mi attraggono troppo. Voglio provare a calpestare la neve per un po’. E così, pronti via.
Dal Rifugio Miserin scendo sulla sponda est del lago e, passando accanto al Santuario della Madonna delle Nevi, (costruito nel 1658, distrutto, ricostruito nel 1881 e ancora oggi meta di pellegrinaggio), ne percorro tutta la riva fino a toccare e superare il bivio con la traccia estiva che sale dal Dondena. Qui il sentiero si fa decisamente... bagnato!
Ovunque si scioglie della neve, formando un “puccia puccia” generale nel quale è inevitabile finire a mollo con tutta la scarpa. In aggiunta a questo, rivoli d’acqua larghissimi da guadare apportano ulteriore varietà all’escursione odierna e... un po’ di avventura!
Di fronte a me, la via di salita, che ho scelto dove la montagna offre una specie di canalone largo e non troppo in pendenza. Dopo essermi fermato per calzare i ramponi, mettere i piedi sulla neve oltre i guadi è un attimo. E che neve, completamente rosa (!). Ma che? Sto per caso camminando sopra un gelato alla fragola?
No, in realtà sono organismi e micro alghe (Chlamydomonas nivalis) la cui diffusione è favorita dalle temperature in rialzo. Queste alghe si sviluppano in presenza di acqua, proprio nel periodo del disgelo. Beh, qui di acqua ce n’è a iosa!
Camminare sulla “fragola” mi fa un certo effetto, non mi era mai capitato. Al termine di questo piccolo pianoro, tra guadi e neve rosa, la salita si fa più seria e il manto nevoso torna al suo colore naturale. Il canalino che ho scelto si lascia percorrere bene e i ramponi fanno il loro dovere. Senza, la vedo molto dura.
Senza la traccia estiva, sepolta, devo prestare attenzione a dove passare per non finire in punti molli dove sotto scorre dell’acqua, col rischio di fare un bel tuffo. E di punti simili ce ne sono parecchi. Ogni tanto, su piccoli isolotti rocciosi “puliti” compare qualche ometto di pietra che in linea di massima aiuta nel seguire la direzione corretta. Certo è che camminare quassù è un’esperienza bellissima e regala sensazioni uniche, anche se qualche volta affondo in quanto la neve, troppo molle, cede sotto il peso del rampone. Ovviamente di gente nemmeno a parlarne, ma questo nemmeno al Rifugio Miserin. Proprio verso questa conca la natura, ripresa da qui, dà il meglio di sé, regalando tele dipinte che si imprimono negli occhi.
Un’ulteriore bella rampetta mi porta ancora più su, verso il prossimo isolotto roccioso sul quale scorgo un altro ometto. Finalmente, sopra questo piccolo altipiano, ecco la maestosa Rosa dei Banchi, un gigante di pietra e ghiaccio davvero mastodontico, bellissimo. Un passettino ancora ed ecco, alle mie spalle, anche tutto il massiccio del Monte Rosa, un po’ coperto dalle nubi ma che mai mi sarei aspettato di vedere. In un piccolo avvallamento alla mia destra dovrebbe esserci anche il Lac Gélé ma, non essendo sgelato, è impossibile dirlo. Poco importa, il panorama da quassù è da urlo e io, seduto su di una comoda roccia, non mi perdo nemmeno un fotogramma. Il Bec Cotasse, la Rosa dei Banchi, la Tersiva che si eleva oltre la Torre Pontonnet... delirio!
Spostandomi un po’ verso sinistra, un grande vallone ai piedi della Rosa dei Banchi, ospita il Ghiacciaio dei Banchi, qui ancora ricoperto da molta neve. In lontananza, la Valle di Champorcher, la Testa Grigia e le Dame di Challand! Ma che posto ho raggiunto? Da qui si scorge tutta la Valle d’Aosta, o quasi!
Uno splendido paesaggio da cartolina. In riva al Lago Miserin
La conca del Lago Miserin dalla via verso il Lac Gélé
In vista della Rosa dei Banchi, risalendo il pendio
Il Lago Miserin con la catena dei monti che lo contornano
Il Bec Cotasse, la Torre Pontonnet e la Tersiva, visti da quasi Quota 2800La discesa in un sogno infinito
Il panorama è indescrivibile e la giornata serena invoglia a trascorrere ore ed ore quassù. Ma il tempo passa e (troppo) presto giunge anche l’ora del rientro (proseguire sarebbe inutile e rischioso). Nel farlo, devo nuovamente stare attento a dove mettere i piedi, anche se le mie impronte, le uniche, sono facilmente individuabili. La discesa quindi si rivela meno impegnativa del previsto, con un quadro sullo sfondo composto dalla conca di Miserin chiusa dal Mont Dela e dal Mont Glacier, le cime più elevate nelle immediate vicinanze.
Ultimato il percorso sulla neve, tra un affondo e l’altro che nemmeno il miglior schermidore, riecco l’acqua, i guadi, le “pucce”, per la gioia dei miei piedi nuovamente zuppi. Il sogno e la magia non terminano invero certo qui: mi aspetta una lunga discesa nella quale cullarmi ancora nel sogno di questi monti, di questi altipiani semi innevati e di uno specchio d’acqua incantevole nel quale oggi si riflette qualsiasi cosa. E, a dire il vero, nonostante i chilometri e la stanchezza, di raggiungere il parcheggio più a valle non ho proprio fretta. Come al solito, vorrei che una giornata simile non finisse mai. Un sogno partito in estate, divenuto inverno e tornato nuovamente a splendere nella più calda delle stagioni. Davvero senza parole, l’esperienza più bella da me vissuta in quel di Dondena.
La Rosa dei Banchi e la Punta del Lago Ghiacciato
In un guado infinito
Il Mont Dela (sx) e il Mont Glacier (dx) liberi dalle nubi
Ritorno nella verdissima conca di DondenaTesti e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria
L'ex casa di caccia reale in un ambiente che stacca con quello che si trova alle sue spalle. Sulla destra, la facciata bianca del Rifugio Dondena
Il Bec Cotasse riflesso nelle immote acque del Lago Miserin