Il tragitto dell'escursioneSCHEDA TECNICA
Località e quota di partenza: stazione a monte dell’impianto Ciamporino-Dosso, San Domenico, Val Cairasca. (2473 mt.)
Località e quota di arrivo: Pizzo Diei (2906 mt.), Bivacco Giovanni Leoni (2850 mt.), Monte Cistella (2880 mt.)
Punto più elevato: Pizzo Diei (2906 mt.)
Dislivello positivo: 583 mt.
Lunghezza del percorso: 14,8 km.
Coordinate punto di partenza: 46°15’46”N 8°13’05”E
Posizione: nel cuore delle valli ossolane, sullo spartiacque tra la Val Cairasca, la Valle Bondolero e l’Alpe Brumei.
Difficoltà: EE (Scala delle difficoltà)
Presenza di tratti esposti: sì.
Tempo di percorrenza totale: 6h 15’ (Tempi di percorrenza)
Tipo di escursione: anello.
Tipo di terreno incontrato: roccette-rocce-neve-terriccio. (La camminata e il sentiero)
Possibilità di ristoro: al Bar del Dosso e al Rifugio 2000 (Alpe Ciamporino) nei periodi di apertura (verificare).
Segnavia: bianco-rosso. (La segnaletica italiana)
N° del sentiero: F16
Acqua lungo il percorso: al Bar del Dosso e al Rifugio 2000 (Alpe Ciamporino) quando aperti. Nessuna fontanella lungo la via.
Stato del percorso: sentieri in quota segnati con linee di vernice e ometti di pietra, mantenuti anche dal passaggio degli escursionisti. Dal Colle di Ciamporino a San Domenico, piste da sci e sentieri in perfette condizioni.
Periodo: da fine giugno a fine settembre.
Panorama: incredibile dal Pizzo Diei e dal Monte Cistella verso le Alpi Lepontine, l’Alpe Veglia (con la mole del Monte Leone) e la conca del Devero. Poi, ancora, a 360° verso la Valle Antigorio, il Passo del Sempione e la Valle del Rodano.
Attrezzatura particolare richiesta: nessuna. Utili ramponi e piccozza all’inizio della stagione quando la neve persiste ancora in quota. (Attrezzatura tecnica)
Discesa: aggirato al ritorno a sud il Pizzo Diei, si scende puntando alle piste da sci del Colle di Ciamporino e quindi a quelle che conducono all’Alpe di Ciamporino. Da qui, ulteriori piste da sci e sentieri portano a valle, a San Domenico.
Tappe del percorso: Stazione a monte seggiovia Ciamporino-Dosso - Pizzo Diei - Pian Cistella - Bivacco Giovanni Leoni - Monte Cistella - Bivacco Giovanni Leoni - Pian Cistella - Colle di Ciamporino - Rifugio 2000 (Alpe Ciamporino) - Casa Rossa - San Domenico
L'ITINERARIO IN BREVE
Parcheggiata l’auto a San Domenico (Val Cairasca), si prende la seggiovia San Domenico-Casa Rossa e, una volta qui, l’impianto Casa Rossa-Alpe Ciamporino. Scesi dalla seggiovia si riprende il nuovo troncone della stessa che prosegue fino a Dosso (Ciamporino-Dosso, 2473 mt.), dove, finalmente, si scende e si inizia a camminare. Proseguendo verso est, lungo la cresta est del Pizzo del Dosso, si oltrepassa un punto panoramico e la stazione a monte dell’impianto di Bondolero, portandosi a ridosso della mole del Pizzo Diei. Ci si immette quindi lungo la traccia n° F16 che sale dal Colle di Ciamporino, iniziando a salire tra roccette, grossi massi e piccoli nevai che in anni particolarmente nevosi faticano a scomparire. Il sentiero taglia a mezza costa il versante sud del Pizzo Diei, andando in esposizione e diventando scabroso (attenzione!). Dopo circa 1h dalla partenza si incontra sulla sinistra la ripida traccia senza numerazione che sale verso il Pizzo Diei. Si abbandona quindi il Sentiero n° F16 per rimontare con fatica un gradino roccioso; aiutandosi con le mani e seguendo le tracce di vernice bianco-rossa si giunge sul pianoro sommitale del Pizzo Diei (2906 mt., 1h 25’), dall’aspetto lunare e desolato. Dalla cima si prosegue verso est, orientandosi con alcuni ometti di pietra che indicano la via dalla quale non bisogna deviare. Dopo circa 5’ (1h 30’ totali) si noterà sulla destra un’evidente traccia che scende verso sud e che si ricollega più in basso col Sentiero n° F16. Questo tratto di discesa è breve ma ripido, più tecnico e scivoloso. Il consiglio è quindi quello di proseguire dritto, seguendo sempre la traccia che si fa largo tra le rocce e i suddetti ometti; percorso decisamente più facile. Rimesso piede sulla via n° F16 ci si trova già sul Pian Cistella, un grande pianoro caratterizzato da nevai e laghetti di fusione che formano un ambiente suggestivo. La zona è purtroppo frequentemente assediata dalle nebbie che rendono difficile l’orientamento e pericoloso il cammino (informarsi preventivamente circa le condizioni meteo). La via in quota si porta in direzione del Monte Cistella, già visibile in assenza di nubi. Dopo circa 30’ si arriva sulla soglia del Bivacco Giovanni Leoni (2850 mt., 2h), punto di partenza per l’ascesa finale al Monte Cistella che avviene risalendo un ultimo (breve) gradino roccioso dove è posizionata una catena di ferro e nel quale ci si aiuta con le mani (Monte Cistella, 2880 mt., 2h 15’). Dalla vetta del Cistella si ritorna al Bivacco Leoni (2h 30’) e, da qui, si imbocca nuovamente la via n° F16 ripercorrendo a ritroso il Pian Cistella, questa volta non salendo più sulla cima del Pizzo Diei. Tagliando la suddetta montagna lungo il versante sud (tratti rocciosi, franati e spesso innevati), ci si riconnette al bivio di salita al Diei incontrato all’andata (3h). Da questo punto, sempre seguendo i segnavia bianco-rossi e il Sentiero n° F16, si scende più comodamente verso il Colle di Ciamporino (2283 mt.), che si raggiunge dopo 1h (4h totali). Dal colle una lunga pista da sci (Sentiero n° F16) porta senza difficoltà al Rifugio 2000 e all’Alpe Ciamporino (1931 mt., 4h 45’). Da questo rifugio non resta che prendere la via più breve che riporta a valle, a San Domenico e che stavolta segue il Sentiero n° F16 solo in parte. Dal Rifugio 2000 si prosegue quindi verso est ancora lungo la traccia n° F16, per poi abbandonarla nei pressi di alcune baite, dove si svolta decisamente a destra lungo il sentiero (senza numerazione) che, più in basso, si ricongiunge con la pista da sci di Ciamporino, la quale bordeggia anche in alcuni tratti una pista da downhill. Dopo un paio di ampie curve, si entra in un bel bosco di conifere, si lascia più in basso sulla destra la Casa Rossa (1750 mt., 5h 15’) e si prosegue a zig-zag fino a San Domenico (6h 15’).
CON LA TESTA TRA LE NUVOLE - (DEL 12/07/2020)
A bordo di un’astronave spaziale... che curva in salita!
Mi sveglio piuttosto presto in questo giorno di metà luglio e, dalla finestra del mio appartamento a San Domenico, vedo un bel cielo azzurro nel quale splende la palla infuocata del sole. Anche il vento che ho incontrato ieri all’Alpe Veglia è cessato per fortuna. È ora di muoversi!
La meta di oggi si è impressa nella mia mente già ieri, in quanto l’ho adocchiata scendendo dalla carrozzabile dell’Alpe Veglia: due cime, praticamente una di fronte all’altra, che si elevano sopra la Val Cairasca e toccano quasi i tremila metri. Alcuni percorsi consentono di percorrerne il periplo, altri di salirvi sopra. Non so resistere all’alta quota e a queste vallate solitarie; lassù però, nonostante siamo già avanti con bella stagione, temo ci sia ancora un po’ di neve. Per questo lego allo zaino anche i ramponi, non si sa mai.
Il percorso a piedi che sale da San Domenico è troppo lungo per compierlo in giornata, così che per questa volta sono costretto a fare un’eccezione riguardo il mio stile di vivere la montagna. Mi porterò a circa una quota di 2400 mt. usando mio malgrado gli impianti del comprensorio che mi consentiranno di risparmiare circa quattro ore (!) e di portarmi all’attacco della prima parete, quella del Diei.
Mi dirigo quindi verso i tornelli della seggiovia che da San Domenico arriva all’Alpe Ciamporino dove si trova anche il rifugio 2000. Questo troncone dell’impianto è composto da un vecchio modello biposto, il quale sorvola la pista da sci che scende dall’alpe e passa rasente alla chioma degli alberi. Caspita, a momenti tocco i rami con i piedi!
Ogni tanto il cavo rallenta, dà qualche colpetto facendomi provare qualche oscillazione di troppo “nel vuoto”.
“E vai”, penso, “e io che mi immaginavo che la parte più aerea e tosta fosse la parte in alto e su roccette di questi due monti!”
Scendo all’Alpe Ciamporino ancora deserta e mi dirigo verso il secondo troncone della seggiovia che mi porterà alla stazione a monte di Dosso. Passo davanti ad un enorme struttura in legno adagiata su un’ampia zolla erbosa e in posizione panoramica sulla Val Cairasca, il rifugio 2000. Non ha la classica forma di un piccolo rifugio di montagna ma è più un grande alberghetto in quota, preso d’assalto d’estate dalla tarda mattinata in poi (d’inverno, trovandosi nel mezzo del comprensorio sciistico non oso nemmeno pensare al caos che può esserci qui).
Non mi soffermo più di tanto in questo luogo ma mi precipito verso la nuova seggiovia che, da quanto vedo, mi sembra più un’astronave spaziale. Mi adagio tanto comodamente sul seggiolino di quest’altro impianto che mi sembra di essere seduto al cinema!
Si tratta, infatti, di un nuovissimo modello di seggiovia esaposto (sì, ci stanno proprio sei persone!) con sedili riscaldati (d’inverno) e in pelle, porta sci/mountain-bike e cupola protettiva avvolgente. Manca solo l’idromassaggio, i pugni atomici e l’alabarda spaziale e poi siamo a posto!
Sono in totale relax e, durante la salita (questa volta esente da dondolii e cigolii vari), mi godo il film, o meglio, il paesaggio fatto perlopiù da alpeggi e piste da sci. Da un certo punto di vista è impressionante notare i progressi che l’uomo ha fatto anche in questo campo dove le priorità sono state date alla sicurezza, importantissima, e alla portata oraria. Tutto però ha un prezzo che non si intende economico ma ambientale e di sfruttamento della montagna, ridotta a parco giochi.
Anche se a volte mi è capitato di non riuscire a farne a meno, per imprevisti o per superare tratti magari alpinistici, sono sempre stato contrario a prendere questi impianti e la mia testa continua a ripetermelo. Se posso evito, salendo a piedi, usufruendone il meno possibile e solo laddove strettamente necessario. In questo caso, avendo solo un giorno a disposizione, a piedi sarei salito al massimo fino a Dosso per poi scendere, perdendomi la parte più bella. Bisogna anche calcolare che dopo l’Alpe Ciamporino non vi sono più rifugi ma solo il piccolo bivacco Leoni sotto al Cistella, ben più in là.
E così, mentre salgo facendo mea culpa e ripromettendomi di organizzare queste gite su più giorni, vengo totalmente spiazzato quando arrivo ad una stazione in cui mi preparo a scendere per cambiare e prendere il terzo e ultimo troncone. Mentre imbraccio lo zaino pronto a fare il classico balzello fuori dal seggiolino, vedo con stupore che la seggiovia rallenta mentre il ragazzo addetto alla pedana si sbraccia avvicinandosi a me indicandomi di restare a bordo e, incredibilmente, attaccando delle bici al mio seggiolino. Sono a bocca aperta in quanto sapevo i tronconi degli impianti essere dritti, invece...
Non ci credo! A passo d’uomo questa seggiovia compie una svolta a destra e prosegue diretta! Pazzesco, mai visto un impianto curvare! In pratica i due tronconi sono uniti da un “giunto”, come un autobus doppio!
Sotto di me ora non vi sono più pascoli ma pietraie dove passano i tracciati delle piste da sci e dove qua e là rimangono importanti cumuli di neve. Scendo in uno spiazzo lunare sotto il Pizzo del Dosso con una visuale unica sui monti ossolani e in particolare sul Monte Leone. Verso la Valle di Bondolero lo sguardo indugia invece su di una lunga catena di creste rocciose che vanno dalla Cima delle Piodelle alla Punta di Boccareccio. Veramente un grande spettacolo! Più in lontananza, verso la conca del Devero, un altro grande scenario, la Punta d’Arbola.
Il Monte Leone visto da Dosso
La Punta d'Arbola
La Val Cairasca
All'inizio della salita verso il Pizzo Diei
Cima delle Piodelle e Pizzo di BoccareccioLa divertente arrampicata sul Pizzo Diei con un brivido di troppo
Di fronte a me, nella direzione che a breve prenderò, si innalza una piramide gigantesca che a prima vista mi incute un po’ di timore. È la prima cima che proverò a salire, il Pizzo Diei, puntinata qua e là di bianco dalla neve che tarda a sciogliersi. A guardarlo da qui non mi sembra possibile che qualche sentiero arrivi fin sulla sua sommità ma spesso la montagna non è così repulsiva una volta calcate le sue pendici.
Da questo balcone molto panoramico mi incammino per un sentiero molto stretto e in alcuni punti ripido che ricalca la dorsale che scende dal massiccio e lo collega col Pizzo del Dosso, un pinnacolo roccioso isolato che si affaccia anch’esso sulla Val Cairasca. Meglio che non guardi in basso nei punti più aerei, il dislivello è impressionante e qui sembra di essere in cima al mondo.
Salgo leggermente su di una serie di placche di roccia dove a tratti l’erba cerca strenuamente di resistere, fino a mollare il colpo ai piedi del Diei. Qui incontro solo pietraie ma, all’improvviso, davanti a me compare un grande nevaio. Non infilo i ramponi in quanto più avanti dovrò proseguire su roccette ma la cosa mi costringe a fare i miracoli per tenermi in equilibrio su alcuni lastroni gelati. Il circo in quota è servito, insomma!
Al termine del nevaio vedo solo dei bolli bianco-rossi ad indicarmi la via che ora risale quasi verticale su sfasciumi e rocce rotte. Mi porto contro le rocce fisse e, stando attendo a non smuovere massi basculanti vari, svolto verso sinistra su per un ripido tratto gradinato e uscendo poi su di un finto pianoro che ho chiamato “la quiete prima della tempesta”.
Nonostante la fatica data anche dalla quota e la concentrazione richiesta su questo tipo di terreni, non vorrei essere in nessun altro posto al mondo. Qui sono a casa e sento la vita scorrere più che mai in me. Prendo fiato letteralmente a bocca aperta, non per lo sforzo ma per l’estasi dell’oro che mi sta intorno e sotto ai miei piedi. Qui sono in alto, dannatamente in alto e la maggior parte delle cime circostanti si sono fatte piccole.
Vedo chiaramente la stazione a monte di Dosso da cui sono partito e il dislivello che ho già fatto; poco, a dire il vero, ma la posizione in cui mi trovo è decisamente verticale. Non ci credo di essere arrivato fin qui, che sentieri e che emozioni! Cuore a mille, adrenalina al massimo, avanzo.
In salita, di nuovo, percorro un’altra traccia di rocce rotte e instabili, oltretutto in forte esposizione. Non un sentiero impossibile, ci mancherebbe, chiunque abituato a questi terreni è in grado di salire bene. Una miriade di sensazioni sovrapposte (e anche attenzione massima nel procedere) esplodono. Dietro una svolta inizio l’ultimo tratto molto verticale che mi porterà in cima al Pizzo Diei.
Non so perché, forse concentrato nel mettere bene i piedi e non scivolare, mi tengo troppo a sinistra dalla traccia segnata che non vedo più, trovandomi a quattro mani in un punto troppo ripido e scivoloso. Non riesco più a procedere, per qualche istante sono immobile e i piedi scivolano giù lentamente!
Rifletto senza mai perdere la concentrazione. Mi volto faccia a valle e mi siedo aggrappato ad un masso per studiare meglio la mia posizione. Guardo ai miei lati e finalmente lo vedo: è il sentiero che corre più alla mia sinistra contro le rocce.
Con molta cautela lo raggiungo. Sono sempre in un punto molto instabile ma la situazione è migliorata e i punti di appoggio per i piedi non mancano. Mi sembrava strano che il sentiero affrontasse tratti così delicati, infatti ho sbagliato io. In tutta questa sezione non riesco nemmeno a fare qualche foto, purtroppo le mani le ho sulle rocce e non riesco a prendere la digitale. Per questo inconveniente me la prendo con me stesso.
Dopo pochi metri su terreno più stabile sono fuori e mi ritrovo ai piedi di un gigantesco panettone pietroso. Le difficoltà sono finite e ora posso fare tutte le foto che voglio! Un ultimo pendio molto più tranquillo ma deserto e lunare mi separa dalla cima che raggiungo seguendo una serie di ometti e passando accanto a qualche cumulo di neve. Che salita e che sudata!
Peccato per quello sbaglio, mi sono complicato la vita prendendomi un rischio per niente. A volte però, quando si è da soli, non è sempre facile procedere, venendo a mancare l’appoggio e l’aiuto che solo un compagno può dare. Appena metto i piedi sulla cima, rappresentata da una strana struttura in ferro, storta e semi abbattuta, mi volto verso la Val Cairasca rimanendo impressionato dal luogo in cui mi trovo. Se prima le valli e le altre cime mi sembravano minuscole ora da qui sono proprio miniaturizzate e il tutto fa un grandissimo effetto. Il dislivello che c’è verso San Domenico e il Pizzo del Dosso lasciato più di un’ora fa è assolutamente impressionante.
La salita verso il Pizzo Diei
Dosso, visto dal sentiero che sale al Pizzo Diei
A mezza costa, su sfasciumi e in un tratto esposto
Il pianoro sommitale del Pizzo Diei
La neve sulla cima del Pizzo Diei. Arrivano le nebbieVerso il Monte Cistella - Nebbia sugli irti colli!
Purtroppo, lo constaterò tra non molto, questo è uno degli ultimi scorci che riuscirò a vedere in quanto queste cime verso la tarda mattinata spesso mettono il “cappello” per non toglierlo più, almeno fino a sera tarda, quando ormai tutti sono rientrati a valle.
Una massa di nubi e di nebbia mi avvolge completamente all’improvviso, facendomi ritrovare da solo, come un puntino insignificante, nel nulla più assoluto. Orpo, qui ci vuole la frontale antinebbia!
Mi viene da ridere perché sono ancora con la digitale in mano pronto a immortalare a questo punto non so cosa. Vedo solo a pochi metri davanti a me che per fortuna mi bastano per individuare il sentiero che scende verso il Monte Cistella, sul lato opposto del Diei e un po’ più a est. Già, perché verso la base di questa montagna la visibilità a tratti rimane buona e ogni tanto il sole riesce a squarciare questa fitta coltre di nubi. Nelle valli più in basso, lo vedo, splende il sole, cosa positiva che indica che questa giornata rimane comunque bella dal punto di vista del meteo. Quassù, invece, è tutta un’altra faccenda!
Provo a lasciar passare qualche minuto ma quando vedo che la situazione non cambia mi accingo a proseguire. Seguo per qualche metro la traccia di discesa che si porta sull’orlo di un alto salto roccioso. In fondo, altri gradini di roccia e poi un bel pianoro illuminato parzialmente dal sole sul quale vi è altra gente. Non sono solo allora, qualcuno è salito prima di me al Diei e ora si sta dirigendo verso il Cistella. Il sentiero che scende tra sfasciumi mi sembra all’inizio molto ripido e, prima di imboccarlo, proseguo sulla dorsale del Diei per studiare altre eventuali vie più comode.
Vado avanti e indietro nelle nubi per qualche minuto ma non vedo nulla. In nessun punto la montagna mostra segni di debolezza da consentirmi la discesa, almeno all’apparenza. Torno quindi sui miei passi lungo l’unico canale possibile che, dopo un primo tratto piuttosto ripido nel quale mi tengo alla roccia, diventa sentiero sfasciumato molto più gestibile. Dall’alto faceva un effetto peggiore.
Percorro così in discesa parecchi metri fino a ritrovarmi su di un primo pianoro pietroso ai piedi della cima, su di un’altra specie di dorsale. Incontro ora molti nevai in cui il sentiero scompare e, come prima, nei pressi di un ennesimo salto roccioso, inizio ad andare avanti e indietro in cerca di una possibile via di discesa. Un passaggio esiste di sicuro, si tratta solo di scoprire da dove sono passate le persone delle quali non vedo impronte ma che scorgo più in basso camminare per una grande piana in direzione Cistella.
Mentre penso al da farsi sento delle voci in alto sopra di me, sulla cima del Pizzo Diei. Sono due coppie di ragazzi che stanno cercando di scendere. Li aspetto e, quando mi raggiungono, dopo le presentazioni di turno, decidiamo di continuare insieme l’escursione verso la prossima meta. Ottima cosa, d’ora in avanti sarò in compagnia!
Spiego la situazione indicando loro quello che mi sembra il punto più accessibile per scendere e che poco prima avevo intuito: un nevaio che poi si tuffa per gradoni di roccia piuttosto alti e sporgenti sulle pietraie e su altri nevai più in basso. Infilo i ramponi e, con un balzo dal masso dove mi trovo, atterro sulla neve.
Procediamo tutti con grande cautela per questo canalino e dopo circa venti minuti raggiungiamo il Pian Cistella. Passiamo su molti nevai e molte rocce seguendo la direzione del Monte Cistella. In questo punto, stranamente, non riesco più a vedere nemmeno i bolli bianco-rossi.
Il cielo, intanto, continua a fare le bizze. Siamo sempre circondati da nubi che ogni tanto si diradano davanti a noi. Sembriamo cinque persone che camminano su un altro pianeta esplorando l’ignoto. Ma questi sono gli imprevisti della montagna e, anche in una situazione così, tutto ha il suo fascino, basta solo porre la giusta attenzione. E pensare che quando sono partito c’era il sole e che le nubi sono solo quassù!
Oltrepassiamo tratti in falsopiano di nevai e sfasciumi ma senza faticare, bordeggiando anche dei bellissimi laghetti di fusione. Siamo già verso la metà di luglio ma qui la neve è ancora molta. Ci portiamo di buon passo sotto il piccolo pendio che conduce al Bivacco Leoni, posto su un terrazzino pietroso direttamente sotto il Cistella, alla partenza della via che conduce in cima.
Tolgo i ramponi che ormai non servono più e, in breve, lo raggiungiamo. C’è parecchia gente attorno e dentro alla struttura, mi chiedo da dove siano saltati fuori dato che per quasi tutto il percorso sono stato solo. Il bivacco è un piccolo edificio in pietra e cemento inaugurato addirittura nel 1901 per soddisfare le esigenze degli escursionisti che col tempo si facevano sempre più numerosi. Non riesco ad entrare purtroppo, o almeno non lo faccio per discrezione, infatti all’interno qualcuno sta riposando. Peccato, mi sarebbe proprio piaciuto vedere com’era organizzato.
Per un attimo, un’improvvisa schiarita ci lascia intravedere la via di salita (per fortuna sgombra da neve) con la cima del Cistella e tutta la piana appena percorsa una volta scesi dal Pizzo Diei. Accidenti, non li avevo contati ma erano ben cinque salti di roccia quelli che abbiamo superato a balzi! E qualcuno vedo che, come noi poco fa, è ancora alla ricerca del passaggio perduto…
Non posso descrivere altro panorama, non posso raccontare tutte le montagne che contornano queste valli, e mi piacerebbe tanto farlo! Il fatto è che tutto intorno vedo solo nubi e nebbia per una giornata fin qui magica dal punto di vista escursionistico ma pessima, almeno quassù, per il meteo. Decidiamo insieme di non mangiare qui al bivacco ma di farlo in cima al Cistella e così ci rimettiamo in marcia.
Puntiamo verso la dorsale che scende dalla cima e in breve ci ritroviamo sotto rocce verticali lungo le quali corre una catena di ferro che ci aiuta a salire. Questa ascesa è corta ma tecnica; in uno o due punti appoggiamo le mani sulle rocce. Ultime roccette, ultimi metri, nebbia ovunque. Siamo in cima a più di 2800 metri! Mai come questa volta ce la siamo conquistata. Appena metto piede sulle rocce sommitali mi viene un tuffo al cuore soffrendo un po’ di equilibrio. La cresta è piuttosto sottile e aerea; dall’altra parte c’è solo il vuoto. In questo caso forse non vedere nulla mi aiuta, mi sembra di galleggiare sulle nuvole! C’è altra gente con noi, il posto è piuttosto affollato essendo questa cima molto rinomata tra i gruppi dell’Ossola. Dopo un giro così lungo ed essere riusciti a salire fin quassù rimane per noi, comunque, un delitto non poter ammirare il panorama che da qui si aprirebbe a 360°.
Il luogo, come sento dire da altri, è purtroppo spesso colpito da nebbie e subito il mio pensiero corre alla zona sullo spartiacque tra Val d’Aosta e Piemonte, afflitta dalla stessa problematica.
Sul Pian Cistella, con la neve e un bel laghetto di fusione
Il Bivacco Giovanni Leoni
Il Monte Cistella visto dal Bivacco Leoni
La croce di vetta del Monte Cistella
Sulla punta del Monte Cistella, nelle nubiL’assedio al Bivacco Leoni - Incastrati tra neve e roccia
Sulla cima del Monte Cistella ci rifocilliamo e ci riposiamo attendendo invano qualche squarcio in questo grigiore. Oggi proprio non va. Iniziamo così la discesa per roccette ma quando arriviamo nei pressi del Bivacco Leoni rimaniamo di stucco. La struttura è letteralmente circondata e assediata... dalle capre! Tutte insieme hanno deciso di fare un bel trekking in questo luogo e, forse pensando di cucinarsi qualcosa, hanno circondato interamente la struttura. Ora, le vediamo, con forti belati stanno intimando agli occupanti intenti nel riposo a sloggiare.
Dall’interno provengono delle voci, il bivacco è quindi saldamente ancora in mano a un pugno di escursionisti che impedisce a questi ruminanti di varcare la soglia, evitando che del ricovero rimanga solo un ricordo...
Siamo circondati e tenuti d’occhio anche noi. Le caprette sono curiose, cercano cibo e ci leccano zaini e vestiti. Non fanno nulla, ci mancherebbe, sono docili animali, certo che troppe…
Procediamo un po’ in discesa fermandoci in una zona pietrosa dove analizziamo la cartina per fare il punto prima del rientro. Per tornare, infatti, avevo notato che un sentiero passa direttamente sotto la cima dei Pizzo Diei sul versante sud, senza più la fatica di rimontarlo, ricongiungendosi col bivio da cui ho deviato la mattina per puntare alla sua cima. Un piccolo anello, insomma, apparentemente più facile e lineare. “Apparentemente”, come vedrò in seguito.
Dopo una breve analisi scartiamo la possibilità di fare un altro anello per scendere, più lungo, che affronta le roccette del Cistella (sentiero puntinato sulla carta, tutto da verificare), arriva al Rifugio Crosta per poi tagliare verso l’Alpe Ciamporino (e da lì a San Domenico). Troppo lungo e troppi chilometri, rientreremmo solo la sera. Ci incamminiamo quindi di nuovo verso il Diei non prima di aver dato un ultimo saluto al Cistella (e alle capre). Ironia della sorte, ora è sgombro da nubi. Mannaggia!
Questo sentiero sulla carta alterna tratti in leggera salita ad altri in piano ma prima dobbiamo trovarlo e noi ora siamo fuori traccia. Ecco perché ho parlato di percorso facile solo “in apparenza”: in mezzo a queste nubi non vediamo nulla e procediamo nella direzione giusta ma, almeno all’inizio, un po’ a caso. Senza meteo avverso ovviamente sarebbe una tranquilla sgambata.
Troviamo la traccia rimontando un gradino di roccette insieme ad un altro gruppo di persone che nel frattempo si è unita a noi. Come si dice, l’unione fa la forza. Procediamo dritti e piuttosto spediti. Il sentiero taglia le pendici del Pizzo Diei su roccette e sfasciumi che ben presto pongono una nuova difficoltà.
Sul percorso e sui pendii, da questo lato, vi sono ancora dei nevai inclinati piuttosto consistenti e uno in particolare ci fa compiere qualche acrobazia circense. Impossibile oltrepassarlo camminandoci sopra, l’inclinazione verso valle è notevole e scivoleremmo giù. Per recuperare la via giusta siamo costretti ad appiattirci contro la roccia, schiacciati tra questa e il fronte del nevaio.
Questa è avventura e meno male che siamo tutti magri! Procediamo a fatica e, in alcuni punti, passo davanti per rompere la neve con mani e pugni, in modo da allargare il passaggio. La scena ha del comico se vista da fuori: sembro un escursionista che sbraita nel nulla, tirando manate e pugni a destra e sinistra!
Stando molto attenti a non scivolare (le rocce a tratti sono bagnate) ne usciamo fuori nei pressi di un bollo bianco-rosso. Poniamo ancora la massima attenzione in quanto il sentiero è piuttosto esposto e sfasciumato. Finalmente tutti quanti ci ritroviamo al bivio che indica a destra la salita al Pizzo Diei. Era ora!
Siamo sempre in mezzo alle nubi che non mollano ma le difficoltà sono finite. Lentamente e in ordine sparso iniziamo la discesa verso Dosso dove per magia ricompare il sole. Questa volta per superare il primo nevaio infilo di nuovo i ramponi, non voglio più fare evoluzioni sul ghiaccio. Possiamo finalmente fermarci un attimo per fare qualche foto al panorama che ci colpisce in maniera particolare sul lato Devero dove compare l’omonimo lago sotto la mole della Punta d’Arbola. Spettacolo vero.
Per il ritorno nessuno prende più la seggiovia qui a Dosso, io compreso. Saluto tutti e lascio andare avanti il gruppo in quanto da qui in poi ho deciso di prendermela molto con calma dopo una sessione un po’ frenetica. La discesa dalla stazione a monte di Dosso è tranquilla e senza via obbligata, anche se su terreno ripido e un po’ sconnesso. D’altronde sto percorrendo una o più piste da sci che si intersecano tra loro e lungo le quali in questa stagione si pratica il downhill con le mountain-bike.
Arrivo su un panettone erboso un po’ più a valle dove mi colpiscono le indicazioni date proprio ai ciclisti impegnati nella discesa. Una di queste scritte in particolare riporta: “molla tutto”. Magari, sarebbe il mio sogno quello di mollare tutto, ma non per allentare i freni con una bici, quanto per venire in questi posti di montagna a respirare la libertà e la bellezza che ci offrono. E magari anch’io in compagnia anche se per me è fantascienza...
Inizia a fare di nuovo caldo sotto il sole che all’improvviso è tornato a picchiare. Qualche cima nei dintorni è ancora avvolta dalla nebbia ma in generale ora è tutto un altro spettacolo. Scendendo osservo tutto il gruppo di cime che circonda il Monte Leone con la dorsale frontale che separa la Val Cairasca dalla conca dov’è situato il Lago d’Avino. Raggiungo l’Alpe Ciamporino su pista bella larga, fermandomi a fotografare presso un vicino alpeggio un piccolo di asino intento a succhiare il latte dalla sua mamma. Molto carini, cose semplici e naturali che molti rinchiusi nelle città non hanno magari mai visto.
Sono ancora fortunato quando poco oltre osservo anche un nutrito gruppo di agnellini nel loro gregge intenti anch’essi a prendere il latte. In questi giorni sono nati molti piccoli qui!
Giunto a Ciamporino incontro ancora i ragazzi, che saluto e ringrazio, intenti a prendere il primo troncone della seggiovia. Io ho già deciso di scendere a piedi e percorrere il tratto che ho evitato la mattina. Mi fermo solo pochi minuti al Rifugio 2000 qui presente, giusto il tempo di un panino. La struttura è stranamente deserta all’interno quando qui all’aperto c’è mondo.
L’impressione avuta la mattina trova conferma ora. Molto bello e ordinato ma a me più che un rifugio sembra un grande alberghetto. Facendomi largo tra la folla sdraiata sui prati e intenta a prendere il sole imbocco diretto la grande pista da sci che in poco più di un’ora mi riporta a San Domenico.
Sono di nuovo solo ora lungo questa discesa molto ripida, dove il silenzio è rotto solo dallo sferragliare di mountain-bike che fanno la gimcana tra gli alberi a bordo pista in un apposito percorso pensato per loro. Una volta arrivato in paese non sento più le gambe, come sempre al ritorno da queste escursioni. Gambe che raggiungono l’alloggio da sole, mentre la mente si è fermata lassù, tra quelle cime e quelle rocce, a ricordare ogni momento vissuto così intensamente. E magari ad aspettare che le nubi si dissolvano.
Schiacciato tra la neve e la roccia, in un angusto passaggio
Sulla traccia, in discesa verso il Colle di Ciamporino
Favoloso panorama verso il Lago di Devero
Ancora un bel panorama verso la Val Cairasca
Rientro all'Alpe di CiamporinoTesti e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria
L'assedio delle capre intorno al Bivacco Leoni
Una scena molto tenera
Il Monte Leone con le nubi pomeridiane