La montagna dalla A alla Z

La montagna è la nostra vita e, appena abbiamo un momento libero, ci fiondiamo tra le sue braccia; anzi, il nostro sogno sarebbe proprio quello di poter un giorno andarci a vivere. Conosciamo, pertanto, tutto quanto è legato a questo ambiente. Niente e nessuno ci può mettere in difficoltà, dato che mastichiamo termini tecnici dalla mattina alla sera. Si, ma... conosciamo veramente la nostra montagna? Ce lo siamo mai chiesti?
Se parole come “colatoio” o “incengiarsi” ci fanno comparire un punto interrogativo sopra la testa, è il momento di correre ai ripari: forse, è venuto il momento di colmare le nostre lacune.
Iniziamo quindi ad accennare alla terminologia morfologica di una montagna. 

  • Anticima: è una vetta minore di una montagna posta a poca distanza da quella principale. Solitamente è collegata a quest’ultima tramite una cresta.
  • Area di ablazione: è la parte di ghiacciaio dove si ha perdita di ghiaccio per evaporazione, fusione o per via del distacco di masse.
  • Bocchetta: è un valico, una sella o un passaggio ristretto posto in alta quota tra due cime. È un punto di depressione che consente di transitare da un versante all’altro di una montagna.
  • Camino: non c’entra il tipico sistema di riscaldamento delle nostre case o la canna di scarico dei fumi. In questi termini è inteso come una fessura verticale (o quasi) nella roccia, larga abbastanza da permettere ad un alpinista impegnato in un’ascensione di entrarvi.
  • Canalone: è una profonda incisione naturale, simile a una spaccatura, che si snoda verso valle lungo una parete rocciosa e dove la montagna vi scarica materiale (rocce o valanghe).
  • Catena montuosa: è una serie di montagne tutte allineate tra loro.
  • Cengia: è un ripiano orizzontale stretto o poco inclinato che spezza la verticalità di una parete rocciosa. Spesso viene utilizzata come punto di sosta o come sentiero molto esposto. Da qui, la parola “incengiarsi” (o “incrodarsi), ossia finire bloccati in una cengia lontani dal sentiero, in un punto esposto e pericoloso da cui risulta difficile uscire.
  • Cima (o vetta o picco): è il punto più alto del rilievo, spesso caratterizzato da una prominenza (punta) rocciosa o ghiacciata.
  • Circo glaciale: è una valle con la tipica forma di una poltrona (detta anche ad anfiteatro) aperta verso valle e con i restanti lati molto ripidi.
  • Colatoio: è un canalone molto ripido e stretto che si trova tra due pareti rocciose e dove la montagna vi scarica continuamente materiale.
  • Comba: è un avvallamento del terreno, un’infossatura che generalmente si forma alla base di due o più canaloni. La comba può essere pietrosa ma anche ospitare un lago o un piccolo ghiacciaio.
  • Cono di deiezione: è un accumulo di sedimenti (sabbia, ghiaia, ecc.) dalla tipica forma di un ventaglio che si forma quando un fiume o un torrente deposita materiale al termine di una valle stretta, proprio nel punto dove tale valle si allarga o confluisce nella pianura.
  • Cornice: è una formazione nevosa compatta e particolare che si crea in prossimità di una cresta a causa del vento.
  • Couloir: è un solco molto stretto all’interno di una parete rocciosa caratterizzato dalla presenza di neve o ghiaccio.
  • Crepaccio (o crepaccia): è una fenditura pronunciata nella massa di ghiaccio che si forma per l’azione di scivolamento e che oltrepassa la forza di coesione di un ghiacciaio o di una roccia.
  • Crepaccio terminale: è una profonda fenditura nel ghiacciaio che si forma nella parte superiore di quest’ultimo. In questo punto il ghiacciaio si divide in due parti: quella che scorrerà a valle e la restante che rimarrà ancorata alla parete rocciosa del circo glaciale.
  • Cresta: è una linea spartiacque allungata (affilata o ampia), che unisce due o più cime, separando due versanti della stessa montagna.
  • Croda: è un termine usato sulle Dolomiti per indicare una cima rocciosa.
  • Dolina: è una depressione chiusa e di varie dimensioni con la forma di un imbuto o di una scodella. È tipica dell’ambiente carsico.
  • Dorsale: è la linea più alta e allungata di una montagna.
  • Falesia: è una parete di roccia attrezzata con protezioni fisse, catene, ecc. per l’arrampicata.
  • Firn: è quello strato di neve cristallizzata e parzialmente compattata proveniente dalla alterazione delle nevi di passate stagioni.
  • Forcella: è una fenditura stretta e ripida che spezza la continuità di una cresta rocciosa. È una sella più stretta di un passo (o valico) dalla quale, in genere, si dipartono ghiaioni sui due versanti opposti di una montagna.
  • Forra: è una gola stretta e profonda cinta da pareti verticali. Si forma nel corso del tempo per il processo di erosione dell’acqua.
  • Ghiacciaio: è una massa di ghiaccio perenne che si forma a quote elevate e che lentamente scende verso valle a causa della forza di gravità. Nel suo movimento, trascina con sé detriti rocciosi di dimensioni varie. Il ghiacciaio nasce da enormi masse nevose che col passare degli anni si compattano diventando ghiaccio.
  • Ghiaione: è un insieme caotico di detriti e sassi di varie dimensioni che si viene a formare per il deposito di frane ai piedi delle pareti rocciose.
  • Gippabile (o strada carrabile): è una strada non asfaltata adibita al transito di veicoli fuoristrada.
  • Goulotte: è uno strato di neve o di ghiaccio che si forma all’interno di un camino in inverno e che rimane attaccato alla parete.
  • Guglia: simile al torrione, ma più appuntita.
  • Massiccio: è un gruppo montuoso imponente, compatto e un blocco unico che si innalza da un punto di appoggio comune.
  • Montagna: con questo termine ci si riferisce ad un’elevazione superiore ai 600 mt. sopra il livello del mare. Al di sotto di questa quota, si parla di collina. A sua volta, possiamo identificare nella bassa montagna quella porzione di territorio compresa fra i 600 e i 1500 mt. e nell’alta montagna, tutto quanto è posto al di sopra dei 1500 mt.
  • Morena: è l’accumulo di detriti e sedimenti rocciosi trasportati dal ghiacciaio nel suo percorso verso valle.
  • Mulattiera (o carrareccia o carrozzabile): è un sentiero largo, lungo il quale in passato (ma in alcune zone anche oggi) vi potevano transitare carri trainati da muli. Al pari dei classici sentieri, anche le mulattiere possono essere molto ripide e faticose.
  • Parete: è il fianco più o meno verticale di una montagna. Può essere di roccia o ghiaccio.
  • Passo (o valico): è un passaggio naturale tra le montagne, il punto più basso, facile e accessibile per transitare da una valle all’altra.
  • Piede (o pendice o base): qui non ci si riferisce alla parte terminale del nostro corpo ma alla parte più bassa del rilievo. In pratica, è il punto di giunzione tra la fine della montagna e l’inizio della valle (o della pianura).
  • Ravanata (o ravanage): è un modo di procedere per montagne incasinandosi la vita, uscendo dai sentieri (per scelta o per mancanza di alternative) e affrontando disagi, difficoltà varie o imprevisti. La pratica si ispira al geografo Monsieur De Ravanage, precursore del moderno escursionismo e porta sempre a complicare (e allungare) il percorso prefissato passando di solito per zone impervie, mughi e boscaglie intricate.
  • Roccia montonata: è una roccia liscia modellata dall’erosione di un ghiacciaio. È costituita da solchi e striature nel lato modellato dal ghiaccio, mentre sul lato opposto, verso valle, è più ruvida e grezza.
  • Scarpata: è un salto molto ripido, spesso verticale, che può avere origine naturale o artificiale.
  • Seracco: è un blocco di neve o ghiaccio spesso verticale che si forma sulla superficie ghiacciata per via di fratture longitudinali e trasversali chiamate crepacci. Si forma quando il ghiacciaio, scorrendo verso valle, si rompe in blocchi.
  • Sfasciumi: sono ammassi di detriti rocciosi e materiale vario alquanto instabili, che si accumulano lungo i versanti di una montagna e che rendono la progressione molto scivolosa e delicata.
  • Sperone: è un ammasso roccioso, una sporgenza pronunciata che si stacca dal corpo principale della montagna.
  • Spigolo: è la linea dove si intersecano due pareti rocciose vicine.
  • Strapiombo: è una parete rocciosa o di ghiaccio che eccede la verticalità. La parte superiore, in pratica, sporge rispetto a quella inferiore.
  • Terrazza (o balcone): non indica il ripiano sul tetto di un edificio ma un ampio tratto pianeggiante che spezza, anche bruscamente, la verticalità di una montagna.
  • Tetto: è la sporgenza che dalla roccia va verso il vuoto.
  • Torrione: è un pinnacolo verticale, un monolite roccioso in genere isolato dalla struttura rocciosa principale della montagna.
  • Tratturo: è un sentiero o una strada più o meno larga originatasi dal passaggio delle greggi e utilizzata per la transumanza.
  • Truna: non ci si riferisce a un nuovo modello di automobile ma ad un riparo di fortuna scavato nella neve in situazioni di emergenza. Questo riparo consente di proteggersi dal freddo e contro intemperie e vento forte.
  • Valle: è quell’area pianeggiante e allungata compresa tra due versanti montuosi e modellata da fiumi (valli a V) o ghiacciai (valli a U).
  • Vedretta: è un ghiacciaio più o meno esteso che si forma lungo i versanti più ripidi della montagna o all’interno di canaloni. Pertanto, anche dalle vedrette la montagna potrà scaricare materiale (roccia, neve o ghiaccio).
  • Verglas: è uno strato di ghiaccio molto sottile e scivoloso, a volte invisibile, che ricopre la roccia e il terreno e  derivante dal congelamento istantaneo di acqua o nebbia a contatto col suolo.
  • Versante (o fianco): è la zona compresa tra la cima (o vetta) e il piede della montagna.

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