Come comportarsi nel caso ci si perda

Nel malaugurato caso in cui realizziamo di esserci persi seguiamo questi semplici passaggi:

1) Non perdiamo la calma: è la cosa più importante e assolutamente necessaria. Non è sicuramente facile a farsi, è vero, ma se ci facciamo prendere dal panico correndo a destra e a sinistra, imboccando strade a caso magari non segnate rischiamo di peggiorare (e di molto) la situazione. Senza contare l’enorme dispendio di energie che la cosa comporta (calcoliamo sempre che probabilmente siamo già stanchi dal cammino percorso in giornata). Con uno stato di panico gli errori che si possono commettere possono avere conseguenze anche tragiche.

2) Rilassiamoci un momento: il mio consiglio è di individuare una zona comoda (come una radura, la riva di un torrente o un pianoro), sedersi per un po’ e riposare. Mangiamo e beviamo qualcosa, recuperiamo un po’ di forze. Avremo sicuramente la mente più fresca per analizzare la situazione e prendere la decisione migliore. Nella maggior parte dei casi la soluzione si trova sempre.

3) La valle come sicurezza: per prima cosa dobbiamo scendere, tornare a valle in qualche modo. Lì infatti troveremo più passaggio di persone che ci possono aiutare, mezzi di trasporto ecc. La “civiltà” diciamo. E’ banale dirlo ma se ci siamo persi dobbiamo tenere presente che scendendo da un pendio o un versante della montagna prima o poi a valle ci arriveremo e ritroveremo la sicurezza. Se ci troviamo sulle sponde di un torrente e la discesa è agevole possiamo seguire il corso dell’acqua. A valle arriveremo sicuramente. La risalita della montagna è quasi sempre sconsigliata, a meno di non essere sicuri (cioè dopo aver studiato per bene la zona sulla cartina) che nelle immediate vicinanze si trovi un rifugio o un alpeggio custodito.

4) La tecnologia: se abbiamo con noi un GPS o un satellitare portiamoci in una zona a cielo libero, dove il segnale dello stesso non è ostacolato da alberi, rocce, ecc. e proviamo a reimpostare il percorso. Sicuramente ci rimetterà sul percorso corretto anche se questo comporta a volte il dover tornare sui propri passi fino al punto in cui abbiamo deviato dalla giusta via. Teniamo presente che anche il sole ci viene in aiuto, sorge a est e tramonta a ovest.

5) Cartina e punti di riferimento: in alternativa studiamo bene la nostra cartina, facciamo mente locale del percorso che abbiamo affrontato e cerchiamo di ricordare qualche elemento particolare che abbiamo incontrato all’andata. Un punto di riferimento che può essere una baita, una roccia, un ponte, un albero particolare ecc. Sulla cartina cerchiamo di individuare questo elemento e anche qui ripercorriamo il nostro cammino fino al punto corretto.

6) Nell’ipotesi peggiore: in caso proprio siamo impossibilitati a muoverci perché non siamo proprio in grado di ritrovare la strada e magari il sole sta tramontando, l’unica alternativa è allertare i soccorsi con uno dei mezzi a nostra disposizione. Cellulare (se c’è segnale) o satellitare. In mancanza di questi strumenti diventa utile scrivere sul terreno con rami o rocce la scritta SOS o HELP. Anche un piccolo fuoco può tornare utile, stiamo attenti a non provocare incendi però. Dall’alto sicuramente questi segnali saranno visibili e qualche elicottero sorvolerà certamente la zona. Nell’attesa dobbiamo essere preparati per affrontare la notte in montagna. Facciamo dunque un inventario dei viveri e dell’acqua rimasta e razioniamo il tutto. Devono durare il più a lungo possibile. Cerchiamo poi un posto riparato dove passare le ore notturne. Non posizioniamoci accanto a torrenti o cascate. Il rumore dell’acqua ci impedirebbe di sentire i soccorsi. La cosa fondamentale durante la notte è mantenere il corpo al caldo, specialmente d’inverno e, in alta quota, anche d’estate. A volte è utile accendere un piccolo fuoco ma non sempre è possibile. Un riparo o una truna nella neve fanno la differenza. Cerchiamo di coprirci e di muovere sempre gli arti inferiori e superiori, ogni tanto alziamoci e facciamo piccoli passi anche sul posto. In questo modo evitiamo congelamenti. Manteniamo sempre i nervi saldi, parliamo con noi stessi senza addossarci la colpa di quanto è successo. Una disavventura può capitare a tutti, anche alle migliori guide. Dobbiamo sempre essere positivi e continuare a ripeterci che riusciremo a farcela.
 

Principi e strumenti per orientarsi in montagna

Chi frequenta la montagna sa quanto sia importante azzerare o quantomeno ridurre al minimo il rischio di perdersi. Capita di trovare scritto su guide e libretti nella descrizione di un percorso la frase “richiesta una buona capacità di orientamento”. Ci si riferisce proprio a questo, al sapersi orientare per evitare di perdersi in zone soprattutto dove la segnaletica è carente. Non sempre i sentieri sono chiaramente indicati, spesso presentano uno o più bivi o ancora la traccia può non essere visibile (magari perché ricoperta da vegetazione, neve o semplicemente essere scomparsa a causa della poca frequentazione dell’uomo). Più complesso ancora risulta orientarsi nei percorsi che si sviluppano in quota, magari tra creste rocciose, ghiacciai, cime e canaloni. La pratica dell’orientamento è abbastanza vasta e complessa, tuttavia possiamo ricorrere a svariati strumenti molto semplici e alla portata di tutti per essere sempre sicuri di percorrere la strada giusta:

1) Un’accurata programmazione: decidere in anticipo la meta dell’escursione, il punto di partenza e il percorso che si intende seguire per arrivare a destinazione, che non deve mai superare i propri limiti come difficoltà, tempi di percorrenza ecc. Se non siamo allenati a sufficienza è inutile scegliere percorsi con 1500 metri di dislivello o con passaggi tecnici al di sopra delle nostre possibilità. Rischieremmo solo di trovarci in situazioni poco piacevoli e nel peggiore dei casi di dover richiedere soccorso. Saper programmare un’escursione implica inoltre avere un occhio di riguardo per le condizioni atmosferiche. Non partire con tempo pessimo, adeguare o cambiare il percorso piuttosto. Una nebbia improvvisa ad esempio può cambiare il paesaggio e modificare la percezione dei punti di riferimento, in un bosco come su un ghiacciaio.

2) La cartina topografica: saper leggere una carta topografica da trekking risulta fondamentale non solo prima di partire ma anche durante l’escursione. Dobbiamo individuare i punti di partenza, arrivo, monti, strade e punti di appoggio. Le cartine sono per forza di cose ridotte (cioè rappresentano porzioni di territorio), simboliche (rilievi, mari, fiumi, città sono rappresentati con segni convenzionali) e in scala (il rapporto tra la lunghezza effettiva del terreno e quella riportata sulla carta). Le cartine migliori in genere sono quelle in scala 1:50.000 e 1:25.000. Nel primo caso un centimetro sulla carta corrisponde a 500 metri nella realtà, nel secondo a 250 metri. Più è piccola la scala e migliore sarà la rappresentazione del territorio. Oltre all’indicazione dei quattro punti cardinali una delle cose più importanti riportata sulle carte sono le isoipse (o curve di livello). Sono linee che uniscono tutti i punti aventi la stessa altezza sul livello del mare e vengono usate per rappresentare i rilievi. Senza entrare nel merito su come vengono calcolate possiamo dire che quanto più l’intervallo tra un’isoipsa e l’altra è minore (cioè risultano molto ravvicinate tra loro), tanto più la pendenza sarà maggiore. Inoltre se le stesse presentano un andamento regolare verrà indicato un rilievo con morfologia dolce; al contrario un andamento tortuoso indicherà un rilievo particolarmente accidentato.

3) La segnaletica: ci viene in aiuto una volta che ci troviamo “sul campo” ed è davvero importante saperla leggere correttamente, non solo all’inizio di un sentiero ma anche durante la sua percorrenza. La segnaletica può essere verticale oppure orizzontale. La prima comprende cartelli (sui quali vengono riportate tutte le informazioni sul tipo di sentiero) ma anche paletti (dove sono i simboli generalmente bianco-rosso col numero del sentiero ad indicare il percorso) e ometti di pietra (visibili anche dal basso e in condizioni a volte difficili). La segnaletica orizzontale si trova sul suolo, sugli alberi, su rocce sotto forma di simboli, frecce o bolli di vernice che indicano la direzione corretta. Qui sotto riportiamo il prospetto generale del CAI (Club Alpino Italiano) che mostra tutti i tipi di segnali che possiamo incontrare. Ogni regione poi usa colori e simboli differenti per i propri sentieri e per questo rimandiamo alla sezione specifica.

4) La bussola: è costituita da una base rettangolare (trasparente o non) su cui viene montata una capsula con scala graduata rotante. La bussola segna il nord magnetico (che non è costante nel tempo) e non quello geografico (ovvero la posizione del Polo Nord reale). Il valore della declinazione magnetica in Italia tuttavia è trascurabile. La bussola può essere utile abbinata ad una cartina topografica per determinare il punto in cui ci troviamo in caso di scarsa visibilità o in assenza di punti noti. Basta posizionare la carta facendo coincidere la posizione del nord geografico (in genere nella parte superiore della carta) con quello del nord magnetico riportato sulla bussola. In presenza di molti punti di riferimento basterà un metodo “a vista”; si osserva il paesaggio e ciò che si ha intorno. Gli elementi sulla carta devono coincidere con quello che si vede nella realtà. Prima di determinare la posizione allineiamo la cartina con la bussola. Ago, bordo laterale della carta e bordo laterale della bussola devono essere paralleli. Vi è anche un metodo più complesso inerente il calcolo dell’azimut. L’azimut non è una direzione come molti pensano ma un angolo e si misura in gradi. Con azimut a zero un oggetto si troverà a nord rispetto a noi, azimut a 90° a est e così via. Per calcolare l’azimut portiamo la bussola all’altezza degli occhi e col mirino integrato puntiamo l’oggetto di cui vogliamo misurare l’angolo. Ruotiamo quindi il cerchio graduato fino a far coincidere lo zero (0°) o la N con il nord dell’ago della bussola. Leggiamo il valore dei gradi (l’azimut appunto) sul cerchio graduato in corrispondenza del mirino. La stessa operazione si può effettuare su una cartina geografica mettendola bene in piano e usando una bussola con fondo trasparente.

5) GPS: è lo strumento maggiormente usato oggi per orientarsi, allo stesso modo in cui si va dal punto A al punto B impostando il navigatore dell’automobile. I modelli attuali di GPS rilevano le coordinate geografiche del punto in cui ci troviamo, riportano tutto il tracciato percorso, salvano i cosiddetti waypoint (punti di interesse) e seguono una rotta, preimpostata prima della partenza dell’escursione. Questo strumento aiuta e semplifica moltissimo un’escursione, tuttavia è bene non dipendere solo da questo mezzo. Gole, alberi, gallerie impediscono all’apparecchio di ricevere correttamente il segnale. Inoltre, come tutti gli strumenti elettronici, consuma batterie che potrebbero scaricarsi durante il percorso.

6) Altimetro: è uno strumento utile a rilevare la quota altimetrica di un punto. Sempre unito ad una cartina, conoscendo la quota del punto in cui ci troviamo e quella della metà prefissata possiamo ricavare quanto dislivello manca. In montagna l’altimetro barometrico misura l’altitudine in base alla variazione della pressione atmosferica. Questa diminuisce all’aumentare della quota e viceversa. In questo modo possiamo anche fare il punto sulle previsioni meteo. Facendo un esempio, se arrivati ad un rifugio o una cima tariamo l’altimetro in base alla quota riportata sulla cartina possiamo vedere col passare delle ore se la quota si è abbassata la pressione si è alzata. Bel tempo in arrivo dunque. Al contrario se la quota si è alzata.

7) Satellitare: più costoso del GPS ma anche più completo nelle funzioni, può fare la differenza soprattutto nel caso in cui ci si perde o per qualunque difficoltà si è impossibilitati a muoversi e quindi tornare a valle. Alle funzioni del GPS integra tutte quelle relative alla chiamata dei soccorsi, dai semplici messaggi preimpostati all’invio dell’SOS al soccorso alpino. E’ lo strumento principalmente utilizzato dagli elicotteristi, dagli alpinisti che affrontano spedizioni e da tutti coloro che percorrono luoghi isolati non coperti dal normale segnale del cellulare.

8) Metodo fotografico in soggettiva: l’ho chiamato così sulla base della mia esperienza. Molto semplicemente, quando percorriamo un sentiero osserviamo tutto quello che ci circonda e prendiamo nota dei più importanti punti di riferimento. Se salendo passiamo davanti ad un alpeggio, una baita, un albero particolare al ritorno necessariamente dovremo ripassare dagli stessi (a meno ovviamente di compiere un anello o una variante di discesa programmata prima di partire). Se così non fosse fermiamoci un attimo, consultiamo la cartina evitando di andare fuori traccia. Nella maggior parte dei casi basterà tornare sui propri passi. Allo stesso modo se incontriamo uno o più bivi (diramazioni) magari privi di segnaletica. Mentre saliamo ad ogni bivio incontrato fermiamoci un attimo per memorizzare il luogo. Se ciò ci risulta difficile, facciamo una bella foto alla diramazione e scriviamo un appunto, come ad esempio “al primo bivio incontrato salendo devo tenermi sulla destra al ritorno”. Sarà molto più difficile sbagliare. In caso di tracce non sempre evidenti o durante l’attraversamento di una zona rocciosa può risultare molto utile costruire uno o più ometti di pietra (sempre unito ad un bello scatto fotografico). Al ritorno troveremo più facilmente il percorso.

REGOLE PER VIVERE LA MONTAGNA IN SICUREZZA

1) Non sottovalutare mai i rischi e i pericoli connessi allo svolgimento di un’escursione in montagna, come il cambio di clima, il tempo di percorrenza, la difficoltà dell’itinerario e l’ambiente ostile.

2) Essere in buone condizioni fisiche e adeguatamente preparati a seconda dell’itinerario che si vuole affrontare.

3) Evitare di affrontare itinerari al di sopra delle proprie capacità tecniche e di preparazione fisica. Saper rinunciare all’occorrenza e tornare indietro in caso di pericoli o eventi specifici.

4) Informarsi sempre preventivamente sulle condizioni meteorologiche. Evitare di programmare gite con tempo avverso.

5) Evitare il più possibile di andare da soli e possibilmente farsi accompagnare da personale qualificato facendo riferimento ad organizzazioni, accompagnatori di media montagna e guide alpine.

6) Informarsi adeguatamente con guide, cartine, libri e video sulle caratteristiche e difficoltà dell’itinerario prescelto.

7) Lasciare sempre detto con estrema precisione dove si è diretti e quale itinerario si decida percorrere, utilizzando anche i libri-visitatori di rifugi e bivacchi.

8) Portare calzature, abbigliamento ed eventuali attrezzature adeguate. Portare con sé possibilmente cartine topografiche o satellitari.

9) Aiutare sempre i compagni in difficoltà o gli escursionisti incontrati in caso di bisogno e di pericolo chiamando il soccorso alpino. Evitare però di abusare dello stesso chiamando ad esempio solo perché si è stanchi.

10) Evitare di considerare i rifugi come alberghi e pretendere trattamenti che si trovano solo in questi ultimi. Prenotare in anticipo il pernottamento.

11) Rispettare flora e fauna e portare i propri rifiuti a valle.

La chiamata al soccorso alpino e le norme da osservare

Il numero unico per l’emergenza sanitaria attivo su tutto il territorio nazionale è il 118. In caso di incidente in montagna o in grotta occorre chiedere all’operatore del 118 l’attivazione del CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico). Ove attivo il numero unico di emergenza europeo è il 112.

Disposizioni generali da seguire, cercando di rispondere con estrema calma e chiarezza alle richieste dell’operatore:

1) Fornire dati identificativi dell’infortunato (nome, cognome, residenza), numero da cui si sta chiamando e, quando possibile, numero telefonico di un altro apparato mobile o fisso (es. il primo potrebbe essere occupato in caso di necessità, potrebbe avere problemi di carica, avere un gestore con minore copertura, ecc.).

2) Descrivere sommariamente lo scenario dell’incidente con precisazione dell’ora in cui è accaduto, il coinvolgimento di soggetti terzi e precisazione sul numero degli infortunati e sulle loro generiche condizioni, la presenza di pericoli residui o potenziali.

3) Garantire all’Operatore del NUE 112 (118) le seguenti informazioni relative al/ai soggetto/i coinvolto/i:

  • Stato di coscienza/incoscienza.
  • Attività respiratoria presente o assente, regolare o irregolare (difficoltà respiratorie).
  • Emorragie in atto, ecc.

Risulta fondamentale lasciarsi intervistare dall’operatore e, in modo particolare da quello del 118, poiché in base alla raccolta di queste informazioni (triage) verrà assegnato il codice di gravità e pianificata la missione di soccorso con le risorse più adatte allo scopo.

4) Descrivere il luogo ove è avvenuto l’incidente e garantire riferimenti che possano renderlo facilmente identificabile partendo dal “generale” per pervenire al “particolare” (zona, gruppo montuoso, versante, sentiero – via – ferrata, valle, canale – cengia – cresta – gola/forra, ecc., fornendo se possibile il toponimo esatto). Fornire eventuali coordinate possibilmente in formato WGS84 ed in formato “gradi” – “minuti” – “secondi” + “quota” >> es. 46° 03’ 13,55” N – 12° 10’ 33,20” E + 387 mt.

5) Descrivere le condizioni meteorologiche del luogo e, in particolare, descrivere con precisione lo stato di visibilità (es. “500 metri in linea d’aria”, “copertura con nuvole persistenti sopra i 2.300/2.400 ca.”, “foschia che va e viene”, ecc.), la presenza di vento o di altri eventi significativi (pioggia, grandine, neve, ghiaccio).

6) Comunicare con estrema precisione l’esistenza di ostacoli al volo in zona con riferimento particolare a quelli orizzontali, quali elettrodotti e linee elettriche, teleferiche e palorci, funivie/cabinovia e seggiovie, cavi sospesi di qualsiasi natura, linee telefoniche aeree e di ogni altro ostacolo che possa risultare di impedimento alla sicurezza del servizio di elisoccorso e degli astanti (es. pali, ramaglie sul prato, lamiere, materiali diversi, zaini ed indumenti, ecc.).

7) Garantire notizie o riferimenti utili che possono facilitare l’intervento quali: presenza in loco di altre persone che hanno assistito all’incidente e, più in particolare, se sono in grado di collaborare (es. personale sanitario, personale CNSAS, Guide Alpine, ecc.), presenza di particolari ostacoli e/o difficoltà contingenti in relazione all’infortunato ed ai luoghi d’accesso (rete sentieri, mulattiere, ecc.).

8) Restare a disposizione dell’operatore del NUE 112 (118) e delle squadre di soccorso, mantenendo la calma e cercando di tranquillizzare l’eventuale persona ferita. Rimanere sempre in posizione di sicurezza ed in zona copertura telefonica.

Alcune note

Anche se non è sempre garantito l’esito, in caso di estrema necessità, vale la pena esperire il tentativo di inviare un SMS (GSM) indicante il testo di sintesi (max 160 caratteri poiché oltre si genera un secondo SMS), ad un gruppo “EMERGENZA/ICE”, di almeno 5 numeri (ovviamente a discrezione del soggetto che avrà cura di scegliere quelli a più elevata probabilità di ricezione e famigliarità) per l’invio multiplo (es. URGENTE/ICE: Luigi Rossi ferito. Non ho campo. Impossibile dare allarme. Siamo M.Nevoso Sentiero 472. Chiama subito 118-112).

Intervento con elicottero

L’arrivo dell’elicottero sul luogo dell’evento pone dei problemi di comportamento e di comunicazioni che devono essere conosciuti da chi assiste l’infortunato. E’ importante conoscere i semplici segnali visivi convenzionali che permettono le comunicazioni essenziali. Una sola persona assume la funzione di comunicatore, e si pone con le spalle al vento e rimane fermo durante l’avvicinamento dell’elicottero.
Quando il pilota si appresta ad atterrare il segnalatore si accuccia a terra e rimane immobile. Tutti gli altri presenti si allontanano dal luogo del soccorso. 
Se il terreno lo permette l’elicottero effettuerà una manovra di atterraggio: questa operazione può avvenire solo in zone lontano da teleferiche, linee elettriche, piante ed altri ostacoli. La zona di atterraggio deve essere ben individuabile dall’alto. In tal caso le persone presenti sul luogo dell’evento devono:

  • Sgombrare il luogo da zaini, indumenti e tutto ciò che può volare via.
  • Allontanarsi dal luogo dell’atterraggio mettendosi in posizione di sicurezza.
  • Tenere i bambini per mano ed i cani al guinzaglio.
  • Rimanere fermi senza allontanarsi e tanto meno avvicinarsi all’elicottero durante e dopo la manovra.
  • Per nessun motivo ci si avvicina all’elicottero dalla parte posteriore.

Nonostante le indicazioni che vengono date sarà il pilota a decidere il luogo di atterraggio e la manovra da effettuare.

Quando il terreno non permette l’atterraggio, il pilota può decidere di avvicinarsi al luogo dell’incidente adottando una manovra di volo stazionario (Hovering); l’elicottero si mantiene fermo a poca distanza dal terreno, a volte appoggia un solo pattino. La manovra risulta particolarmente delicata ed impegnativa per il pilota che deve mantenere  l’elicottero in equilibrio precario; lo sbarco dei soccorritori e l’imbarco dell’infortunato devono avvenire con la massima  delicatezza ed in perfetta sintonia sotto l’autorizzazione del personale di volo. Nessuno e per nessun motivo deve avvicinarsi all’elicottero  specialmente nella zona posteriore e nella parte alta del pendio dove le pale possono girare a pochissima distanza dal terreno.
Su terreno verticale o in situazioni dove non è possibile adottare manovre di atterraggio o di hovering , viene impiegato il verricello. Dall’elicottero posto con volo stazionario  sulla verticale del luogo dell’incidente, viene calato il tecnico del soccorso alpino che, valutata la situazione, sarà raggiunto con la stessa modalità dall’equipe sanitaria. Anche in questo caso nessuno deve avvicinarsi alla zona dove opera l’elicottero; sarà il tecnico di soccorso alpino a chiedere se e come collaborare per le operazioni di soccorso.

Segnali con l'elicottero

Si (YES) abbiamo bisogno di soccorso: atterrate qui

No (NO), non abbiamo bisogno di soccorso: non atterrate qui
 

Quasi tutte le chiamate di soccorso ormai giungono attraverso i cellulari, ma spesso ci si può trovare in zone d’ombra, in questo caso è bene conoscere quali siano i segnali internazionali di soccorso:

  • CHIAMATA: lanciare sei volte in un minuto (ogni dieci secondi) un segnale ottico o acustico (urlo, luce con pila, ecc.) Ripetere i segnali dopo un minuto.
  • RISPOSTA: lanciare tre volte in un minuto (ogni venti secondi) un segnale ottico o acustico.

Fonte: i testi provengono dal CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico); https://www.cnsas.it/

Scala europea del pericolo valanghe

Scala del pericolo

Probabilità di distacco valanghe

Indicazioni generali

Debole

Distacco possibile solo con forte sovraccarico su pochi punti di terreno ripido. 
Possibile verificarsi di piccole valanghe spontanee.

Condizioni sicure per le uscite in montagna.

Moderato

Distacco possibile con forte sovraccarico su pendii ripidi. 
Non sono da aspettarsi grandi valanghe spontanee.

Condizioni favorevoli per le uscite, occorre comunque evitare locali zone pericolose.

Marcato

Distacco possibile con debole sovraccarico su pendii ripidi. 
Possibile verificarsi di valanghe spontanee di media grandezza o grandi valanghe.

Condizioni limitate per le uscite, richiesta una buona capacità di valutazione locale.

Forte

Distacco possibile già con debole sovraccarico su moltissimi pendii ripidi. 
Probabile alto numero di valanghe spontanee di media grandezza o grandi valanghe.

Condizioni fortemente limitate per le uscite, richiesta una grande capacità di valutazione locale.

Molto forte

Grandi valanghe spontanee molto probabili anche su terreno moderatamente ripido.

Le uscite in montagna non sono possibili.