RIFUGIO CITTA’ DI ARONA

Facile e piacevole escursione adatta a tutti alla piana dell’Alpe Veglia, conca meravigliosa di origine glaciale e uno dei pochi luoghi rimasti non raggiungibili in auto (e d’inverno nemmeno a piedi lungo l’itinerario qui proposto). Il percorso, non lungo e con modesto dislivello, avviene sempre su larga strada carrozzabile, in molti punti acciottolata. Notevoli i panorami verso la Val Cairasca e i monti del comprensorio Veglia-Devero dominati dal Monte Leone. Gita da evitare nel pieno della stagione estiva.
La traccia del percorso Scarica
Il tragitto dell'escursione

SCHEDA TECNICA

Località e quota di partenza: Parcheggio Ponte Campo, Val Cairasca (1319 mt.) o Nembro/La Quartina (1336 mt.)

Località e quota di arrivo: Rifugio Città di Arona (1770 mt.)

Punto più elevato: Rifugio Città di Arona (1770 mt.)

Dislivello positivo: 451 mt.

Lunghezza del percorso: 11,1 km.

Coordinate punto di partenza: 46°15’09”N 8°10’09”E (Ponte Campo) / 46°15’03”N 8°10’48”E (Nembro/La Quartina)

Posizione: il Rifugio Città di Arona si trova sulle Alpi Lepontine, nel Parco Naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero (Comune di Varzo) e ai piedi del Monte Leone.

Difficoltà: E (Scala delle difficoltà)

Presenza di tratti esposti: no.

Tempo di percorrenza totale: 3h 30’ / 3h 45’ (Tempi di percorrenza)

Tipo di escursione: andata e ritorno con un piccolo anello finale.

Tipo di terreno incontrato: asfalto-sterrato-terra-cemento-acciottolato-legno-ghiaia-erba. (La camminata e il sentiero)

Possibilità di ristoro: al Rifugio Città di Arona nei periodi di apertura (verificare).

Segnavia: bianco-rosso. (La segnaletica italiana)

N° del sentiero: F10, SI

Acqua lungo il percorso: alla fontanella sulla strada per l’Alpe Veglia (dopo gli ultimi due tornanti secchi), alla Sorgente “l’acqua dei Frati”, alla fontanella La Porteia e al Rifugio Città di Arona quando aperto.

Stato del percorso: strada carrozzabile in ottimo stato e frequentatissima; sentieri dell’Alpe Veglia ben mantenuti e segnalati.

Periodo: dalla primavera all'autunno, in assenza di neve.

Panorama: superlativo, lungo la salita, verso la Val Cairasca con le frazioni di San Domenico e Nembro sovrastate dal Pizzo Diei; fiabesco lo scenario sui monti che chiudono l’Alpe Veglia di cui il Monte Leone è la cima più imponente ed elevata.

Attrezzatura particolare richiesta: nessuna.

Discesa: lungo il percorso di andata, tagliando qualche tornante nella parte finale.

Tappe del percorso: Parcheggio Ponte Campo o Nembro/La Quartina (Val Cairasca) - Sorgente “L’Acqua dei Frati” - Cappella del Groppallo - La Porteia - Fornace per la calce - Rifugio Città di Arona - Fornace per la calce - La Porteia - Cappella del Groppallo - Sorgente “L’Acqua dei Frati” - Parcheggio Ponte Campo o Nembro/La Quartina

 

L'ITINERARIO IN BREVE

Parcheggiata l’auto nel grande spiazzo sterrato a Ponte Campo in Val Cairasca, 1319 mt., (o poco prima a Nembro/La Quartina qualora il primo fosse pieno, 1336 mt.), si oltrepassa il ponte sul Torrente Cairasca e si imbocca la traccia che sale dritta tra alcune baite, lasciando perdere per il momento la traccia sulla destra n° F10, SI (dalla quale si rientrerà). Dopo pochi metri di dislivello, ci si ritroverà lungo la strada carrozzabile dell’Alpe Veglia, la quale andrà seguita fino alla fine. Superati tre piccoli torrenti, si incontra sulla destra il sentiero ripido che si imboccherà al ritorno. Proseguendo, dopo alcuni tornanti e altrettante rampe piuttosto ripide, si giunge in prossimità della Sorgente “L’Acqua dei Frati” (1632 mt., 1h 15’). Da qui in poi la strada è praticamente in piano e arriva più avanti a lambire la Cappella del Groppallo (1721 mt., 1h 30’). Da qui, manca poco per mettere piede sull’Alpe Veglia. Un ulteriore tratto a mezza costa porta nei pressi di La Porteia (1715 mt., 1h 45’) dove, nella stagione estiva, vengono venduti formaggi e prodotti tipici. Al successivo bivio, si svolta a destra seguendo sempre la pista n° F10, SI. Si supera su di un largo ponte il Torrente Cairasca per dirigersi all’ombra di un bel boschetto verso nord, oltrepassando, in sequenza, il Rio La Balma e il Rio Frua, per arrivare nei pressi di un’antica fornace per la calce (1730 mt., 2h). Da qui, tagliando per prati sulla destra (Sentiero Italia, SI), si arriva al Rifugio Città di Arona (1770 mt., 2h 10’). La via di rientro segue pedissequamente quella di andata, salvo nel tratto finale nel quale è ora comodo tagliare per prati lungo la traccia n° F10, SI per arrivare direttamente a Ponte Campo (3h 30’), senza più quindi seguire il percorso largo della strada dell’Alpe Veglia. 15’ di strada separano Ponte Campo da Nembro/La Quartina.

 

UNA TRANQUILLA PASSEGGIATA POMERIDIANA ALL’ALPE VEGLIA - (DEL 11/07/2020)

Lungo i ripidi versanti iniziali - Tra caprette, torrenti e scorci incantevoli

Alpe Veglia. È questo il luogo che questa volta il caso ha scelto per me, o meglio, lo ha fatto il sole, per una due giorni di escursioni in cui salirò al Rifugio Città di Arona e su due cime nei dintorni, il Pizzo Diei e il monte Cistella. Due giorni, infatti, è il periodo di tempo che ho a disposizione per fare qualche bella gita in montagna, proprio lo stesso intervallo in cui il maltempo ha deciso di imperversare lungo l’intero arco alpino. 
Di stare in casa ad aspettare neanche a parlarne e così, bollettino meteo alla mano, mi sono messo letteralmente ad inseguire l’unico raggio di sole, l’unico luogo dove la pioggia non dovrebbe cadere. La nostra stella più luminosa alla fine ha deciso di illuminare proprio l’Alpe Veglia, una zona in cui tra l’altro non ero mai neanche stato. E così eccomi in partenza per la Val Cairasca che raggiungo nel primo pomeriggio dopo essere uscito dall’autostrada Gravellona-Toce e aver percorso la Val Divedro. 
Ora mi trovo qui nei pressi di San Domenico, un paesino poco più in alto di Varzo, in un pomeriggio di sole e per nulla incerto. Non sono infatti partito presto questa mattina sapendo che il tempo si sarebbe mantenuto instabile fino a metà giornata, almeno stando alle previsioni che, come al solito, non sono risultate veritiere. Sono circa le 16:30, troppo tardi per un’escursione ma non troppo tardi per muovere qualche passo. 
Sistemo in poco tempo le mie cose nell’alloggio che ho prenotato e, zainetto in spalla, sono pronto a partire. C’è un bellissimo sole ma anche un vento molto forte. La direzione che decido di prendere è quella per l’Alpe Veglia (la più breve e logica) un luogo in cui non sono mai stato ma di cui ho sempre sentito parlare. Si trova, infatti, nel medesimo Parco Naturale, dominata ad ovest dal Monte Leone e tutt’intorno da cime che superano i 3000 mt. di quota. È inoltre uno degli ultimi luoghi di natura selvaggia e incontaminata in Italia. 
La via principale di accesso, che parte dalla Piana di Nembro in località Ponte Campo, si sviluppa attraverso la “Forra del Groppallo”, una gola scavata col tempo dal torrente Cairasca con rocce alte fino a 400 metri. I pendii in destra orografica di questa gola sono stati intagliati dall’uomo con una stradina  in origine sterrata e ora lastricata, lungo la quale, però, non salgono i mezzi a motore (tranne quelli degli addetti ai lavori e dei rifugi); inoltre, qui d’inverno non si sale nemmeno a piedi. Il percorso, infatti, passa sotto le rocce strapiombanti della Costa di Valgrande, molto pericoloso e continuamente spazzato dalle valanghe. 
Percorro a piedi un tratto di asfalto in discesa da Nembro/La Quartina a Ponte Campo (se trovate posto lasciate pure l’auto nel grande spiazzo di quest’ultimo), dove la strada finisce e si trova un parcheggio per le auto (a pagamento). Pensando non vi fosse più posto e vedendo la carreggiata molto stretta ho deciso di lasciare ferma l’auto in paese e muovere solo i piedi, allungando il tragitto di qualche chilometro. 
A Ponte Campo, o a Pian del Nembro come si chiama anche questo luogo, vi sono solo poche baite, qualche alpeggio e la bellissima Cascata del Nembro. Peccato che qui d’estate la zona sia sempre molto affollata e il parcheggio auto stracolmo, cosa che stona con la tranquillità in cui versa solitamente questo luogo. 
Imbocco un piccolo sentiero oltre il ponticello, il quale, passando tra qualche baita, si ricollega più in alto con la grande strada cementata e acciottolata che conduce all’Alpe Veglia. Ogni tanto una jeep mi supera; è il servizio navetta di chi a quest’ora scende dalla montagna senza l’ausilio delle proprie gambe.
Non sono ancora molto in alto ma, pur essendo al tramonto, il sole illumina ancora le cime della Val Cairasca di fronte a me, sotto le quali è adagiato il bel paesino di San Domenico. Sono il Pizzo Diei, il più alto, il Monte Cistella, subito alle sue spalle e il Pizzo della Stella davanti a loro. 
Nonostante l’ora incontro e supero ancora un po’ di gente, anche se coloro che scendono sono la maggioranza. Cammino su questa stradina lastricata con strappetti che rompono un po’ il fiato, percorrendo una lunghissima mezza costa sotto i pendii rocciosi della Costa di Valgrande. Salgo sempre di più ed entro letteralmente in questa gola, la “Forra del Groppallo”, dominata molto più in basso dal Torrente Cairasca che scorre impetuoso e dalle severe pareti rocciose della Punta Maror. 
C’è sempre molto vento e quassù, tra queste pareti, mi spinge letteralmente indietro come se non volesse farmi avanzare. In teoria avrei dovuto fare solo qualche passo e tornare indietro ma guardando l’orologio vedo che è passata solo un’oretta e ho ancora un po’ di margine. Vuoi vedere, mi dico, che arrivo a vedere l’Alpe Veglia e torno in tempo per la cena? E se non sbaglio lassù vi è anche un rifugio… 
Già, perché, nonostante il titolo di questa gita, la mia meta, in queste poche ore di luce restanti, non era certo quella di arrivare fino al rifugio!
Non penso alla meta e non corro, non lo faccio mai in quanto non è il mio stile di andare per i monti. Cammino, quello sì, magari stavolta a passo un po’ più deciso. Incontro sulla strada un nutrito gruppo di caprette intente a riposarsi e ad osservarmi nei miei movimenti. Sono bellissime, riesco a fotografare anche due piccoli che giocano tra di loro! Non si spostano, sono abituate al traffico di persone e, cosa insolita, non sono nemmeno curiose e non mi vengono vicine. 
Continuo a salire passando sotto a qualche bella cascata che scende alla mia sinistra e, superando un’ultima rampa molto ripida, arrivo alla Cappella del Groppallo dove il percorso alterna tratti in piano ad altri in discesa e aggira la bastionata rocciosa di Valgrande, portandosi verso la Conca di Veglia. 

Entrando in un magnifico mondo incantato

In lontananza, sempre sotto ad un bel sole, si apre una magnifica vista sul Pizzo Taramona e sulla Punta del Rebbio (alle sue spalle), entrambe ricche di canaloni ancora imbiancati. Accidenti però, che ventaccio! A volte lo sento ululare e devo voltarmi per riuscire a respirare. Incredibile. In ogni caso ormai sono arrivato sin qui, sarebbe un peccato non proseguire e andare a vedere oltre; è in questo momento che inizio a fare più che un pensiero al Rifugio Città di Arona, ancora un po’ distante. 
Con passo deciso arrivo alla piana dell’Alpe Veglia dove la carrozzabile diventa sterrata. Per ammirare meglio questo luogo avanzo ancora un po’ e mi ritrovo in un piccolo boschetto di larici e arbusti nel quale, tra un ramo e l’altro, scorgo le possenti cime che chiudono questa conca. A dominare la scena l’incredibile mole del Monte Leone. 
Oltrepasso la baita di La Porteia dove vengono venduti alcuni prodotti tipici del luogo, tra cui il famoso formaggio Bettelmat, che dovete assolutamente provare!
La salita e la fatica sono finite ormai, così come miracolosamente anche il vento; in questo enorme pianoro verdeggiante trovo le indicazioni per molti sentieri che portano innanzi a più distanti laghi e passi, così come anche a piccoli nuclei di baite e alpeggi. Bellissimo e caratteristico il nucleo di Cianciavero ubicato su verdi prati al limitare del bosco sotto la mole del Monte Leone. 
Io però ho pochissimo tempo e devo calcolare poco più di un’ora per la discesa. A malincuore oggi non posso perdermi come vorrei e andare a scoprire gli angoli più selvaggi di questa Alpe Veglia. Mi guardo in giro a 360 gradi, i miei occhi fanno il pieno di tutta questa meraviglia studiando il territorio. Cime altissime, prati verdi, boschi, piccole baite sparse qua e là e ruscelli ovunque. Un luogo che imprimo nella mente. 
Vengo attratto da un puntino giallo non molto distante da me. Deve per forza essere il Rifugio Città di Arona, che avevo visto segnato sulla cartina. Non prevedevo certo di riuscire ad arrivare fin qui in così poco tempo ma... che gioia! In circa quindici minuti lo raggiungo, percorrendo un piccolo sentiero in mezzo ai boschi, superando il Torrente Cairasca su un ponticello e risalendo gli ultimi pendii erbosi fino ad arrivare sulla sua terrazza. Poco prima del rifugio mi fermo solo per ammirare la grande Cascata della Frua che si trova proprio lì accanto e un’antica fornace per la calce, ovviamente oggi non più utilizzata. 

Discesa nell’ora di punta - In mezzo al “traffico”

Al rifugio c’è ancora molta gente che probabilmente ha optato per il pernottamento. Mi faccio un po’ largo per raggiungere il posto migliore per scattare qualche foto. Da questa posizione il Monte Leone è tutto visibile, altissimo e impressionante, si eleva a guardiano di questi alpeggi che solo d’estate riprendono vita. Alla mia destra vi sono invece le sopracitate Punta del Rebbio e Pizzo di Taramona mentre alle spalle del rifugio il bosco non lascia scorgere molto panorama. 
Starei qui ancora ore ed ore ad identificare ruscelli, baite e cime o a studiare possibili nuovi percorsi di salita ma il tempo a mia disposizione è purtroppo scaduto. Mi lancio quindi in discesa nelle ultime luci del giorno, sempre senza correre, per i morbidi pendii dell’Alpe Veglia fino a ricongiungermi con la carrozzabile che mi riporta verso Ponte Campo e Nembro. In realtà c’è un altro sentiero più panoramico che conduce a valle, il Sentiero dei Fiori che passa sotto la Punta Maror, ma ora è troppo tardi e allungherei troppo il rientro. 
Sono quasi le 19:00 e non c’è più nessuno in giro. Sono proprio l’ultimo che chiude la porta. Ehm, forse no a quanto pare...
A metà circa di questa strada le caprette incontrate mentre salivo sono ora quintuplicate (!) e tutte in marcia, intente a risalire fino all’alpe. Mamma mia, che traffico! Finita la loro giornata di lavoro, o meglio di lauti pasti e di giochi, eccole lì tutte in fila indiana come in una lenta processione! 
Un fuoristrada che mi supera tutto lanciato e al quale vorrei gridare di andare piano in quanto per qualcuno questa è l’ora di punta, lo vedo fermarsi obbligatoriamente poco più avanti al passaggio di questo gregge numeroso e forse per lui inaspettato. Niente da fare, il muro animale per il mezzo a motore è invalicabile e tocca aspettare che anche l’ultimo quadrupede, con la sua flemma, sia transitato! Sorrido alla scena prima di riprendere anch’io il mio cammino, ora nuovamente sferzato dal vento.
È ormai sera e la magia dell’Alpe Veglia si sta concludendo. Tuttavia, di fronte a me, ancora con un ultimo raggio di sole, brillano il Pizzo Diei e il Monte Cistella indicandomi chiaramente l’escursione che effettuerò domani!

Testi e foto di: Daniele Repossi

Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria

Piccoli di caprette giocano felici
Il Rifugio Città di Arona con la Punta del Rebbio. La punta ai suoi piedi è il Pizzo Taramona