Il tragitto dell'escursioneSCHEDA TECNICA
Località e quota di partenza: Parcheggio Lago Muffè, frazione Petit Mont Blanc (La Cort) di Champorcher (1766 mt.)
Località e quota di arrivo: Cima Piana (2512 mt.), Rifugio Barbustel (2200 mt.)
Punto più elevato: Cima Piana (2512 mt.)
Dislivello positivo: 855 mt.
Lunghezza del percorso: 12,4 km
Coordinate punto di partenza: 46°37’44”N 7°36’20”E
Posizione: nel Parco Naturale del Mont Avic. Il Rifugio Barbustel si trova nella Valle di Champdepraz, su di un pianoro erboso nei pressi dei laghi Bianco, Nero e Vallette. La Cima Piana si innalza poco distante dal rifugio, sopra il Colle della Croix e il Lago Muffè.
Difficoltà: E/EE (Scala delle difficoltà)
Presenza di tratti esposti: no.
Tempo di percorrenza totale: 5h 15’ (Tempi di percorrenza)
Tipo di escursione: anello.
Tipo di terreno incontrato: terra-roccette-radici-erba-sfasciumi. (La camminata e il sentiero)
Possibilità di ristoro: al bar-ristoro Lago Muffè e al Rifugio Barbustel nei periodi di apertura (verificare).
Segnavia: frecce gialle, bolli gialli con numerazione del sentiero. (La segnaletica italiana)
N° del sentiero: 10-9C, 10-VA-D21, 10C, 102, 102-4, 102-5, 102-5C, 5-VA-D21
Acqua lungo il percorso: presso i punti di ristoro sopra indicati (quando aperti); alla fontanella del bar-ristoro Lago Muffè; alla fontanella dell’Alpe del Lago Bianco.
Stato del percorso: i sentieri principali si trovano tutti in ottime condizioni e ben segnalati. La salita finale che porta sulla vetta di Cima Piana e che parte dal Sentiero n° 102, avviene a tratti fuori traccia, tra roccette e sfasciumi.
Periodo: dalla primavera all’autunno, in assenza di neve.
Panorama: dalla Cima Piana si gode una vista a 360° verso le cime del gruppo del Mont Avic, la conca di Dondena con la Rosa dei Banchi e la Valle Centrale con i monti che la cingono in sinistra orografica, tra cui il Monte Rosa è il principale.
Attrezzatura particolare richiesta: nessuna.
Discesa: ad anello, transitando al ritorno per il Colle del Lago Bianco.
Tappe del percorso: Parcheggio Lago Muffè (La Cort) - Bar-ristoro Lago Muffè - Lago Muffè - Bivio per Colle della Croix - Cima Piana - Colle della Croix - Lago della Croix - Bivio per Rifugio Barbustel - Lago Vallette - Rifugio Barbustel - Lago Bianco - Lago Nero - Lago Cornuto - Lago Nero - Lago Bianco - Rifugio Barbustel - Alpe del Lago Bianco - Colle del Lago Bianco - Lago Muffè - Bar-ristoro Lago Muffè - Parcheggio Lago Muffè (La Cort)
L'ITINERARIO IN BREVE
Dal centro di Champorcher si imbocca con l’auto la strada sulla destra che sale verso Le Petit-Mont-Blanc. Dopo quasi 3,5 km, raggiunta la suddetta frazione e La Cort, si lascia l’auto nei posteggi lungo la strada che prosegue dritto verso Dondena (parcheggio Lago Muffè), all’altezza del sentiero che si innalza sulla destra in direzione del Rifugio Barbustel (indicazioni) e lungo il quale ci si incammina. Il Sentiero n° 10-9C sale subito molto deciso con pendenza importante e segue il corso del torrente che fuoriesce dal soprastante Lago Muffè. A piccoli tornanti si superano i primi, importanti, metri di dislivello, attraversando un bel bosco di larici e pini uncinati ma senza alcuna difficoltà, tanto che in molti punti la via è gradinata e addirittura acciottolata. Più in alto la pendenza diminuisce e si esce dal bosco; la Cima Piana appare già sulla destra, affiancata dalle Cime Perche. Percorso un piccolo pianoro, si giunge sulla soglia del bar-ristoro Lago Muffè (2076 mt., 57’) e, da qui, in riva al Lago Muffè (1h). Dal lago si prosegue in salita seguendo il Sentiero n° 10-VA-D21. Dopo circa 25’ (tot. 1h 25’) si giunge ad un bivio nel quale ci si tiene sulla destra lungo il Sentiero n° 10C che si innalza lentamente verso nord-est in direzione del Colle della Croix. Passando un poco al di sotto di questi, si prosegue con più decisione verso est lungo la pista n° 102, tagliando il versante sud di Cima Piana. Proprio a metà di questo traverso, tra il Colle della Croix e il Colle di Cima Piana, parte una labile traccia che, in forte pendenza e tra roccette e sfasciumi, conduce in vetta a Cima Piana (2512 mt., 2h 20’). Ridiscesi per la via di salita, ci si porta al Colle della Croix (2286 mt., 2h 50’); quindi si prosegue lungo il Sentiero n° 102-4, passando accanto al Lago della Croix e scendendo tra enormi massi fino a giungere ad un bivio (3h 05’). Dallo stesso, si svolta a sinistra lungo la pista n° 102-5 per arrivare in breve lungo la riva del Lago Vallette (2190 mt., 3h 15’) e, quindi, al Rifugio Barbustel (2200 mt., 3h 20’). Dal rifugio si imbocca in direzione sud-ovest il Sentiero n° 102-5C, la parte più tranquilla e spettacolare dell’escursione. In breve, si passa in mezzo al Lago Bianco (2154 mt.) e al Lago Nero (2166 mt.), fino a portarsi all’altezza del Lago Cornuto (2168 mt., 3h 35’), visibile in basso sulla sinistra. Qui l’escursione odierna termina, anche se il sentiero prosegue per altri chilometri in direzione del Gran Lago e del Colle di Medzove. Tornati al Rifugio Barbustel (3h 45’), per rientrare al parcheggio si prende il Sentiero n° 5-VA-D21, il quale oltrepassa dapprima l’Alpe del Lago Bianco per poi risalire dolcemente verso il Colle del Lago Bianco (2309 mt., 4h 10’). Dal colle non resta che scendere di nuovo verso il Lago Muffè e, da qui, tornare per la via di salita al parcheggio di La Cort (5h 15’).
NELL’INCANTO DEI LAGHI DEL PARCO NATURALE DEL MONT AVIC - (DEL 29/06/2020)
La facile salita al Lago Muffè - Rompendo il fiato
Non è certo la prima volta che salgo al Rifugio Barbustel e non sarà neanche l’ultima. È una delle mete più famose e ricercate della Valle d’Aosta e il motivo è semplice. La zona in cui si trova, ossia il Parco Naturale del Mont Avic, è una delle più belle in assoluto e, nonostante l’assalto nei mesi estivi di centinaia di escursionisti, mantiene inalterata la sua integrità.
In genere la montagna che amo è un po’ un’altra, quella fatta di escursioni in luoghi remoti, isolati e a volte anche faticosi da raggiungere, dove è molto difficile incontrare qualcuno nell’arco dell’intera giornata. Ritengo che in questi posti si possa meglio respirare la vera essenza della wilderness e la sensazione di essere da soli al cospetto di cime imponenti, di faticare forse un pochino di più ma godendo di ambienti naturali unici. Tuttavia, sono molto attratto anche dai piccoli laghetti e da queste piccole strutture chiamate rifugi e bivacchi di cui le nostre montagne sono ricche, punti di arrivo di tranquille gite o punti di partenza per altre, che svolgono sempre la loro funzione primaria ossia quella di punti d’appoggio in caso di difficoltà, un’ancora di salvezza e speranza in caso di bisogno. Insomma, piccoli puntini nell’immensità degli spazi alpini che offrono riparo dalle avversità.
Per il Barbustel, come dicevo, ho fatto più di un’eccezione, affrontando il sentiero di salita per la via classica già due volte. Va detto che il percorso più seguito, quello che sale dalla Valle di Champorcher e da cui ero passato anch’io, è molto facile e breve (meno di due ore) e questo lo rende frequentato da tantissima, troppa gente nei mesi estivi. Se si parte in qualche weekend di luglio e agosto poi, non è raro rimanere imbrigliati in vere e proprie file indiane. Ma da cosa deriva tanta popolarità? Innanzitutto, il Rifugio Barbustel sorge in una posizione unica e basta affacciarsi alle finestre delle sue stanze per avere un quadro meraviglioso sulle cime e sui ghiacciai del Monte Rosa. In secondo luogo, la struttura è letteralmente circondata da tre laghetti bellissimi, il Lago Vallette, il Lago Bianco e il Lago Nero. Basta poi fare solo qualche passo sul sentiero che conduce alla Punta di Medzove per passare in mezzo ad altri laghi altrettanto magnifici, il Lago Cornuto, il Gran Lago e, più in alto ancora, altri laghetti, tra cui quello della Leita. Insomma, un’oasi naturale unica, un mondo a sé stante circondato e chiuso dal non lontano Mont Avic.
Un lunedì di fine di giungo non può ancora essere considerato alta stagione; non mi aspetto quindi una folla. Tuttavia, per raggiungere il luogo appena descritto, oggi farò una bella variante che, poco oltre il Lago Muffè, mi porterà fuori da tutte le rotte (almeno per un po’), lontano dalla confusione e mi consentirà (spero) di ammirare un panorama ancora più grandioso e ampio dalla cima di una montagna non molto lontana dal rifugio. Il percorso, come sempre, l’ho studiato con cura sulla mia cartina topografica e organizzato per bene.
Salgo adagio lungo la strada a tornanti che da Champorcher arriva fino alle poche case di La Cort, punto di partenza anche per la bella escursione nella conca di Dondena. Parcheggio lungo la strada e mi preparo a salire in questa giornata che si preannuncia soleggiata, anche se qualche nuvolaccia sparsa provi a incutere un po’ di timore. Come prevedevo, le auto parcheggiate non sono molte, anche se all’imbocco del sentiero, sulla destra, c’è già un piccolo gruppetto di persone intento a leggere la segnaletica. Non sono molti per fortuna. Li vedo partire mentre mi infilo lo zaino e chiudo l’auto. Da come salgono e come sono vestiti non si direbbero assidui frequentatori della montagna e so già che dopo le prime rampe li supererò. Il sentiero, come accennavo, lo conosco bene nella prima parte in quanto non dà respiro e non molla in quanto a pendenza.
Imbocco anch’io questa traccia che sale subito ripida per un boschetto di larici (Larix Mill., 1754) e pini uncinati (Pinus uncinata L.), rimontando un po’ a gradoni un primo costone erboso. Dopo qualche rampa trovo il gruppetto di prima; sono tutti seduti sulle rocce o sparsi qua e là sull’erba. Il primo pezzo ha già fatto un po’ di selezione, soprattutto per chi non è abituato.
Quando arrivo nei pressi dell’alpeggio Gran Cort il bosco si dirada un po’ e, non so come, inizia a piovigginare. Ma come? C’era il sole fino a poco fa! In effetti poco distante il cielo si è un po’ annuvolato e queste goccioline sono certamente trasportate anche dal vento. È un po’ fastidioso salire così. Coprirsi non vale la pena, alla fine piove pochissimo e avrei poi troppo caldo. Salendo in maglietta sono più libero ma alla lunga questa acquerugiola bagna. Uff! Per ora non ci penso, sta piovendo col sole e alla fine smetterà, sarà solo una nube passeggera, o almeno spero.
Supero un bel ponticello di legno che si trova dopo questo alpeggio e continuo la salita per un altro tratto piuttosto ripido ma ammorbidito dalla mano dell’uomo che lo ha gradinato e acciottolato per bene.
Dopo un’ultima diagonale su un pendio cosparso di rododendri (Rhododendron L., 1753) arrivo quasi sulla soglia del bar-ristoro Lago Muffè (di recente costruzione) e proprio sotto la Cima Piana che da lì a poco andrò a salire. Questo monte visto da qui fa un po’ impressione. Si presenta, infatti, come un gigantesco panettone pietroso quasi privo di vegetazione se non fosse per i rari cespugli e mughi che si fanno largo tra le pietre qua e là. Sembra catapultato qui da un altro mondo e contrasta nettamente con la rigogliosa vegetazione che esplode ai suoi piedi. Poco oltre al ristoro Muffè, una bella costruzione in pietra adagiata su questi prati, il lago omonimo brilla di un colore azzurro intenso sotto i raggi del sole.
Il tratto iniziale nel bosco
Un bellissimo tratto gradinato tra i rododendri
La Cima Piana vista dai pressi del Lago Muffè
Il bar-ristoro Lago Muffè
Il Lago MuffèSeguendo una bussola rotta - Sulla Cima Piana, con una vista pazzesca sulla Valle d’Aosta
Finalmente non piove più, così che anch’io posso fermarmi un attimo lungo le sponde di questo magnifico laghetto. Rimango incantato da questo azzurro così vivo che anch’esso fa a pugni col grigio delle pietraie che scendono dalla Cima Piana alle sue spalle. In direzione opposta inizia anche a delinearsi un bel panorama sui monti più lontani della Valle di Dondena, ancora pieni di neve a fine giugno. Un po’ più vicino, invece, lungo la direzione che mi accingo a prendere, il Colle del Lago Bianco è sovrastato da una severa cuspide rocciosa, il Monte Torretta. Per questo colle passa il sentiero classico che arriva al Rifugio Barbustel e che io oggi non seguirò direttamente.
Salutando il Lago Muffè, continuo in leggera salita su quello che ora, più che un sentiero, pare un’autostrada talmente si allarga. Che strano! La vista alle mie spalle è davvero pazzesca e le nuvole danno un tocco di poesia a questo ambiente meraviglioso. Subito dopo un piccolo guado e pochi altri metri di dislivello arrivo ad un bivio. In mezzo al sentiero, infatti, su due pietre, vi sono altrettante indicazioni: la via che prosegue dritta verso il rifugio è la n° 10. L’altra, che seguirò, la n° 10C, porta a destra verso il Colle della Croix e della Cima Piana.
Se fin qui ho incontrato solo qualche persona, d’ora in poi dubito che la cosa sia così facile; di solito gli escursionisti non si complicano la vita allungando il percorso per pietraie che comportano maggior fatica. Invece, proprio qui viene il bello, come si suol dire!
Cammino ancora per pochi metri lungo un bel sentierino su ghiaia fine che si fa largo tra gli ultimi larici isolati rimasti. Stupendo già da questa posizione il panorama sulle cime che svettano sul versante opposto della Valle di Champorcher e, ancor più maestosa, è la vista sui monti colmi di neve che sovrastano Dondena. Uno su tutti, la Rosa dei Banchi, veramente uno spettacolo.
Scavalco qualche grosso masso e arrivo a lambire alcuni laghetti nei pressi del Colle della Croix che visiterò poi al ritorno. Sono ormai ai piedi delle pietraie della Cima Piana, meta già visibile un po’ più in alto illuminata dal sole. Rimonto il crinale sempre su sentiero che ora è costituito da grossi massi e arrivo ad un tratto a mezza costa che corre praticamente in piano in direzione del Colle di Cima Piana.
Mi trovo su di un’incredibile terrazza panoramica e proprio sotto di me vi è il piccolo pianoro con il ristoro e il Lago Muffè che da qui è una piccola pozzanghera azzurra circondata da un mare d’erba. Ad ogni modo, non devo percorrere tutto questo sentiero che mi porterebbe al suddetto colle dal quale poi non mi sarebbe possibile salire alla vetta.
La mia cartina segna una piccola traccia che, dal punto in cui mi trovo, ossia a metà tra il Colle della Croix e il Colle di Cima Piana, dovrebbe staccarsi per queste pietraie e iniziare a salire. Dovrebbe, appunto. Osservo attentamente tornando anche indietro sui miei passi. Niente, non la trovo. Non vi sono bolli gialli o indicazioni.
Alla fine desisto dal cercarla, non è un dramma. Il pendio che porta in vetta è sì ripido ma in ogni punto fattibile per la risalita. Così, nel punto in cui questo versante mi sembra meno pendente, mi faccio largo tra le rocce di questa pietraia e salgo dritto, aiutandomi un po’ con le mani nei punti più ripidi.
È molto bello e divertente salire in questo modo ma sono sicuro che da qualche parte un mezzo sentiero c’è. Arrivo sull’anticima e passo accanto ad un pino mugo, l’unico che ha scelto questo posto isolato per mettere radici. Non so come ma all’improvviso davanti a me ricompare una specie di sentiero che subito seguo. Manca poco ormai e, con un ultimo sforzo, raggiungo la cima sulla quale è stato posizionato un grande ometto di pietra. Non vi è la classica croce o qualche targa ma solo questo ometto. Poco distante un cartello di metallo riporta la scritta “Parc Naturel du Mont Avic”.
Il sentiero che dal bivio sopra il Lago Muffè porta al Colle della Croix
Bel panorama sulla Valle di Champorcher
In vista della Cima Piana
Il Lago e il ristoro Muffè visti dal sentiero per la Cima Piana
Risalendo il versante sud di Cima Piana
Sul pianoro sommitale di Cima PianaLa breve e divertente discesa al Lago della Croix
Il sole, che splendeva fino a poco tempo fa, lascia ora il posto ad un cielo un po’ nuvoloso e ben presto inizia a piovigginare. Ci risiamo!
Le cime tutto intorno per fortuna sono ancora libere dalle nebbie, per cui il tempo di indossare l’antipioggia e coprire lo zaino e sono pronto a fare foto un po’ ovunque. Dalla parte da cui sono salito, molto più lontano vedo sempre le cime di Dondena mentre più a destra la Gran Rossa copre la visuale verso il Mont Glacier. In basso, ben visibile, è il Rifugio Barbustel, con i laghi Vallette, Bianco e Cornuto, mie prossime mete. Verso la Valle Centrale si apre un orizzonte vastissimo puntellato di cime mentre sul crinale della montagna sulla quale mi trovo, il piccolo lago Couvert è circondato da un fitto bosco. Accanto alla cima di Triomo, nel fondovalle, appaiono davvero minuscoli i paesi di Issogne e Arnad.
Non c’è che dire, senza nemmeno troppo sforzo questo piccolo panettone di roccia e terra offre uno spettacolo di prim’ordine su buona parte della Valle d’Aosta. Salire fin quassù, dunque, ne è proprio valsa la pena. Nemmeno a farlo apposta, proprio quando mi accingo a scendere la pioggia cessa e torna il sole mentre le nuvole più nere si allontanano verso Dondena. Ho ancora la giacca antipioggia e il copri zaino ma, a questo punto, li toglierò più in basso.
Mi dirigo in un punto del versante sud di Cima Piana un po’ più a destra rispetto a dove sono salito e, come per magia, mi ritrovo su un sentiero. È la traccia che arriva alla vetta e che cercavo salendo ma che dal basso non sono riuscito a vedere! La seguo, così che in brevissimo tempo mi trovo di nuovo nei pressi del Colle della Croix, asciugato e un po’ accaldato: cambio ai box!
Oltrepassato il Colle della Croix mi ritrovo circondato da una serie di pozze d’acqua e piccoli laghetti che sono uno spettacolo. Mi avvicino a loro uscendo un po’ dal sentiero. Meraviglia! Che oasi naturale incredibile! E non c’è nessuno!
Questi specchi luminosi sono circondati da erba verdissima e delimitati da piccole formazioni rocciose che al loro interno vi si specchiano. Sono già sul versante di Champdepraz, su di un balcone estremamente panoramico dal quale sullo sfondo risaltano i ghiacciai del Monte Rosa. Insomma, un angolo di paradiso nascosto.
Sembra di essere in una di quelle piscine termali nelle quali, guardando oltre il bordo della vasca, si vedono valli e cime maestose a perdita d’occhio. Solo che qui è ancora più bello, essendo la natura ad offrirci tutto questo, senza considerare che il luogo non è minimamente frequentato come i ben più famosi laghi disposti attorno al rifugio un po’ più in basso, essendo a malapena segnato sulle carte.
L’unica nota stonata è che oggi le nuvole avvolgono un po’ le cime del Rosa e impediscono appieno la vista verso quegli imponenti ghiacciai.
La Gran Rossa e la comba di Dondena
Panorama incredibile sulla Valle Centrale dalla Cima Piana
I laghi del Mont Avic col Rifugio Barbustel visti dalla Cima Piana
Uno dei laghetti del Colle della Croix
Un altro piccolo specchio d'acqua al Colle della CroixAttraversando i laghi del Parco Naturale del Mont Avic
Passo molti minuti in quest’oasi di pace, in questo ambiente unico e ancora incontaminato. Non faccio però in tempo a fare qualche passo, dopo essermi riportato sul sentiero che dal Colle della Croix scende sotto la cresta del Mont Grimon, che rimango di nuovo stupito. Un altro bellissimo laghetto, l’ennesimo, appare alla mia sinistra. Più piccolo rispetto ai precedenti ma anch’esso in una bella conca verdeggiante, offre come sfondo le guglie rocciose del gruppo del Mont Avic. Oggi sto collezionando quadretti veramente da incorniciare! Decisamente un luogo che merita questo piccolo sforzo in più! E pensare che in pochi ne conoscono l’esistenza, pur trovandosi solo a pochi metri dalla rotta ufficiale percorsa dalla massa.
Come dicevo all’inizio, conviene a volte abbandonare i classici sentieri per andare a scoprire luoghi selvaggi e isolati che altrimenti, a torto, verrebbero ignorati. Ovviamente senza mettersi in pericolo ma non è certo questo il caso.
Lascio alle mie spalle anche questo laghetto e procedo in discesa verso il Rifugio Barbustel. Il sentiero è semplice anche se nella prima parte supera un gradino roccioso dove si usano un po’ anche le mani. Niente di complicato; in breve mi ritrovo in una zona pianeggiante in un rado bosco di larici.
Ignoro sulla destra la deviazione per la Valle di Champdepraz (che sarà da esplorare prima o poi) e continuo a sinistra fino a ritrovarmi sulla sponda del Lago Vallette, uno specchio d’acqua molto grande di un blu intenso nel quale si riflettono le cime del Mont Avic. Poco oltre, uscito da un gruppo di larici, mi trovo sul retro del Rifugio Barbustel, in un bel terrazzo ricco di erba e di fiori. Riesco a scattare una foto un po’ insolita che vede il rifugio in primo piano rispetto alle rocce della Testa degli Uomini.
Dal vociare che sento so già che appena arriverò davanti alla struttura mi ritroverò in mezzo a una piccola folla, per cui approfitto ancora di questo momento di pace per mangiare qualcosa seduto su una roccia con una vista favolosa un po’ ovunque.
Finita la pausa i miei timori si concretizzano, anche se le persone, non moltissime, si sono sparpagliate tutt’intorno sui prati a prendere il sole o a far giocare i bambini. Pensavo peggio.
Prima di prendere la via del ritorno verso il Colle de Lago Bianco voglio proprio andare a vedere anche gli altri laghi nei paraggi, incamminandomi lungo traccia che sale verso la Punta di Medzove. Il primo che incontro, il Lago Bianco, si trova alla mia destra, sotto la dorsale che scende dal Mont Ours. Molto bello e grande, questo è un altro balcone panoramico sulle vette del Rosa. Poco oltre, sulla sinistra questa volta, è il Lago Nero, di un colore blu scuro tendente al nero, da cui il nome.
Questi laghi sono tutti estremamente vicini e raggiungibili con una facile passeggiata, tanto che in molti sono seduti lungo le loro sponde. Il colore delle acque contrasta con il verde dell’erba e dei cespugli (perlopiù rododendri) lungo le rive e con il grigio delle rocce e delle pietraie che scendono dalle cime circostanti.
Supero con un balzello il Torrente Chalamy che collega tutti questi specchi d’acqua, rimonto qualche facile sbalza rocciosa e mi porto in un tratto di sentiero a mezza costa sempre sotto le pendici del gruppo di Ours. Ogni tanto incontro qualcuno che come me si è spinto un po’ più in là o che prosegue per salire più in alto.
Dopo qualche metro, in basso alla mia sinistra, ecco comparire il Lago Cornuto, così chiamato per una particolare rientranza a forma di corno. Le sue acque, che ora brillano sotto un bel sole, sono molto scure nella parte più profonda e tendenti al verde lungo le rive. Sembra un atollo dalle mille sfumature di colori in mezzo alle rocce. Molto più avanti un’altra zona piena di laghi meriterebbe di essere visitata ma oggi, causa l’ora, sono costretto a fermarmi qui, fissando questa nuova meta come oggetto di una prossima escursione. Anche perché fino a qui è stato comunque un giro ricchissimo e incredibile e, con la deviazione a Cima Piana, non c’è ulteriore necessità di “allungare”.
Il Lago Vallette
Il Rifugio Barbustel
Il Lago Bianco
Il Lago Nero
Il Lago CornutoUltimo saluto ai laghi - La discesa per il Colle del Lago Bianco
Procedo quindi a ritroso fino a tornare al Rifugio Barbustel dove ormai non c’è più nessuno, segno che mi sono attardato un po’ troppo tra queste bellezze naturali. È piuttosto tardi anche per me e così non mi resta che prendere la via che sale al Colle del Lago Bianco, per poi ripassare dal ristoro Muffè e quindi scendere nel bosco verso La Cort.
Lentamente riprendo la marcia, al ritorno non ho mai fretta, anzi! Oltrepasso l’Alpe del Lago Bianco dove il sentiero prende a salire in maniera più marcata verso il sopracitato colle. Come per magia rispuntano larici, pini e pinetti vari. Sono davvero buffi, isolati come sono e aggrappati su vari costoni e morene detritiche.
“Mamma mia, qui non c’è proprio più nessuno... dove sono finiti tutti? Eppure, è vero che si è già fatto tardo pomeriggio ma c’è un cielo ancora così azzurro e un sole così splendente...”
Insomma, sono l’ultimo che chiude la porta di una giornata meravigliosa, ricca di sorprese e con panorami mozzafiato.
Al Colle del Lago Bianco mi trovo ai piedi della Torretta, quella cuspide rocciosa che avevo notato la mattina e che si innalza verticale nel cielo. Tuttavia, quello che vedo alla mia destra è un sentierucolo che la risale (!).
Più in basso, di fronte a me, tutto il percorso di salita che ora ovviamente devo ripercorrere. Si vede già il ristoro Muffè col suo lago e, più in lontananza, il bel boschetto di larici e pini uncinati che ora serviranno per offrirmi un po’ di fresco dopo questi sforzi.
Il cammino procede lento e tranquillo fino al parcheggio sottostante. Solo negli ultimi metri finali, molto ripidi, le ginocchia sono messe a dura prova ma, scricchiolando, resistono.
Alla fine, sono riuscito a chiudere un anello bellissimo che solo con un po’ di sforzo in più (Cima Piana e Colle della Croix) mi ha consentito di scoprire luoghi davvero suggestivi, panoramici e, almeno per un tratto, un po’ fuori dalla rotta principale. Gita bellissima e super consigliata!
In risalita verso il Colle del Lago Bianco
La Torretta vista dal Colle del Lago Bianco
Tutta la discesa dal Colle del Lago Bianco. In lontananza, il Lago Muffè
Ritorno nel bosco con gli ultimi raggi di soleTesti e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria
Sulla riva del lago più grande al Colle della Croix
Il Lago Bianco col Monte Rosa sullo sfondo
La vista incredibile sul massiccio del Monte Rosa