CASCATE DEL BOITE, MALGA RA STUA

L’Alta Valle del Boite lascerà a bocca aperta nel risalire questo torrente fin quasi alla sua sorgente, nei pressi di Malga Ra Stua. Un’escursione ad anello assolutamente imperdibile che per la prima parte si snoda tra boschi, cascate, pozze d’acqua limpidissime e punti panoramici incredibili sul canyon scavato dal Boite. Il ritorno sarà una lunga discesa tra i boschi situati in destra orografica della valle nella quale non mancheranno altre emozioni, belle vedute, ponti di legno e verdi radure. Il percorso si mantiene sempre su livelli escursionistici ed è privo di difficoltà; sono presenti ponticelli, scale e passerelle di ferro che consentono di attraversare punti particolari del corso d’acqua, risalire piccole cascate o salti di roccia altrimenti preclusi. Il sentiero, inoltre, nei (pochi) punti di maggior esposizione, è sempre protetto da una staccionata di legno. Il primo di ben quattro percorsi di questa tipologia che si trovano in queste zone del Veneto è anche il più facile e quello da cui è consigliabile iniziare.
La traccia del percorso Scarica
Il tragitto dell'escursione

SCHEDA TECNICA

Località e quota di partenza: Parcheggio Sant’Uberto, Cortina d’Ampezzo, Belluno (1423 mt.)

Località e quota di arrivo: Malga Ra Stua (1695 mt.), Cason d’Antruiles (1527 mt.)

Punto più elevato: Malga Ra Stua (1695 mt.)

Dislivello positivo: 415 mt.

Lunghezza del percorso: 8,9 km.

Coordinate punto di partenza: 46°36’63”N 12°06’25”E

Posizione: l’Alta Valle del Boite scende da Malga Ra Stua fino al parcheggio di Sant’Uberto, a nord di Cortina d’Ampezzo. La Malga Ra Stua si trova all’inizio del Valon Scuro, nel Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo. Il Cason d’Antruiles è situato in una verdissima radura in destra orografica della valle, ai piedi della Croda dei Ciadis.

Difficoltà: E (Scala delle difficoltà)

Presenza di tratti esposti: sì, lungo i due punti panoramici che si affacciano sul canyon del Boite e in qualche tratto di percorso prima di giungere al secondo di questi. In ogni caso una staccionata di legno è sempre a protezione del vuoto.

Tempo di percorrenza totale: 3h 15’ (Tempi di percorrenza)

Tipo di escursione: anello.

Tipo di terreno incontrato: sterrato-terra-aghi di abete-erba-roccette-radici-acqua-legno-metallo-ghiaia. (La camminata e il sentiero)

Possibilità di ristoro: a Malga Ra Stua quando aperta (verificare).

Segnavia: bianco-rosso. (La segnaletica italiana)

N° del sentiero: Percorso Pedonale Malga Ra Stua, 6, Percorso Pedonale per Sant’Uberto, 418

Acqua lungo il percorso: escludendo il Boite, a Malga Ra Stua nei periodi di apertura (verificare) e presso la fontanella ubicata a Cason d’Antruiles (non sempre funzionante).

Stato del percorso: i sentieri che percorrono la sinistra e destra orografica di questo tratto di valle si trovano in perfette condizioni, ben mantenuti e ottimamente indicati, specialmente in corrispondenza dei numerosi incroci presenti.

Periodo: tutto l’anno, in assenza di neve.

Panorama: nonostante la particolare tipologia di questo tipo di percorsi che si sviluppano nel fondovalle e in mezzo al bosco, non mancano di certo. Nella prima parte del tragitto sono magnifici gli scorci verso il Col Rosà, le Tofane di Dentro e di Mezzo e il Cristallo; più in alto e lungo la via del ritorno, la vista si apre anche sulla Croda dei Ciadis, il Col Becchei, il Taè e il Taburlo.

Attrezzatura particolare richiesta: nessuna.

Discesa: ad anello, lungo la destra orografica di questa valle.

Tappe del percorso: Parcheggio Sant’Uberto - Sote Son Pouses - Son Pouses - Belvedere sul Canyon - Son Pouses - Sas Šendu - Ponte de Antruiles - Intrà i Porteléte (1547 mt.) - Ru de Ra Lainores - Carbonis - Intrà i Porteléte (1620 mt.) - Souto de Ra Stua - Malga Ra Stua - Ra Stua - Ru de Ra Lainores - Intrà i Porteléte (1547 mt.) - Ponte de Antruiles - Cason d’Antruiles - Pian de Ra Sarèles - Belvedere sul canyon - Pian de Loa - Parcheggio Sant’Uberto

 

L'ITINERARIO IN BREVE

Dal Parcheggio di Sant’Uberto (1423 mt.), cui si accede dal grande tornante lungo la Strada Statale 51 di Alemagna che da Cortina d’Ampezzo sale al Passo Cimabanche, si imbocca la strada asfaltata (Sentiero n° 6) che sale a Malga Ra Stua ma solo per qualche metro. In corrispondenza di alcune indicazioni sulla sinistra, si prende a camminare lungo il Percorso Pedonale per Malga Ra Stua che si inoltra nel bosco e che in questa parte risulta privo di numerazione. La via è qui un continuo saliscendi fino alla Loc. Sote Son Pouses (1515 mt., 15’), dove, dopo qualche ripido metro di salita, si torna lungo l’asfalto per attraversarlo immediatamente e continuare sul lato opposto. Lungo questo tratto, una piccola deviazione di una manciata di metri porta ad un simpatico pulpito panoramico dove è presente una panchina e un tavolino. Di nuovo sul sentiero, si ritaglia più avanti la strada aperta al traffico che sale alla malga per ritornare di nuovo alla sua sinistra e nel bosco, fino alla Loc. Son Pouses (1545 mt., 30’). Da qui, una deviazione sulla sinistra porta in breve tempo al primo belvedere panoramico affacciato sul canyon del Boite (35’). Tornati al bivio (40’), si continua per un altro tratto nel bosco fino a giungere alla Loc. Sas Šendu (1547 mt., 45’) nella quale si ignora la via sulla destra che riporterebbe lungo l’asfalto per proseguire dritto. Il sentiero si trasforma in carrareccia e giunge in leggera discesa alla Loc. Ponte de Antruiles (1512 mt., 50’) in corrispondenza della quale, al bivio qui presente, si continua sulla destra fino al prossimo incrocio posto un poco più avanti, Intrà i Porteléte (1547 mt., 1h). Anche qui, ignorata la traccia sulla destra si oltrepassa una sbarra e si cammina innanzi fino a superare un primo ponte di legno e giungere al prossimo bivio posto a Ru de Ra Lainores (1550 mt., 1h 05’), dove si scende sulla destra verso il Torrente del Boite e la prima cascata. Il sentiero, ben visibile, risale tale cascata mediante scale, passerelle e ponti di ferro, fino a uscire nuovamente lungo il Sentiero n° 6 in Loc. Carbonis (1592 mt., 1h 15’). Da questo punto, per forza di cose, tocca percorre qualche metro lungo la strada fino a incrociare più in alto e sulla sinistra la prosecuzione dell’itinerario delle Cascate del Boite (Loc. Intrà i Porteléte, 1620 mt., 1h 25’). Ci si rituffa quindi in mezzo al bosco sulla sinistra e, questa volta, letteralmente quasi nell’acqua. Il percorso da qui in poi risale il torrente ancora con salette, ponticelli e passerelle fin quasi ai piedi di Malga Ra Stua (Loc. Souto de Ra Stua, 1662 mt., 1h 35’), dove si rimettono i piedi sull’asfalto per giungere, dopo un tornante ed essere passati accanto ad un rudere della Grande Guerra, al parcheggio della malga e quindi sulla soglia della struttura (Malga Ra Stua, 1695 mt., 1h 45’). Per il ritorno occorre tornare sui propri passi fino al suddetto rudere (Loc. Ra Stua, 1680 mt., 1h 50’) e qui imboccare sulla destra il sentiero sempre senza numerazione che si inoltra nel bosco e che, dopo una lunga discesa un po’ ripida e aver superato un canalone su di un ponte di legno, si ricongiunge col percorso di andata presso la prima cascata del Boite (Loc. Ru de Ra Lainores, 1550 mt., 2h 10’). Da questo punto si percorre a ritroso la via fino al bivio di Ponte de Antruiles (1512 mt., 2h 20’) nel quale si svolta bruscamente a destra. Si superano un paio di altri larghi ponti e, dopo pochi metri di lieve salita, si arriva a Cason d’Antruiles (1527 mt., 2h 35’), in una radura verdissima e isolata. Il cammino prosegue innanzi con la traccia che diventa numerata (n° 418). Dopo l’ennesimo ponte si tocca anche la Loc. Pian de Ra Sarèles (1550 mt., 2h 40’), dopo la quale la via prende a risalire con decisione (ma solo per poco) un piccolo tratto boscoso cosparso di radici, prima di portarsi in esposizione protetta e giungere al secondo belvedere panoramico sul canyon del Boite (staccionate di protezione sempre presenti, 2h 50’). Da qui in poi si discende ancora un buon tratto di bosco fino a mettere piede a Pian de Loa (1400 mt., 3h 10’), in corrispondenza di un altro ponte sul Boite. Presa la via sulla sinistra e attraversato il sopracitato ponte, al primo bivio (qui privo di segnaletica) si svolta a sinistra per ritornare in breve tempo (e una leggera salita) al Parcheggio di Sant’Uberto e recuperare l’auto (3h 30’).

 

IL 1° CAPITOLO DI UNA QUADRILOGIA IMPERDIBILE, LE CASCATE DEL BOITE  - (DEL 29/06/2026)

Una piccola introduzione

Se non vi siete mai cimentati in questo tipo di percorsi... beh, è arrivato il momento di rimediare! Sì, parlo proprio di sentieri che si sviluppano attraverso forre, canyons, ruscelli e cascate, facilitati in alcuni punti con l’installazione di scalette, passerelle e ponticelli non troppo invasivi ma che consentono di respirare la vicino il lato più “oscuro” della montagna e di sentire dentro la forza della natura.
Nell’area veneta compresa tra Cortina d’Ampezzo e la Loc. Sant’Uberto (lungo la Statale 51 di Alemagna che poco oltre Cortina conduce al Passo Cimabanche) vi sono ben 4 (!) itinerari di questo tipo, uno più bello dell’altro e che consiglio vivamente, se possibile, di percorrere.  
Eccoli nel dettaglio:

1) Le Cascate del Boite: l’itinerario che qui descrivo è anche il più semplice. Questo superlativo anello che risale la parte alta del Boite per poi scendere tranquillamente tra i boschi sul lato opposto della valle presenta scalette,  passerelle di ferro e ponticelli di legno che non pongono alcuna difficoltà. È presente solo un brevissimo tratto attrezzato con fune metallica e con due gradini di ferro infissi nella roccia che aiutano a superare due blocchi di roccia sovrapposti.

2) Il Sentiero dei Canyons e delle Cascate: il percorso escursionistico che si snoda all’interno del Regno del Fanes è il più spettacolare ma anche il più lungo e faticoso. I tratti attrezzati qui presenti sono evitabili mediante opportune deviazioni, tutto sommato senza perdere quasi nulla della magia, se si eccettua il passaggio sotto alla Cascata Sbarco de Fanes. L’intero percorso, di quasi 16 km, presenta anche 700 mt. di dislivello ed è riservato a persone ben allenate. A chi volesse affrontare i tratti attrezzati, consiglio di munirsi del kit da ferrata (casco, imbrago, longe con moschettoni) per una maggior sicurezza.

3) Le vie Ferrate delle Cascate di Fanes: come dice il nome, la Ferrata Giovanni Barbara e la Ferrata Lucio Dalaiti richiedono attrezzatura apposita (vedi sopra). I due percorsi sono piuttosto brevi e facilmente concatenabili dato che si percorrono in sequenza, senza mai staccare.

4) Gores de Federa: questa escursione davvero sorprendente, che termina a Malga Federa, parte da Campo di Sotto, presso Cortina, e risale quasi interamente il Torrente Federa che fuoriesce dal soprastante lago omonimo, ai piedi della Croda da Lago. L’intero itinerario, non lunghissimo, richiede comunque tempo per affrontare tutti i vari canali e passaggi all’interno dei quali si snoda. Il tratto attrezzato presente nella parte intermedia del tragitto è evitabile, anche se in questo modo non si percorrerà uno dei tratti più incredibili lungo il torrente.
Per chi, invece, volesse affrontarlo è sempre meglio che si doti di kit da ferrata per una maggior sicurezza; pur transitando a pochi metri dell’acqua, un’eventuale caduta da 2-3 mt. sulle rocce sottostanti lascerebbe sicuramente ben più che un segno, per non parlare poi del rischio di battere la testa!

La massima "difficoltà" che si incontra lungo il percorso delle Cascate del Boite

Lo stacco netto con la civiltà, in uno scenario fin dall’inizio da fiaba

Questo giro ad anello non richiede certo un’intera giornata per essere portato a termine ma io (complice anche il caldo tremendo di fine giugno e i forti temporali previsti nel pomeriggio) mi sono mosso presto: alle 8:00 del mattino sto già muovendo i primi passi verso uno scenario ancora ignoto, nel quale le sorprese e le emozioni non dovrebbero mancare. Ho lasciato l’auto nel parcheggio di Sant’Uberto, lungo la Strada Statale 51 di Alemagna che da Cortina conduce prima sul Passo Cimabanche e poi, oltre, a Dobbiaco.
Il parcheggio è ancora quasi deserto; oltretutto, a fine giugno non è ancora scattato il pagamento dello stesso, previsto per il primo weekend di luglio. Ottimo!
Con grande curiosità osservo i boschi che fiancheggiano la stradella asfaltata che porta verso Malga Ra Stua e che coincide col Sentiero n° 6. Non seguendo la via principale, alquanto monotona, mi tufferò a brevissimo tra le fitte conifere le quali, con la loro ombra proiettata al suolo, rendono quasi notturno l’itinerario. 
Pochissimi metri lungo l’asfalto anticipano l’inizio del tracciato sulla sinistra, indicato come “Percorso Pedonale per Malga Ra Stua”, senza numerazione. Quei bei sassolini bianchi tipici delle Dolomiti misti a una quantità infinita di aghi di abete indicano la morbida via che, per i primi passi, procede con nonchalance in leggera discesa.
Subito sono circondato da un mondo nuovo, vivo e lussureggiante. Anche la temperatura è decisamente cambiata e ora, con qualche grado in meno, fa quasi freschino! Alla mia destra, qualche metro più in alto, la già citata strada e, ancora più su, il ripido versante sud-ovest del Son Pouses, baluardo difensivo austroungarico durante la Grande Guerra. Sulla sinistra, laggiù da qualche parte, il Torrente Boite di cui ora sento il gorgoglio delle acque ma che non vedo ancora.
A quest’ora del mattino non c’è nessuno da queste parti ma, in generale, questo non dovrebbe essere un itinerario di punta per gli escursionisti che, ignari, non sanno proprio cosa si perdono!
La via ad un certo punto prende a salire un po’ tra le radici; un paio di finestre tra le conifere illuminano un panorama bellissimo verso il vicino Col Rosà e le Tofane di Dentro e di Mezzo, accecate dai raggi solari. Non sono nemmeno partito che la poesia si è già fatta strada nell’anima e io sto già vivendo una favola. Natura, pace, silenzio e un benessere generale sia per il fisico che per la vista (e il cuore!).
La salitella prosegue fino a sbucare nuovamente lungo la pista n° 6, la quale va subito attraversata. Dalla Loc. Sote Son Pouses in cui mi trovo proseguo quindi alla destra della stessa, sempre in lieve salita e nel bosco. Qui, si apre un’altra meravigliosa cartolina verso il Mondo del Fanes e le Tofane. Davvero incantevole! Guglie di roccia si innalzano improvvisamente da distese boschive infinite con gli alberi che si aggrappano ai loro versanti finché il clima e la fisica consentono loro.
Per ammirare questo magnifico scenario consiglio di portarsi al vicino punto panoramico: una piccola tettoia di legno con tanto di panca e tavolino per stare più comodi. Geniale e onirico!
Prima di proseguire è opportuno accennare brevemente al baluardo del qui vicino Son Pouses, le cui vicende verranno meglio approfondite altrove.

Il Son Pouses è un montucolo posto a sud-ovest e immediatamente ai piedi della ben più elevata Croda de r’Ancona e Croda dei Ciadis. Controllando l’accesso alla Valle di Fanes, buona parte della Valle del Boite (fino a Cortina d’Ampezzo) e un tratto della strada di Alemagna, fu subito notato dagli austriaci che già a partire dal 1913 lo trasformarono in uno dei baluardi difensivi più importanti del settore.
Letteralmente, Son Pouses significa “luogo di riposo del bestiame”, “radura” ma anche “sosta” o “fermata”. Anche questa montagna venne quindi passata con l’aratro e, sia sulla sua sommità che lungo i versanti, comparvero presto blockhaus, nidi di mitragliatrice, gallerie, caverne, osservatori e capisaldi fortificati, oltre a varie strutture militari adibite a ricovero truppa e materiali.
Fino al 15 giugno 1915 furono gli Standschützen ampezzani a provvedere alla sua difesa e ad assistere al lancio delle granate che proprio dal Son Pouses piovvero su Cortina.
L’obiettivo degli italiani in questo settore era quello di giungere al Brennero passando dalla Val Pusteria e, per raggiungere lo scopo, avrebbero dovuto espugnare la montagna che da subito si rivelò per loro alquanto foriera di grattacapi.
Il primo tentativo di farlo cadere ricadde nel periodo compreso tra il 7 e il 15 giugno 1915 quando le truppe iniziarono a risalire la piccola valletta posta sulla destra del Son Pouses nella cui parte alta, ancora oggi, passa il sentiero principale per giungere in cima. Il tentativo non riuscì e i soldati furono fermati da un fuoco micidiale delle mitragliatrici Schwarzlose.
Passò un anno. Dal 7 al 27 giugno 1916 gli italiani tentarono nuovamente l’occupazione del Son Pouses, passando dagli impervi pendii della Croda de r’Ancona (anch’essa però ben presidiata e fortificata) e della Croda dei Ciadis, quindi su terreno ben più disagevole. Anche questo tentativo fallì, consolidando la montagna come un’autentica fortezza imprendibile. Gli austriaci, al tempo stesso, dalla sua cima tennero sempre aperto il fuoco verso le postazioni italiane ubicate sul Forame, in Val Grande, lungo le Creste Bianche e in Val Felizon.
Il drammatico bilancio di questo secondo attacco fu per gli italiani di 324 morti, 85 dispersi e 2826 feriti.
Gli austriaci recuperarono gli ultimi corpi nel 1917 ma perfino nel 1981 alcuni escursionisti si imbatterono nel corpo di un Ufficiale e un soldato italiano lungo il Rio Felizon che purtroppo, dato il tempo intercorso, non poterono essere identificati e furono poi trasportati nell’Ossario di Pocol.
Sulla poderosa linea difensiva austriaca che andava dal Son Pouses a Şuoghe, passando per le suddette crode, era stata scavato un trincerone a formare un unico sistema difensivo, ben collegato e strutturato e che gli austriaci manterranno fino alla fine delle ostilità.
Nel 1917 venne anche scavata una galleria che dal Torrente Acqua di Campo Croce saliva fino al Son Pouses con lo scopo di fornire un camminamento protetto per il presidio.

A proposito di Son Pouses, guardando bene nel sottobosco, scopro le prime trincee che dalla montagna scendono fin qui. 
Il bel sentiero prosegue bello morbido: cammino tranquillissimo come se fossi su una spugna, tanta è la copertura di aghi di abete sul terreno già molle di per sé. Solo qualche grossa radice spezza questa continuità.
La traccia più in là attraversa nuovamente la strada principale per tornare nel bosco alla sua sinistra. Qualche metro ancora e, nel silenzio più totale, giungo alla prima deviazione della giornata (ve ne saranno un po’), in Loc. Son Pouses. L’indicazione qui presente non indica una nuova pista da seguire ma un belvedere panoramico sul canyon del Boite versi cui mi dirigo subito. Sono solo cinque minuti di cammino nei quali non si può rimanere impassibili di fronte alle numerose trincee qui presenti. 
La vista da questo pulpito è davvero fiabesca verso il dirimpetto Col Rosà (altro baluardo austroungarico) e il Cristallo. Poi, ancora sulla destra, le splendide Tofane. Sotto i miei piedi, invece, un vuoto enorme verso il Boite, con pareti rocciose verticali e altissime che muovono un po’ il mio stomaco. Per fortuna c’è il pratico parapetto!

Il primo “percorso avventura” - Un assaggio di quello che verrà

Ritorno al suddetto bivio e proseguo dritto, oltrepassando la segnaletica posta in Loc. Sas Šendu per scendere ora lungo una bella poderale fino al bivio posto in Loc. Ponte de Antruiles. Ignorando per il momento la prosecuzione dritta verso il ponte, prendo il bel sentierino sulla destra nel quale, ogni tanto, una finestra si apre verso i rilievi e i boschi del Fanes. Una leggera risalita e tocco anche Intrà i Portelete, a 1547 mt. di quota. Dritto, davanti a me, vedo un bel ponte di legno, il primo di una lunghissima serie. 
“Wow”, penso, “l’avventura entra nel vivo!”
Così è, infatti. Il passaggio sul ponte conduce in destra orografica in una zona popolata da mughi, larici e abeti. Ma è sulla destra che lo spettacolo ha inizio, verso la prima cascata del Boite sopra la quale transita questo spettacolare tracciato, protetto da ulteriori staccionate di legno.
A Ru de Ra Lainores lascio il sentiero più largo per spingermi quindi in riva al torrente. Il Boite, che non distante da qui nasce, è ancora un torrentello pacifico e facilmente guadabile, dalle acque cristalline e con sfumature verdognole in questo punto. 
Trascorro piacevolmente qualche minuto “in spiaggia” e a pochi metri dalla cascatella. Un bel freschetto mi invade e mi scuote. Ma è tutto l’ambiente circostante a inebriarmi i sensi e a portarmi una gioia infinita. 
“Che mai nessuno mi levi da questo posto!”
In questa pozza d’acqua, come nelle successive, potrei farci il bagno se solo avessi con me una muta! L’acqua, gelidissima, secondo me funge anche da vasca da ibernazione!
Risalgo con un sorriso immenso stampato sul volto la scaletta posta a fianco al salto d’acqua e mi ritrovo di colpo presso una seconda pozza nella quale si riversa un altro salto d’acqua. Spettacolo puro.
Al di sopra di questo, un ponticello di ferro consente di attraversare la forra e di ammirare, ancora sulla sinistra, una terza piccola cascata che scende da una spaccatura rocciosa e che a sua volta si divide in due. Un momento, ho già perso il conto!
A vedere tanta bellezza mi stupisco come qualcuno non abbia usato la location per un film ma in fondo è molto meglio così. Si sa che i luoghi interessati da riprese varie poi difficilmente rimangono gli stessi.
Un terrapieno un po’ ripido addomesticato con tronchi che fungono da rampe anticipa l’ennesima uscita lungo l’asfalto, questa volta in Loc. Carbonis. Dall’alto contemplo tutto il breve percorso fatto finora, davvero particolare e magico!

Nel regno più magico che esista - Sul pelo dell’acqua

A Carbonis rimango un po’ spiazzato. 
“E ora, dove mai si andrà?”
Il sentiero, in effetti, nei dintorni non c’è. Tocca quindi proseguire lungo la strada sulla quale ogni tanto passa qualche auto diretta a Malga Ra Stua. Questo è l’unico punto sottotono di tutta l’escursione. Il torrente alla mia sinistra continua a scorrere molto più in basso ma non è stato previsto un sentiero ad hoc che lo costeggi; peccato.
Percorro così alcuni metri di salita blanda e incolore fino a giungere in Loc. Intrà i Portelete a 1620 mt. di quota. Qui, finalmente, la via discende nuovamente per il bosco sulla sinistra e subito mi porta letteralmente... con i piedi a mollo! Fantastico! In riva al Boite, sul pelo dell’acqua, saltello da un masso all’altro, rinascendo di colpo. Sono sempre da solo in questo regno incantato. La mia testa rotea da una parte all’altra e i miei occhi non si vogliono perdere nemmeno il più piccolo dei dettagli di quanto la natura ci offre. Qui il Boite è calmo e, ogni tanto, caratterizzato da piccoli saltelli d’acqua che formano come piccoli gradini.
Qua e là nel bosco vedo tronchi morti caduti, segno ancora evidente della tempesta Vaia del 2018. Ve ne sono parecchi e alcuni sbarrano anche il corso d’acqua. Possibile che in tutto questo tempo non si possa proprio andarli a prendere? I torrenti si gonfiano in questo modo e possono diventare pericolosi nei periodi di pioggia intensi, tra l’altro erodendo sempre più gli argini (e su quello a destra passa il sentiero e la strada). Ne sa qualcosa la Valnontey in Valle d’Aosta.
Questi massi sui quali scorre l’acqua sono quasi interamente ricoperti di un bel muschio verde che rende ancora il tutto ancora più suggestivo. Tale ambiente è pieno di vita e anche la flora sembra più rigogliosa che altrove. Si vede che qui si sta benone!
Una bella scaletta di ferro mi consente di superare un balzo di roccia e di portarmi al ripiano superiore nel quale, tra placche e strati rocciosi vari, si incunea l’acqua, disegnando un percorso davvero arzigogolato.
A pochi metri c’è anche una bella passerella che supera il Boite e le sue piccole cascate che vi scorrono sotto. Il sentiero passa proprio a pochi centimetri dall’acqua e, dove non può più proseguire, ecco che un passaggio facilitato viene in aiuto per superare un ostacolo.
In questo punto particolare, guardando sopra la mia testa, vi sono numerosi strati di roccia orizzontale (sedimenti) da risalire che formano come degli spessi ripiani non perfettamente allineati tra loro. Sulla parte sporgente di ognuno, come su veri e propri balconi naturali, cresce qualche arbusto e dell’erba verde. A una prima vista si direbbe un lavoro artificiale e invece non lo è affatto! 
Oltre la passerella due gradini di ferro infissi nella roccia offrono un facile appoggio per i piedi nel superare l’ennesimo blocco roccioso: il cavo metallico qui presente funge invece da corrimano.
Sopra questo punto, un’altra pozza d’acqua con relativa cascata lambisce una parete verticale immensa. Qualche terrazzamento roccioso dopo, ecco una cascata un po’ più alta e larga, una Niagara in miniatura! Alcune rocce montonate potrebbero servire come seggiolino per immergere i piedi in queste acque e qui passarvi la giornata.
Una pozza, un rivolo d’acqua dai riflessi verdognoli (!), scivoli tra le rocce... ma che bisogno c’è di andare in un parco avventura quando la natura ci offre già tutto ciò, oltretutto con un pieno di bellezza che altrove manca?
Un ulteriore tratto a rampe nel bosco si discosta per un momento dall’acqua per farmi raggiungere il “livello superiore” dove la via riprende allo stesso modo, nell’incanto più totale. Qui, una passerella sospesa e attaccata alla roccia si innalza sopra l’ennesima cascata e una bastionata rocciosa stratificata impressionante.
È vero, un po’ tutto questo metallo stona con l’ambiente ma allo stesso tempo consente di vivere in questo. E poi, solamente un tratto ferrato (comunque con del metallo) avrebbe consentito di superare queste verticalità. Adottando una soluzione più morbida, si è preferito indirizzare l’intero itinerario a un pubblico più vasto.
Dal passaggio “volante” ammiro sotto e a fianco a me altre cascate, altre splendide pozze d’acqua dai colori più disparati, per metà al sole e per metà all’ombra: vasche, docce naturali in ogni dove da non credere. Beh, ve l’avevo detto che qui si entrava in un regno incantato!
Nella parte finale di questa prima parte dell’itinerario osservo anche enormi marmitte dei giganti, curiose formazioni rocciose scavate dall’erosione dell’acqua e chiamate anche “marmitte del Diavolo”.
Il sole mi illumina già completamente, segno che sono giunto quasi al capolinea. Per non far mancare nulla, l’uscita sulla strada in Loc. Souto de Ra Stua è anticipata da.... indovinate un po? Esatto, un bel ponticello di ferro sospeso su di un piccolo canyon!

La discesa selvaggia sul versante opposto, nel più tipico dei sentieri montani

Al rimettere piede nella civiltà, due escursionisti mi guardano stupiti. Io, infatti, sono ancora intriso di bellezza e sensazioni uniche, col sorriso e ancora incredulo da quanto ho appena affrontato. Da quest’ultimo ponticello faccio fatica a staccarmi e il mio sguardo è costantemente rivolto ai piccoli canyon del torrente qui sotto.
“Ne voglio ancora!” mi dico, anche se so che da qui alla Malga e poi lungo la discesa non vi saranno più momenti simili. E invece no, almeno per ora.
Qualcuno deve avermi sentito. Fatti pochi metri lungo la strada, ecco che scorgo sulla sinistra come una grotta nella quale in un bel laghetto si getta un’altra cascata. Scendo un po’ fin sulla riva per vedere meglio quest’antro naturale e nascosto dove la natura da il meglio di sé. Mamma mia, qui le emozioni non mancano mai!
Seguendo la strada e superato un tornante, fiancheggio un grande rudere della Prima Guerra Mondiale per il quale (senza indicazioni di sorta) è impossibile identificare lo scopo. Forse una casermetta di guardia, forse un magazzino, boh. Possibile che, come altrove, non si sia potuto dare almeno qualche informazione al riguardo?
Pochi metri anticipano il mio arrivo sulla soglia di Malga Ra Stua, il cui parcheggio è già per metà pieno.
“Strano”, penso, “proprio in una giornata come quella odierna nella quale tra non molto si scateneranno temporali”
Eppure vedo un po’ di gente risalire il Valon Scuro oltre la struttura e sotto una massa di nubi che già si sta addensando. Chissà dove vanno!
Alla Malga, da me già visitata nelle precedenti escursioni, non mi fermo se non per qualche minuto a scattare qualche foto.
Ritornato sui miei passi, all’altezza del rudere della guerra incontrato prima trovo anche l’indicazione per la discesa “alternativa” lungo la destra orografica di questa valle. “Percorso Pedonale per Sant’Uberto-Fiames” è riportato sul cartello di legno.
L’avventura riprende quindi (evvai!) e il sentierino per i primi metri supera il piccolo Boite e la forra da lui scavata per poi immergersi in un fitto bosco di conifere. Di nuovo spariscono tutti, impegnati a scendere a piedi o con l’auto dalla strada primaria. 
Dopo un inizio alquanto suggestivo, l’ambiente si fa davvero selvaggio nel quale però la traccia è sempre larga e ben marcata. Il terreno è ora davvero sconnesso e cosparso di legname vario, in parte tagliato dai tronchi caduti per consentire almeno un passaggio. In questo punto mi trovo molto più in alto rispetto al torrente, praticamente in un nulla caratterizzato da una natura alquanto rigogliosa. In un punto ai lati del sentiero mi imbatto pure in un fiore giallo stranissimo, alto al punto da arrivarmi quasi fino alla spalla: l’aconito giallo (Aconitum lycoctonum L., 1753), velenosissimo.
Ad un certo punto inizio a scendere per qualche rampa e tornante per un pendio nel quale il sottobosco non è affatto messo benissimo. Sembra che qui sia passato un tornado. Tutto è sconvolto e perfino la vegetazione infestante ha trovato il suo spazio.
Quando smetto di perdere quota il bosco improvvisamente scompare: così, di colpo. Mi ritrovo a camminare su di un ponte di legno che attraversa un canalone di terra ora asciutto ma che scommetto sia pronto a riempirsi d’acqua con forti piogge. Più che un canalone, questa è un’autentica frana e lo si vede dai mughi ancora aggrappati in tutti i modi possibili alla terra fissa.
Oltre il ponte, un caratteristico tratto scalettato tra mughi e rododendri (Rhododendron L., 1753) in fiore mi riconduce a Ru de Ra Lainores, dove stamani ho svoltato a destra verso la prima cascata del Boite. Qui incontro una coppia con un figlio piccolo trasportato nell’apposito zaino porta bimbi e il padre di uno dei due. Mi fermano chiedendomi se manca molto alla Malga e se questa sia la direzione giusta. Rispondo affermativamente ma consigliando loro di fare il percorso in senso antiorario o quantomeno di scendere dal versante opposto per vedere le forre del Boite.
Quando mi dicono di volersi fermare alla malga per il pranzo aggiungo di tenere d’occhio il meteo: in questo tipo di percorsi trovarsi sotto forti temporali non è mai troppo indicato...
Salutato il gruppetto procedo lungo la mia via, fino a tornare a Ponte de Antruiles. Nel frattempo gli ultimi raggi di sole illuminano alla mia destra il Col Becchei e la Croda d’Antruiles. Come gli ultimi raggi di sole? Ma se sono le 11:00 del mattino! Sì, ma nuvoloni bianchi e neri si sono già ammassati sopra tali cime e presto mi sa che apriranno i loro rubinetti. In ogni caso, al momento ne esce ancora una foto poetica!

A Cason d’Antruiles, nel silenzio di una radura sperduta - Il burrone sul Boite, tra piante primordiali

Nella suddetta deviazione svolto a destra, superando un largo ponte e procedendo lungo una mulattiera in lieve salita. Dopo un secondo ponte e altri pochi metri, giungo inaspettatamente in un’ampia e lussureggiante radura nella quale, accanto a un crocifisso e un tavolo da picnic è collocato il Cason d’Antruiles, una baita privata ora chiusa. Accanto ad essa scorgo una fontanella dalla quale però non sgorga nemmeno una goccia d’acqua. Strano!
In compenso ho una vista magnifica lungo questi prati e verso la vicinissima Croda dei Ciadis.
Alla baita sono presenti ulteriori indicazioni ma l’unico modo possibile per tornare a valle è quello di insistere dritto lungo l’ampia carrareccia.
L’ennesimo ponte lo incontro prima di giungere in Loc. Pian de Ra Sarèles. Qui la strada si rimpicciolisce e, di nuovo per il bosco, si trasforma in bel sentiero che per qualche minuto si fa un po’ ripido. La via rimonta infatti un piccolo montucolo per poi proseguire lungo il ciglio di un burrone, la cui esposizione verso il vuoto è sempre protetta da staccionate di legno. Il tutto si fa nuovamente interessante e la vista si apre a nuovi scenari in questo tratto più montano.
In un punto particolare colpito dal sole sembra di addentrarsi ancora di più in questo regno magico. Tutto cambia, infatti: sentiero, vegetazione, panorama... Una lingua di terra si snoda tra un’erbetta molto rigogliosa e davvero buffa. Non è una semplice erbetta ma un’accozzaglia di specie diverse tra cui predominano i rododendri, i mirtilli neri (Vaccinium myrtillus L., 1753) e il Licopodio annotino (Lycopodium L.), una delle piante più antiche del mondo (!). 
“Stavolta dove sono finito? Camminare in mezzo a questa specie di mughetti è davvero assurdo!”
Uno, due tornanti e una piccola rampetta e sono al secondo belvedere sul canyon del Boite dove, ancora una volta, il vuoto è impressionante. Un geologo poi andrebbe in visibilio nell’osservare tutte le rocce sedimentarie stratificate sul versante opposto di questo canyon. Io, con un secondo brivido della giornata, mi limito a guardare oltre il ciglio in basso...
Ancora in pista proseguo sempre nel bosco. Essendo tornato nuovamente in ombra il tratto magico scompare di colpo e la via, ancora lunga, diventa un po’ ripida. Oltrepassato un tronco marcio nel quale è stata ricavata una curiosa panchina, transito su un piccolo ponticello realizzato con piccole assi che attraversa un risibile rigagnolo. Non lo posso chiamare un vero e proprio “traballant bridge” come quello incontrato anni fa in Val Monzoni ma poco ci manca.
Il cammino termina più in basso quando bruscamente mi ritrovo su di un’altra mulattiera presso il ponte di Pian de Loa da dove insisto sulla sinistra per tornare al parcheggio.
Purtroppo qui è anche la porta di uscita da questo viaggio surreale: la magia è appena finita, sigh!
Una deviazione non indicata oltre il ponte mi porta a stare sulla sinistra per risalire fino a Sant’Uberto, che ora trovo con molte più auto rispetto a stamane.
Sì, purtroppo il viaggio nell’onirico è finito ma c’è da dire che, senza nemmeno chissà quale sforzo, ho appena attraversato un mondo unico e incredibile. L’esperienza è stata qualcosa di unico e sensazionale. E il bello è che la massa ignora questo itinerario forse non conoscendone nemmeno l’esistenza, diretta com’è verso i piani alti nel più breve tempo possibile.
Beh, spero con le mie parole di essere riuscito a descrivervi ciò che si prova a vivere certi luoghi e ambienti e, soprattutto, a farvi vivere una montagna diversa, meno frequentata, più abbordabile ma di certo non meno bella di quella che si trova lassù, tra cime e rifugi.
Un giro breve e affrontabile da tutti in mezza giornata. A mio avviso una tappa imperdibile per chi ama davvero l’ambiente alpino. 
Tutto finito quindi? Nemmeno per sogno! 
Restate sintonizzati perchè il secondo capitolo... è alle porte (e sarà davvero all’ennesima potenza!)

Testi e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria

Da sx, le Tofane di Dentro e di Mezzo, il Taè e il Taburlo in un panorama spettacolare
Il Col Becchei, di color arancio, minacciato da cupi nuvoloni
In uno dei punti più fatati e magici del percorso