LAGO CALOSSO, LAGO ACQUE SPARSE, LAGO SPALMO DI VERVA

Una bellissima escursione alla scoperta della Valgrosina e dei suoi meravigliosi laghi. Il percorso è davvero elementare (e un po’ monotono) fino al Passo di Verva e si svolge lungo un’ampia poderale-ciclovia sterrata. I sentieri che dai pressi del Passo conducono ai vari laghi hanno una difficoltà escursionistica base; è richiesto solo un pochino di orientamento nel tratto compreso tra il Passo di Verva e il Lago Spalmo di Verva, ove la traccia in alcuni punti scompare un po’, anche se la direzione da seguire è sempre ovvia. La visita a tutti i laghetti è comunque riservata alle persone mediamente allenate, in grado di “macinare” i 1000 mt. di dislivello richiesti.
La traccia del percorso Scarica
Il tragitto dell'escursione

SCHEDA TECNICA

Località e quota di partenza: Parcheggio Rifugio Eita (1698 mt.)

Località e quota di arrivo: Lago Acque Sparse (2010 mt.), Passo di Verva (2301 mt.), Lago Spalmo di Verva (2600 mt.), Lago Calosso o Turchino (2303 mt.)

Punto più elevato: Lago Spalmo di Verva (2600 mt.)

Dislivello positivo: 1028 mt.

Lunghezza del percorso: 16,3 km.

Coordinate punto di partenza: 46°22’28”N 10°14’58”E

Posizione: tutti i laghi descritti si trovano in alta Valgrosina, nella zona compresa tra il Sasso Calosso, il Passo di Verva e la conca del Sasso Maurigno e Maurignino.

Difficoltà: E (Scala delle difficoltà)

Presenza di tratti esposti: no.

Tempo di percorrenza totale: 6h 20’ (Tempi di percorrenza)

Tipo di escursione: andata e ritorno con un piccolo anello intermedio.

Tipo di terreno incontrato: sterrato-terra-erba-roccette-rocce-acqua. (La camminata e il sentiero)

Possibilità di ristoro: al Rifugio Eita nei periodi di apertura (verificare).

Segnavia: bianco-rosso. (La segnaletica italiana)

N° del sentiero: 201, Ciclovia dell’Energia-Percorso Verde

Acqua lungo il percorso: al Rifugio Eita quando aperto o alla fontanella nei pressi. Nessuna lungo la via.

Stato del percorso: ciclovia e sentiero per il Lago Calosso ben indicati e in ottime condizioni. L’esile traccia che porta al Lago Spalmo di Verva scompare in alcuni punti e ci si aiuta con qualche ometto.

Periodo: dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno.

Panorama: meraviglioso sia verso la Valgrosina (dove appaiono le Cime di Redasco, il Sasso e il Monte Maurigno) che la Val Verva (col Pizzo di Selva e, in lontananza, i monti che lambiscono a nord la Val Viola come il Monte Forcellina, il Monte Sattaron e la Motta Grande).

Attrezzatura particolare richiesta: nessuna.

Discesa: il rientro avviene seguendo la ciclovia per il Passo di Verva percorsa all’andata.

Tappe del percorso: Parcheggio Rifugio Eita - Bivio per Rifugio Falck- Lago Acque Sparse - Passo di Verva - Laghetto - Lago Spalmo di Verva - Passo di Verva - Lago Calosso (o Turchino) - Lago Acque Sparse - Bivio per Rifugio Falck - Parcheggio Rifugio Eita

 

L'ITINERARIO IN BREVE

Dal parcheggio presso il Rifugio Eita (1698 mt.) si imbocca verso nord la grande poderale-ciclovia che conduce al Passo di Verva, ignorando sulla destra la via che si abbassa nel fondovalle della Valgrosina. Camminando sempre comodamente e in leggera salita, si oltrepassa dapprima la deviazione sulla destra per il Rifugio Falck (visibile) per arrivare poco dopo sulla sponda del Lago Acque Sparse (2010 mt., 1h 05’). Dal lago si procede sempre dritto, in salita; la strada si dirige verso la testata della Valgrosina, lasciando sulla sinistra la deviazione per il Lago Calosso o Turchino, che prenderà al ritorno (nulla vieta, comunque, di salirvi subito). Proseguendo, una volta oltrepassate le poche baite in Loc. Le Crote e dopo una serie di curve, si giunge infine al Passo di Verva (2301 mt., 2h 15’). Nei pressi, una pista sulla destra prosegue per prati fino a lambire un bellissimo specchio d’acqua per poi salire per prati e rocce in direzione est. Il sentiero è perlopiù segnato ma non è raro perdere la traccia, nel qual caso viene in aiuto qualche ometto di pietra da seguire. Svalicato un promontorio roccioso, si arriva a costeggiare il Torrente Val Verva, che va seguito per un tratto. Dopodichè la via prende a tagliare per altre facili roccette e, successivamente, a seguire ancora per un po’ il suddetto corso d’acqua, fino a giungere al Lago Spalmo di Verva o Lago del Valun (2600 mt., 3h 25’). Il ritorno al Passo di Verva avviene o seguendo a ritroso la via di salita o costeggiando sempre il Torrente Val Verva; in quest’ultimo caso la pendenza è un po’ minore. Nuovamente al Passo di Val Verva (4h 10’), si ritorna verso Eita per la ciclovia percorsa all’andata. Alla deviazione per il Lago Calosso o Turchino (2303 mt.) si svolta a destra, arrivando sulle sue sponde in circa 45’ (tempo totale, 4h 55’). Dopo magari aver compiuto il periplo del lago, breve e facile, non resta che fare ritorno verso il Rifugio Eita, ripassando per il Lago Acque Sparse (6h 20’).

 

CAMMINANDO IN VALGROSINA DI LAGO IN LAGO - (DEL 25/07/2020)

Una ciclovia un po’ monotona circondata da meraviglie - Il Lago Acque Sparse

Dal balcone del mio alloggio la vedo chiaramente, anzi ci sono proprio sopra. È la strada, o meglio l’incrocio, che dal paese di Grosio, dopo una curva a gomito sale alla frazione di Ravoledo e si inoltra in Valgrosina, superando le poche case con la bella chiesetta di San Giacomo. Questa valle si trova sul versante retico del territorio comunale di Grosio e si divide in due rami: ad oriente la Val d’Eita e ad occidente la Val di Sacco o Val De Dosa. 
Ho scelto apposta questo paesino tranquillo che si trova a pochi chilometri dalla più famosa Tirano, per scoprire una delle più belle valli della Valtellina, famosa per i suoi santuari, i suoi laghi e per la pastorizia che si svolge durante il periodo estivo. 
Il primissimo approccio con questa valle è un po’ imbarazzante. Mi metto alla guida con un bel sole e procedo per questi paesini su una strada abbastanza stretta e piena di tornanti fino a raggiungere la frazione di Fusino dove la valle si divide e occorre pagare un pedaggio per proseguire, e questo in entrambe le direzioni. Accosto in un enorme spiazzo che sembra il cortile di un’abitazione privata posta a pochi metri di distanza e infilo le monete nella macchinetta automatica. 
“Se non altro”, penso, “in caso di bisogno almeno qui c’è una casa abitata a cui suonare per cambiare la moneta in caso di estremo bisogno”.
È anche vero che questa cosa non può stare in piedi. Se tutti si trovassero in questa situazione non ci sarebbe più pace per gli abitanti di quella casa! 
Tuttavia la cosa è proprio bella: in un luogo isolato e distante ormai qualche chilometro dalla civiltà, nel nulla assoluto se non per la presenza del suddetto edificio, una macchinetta automatica richiede di “essere alimentata” con monetine giuste, in quanto non è previsto alcun resto! Se uno non è preventivamente informato o non dispone di contanti metallici... è fregato! Mah...
La mia meta odierna mi porta dritto in Val d’Eita dove, su di un ampio e verde pianoro erboso, sorge il Rifugio Eita, punto di partenza per i laghi di cui il titolo. Non mi dilungo qui circa la strada da percorrere con l’auto fino a raggiungere questa struttura; se volete leggere qualcosa in più al riguardo, fate riferimento all’escursione in cui si parla dell’ascesa al Bivacco Capanna Dosdè.
Posso accennare qualcosa riguardante il paesaggio, invece, davvero meraviglioso: alpeggi, pascoli, baite e ogni  tanto qualche chiesetta. Insomma, un luogo fatato immerso nel verde. Dopo aver invocato tutti i santi affinché nessuna auto fosse scesa in direzione contraria da quella strada e dopo aver percorso ben 14 km (!), persi altrettanti chili e aver rimpianto di non aver partecipato alla Parigi-Dakar, raggiungo finalmente il bellissimo Rifugio Eita. 
Eita è una località in una stupenda conca glaciale dove si trova l’omonimo rifugio e la chiesetta dedicata alla Madonna Immacolata di Lourdes con il suo caratteristico campanile staccato. Dal grande spiazzo dove parcheggio l’auto posso già vedere un bel panorama verso la Valtellina e verso le cime del Sasso Maurigno e del Pizzo Coppetto, con la cascata della Pirla che scende in mezzo ai boschi sotto quest’ultimo. 
Molta gente è già arrivata e molti stanno arrivando. La maggior parte però si ferma qui al rifugio o nell’ampia area verde dotata di scivoli e altalene dove i più piccoli possono giocare. 
Ultimati gli ultimi preparativi, mi porto nei pressi di una palina segnaletica nella quale vengono indicati numerosissimi percorsi un po’ in tutte le direzioni. Credo vengano indicati un po’ tutti i luoghi del nostro pianeta, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ciò che interessa a me oggi, però, è prendere in direzione del Passo di Verva.
Il mio cammino inizia su di una larga carrozzabile che sale molto gradatamente nella suddetta direzione. Questo tratto fino al passo è piuttosto noioso e monotono a dispetto di un paesaggio molto vario e interessante. La strada, infatti, è tutta uguale ed inoltre non può definirsi esattamente come un classico sentiero di montagna. Nelle giornate più affollate, da qui salgono, oltre a ciclisti, anche moto e jeep che scendono poi direttamente in Val Viola. Non il massimo della tranquillità e della viabilità! 
Dopo qualche chilometro arrivo alla deviazione per il rifugio Falck, ora chiuso e apparentemente deserto. Lo vedo distintamente dalla mia posizione e decido di non scendere per la breve traccia che mi condurrebbe sotto di esso, una struttura minuta e caratteristica, immersa in un bel bosco di larici e mughi che funge da bivacco d’emergenza previo ritiro delle chiavi a Grosio. 
Ora che ci penso, non ho mai capito perché in alcune località vengono lasciati chiusi i bivacchi e occorre preventivamente fare richiesta per avere le chiavi. A mio avviso viene meno la loro funzione di ricovero d’emergenza. Mi fermo invece poco più avanti per ammirare le limpide acque di un bel colore verde intenso del laghetto di Acque Sparse che trovo alla mia destra. Un’oasi magnifica presa però un po’ d’assalto dalle famiglie che nelle belle giornate organizzano picnic lungo le sue rive. Al centro vi è una piccolissima isoletta, un po’ buffa, sulla quale sono cresciuti un larice e qualche abete. 

Al Passo di Verva, lungo la Linea Cadorna

Proseguo il cammino passando sotto le pendici del Sasso Maurigno e del Sasso Calosso dove una bellissima cascata scende dalle sue pendici, portandomi via via verso i 2300 mt. di quota del Passo di Verva. Poco più avanti incrocio sulla sinistra proprio il sentiero che si stacca dalla carrozzabile per salire al lago Calosso. Se non farò tardi, lo andrò a visitare sulla via del ritorno. 
Oltrepasso una zona di pascolo cintata accanto alla strada dove qualche mucca “ribelle” decide di scavalcare il filo elettrico per avventurarsi fuori e accogliermi con sonori muggiti al mio passaggio. Qualche tornante ancora e finalmente arrivo al Passo di Verva, indicato da un cippo in ricordo dei soldati caduti della Grande Guerra e da una palina segnaletica.

Seppur in zona più arretrata e defilata dal confine italo-austriaco, anche questo territorio (come anche la vicina Val Viola) è stato segnato dagli eventi bellici avutisi durante la Prima Guerra Mondiale. Queste valli e queste cime, a ridosso del confine, rappresentavano un punto strategico per la difesa italiana. Il Generale Luigi Cadorna, già dall’inizio del 1915, fece costruire un potente sistema difensivo che prese il nome di Linea Cadorna e aveva lo scopo di impedire un’eventuale invasione austro-ungarica e tedesca proveniente dal vicino confine svizzero. La Svizzera, infatti, si mantenne sempre fuori dalle ostilità ma entrambe le parti temevano sempre un suo cedimento o comunque qualche accordo dietro le quinte che l’avrebbe portata a cedere a favore di uno o dell’altro schieramento.
Al Passo di Verva si possono ancora vedere alcune trincee di questa linea di difesa. Va ricordato che nessun combattimento ebbe mai luogo qui.
Si accennava all’inizio alla carrozzabile che da Eita arriva al Passo di Verva. Ebbene, in origine era una strada militare e serviva a trasportare in quota artiglierie e materiali vari, sia dal lato della Valgrosina che da quello della Val Viola.
L’alluvione del 1987 ha distrutto parte di questa carrozzabile, in seguito ripristinata.

Fuori dalle rotte principali- Il Lago Spalmo di Verva

Dal Passo di Verva la strada prosegue scendendo in Val Verva per poi sfociare nella bellissima Val Viola ma io mi fermo qui e decido di puntare ad un bel laghetto che sulle carte (ma non sulla palina segnaletica qui presente) è indicato come Lago Spalmo di Verva (o Lago del Valun o Lago di Quota) e che dovrebbe trovarsi in una conca a nord ai piedi del Sasso Maurigno e della famosa Cima Piazzi. 
Una specie di traccia parte poco più avanti sulla destra e risale i pendii erbosi quasi fino alle rocce della Piazzi. Io metto piede subito nell’erba e proseguo in obliquo senza via obbligata fino a ritrovarmi nel mezzo di una trincea di guerra non molto ben conservata. Nei pressi, faccio sosta anche ad un piccolissimo laghetto senza nome sulle cui sponde crescono numerosissimi eriofori (Eriophorum, L.) che formano poco più in giù come una lunga lingua di neve che lambisce il rigagnolo d’acqua che da qui vi fuoriesce. Mamma mia, che spettacolo incredibile!
Nel mentre una marmotta si affaccia dalla sua tana per vedere l’inatteso ospite. È veramente un bellissimo spettacolo, un quadretto da incorniciare. 
Finalmente libero, fuori dalla carrozzabile torno ad assaporare la vera montagna. Per prati e rocce seguo una mia traccia immaginaria leggendo un po’ la montagna e attraversandola in senso longitudinale dove questa si fa meno ripida. Arrivo ad una gola scavata da un torrente cercando il punto migliore per guadarlo. Questa operazione, molto semplice anche se fuori dal sentiero ufficiale, mi porta a risalire ancora per un buon tratto su prati fino a ricongiungermi coi bolli bianco-rossi della traccia che porta verso la Cima Piazzi. Li seguo fino ad una fascia di rocce che aggiro agevolmente arrivando sotto le pendici del Sasso Maurigno, caratterizzato ancora da qualche nevaio qua e là. Mi trovo ora su di un bel pianoro dove, per erba e grossi massi, raggiungo la sponda di questo meraviglioso laghetto a 2600 mt. di quota. 
Le sue acque sono limpidissime e di un azzurro molto intenso. Un vero angolo di paradiso. Scatto numerose foto in questo luogo un po’ da tutte le parti, dal lago fino alle cime soprastanti e fino a quelle che fanno da contorno alla Val Viola. Ne approfitto anche per reintegrare le energie seduto su un grosso masso coi piedi quasi nell’acqua. Bastano però pochi minuti per far cambiare il tempo che da soleggiato diventa nuvoloso con un vento che inizia a farsi sentire. Accidenti, quando uno inizia a stare in pace e a godersi un angolo così caratteristico e silenzioso, ecco che sopraggiunge il solito ventaccio che spazza tutto e tutti e invita ad alzare le chiappe!

Verso il Lago Calosso o Turchino - Muggiti, belati e una ferrea disciplina nei ranghi

Lascio questo luogo con rammarico e inizio la discesa seguendo stavolta lo stretto sentiero segnato che mi riconduce al Passo di Verva, solamente con un percorso un po’ più largo e meno sconnesso.
Tuttavia, non è affatto tardi e, se il tempo regge, riuscirò anche ad andare a visitare un altro bellissimo specchio d’acqua, il lago Calosso (o Turchino) di cui ho incontrato la deviazione dalla strada per il Passo Verva quando sono salito. 
Al Passo non c’è più nessuno, nemmeno i ciclisti incontrati questa mattina. Solo una persona, l’unica, mi chiede informazioni sul percorso e sul tempo di salita per il lago da cui sono appena sceso; sua intenzione è, infatti , condurre la moglie che non sembra invece minimamente interessata a scarpinare ancora, soprattutto fuori traccia.  Ne nasce un curioso siparietto che sembra andare per le lunghe ma io mica posso stare e vedere come va a finire!
Riprendo il cammino di discesa e incontro nuovamente le mucche ribelli che mi attendono in strada. Evidentemente qualcun’altra si è fatta condizionare dalle compagne o dall’erba fuori dalla recinzione (che, si sa, è sempre più verde) e ora il gruppo è abbastanza numeroso. Non faccio in tempo a fare lo slalom tra queste e a salutarle che dopo pochi passi vengo attratto da un belare interminabile.
“E che è tutto questo trambusto?”. 
Mi guardo un po’ intorno e scopro subito la fonte sonora. Proviene dalle pendici dei monti alla mia destra dove, disposte lungo due file interminabili, una moltitudine di pecore sta attraversando una grande pietraia e in procinto di giungere al Passo di Verva. Non vedo né pastori né cani al seguito e le pecore, da sole, seguendo uno schema logico, attraversano canaloni rocciosi e pendii erbosi con tanta disciplina e ordine che nemmeno i militari.
È talmente uno spettacolo osservarle nel loro incedere che decido di aspettare la fine della loro “tappa”. Gli animali sono davvero incredibili, hanno un istinto che l’uomo si può solo sognare.
Chissà, magari sono impegnate nella GTA (Grande Traversata delle Alpi)! Ma quante sono! 
Giunto all’imbocco della deviazione per il lago Calosso inizio a salire sul bel sentiero. Il percorso è breve, circa una mezz’oretta, ma la pendenza risulta molto sostenuta. Se non altro, qui il vento è praticamente assente.
Passo accanto ad una bella cascata che scende dal lago e in breve ne raggiungo la riva. Anche questo è un luogo magico, una piccola conca sotto il Sasso Calosso dove l’acqua azzurra fa da contrasto al verde e alle pietre tutto intorno. Per fotografarlo meglio ne percorro il periplo, salendo poi un piccolo panettone tra grossi massi e mughi, e aiutandomi con le mani. Da quassù è un vero spettacolo. Inoltre, una visuale migliore su parte del percorso svolto alla mattina sotto i monti Maurigno e la Cima Piazzi mi consente di scattare qualche foto ad ampio raggio. 
Anche qui non c’è anima viva ma probabilmente perché è sceso un po’ di fresco e il sole ha abbandonato da qualche ora queste valli. Prima di rischiare di inzupparmi anch’io, lascio questo piccolo Eden, un’altra volta a malincuore! 
Tornato coi piedi sulla carrozzabile affronto nuovamente, fino ad Eita, il tratto meno interessante, fatto salvo il laghetto di Acque Sparse lungo le rive del quale magicamente spuntano ora famiglie con bambini al seguito. L’avevo detto!
Ad Eita la situazione non è certo migliore e la località è presa d’assalto dal turismo. Evidentemente, tutta una generazione di piloti e rallisti cresce!
Recupero l’auto in una bolgia colossale e mi preparo mentalmente per l’impegnativa discesa in auto che mi attende. Chiudendo un occhio sulle difficoltà della strada per salire col proprio mezzo e sull’affollamento nei dintorni del rifugio consiglio veramente a tutti di andare a visitare la meravigliosa Valgrosina che dà il meglio di sé nelle sue parti più isolate, selvagge ed aspre. Basta uscire un po’ dalle rotte più battute per trovarsi a contatto con la vera montagna, in scenari che definire idilliaci è ancora poco!

Testi e foto di: Daniele Repossi

Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria

Lo spettacolo degli Eriofori
Mucche beate si godono il riposo pomeridiano
Ecco perchè il Lago Calosso è detto anche Lago Turchino