BIVACCHI D. STRAMBINI E PIAN DEL LAGO, LAGHI SAPELLACCIO E PIANSORTIVO

Camminata facile e molto remunerativa dal punto di vista paesaggistico su sentieri ottimamente tenuti e ben segnalati. In alta Val Grosina si percorrono le valli di Sacco, Sapellaccio e Piansortivo sotto il Corno di Lago Negro, le cime di Ruggiolo, Lena, Terzana, e i pizzi del Teo e Matto. Escursione alla portata di tutti, non eccessivamente lunga, con poco dislivello che tocca due bivacchi e tre laghi compiendo un bellissimo anello. Può capitare qualche piccolo impaccio ad oltrepassare il rio immediatamente oltre la Casera di Sacco presso la quale si è costretti a scendere lungo la riva del Torrente Roasco Occidentale per cercare un guado più facile.
La traccia del percorso Scarica
Il tragitto dell'escursione

SCHEDA TECNICA

Località e quota di partenza: Rifugio Malghera (1964 mt.)

Località e quota di arrivo: Bivacco D. Strambini (2530 mt.), Lago Sapellaccio (2579 mt.), Lago Piansortivo (2361 mt.), Bivacco Pian del Lago (2320 mt.)

Punto più elevato: Lago Sapellaccio (2579 mt.)

Dislivello positivo: 693 mt.

Lunghezza del percorso: 14,6 km.

Coordinate punto di partenza: 46°20’38”N 10°08’21”E

Posizione: il Bivacco Duilio Strambini si trova nella Valle del Sapellaccio, su un costone roccioso sotto la Cima di Ruggiolo, nei pressi del lago Sapellaccio. Il Bivacco Pian del Lago è ubicato nella Valle del Piansortivo, poco oltre il Lago Piansortivo e al di sotto del Pian del Lago dove si trova anche il medesimo specchio d’acqua.

Difficoltà: E (Scala delle difficoltà)

Presenza di tratti esposti: no.

Tempo di percorrenza totale: 5h (Tempi di percorrenza)

Tipo di escursione: anello.

Tipo di terreno incontrato: sterrato-terra-erba-acqua-roccette-rocce. (La camminata e il sentiero)

Possibilità di ristoro: al Rifugio Malghera nei periodi di apertura (verificare).

Segnavia: bianco-rosso. (La segnaletica italiana)

N° del sentiero: 201-SI, 255, 255A

Acqua lungo il percorso: nessuna. Al Rifugio Malghera quando aperto.

Stato del percorso: sentiero ben indicato e tracciato.

Periodo: dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno.

Panorama: bellissimo sulla Val di Sacco e i monti che la chiudono, con la Punta del Teo, la Scima da Saoseo, il Pizzo Ricolda, il Dosso Sabbione, il Pizzo Matto e il Sasso Farinaccio.

Attrezzatura particolare richiesta: nessuna.

Discesa: il rientro avviene passando per il Lago Piansortivo e il Bivacco Pian del Lago.

Tappe del percorso: Parcheggio Rifugio Malghera (Valgrosina Occidentale) - Casera di Sacco - Bivacco Duilio Strambini - Lago Sapellaccio - Lago Piansortivo - Bivacco Pian del Lago - Mandre Vecchie - Casera di Sacco - Parcheggio Rifugio Malghera

 

L'ITINERARIO IN BREVE

Dal parcheggio presso il Rifugio Malghera (1964 mt.) si procede lungo la larga poderale n° 201, SI in direzione nord e la Val di Sacco, oltrepassando fin da subito il Santuario della Madre delle Misericordie, fino a giungere sulla soglia di una grande malga (Casera di Sacco, 2008 mt, 10’). Qui si tralascia sulla destra la prosecuzione del suddetto sentiero per proseguire dritto, oltre la struttura, lungo la via n° 255. Oltre la malga un rio impetuoso scende dalla montagna. In caso il passaggio fosse precluso o mancasse il ponte, occorre discendere per prati lungo la riva del Torrente Roasco Occidentale e da questo punto procedere al guado che qui risulta facile, per poi rimontare il dislivello e rimettersi sulla via giusta. Si procede sempre lungo il sentiero n° 255 fino ad attraversare il Piano di Mezzo e, quindi, giungere al bivio per il Bivacco Pian del Lago cui ci si dirigerà al ritorno. Procedendo ancora dritto lungo il n° 255, ci si porta sotto una bastionata rocciosa che la via prende a salire con decisione. In cima a questa, è il Bivacco Duilio Strambini (2530 mt.,  2h 10’). Dal bivacco, pochi metri di salita ancora portano lungo la sponda del Lago Sapellaccio (2579 mt., 2h 25’). Dal lago si ritorna sui propri passi fino al primo bivio sottostante. Da questo ci si tiene sulla sinistra, imboccando il Sentiero n° 255A che a mezza costa e senza alcuna difficoltà giunge dapprima al bivio per il Lago Scalpellino e, da qui, in pochi minuti al Lago Piansortivo (2361 mt., 3h 50’). Dalla sponda di questo lago, un breve tratto di sentiero ancora porta al Bivacco Pian del Lago (2320 mt., 4h), presso l’omonimo lago. Da questo bivacco si prende a destra la pista n° 201, SI che ritorna verso il fondo della Val di Sacco. Giunti in Loc. Mandre Vecchie, si ignora ovviamente la via che risale la Val di Sacco sulla destra, per continuare a sinistra e tornare esattamente, seguendo il sentiero, alla Casera di Sacco (4h 50’) e, quindi, al punto di partenza al Rifugio Malghera (5h).

 

UNA TRANQUILLISSIMA CAMMINATA TRA LAGHI E BIVACCHI - (DEL 28/07/2020)

Guidando in Valgrosina... o lungo la Karakorum Highway?

Come si dice di solito? Non c’è due senza tre. Così eccomi qui, ancora a Grosio, pronto per una nuova avventura in Valgrosina. Dopo aver camminato fino al Passo di Verva, raggiungendo poi i laghi Calosso e di quota 2600 mt. e dopo la lunga escursione al bivacco Capanna Dosdè lungo la Val d’Avedo, non mi rimane che esplorare anche la parte occidentale della Valgrosina, nella quale si trovano la Val di Sacco (o Val de Dosa) e le più alte Valli del Sapellaccio e Piansortivo. 
Programmo per tempo anche questa gita e organizzo tutto il materiale, anche se, a dire la verità, analizzando i percorsi e studiando un po’ le carte, oggi non mi servirà nulla di particolare; salirò completamente in “modalità relax”. Anche il mio zaino che carico in auto è più leggero del solito e sono sicuro che le spalle strada facendo mi ringrazieranno. Uhm... in effetti era un po’ di tempo che non mi dedicavo a qualcosa di più soft!
Dal punto di vista del meteo la giornata promette bene, anzi meravigliosamente. Finalmente il cielo è sgombro di nubi e di un azzurro intenso, mentre il sole scalda già dal primo mattino. Dopo le mie precedenti gite caratterizzate da tempo instabile nelle quali un occhio lo tenevo costantemente puntato in alto, oggi posso godermi la giornata senza preoccupazioni. Era ora!
Salgo in macchina e affronto nuovamente la stradina che dal centro di Grosio mi fa attraversare Ravoledo e San Giacomo fino a condurmi a Fusino dove per la terza volta scendo verso l’erogatore automatico per munirmi di biglietto (anche questa valle che porta a Malghera è a pagamento infatti). Ormai questa macchinetta mi conosce e mi saluta al mio passaggio, di certo sono diventato il suo cliente numero uno. Non la trovo cambiata, così che anche questa volta vuole solo monetine contate.
Riparto a guidare lungo questa carrozzabile asfaltata e per un attimo mi illudo sia un po’ migliore di quella che sale a Eita. Una discesa iniziale e un tratto quasi in piano mi fanno infatti ben sperare. Man mano che procedo, però, tutti i miei sogni e speranze svaniscono nel nulla. 
La strada che sale fino a Malghera, tranne l’ultimo tratto, è sì praticamente in piano con solo qualche saliscendi ma dannatamente stretta e con pochi punti dove fermarsi nel caso incontrassi un’altra auto. Inoltre, è lunghissima e sembra non finire più (per l’esattezza undici chilometri da Fusino). Va beh, meno male che anche oggi mi sono munito di qualche maglietta di ricambio in più in quanto la prima sosta dovrò farla al Rifugio Malghera appena parcheggiato!
Se la variante che porta a Eita l’avevo paragonata ad una tappa della Parigi-Dakar, qui mi sembra per certi versi di guidare sulla famosa Karakorum Highway, da intendersi non solo per la difficoltà ma anche per la bellezza del paesaggio. 
Per fortuna non me la cavo male sulle strade di montagna, guido da molti anni ormai in queste zone, tuttavia cerco di scrutare molto più in là ad ogni curva o dosso per vedere se non sopraggiungono auto o, peggio, mezzi più ingombranti. Rimane il fatto che trattasi pur sempre di un lavoro questo, accidenti!
Oltrepasso varie località in cui vi sono alcune baite tipiche e alpeggi e, dopo una di queste, per la precisione Ortesedo, la strada diventa sterrata per un lungo tratto (ecco un altro dei motivi per i quali mi riferivo alla strada himalayana). Fortunatamente sono solo pochi chilometri, nel bosco e totalmente in piano. 
Improvvisamente (e inspiegabilmente) dopo Campo Pedruna dove si trovano un alpeggio e un ristoro, la strada torna ad essere asfaltata sulle rampe finali (molto ripide) che conducono all’ampio parcheggio del rifugio Malghera. Dal punto di vista ambientale e paesaggistico anche questa valle offre scorci davvero interessanti e meritevoli, peccato che in auto non ho potuto apprezzare appieno queste bellezze. L’alternativa sarebbe salire fin qui con le proprie gambe ma poi non si farebbe più l’escursione, a meno di un pernotto al rifugio che ora, per mancanza di giorni, non riesco a programmare.
Il rifugio Malghera si trova a 1964 mt. su di un ampio pianoro dove si trova anche tutto il complesso rurale, circondato da pascoli e posto direttamente sotto al Matto della Chiesa. Un ottimo punto di arrivo dove pranzare godendosi la vista sul Pizzo Sassalbo, la Forcola di Rosso, la Punta Lavinale, la Punta Croce oppure un luogo di partenza verso le valli di Sacco, Sapellaccio, Piansortivo nonché la Svizzera (per il Passo di Malghera). Ecco, nel mio caso più di partenza che di arrivo.
Alle 9 di mattina il piazzale è deserto, fatto salvo un’auto dalla quale scendono tre ragazzi che iniziano i preparativi per la loro escursione. Prendo anch’io lo zaino e mi avvicino alla segnaletica indicante tutti i percorsi che da qui partono. Accidenti, e quanti sono? Manca poco che venga indicato anche la regione del Klondike!
Come a Eita anche da questo rifugio c’è solo l’imbarazzo della scelta ma la mia meta è già decisa. Vorrei salire al bivacco Duilio Strambini percorrendo prima la Val di Sacco e poi quella del Sapellaccio, per poi tornare un po’ sui miei passi e dirigermi verso altri laghetti. Pare che dalla carta in mio possesso dovrò tornare indietro parecchio per poi risalire: vedremo.
Prima di incamminarmi scatto una bella foto ad uno sparuto gruppo di mucche che al sole si mettono in posa sul prato proprio sotto alla piccola cima del Matto della Chiesa. Ne viene fuori proprio un bel quadretto! 
Prendo la larga poderale che parte da qui e si dirige verso la Val di Sacco e, dopo pochi metri, aggiro il Santuario della Madre delle Misericordie. 
Davanti a me si spalanca un altro scenario da incorniciare in un puzzle, con questa valle solcata al centro dal torrente Roasco Occidentale e, sullo sfondo, le cime del Pizzo Ricolda, Corno di Lago Negro e Dosso Sabbione. Il cielo si mantiene terso e il sole inizia a scaldare, anche se oggi c’è un leggero venticello che fa percepire una temperatura un po’ più bassa.

Il Rifugio Malghera

Un’avventura nell’avventura - Un guado e tanti ricordini profumati

Dopo qualche metro percorso su questa sterrata totalmente pianeggiante rimango un po’ sorpreso trovandomi improvvisamente nel piazzale antistante alla Casera di Sacco, punto di vendita di formaggi tipici del luogo. Non è tanto il fatto di essere nella zona antistante all’alpeggio, recintata peraltro, quanto quello che non riesco ad uscirne, nel senso che la strada non continua da qui! Qualcosa, una sensazione, mi dice che la mia “modalità relax” dovrà ancora aspettare.
“Ma come, possibile che non riesca a proseguire?” 
Eppure, vedo chiaramente la strada che si mantiene a mezza costa e prosegue dritta lungo tutta la Val di Sacco! 
Il problema è che passata l’aia di questa casera vi è un recinto di legno e, subito alle spalle, un torrente che scende un po’ impetuoso dalle cime soprastanti. 
“Niente da fare, è tutto bloccato e da qui non passo!” 
Perfino un bel cagnolone intento a schiacciare un pisolino sotto una panca si sveglia e, probabilmente un po’ impaurito, inizia ad abbaiarmi, chiedendosi perché qualcuno si stia aggirando davanti a casa sua senza invito e lo abbia svegliato. In effetti, lo spavento l’ho avuto più io dato che non l’avevo proprio visto.
Mi allontano piano piano e, nel farlo, anche lui si calma. Meno male.
Ad ogni modo devo assolutamente mettere piede lungo il mio sentiero, oltrepassare l’ostacolo. Mi riposiziono davanti alla Casera di Sacco e inizio a studiare il da farsi, guardando il pendio, il fondovalle e la montagna in generale. La soluzione è una sola e non interessa la grande strada sulla destra che sale al Bivacco Pian del Lago.
Scendo un po’ nell’erba alla mia destra per il pendio in direzione del Torrente Roasco Occidentale finché trovo un punto nel quale il superamento del già citato (stramaledettissimo) rio è più agevole. Quella che non è agevole è la camminata lungo questi prati, frequentati da inquilini che non si premurano certo di raccogliere i loro bisognini. !Mannaggia, che inzaccheramento!”
Superato il rigagnolo rimonto di nuovo il pendio e riprendo il cammino. Finalmente sono oltre la malga, ma ce ne è voluto!
Superato questo punto il sentiero torna ad essere agevole e il paesaggio meraviglioso. Mi incuriosiscono numerosissimi muretti a secco e gruppi di sassi dislocati in vari punti sul pendio che scende verso il torrente. Forse una volta servivano a qualcosa per chi faceva pascolare le greggi in questi alpeggi. Sulla sponda opposta del torrente, invece, un’altra larga pista conduce direttamente al bivacco Pian del Lago, che vorrei raggiungere nel pomeriggio. 
Al termine della Val di Sacco il sentiero si restringe e, dopo una curva, supera il Pian di Mezzo ed entra nella bella piana della Valle del Sapellaccio. Guardando di fronte a me in lontananza riesco a scorgere un puntino rosso, è sicuramente il bivacco Strambini! Procedo quindi attraverso i prati di questo bel pianoro circondato da questi contrafforti rocciosi molto particolari e dai versanti piuttosto severi. Sulla destra ho il Pizzo Ricolda e il Corno di Lago Negro mentre sulla sinistra, a me invisibile da qui, il Pizzo del Teo. 
Tralascio sulla destra un bel ponticello di legno che mi porterebbe per pascoli e proseguo dritto fino ad arrivare ad un bivio. Un bivio? Strano, dalla cartina non ricordo bivi in questa zona. Ricontrollo ed è proprio così, qui non dovrebbe esserci nulla. E invece un bivio c’è, lo fisso notando che la segnaletica posta accanto indica un altro percorso per raggiungere in bivacco Pian del Lago. Ottimo, questa è davvero una grande notizia dato che non solo compirò in questo modo un bellissimo anello, ma non dovrò nemmeno tornare fino alla Casera di Sacco riaffrontando alcuna peripezia!

L’agevole salita al Bivacco Duilio Strambini e al Lago Sapellaccio

Riparto in vista del bivacco puntando al gradino roccioso che dovrò a breve salire a zig-zag, facendo nel frattempo lo slalom speciale tra numerose mucche sdraiate sul sentiero in pausa relax. Si sono messe esattamente nella posizione dove vengono collocate le porte dello sci.
“Ma allora lo fate apposta, eh!”
Vado su e giù fuori traccia per collinette e piccole pietraie mentre loro per nessuna ragione al mondo hanno intenzione di abbandonare i posti migliori che hanno preso in prima fila sotto i raggi del sole. Inizio quindi a salire su terra, detriti e sfasciumi con una pendenza molto maggiore fino a riprendere i tre ragazzi che avevo incontrato nel parcheggio e che erano partiti prima di me. 
Supero un piccolo scalino nella roccia e mi ritrovo in un piccolo avvallamento, in una posizione bellissima e super panoramica verso la valle che ho appena percorso, con queste creste rocciose che si stampano nel cielo così azzurro. Seguo il sentiero in quest’ultima parte fra prati e roccia fino ad arrivare sulla soglia del bivacco Duilio Strambini, a 2530 mt., dove vi è anche un ometto di pietra a contrassegnare il luogo. 
Oltre a scattare numerose foto a questi panorami meravigliosi (da qui ho una splendida vista sulle valli Sapellaccio e Piansortivo, sul Dosso Sabbione, Pizzo Matto e finalmente anche sul Pizzo del Teo) ne approfitto per aprire la porta del bivacco e vedere all’interno com’è organizzato. Sono sempre stato attratto in modo impressionante da tutti i rifugi e bivacchi, specialmente quelli in alta montagna. Piccole casette o a volte capanne, per non parlare di strutture ancora più minute in lamiera fatte a botte, bivacchi appunto (anche se oggi sono sempre più grandi, moderni e confortevoli e abbandonano queste forme particolari) che sembrano spuntare dal terreno o dalla roccia e che ispirano sicurezza. 
Questo bivacco appartiene alla vecchia guardia, piccolo, in lamiera e dalla volta a botte. All’interno vi sono nove brandine con materassi, cuscini e coperte, un tavolo al centro e tutto l’occorrente per scaldare qualcosa di caldo da mangiare. La struttura sembra molto pulita e ordinata. 
Richiudo con cura la porta in ferro e, visto che non è nemmeno mezzogiorno, decido di andare a vedere il laghetto del Sapellaccio posto poco più sopra. Mi occorre solo un quarto d’ora per raggiungerlo e per portarmi sulle sue sponde. Questo laghetto è piuttosto piccolo ma caratterizzato da sfumature di colore uniche che vanno dal verde al blu. Nelle sue acque purtroppo si rispecchia solo la pietraia che scende dalla Scima da Saoseo, in quanto posto direttamente sotto la ripida parete di questa. Fosse stato più staccato, ecco che tutta questa montagna vi si sarebbe riflessa. 
Mi concedo una piccola sosta qui e ne approfitto per mangiare qualcosa; nel mentre i tre ragazzi mi raggiungono per poi proseguire il loro giro verso il vicino Passo di Sacco oltre il quale scenderanno in Svizzera. Non li seguo per oggi, il mio programma mi porta altrove. Ho un anello che voglio chiudere e altri laghi da scoprire, senza dimenticare un altro bel bivacco, il Pian del Lago che mi incuriosisce non poco. 

A mezza costa verso Pian del Lago con panorami stupendi

Lascio quindi questa splendida conca col lago Sapellaccio e scendo nuovamente dallo stesso sentiero fino al bivio che ho incrociato all’andata, nel luogo dove le mucche stavano riposando. Eccole, sono ancora tutte lì sdraiate, non più sul sentiero ma lungo il torrente. Probabilmente cercano un po’ di refrigerio dopo essersi abbrustolite per bene al sole. Le saluto facendo loro ancora qualche bella foto prima di imboccare questo misterioso sentiero non segnato sulla mia cartina; un bel percorso che sale leggermente sui pendii del Corno di Lago Negro e del Pizzo Ricolda e si porta con pendenza omogenea verso la Valle del Piansortivo. 
A circa metà sentiero raggiungo un punto molto panoramico verso la Val di Sacco, percorsa alla mattina, e sulle cime poste in lontananza che circondano il Rifugio Malghera. Sono Punta Lavinale, Punta Croce, Pizzo Sassiglione e Sasso dell’Uomo. Da qui riesco perfino a vedere lo stesso Rifugio Malghera sotto la mole imponente del Sasso Farinaccio che si innalza ripido alla sua sinistra. Sotto questa cuspide intravedo già il minuscolo (almeno dalla mia posizione) Bivacco Pian del Lago che sorge in una bella conca erbosa ai piedi di enormi pietraie. 
Il sentiero mi fa compiere un’ampia svolta verso sinistra molto piacevole e, con gli occhi all’insù, passo ai piedi del Dosso Sabbione e del Pizzo Matto. Tutte cime severe e impervie dove apparentemente non riesco a intravedere da qui una via d’accesso. Una deviazione senza traccia indica alla mia sinistra il Lago Scalpellino che per oggi ignoro, ripromettendomi di visitare in futuro. Dovrei infatti risalire ancora una lunga pietraia un po’ faticosa e portarmi fuori rotta. 
Proseguo invece dritto trovandomi di colpo a pochi metri dalle verdi acque del Lago di Piansortivo che raggiungo con una piccola deviazione. Un minuscolo specchio d’acqua posto a 2361 mt. direttamente sotto le pendici pietrose del Pizzo Matto. Bellissimi i colori e la trasparenza dell’acqua, mi trattengo volentieri qui un po’ di tempo per lasciare volare l’immaginazione sopra queste acque così limpide e pure. 
Lasciato questo lago, perdendo solo per pochi metri di dislivello, supero un grande acquitrino su una comoda passerella di legno che mi porta direttamente al Bivacco Pian del Lago. Mi trovo davanti non la solita struttura a botte questa volta, ma una capanna di legno e pietra nemmeno troppo piccola che viene principalmente utilizzata d’estate dai pastori. Non avendo la forma del classico bivacco d’alta montagna, la sua utilità è diversa. Oltre che dalle genti del posto che fanno pascolare le loro greggi, il bivacco, collocato in questo punto pianeggiante (il Pian del Lago appunto) e vicino all’omonimo lago, viene molto frequentato da escursionisti e famiglie con bambini. Il sentiero che sale direttamente da Malghera, infatti, è molto facile e alla portata di tutti, anche se un po’ faticoso nei punti più ripidi.

Il lento e dolce ritorno al Rifugio Malghera

La capanna dispone di tutto l’occorrente che normalmente si trova in queste strutture ma ha solo quattro letti (pur essendo abbastanza grande) e il tutto all’interno è più caotico e disordinato come constato quando ne apro la porta. Tornato all’aria aperta mi porto in riva al vicino lago e ancora una volta rimango stupito dalla bellezza e dai colori di queste acque. Ho visto tantissimi laghetti sparsi quasi su tutto l’arco alpino ma ogni volta riesco sempre a rimanere incantato dalla loro meraviglia e purezza. Piccoli luoghi ancora incontaminati che a queste quote strenuamente combattono e cercano di resistere a tutto il male che causa loro l’uomo. 
Anche il panorama, lo sottolineo ogni volta, è di tutto rispetto anche da questa posizione. Rispetto a quando mi trovavo allo Strambini, da qui vedo tutta la catena di montagne che lo circondano e quelle che scendono verso la Val di Sacco, tra le quali risalta la Vetta Sperella. 
E’ proprio una giornata di sole pieno e nessuna cima è velata da nubi. Colgo ogni sfumatura, ogni colore e studio con lo sguardo ogni valico all’orizzonte in previsione di nuove escursioni. Insomma, la mente è già proiettata nel futuro. 
Purtroppo, lentamente ma inesorabilmente anche questa giornata sta volgendo al termine e a me non resta che incamminarmi a malincuore verso Malghera. Prendo dunque sulla destra il sentiero che scende con qualche ripida svolta per il pendio sotto il bivacco e che mi porta su di un lungo tratto in piano opposto a quello percorso la mattina in salita, in Loc. Mandre Vecchie. 
Raggiungo quindi dal basso questa volta la Casera di Sacco e, senza più transitare da essa, percorro gli ultimi metri fino al parcheggio di Malghera. Arrivo sempre col sole che ormai inizia a tramontare ma con un vento pazzesco e, dopo essermi cambiato, decido di mangiare un bel piatto di polenta e salsiccia sui tavoli all’esterno del rifugio. Ma tenere fermi bicchieri, tovaglioli e materiale vario è davvero un’impresa che nemmeno il migliore dei polipi. Per fortuna che durante tutto l’anello questo vento era assente!
Il Rifugio Malghera è ubicato in una posizione incantevole su un magnifico terrazzino panoramico circondato dai monti: un luogo davvero incantevole. La fame è più forte del vento e ben presto vinco la battaglia. Un’altra magnifica giornata si è conclusa, facendo il pieno di queste valli e scoprendo angoli remoti e ancora incontaminati.
In tre giorni ho percorso gli itinerari principali della Valgrosina attraversando ambienti magnifici e diversi, passando quasi di colpo dai pascoli alle pietraie, rimanendo ogni volta sorpreso ed incantato davanti ad un lago, una cima, un ricovero o semplicemente un fiore. 
Non posso certo affermare ora di conoscere bene queste zone ma i percorsi che mi ero prefissato sono riuscito a portarli a termine. Resterebbe molto altro da fare, molti sentieri minori che vorrei percorrere e che conducono ad altri laghi, cime e passi e che mi attirano come potenti magneti. Tutti progetti, li chiamo così, che richiedono tempo e un minimo di organizzazione per i quali dovrò necessariamente tornare!

Testi e foto di: Daniele Repossi

Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria

Le sfumature del laghetto a Pian del Lago hanno dell'incredibile!