Il tragitto dell'escursioneSCHEDA TECNICA
Località e quota di partenza: Parcheggio Lago di Pianozes, Cortina d’Ampezzo (BL) (1176 mt.)
Località e quota di arrivo: Malga Federa (1816 mt.)
Punto più elevato: Malga Federa (1816 mt.)
Dislivello positivo: 661 mt.
Lunghezza del percorso: 10,8 km.
Coordinate punto di partenza: 46°30’54”N 12°07’59”E (Lago di Pianozes) / 46°30’55”N 12°07’53”E (Parcheggio Lago di Pianozes)
Posizione: a sud di Cortina, lungo le gole e il bosco di Federa. Malga Federa si trova immersa tra i pascoli quasi ai piedi della Croda da Lago (lato est), poco distante dall’omonimo rifugio e dal Lago Federa.
Difficoltà: E/EE (Scala delle difficoltà)
Presenza di tratti esposti: sì. Il punto di maggiore esposizione è la risalita del Canalin del Diedo.
Tempo di percorrenza totale: 4h 30’ (Tempi di percorrenza)
Tipo di escursione: anello.
Tipo di terreno incontrato: sterrato-asfalto-ghiaietto-legno (radici)-ferro-acqua-roccia-erba. (La camminata e il sentiero)
Possibilità di ristoro: presso il ristorante Lago di Pianozes o a Malga Federa nei periodi di apertura (verificare).
Segnavia: bianco-rosso. (La segnaletica italiana)
N° del sentiero: 432, Strada forestale, 428
Acqua lungo il percorso: nessuna a parte quella che scorre lungo i torrenti principali. Al ristorante Lago di Pianozes o a Malga Federa, presso la quale all’esterno è anche una fontanella.
Stato del percorso: il percorso (di recente realizzazione da parte delle Regole d’Ampezzo) si trova in perfette condizioni, dall’inizio alla fine. Ottimamente indicato e assicurato nei punti chiave, non offre alcun tipo di problema.
Periodo: dalla primavera all’autunno, in assenza di tratti gelati e neve.
Panorama: limitato fintanto che si percorrono le Gole di Federa, anche se non mancano fortissime emozioni una volta raggiunto il Canalin del Diedo dove si apre uno scenario magnifico sulla conca di Cortina e, in particolare, le Tofane. Incredibile e spiazzante una volta raggiunti i pascoli di Malga Federa dove la vista spazia, alle spalle della malga stessa, verso il Becco di Mezzodì e la Rocheta. In direzione nord ed est, invece, lo scenario si apre sul Fanes, la Croda Rossa d’Ampezzo, la Croda del Pomagagnon, il Cristallo (si vede perfino il Rifugio Guido Lorenzi), il Monte Faloria, la Punta Nera, la Croda Marcora, il Sorapiss, la Cima Belprà e le Cime Scotter.
Attrezzatura particolare richiesta: consigliatissimo il kit da ferrata (casco, imbrago, longe, moschettoni) per il breve passaggio attrezzato. Nessuna se si decide di evitare quest’ultimo. (Attrezzatura tecnica)
Discesa: lungo la normale strada forestale che collega il Lago di Pianozes a Malga Federa.
Tappe del percorso: Lago di Pianozes/Parcheggio Lago di Pianozes - Caaleto - Bariza in cu - Canalin del Diedo - Ponte de Federa - Malga Federa - Ponte de Federa - Bariza in cu - Caaleto - Parcheggio Lago di Pianozes/Lago di Pianozes
L'ITINERARIO IN BREVE
Posteggiata l’auto presso il Lago di Pianozes (1176 mt.) o nel parcheggio poco sopra questo, ci si incammina lungo la strada forestale asfaltata chiamata anche Cason del Macaroni fino a giungere in Loc. Pianozes (1204 mt., 8’), dove la strada si biforca. Seguendo le indicazioni (Sentiero n° 432 per Malga Federa e Gores de Federa), si prosegue sulla sinistra. La strada sale linearmente e, dopo una curva, l’asfalto termina e subentra lo sterrato. Qui, in Loc. Caaleto (1250 mt., 20’), è presente un ultimo parcheggio dove volendo è possibile lasciare l’auto, prima che la strada diventi interdetta al traffico (solo le navette raggiungono Malga Federa). Dopo ancora qualche metro, si lascia la forestale per imboccare il sentiero sulla sinistra in Loc. Bariza in cu (1290 mt., 30’) dove sono presenti le indicazioni per le gole di Federa (la traccia da seguire è sempre il n° 432). Il sentiero si inoltra in un bel bosco di conifere, supera qualche piccolo ponticello sistemato con assi di legno e arriva nella forra del Ra de Federa. Un lungo ponte di metallo oltrepassa il torrente, dopodiché la via rimonta il pendio nel bosco e si affaccia sulla forra in un tratto panoramico e protetto da una staccionata di legno. Risalendo ancora il pendio, il sentiero esce su di un’altra poderale lungo la quale si trovano sempre le indicazioni per il proseguimento dell’itinerario. Si percorrono un po’ di metri lungo questa sterrata e, dopo un ponte, la si lascia per proseguire sulla sinistra e rituffarsi lungo la traccia nel bosco (n° 432). Si affronta ora un tratto un po’ distanti dalla Gola di Federa nel quale però non mancano scorci panoramici verso il Sorapiss e la Croda Marcora. Insistendo a zigzag, si giunge ad un bivio nel quale si tralascia la via sulla destra che si ricongiungerebbe con la forestale principale per Malga Federa e si continua dritto. La pendenza aumenta un po’ ma il sentiero, sempre pulito e in ottime condizioni, si lascia percorrere molto facilmente. Oltrepassato un ponte di legno e raggiunto un pulpito panoramico, si ha una prima incredibile vista verso la conca di Cortina d’Ampezzo. La traccia si fa ora più stretta, si porta un po’ in esposizione e risale sempre a zigzag il Canalin del Diedo (Canalino del Dito), una forcella erbosa incastonata tra le rocce dalla quale è ancora una volta magnifica la vista verso valle. Un nuovo ponticello e qualche altro metro in salita portano ad un’area di sosta nella quale è presente un tavolo da picnic. Si è nuovamente lungo il Ra de Federa e si iniziano ad ammirare le prime piccole cascate e pozze che queste formano. Da qui in poi la via non abbandonerà più il torrente. Si sale ancora, si supera l’ennesimo ponte e si esce lungo un’altra pista forestale della quale non si percorrono che pochi passi. Si giunge ad un bivio nel quale occorre decidere quale via affrontare per proseguire: immediatamente sulla sinistra inizia il percorso attrezzato (il più spettacolare), sulla destra il percorso facile che si sviluppa nel bosco. Facendo riferimento al primo, la traccia corre in leggera salita parallela al torrente fino a giungere al centro della forra di Ra de Federa nel quale si trova il punto chiave del percorso, una cengia attrezzata che si sviluppa a pochi metri dall’acqua e che richiede un piccolo sforzo di braccia e senso dell’equilibrio. Superato questo traverso la via prosegue dritta sempre lungo l’acqua, fino a una scala di metallo inclinata e sospesa sulla forra che si percorre tranquillamente e senza pericoli. Si sale nella parte alta della gola dove sono presenti altre cascate e piccole cateratte. Dopodiché, lo scenario cambia bruscamente e ci si ritrova in una radura verdeggiante e in parte assolata presso la quale si apre un panorama magnifico verso le Tofane. Ora in destra orografica, si continua a camminare pianeggiando nella gola che in alcuni punti, sul lato opposto, è in parte franata. La via supera l’ennesimo ponte e rimonta altri metri di dislivello fino a giungere in Loc. Pontes de Federa (1600 mt., 2h), ricongiungendosi alla strada principale di Malga Federa. Da questo punto si compirà un giro a otto, salendo lungo la traccia sulla destra per poi tornare dalla sinistra. Il sentiero corre ancora lungo il torrente, sale ancora un poco e supera un altro paio di ponti panoramici dai quali è impressionante la vista verso il basso e la gola; di fronte, si apre invece una vista bellissima verso il Faloria e la Croda Marcora. Ora nuovamente in piano si giunge sulla sinistra a una fessura a triangolo nella roccia; abbassando il capo ci si affaccerà ad un pulpito panoramico sulla forra sottostante che la si osserva appoggiando comodamente i piedi sul tavolato di legno, in tutta sicurezza. Il tutto è estremamente impressionante. Ripreso il cammino, si supera un bel passaggio lungo una fessura rocciosa che ricorda molto le Termopili. Oltre queste, una bella scalinata attrezzata con cavo metallico riconduce nuovamente al pelo dell’acqua. Un paio di passerelle di metallo consentono tranquillamente di camminarvi sopra, giungendo all’ennesima passerella inclinata sulla forra e poi di nuovo sul sentiero che rimonta ancora un po’ di bosco con tratti protetti (ma ripidi). Raggiunto un nuovo livello, nella parte alta della forra, la via spiana e si sviluppa sempre in un bosco onirico bordeggiando il torrente fino a giungere ai piedi di una grande cascata, in un punto il cui il Ra de Federa è un po’ invaso da tronchi di abeti. Lasciato il salto d’acqua, altri più piccoli aspettano di essere scoperti un poco più sopra, assieme a piccoli scivoli d’acqua e ad alcune marmitte. Infine, passata l’ultima passerella di legno ci si troverà quasi di colpo in ampi pascoli, poco sotto Malga Federa che si raggiunge percorrendo ancora qualche metro in leggera salita tra questi (Malga Federa, 1816 mt., 3h). La via di ritorno avverrà seguendo interamente la strada principale, incrociata più in basso in Loc. Pontes de Federa (3h 30’), da dove si insisterà dritto arrivando, dopo numerosi tornanti, nuovamente al Lago di Pianozes (4h 30’).
L’ULTIMO CAPITOLO DELLA QUADRILOGIA, GORES DE FEDERA - (DEL 30/06/2026)
Incipit - Le sorprese più belle capitano seguendo l’istinto
Accade molto raramente che io guardi in rete per scoprire questo o quel percorso; se lo faccio è perché quel particolare itinerario magari presenta punti difficili per i quali (in questo caso sì) è bene che mi faccia un’idea circa la possibilità di superarli o meno.
Accade ancora più raramente che io segua cammini ultra blasonati o tracciati pianificati da guide od opuscoli vari distribuiti in loco. Certo, alla fine poi i sentieri quelli sono e finisce per forza di cose di percorrerne porzioni più o meno ampie.
Ancora una volta tengo a sottolineare che leggere una buona cartina topografica cartacea è il top dell’esperienza. Oggi purtroppo quasi nessuno la usa più o tantomeno la sa leggere. Eppure, ricordo bene che la materia mi è stata insegnata fin dalle scuole medie! Lasciando queste tematiche che porterebbero in altre direzioni, sottolineo l’importanza della cosa in quanto proprio dallo studio della mia cartina, ancora una volta, è uscita un’esperienza sensazionale che a mio avviso travalica l’escursionismo e abbraccia proprio l’essenza del vivere, facendo vibrare potentemente la parte animica di una persona che l’ha sviluppata.
Quello che mi appresto a raccontarvi è un vero e proprio viaggio nei sensi, in un mondo lontano dal nostro, quasi in un’altra dimensione. Chi ama le bellezze di questo mondo (intendo le vere bellezze naturali che non comprendono tutto il consumismo e quanto di inutile inventato dall’uomo) dovrebbe venire a dare un’occhiata a questa fetta di territorio cadorino, a poca distanza dalla famosissima Cortina d’Ampezzo ma assai distante dagli agi e dal lusso che questa località ha sviluppato nel tempo.
Sì, avete capito bene, basta distanziarsi pochi metri da questa cittadina per immergersi ancora in un ambiente puro e genuino. Nel 2019 le Regole d’Ampezzo hanno valorizzato l’incontaminata foresta e il corso del Torrente Ra de Federa. In questo modo si sono opposte all’idea di un nuovo impianto idroelettrico che avrebbe sfruttato il torrente intubandolo addirittura per più di 1 km!
Quanto appena scritto l’ho scoperto al termine della mia avventura la cui scelta, come da titoletto, è avvenuta semplicemente osservando quella linea continua rossa che sulla mia cartina lambiva alcuni simboli di cascate e cascatelle.
Alla mia domanda, “Chissà se questo sentiero percorra anch’esso qualche bella gola risalendo un torrente come appena vissuto nel Fanes?” è seguita un’esplorazione diretta che, come detto, ha trasceso il concetto di “semplice gita in montagna”.
No, la mia montagna non concepisce il mettersi in coda per salire quella cima blasonata per un selfie da postare ovunque e far vedere a tutti di essere stati bravi nel superare passaggi impossibili, per mostrare di averci passato la notte in condizioni super estreme in una tenda o facendo segnare un nuovo record giornaliero col cronometro.
Quella che ora inizia è un viaggio sensoriale ed emozionale a passo lento nella natura incontaminata; un viaggio di ascolto e scoperta interiore che ha risvegliato e accordato all’unisono tutti i miei sensi.
Malga Federa adagiata su bellissimi pascoli, ai piedi de La Rocheta (sx) e del Becco di Mezzodì (dx)Si aprono le porte di un mondo parallelo - I primi sorprendenti metri nella natura
Il Lago di Pianozes si trova a pochissima distanza da Cortina d’Ampezzo. Nonostante la zona un po’ antropizzata, bastano pochi passi per lasciarmi alle spalle il rumore del traffico e la caoticità della società moderna. Il ristorante tipico ubicato sulle sponde di questo laghetto è proprio come lo ricordavo durante la mia ultima visita avvenuta nel 2017; il lago stesso, invece, è irriconoscibile tanto è prosciugato e melmoso ora (le foto a fine pagina possono rendere l’idea di come le cose siano alquanto peggiorate col clima e quant’altro).
Se il primo impatto è stato spiazzante, i primi metri sopra lo specchio d’acqua promettono bene. A fine giugno non incontro nessuno in giro (beh, con lago in simili condizioni...) e la natura è tutta per me. Non sono ancora all’imbocco del sentiero vero e proprio delle Gole di Federa ma sento che le cose non possono che migliorare. Almeno, lo spero!
Intanto, inizio col risalire il bel viottolo che dalla sponda del lago mi riporta lungo la strada forestale (Cason del Macaroni viene chiamata) che sale diretta a Malga Federa e che più su, oltrepassati un paio di ultimi parcheggi, diventa chiusa al traffico. Il tratto su asfalto non è poi lungo. Dopo una curva destrorsa, lascio sulla destra un ampio parcheggio; qualora i pochi posti lungo il lago fossero pieni, tocca per forza venire a parcheggiare qui.
Qualche metro più avanti giungo a un bivio in Loc. Pianozes che pullula di indicazioni. Tralasciando sulla destra la strada che sale verso il Lago d’Ajal, l’unica alternativa è stare sulla sinistra e seguire sempre le scritte blu impresse su un cartello di colore marrone chiaro indicanti “Gores de Federa”. In una giornata già un po’ nuvolosa, l’ombra del bosco rabbuia ancora l’ambiente che si incupisce apparendo ancora più selvaggio.
Proseguo in leggera salita, a passo calmo, lungo questa bella strada la quale, al tempo di costruzione di Malga Federa, nel lontano 1911, era una mulattiera agro-silvo pastorale sterrata al servizio della struttura stessa e che oggi, diventando la zona turistica, è stata asfaltata rendendola transitabile alle sole navette. Dopo un rettilineo, una curva sulla sinistra mi porta in Loc. Caaleto, sulla soglia dell’ultimo dei parcheggi disponibili. Già sento qualche lamentela del tipo: “Ma se si poteva salire fin qui, perché ci hai fatto lasciare l’auto al lago?”
Ma insomma! Occorre proprio disturbare tutta la montagna per fare qualche metro in meno? E poi, il Lago di Pianozes, al pieno del suo splendore, è una bellezza unica da vedere almeno una volta e sulle sue rive prendere il tempo per ritemprare le membra e rilassarsi. Speriamo dunque possa tornare quello di qualche anno fa!
Attraversato il parcheggio sterrato e percorsi ancora circa 300 mt., eccomi in Loc. Bariza in cu dove, sulla sinistra, ha finalmente inizio il sentiero che si spinge nelle Gores de Federa e risale l’omonimo torrente.
“Lo sapevo che la cartina non mentiva e che a un certo punto avrei incontrato un bel percorso selvaggio e particolare!”
“A questo punto”, penso, “si può fare un anello e utilizzare la strada forestale come via di rientro. Via, andata, proviamo a vedere cosa mi aspetta da qui a qualche metro!”
Caspita, devo dire che appena tolgo il piede dall’asfalto e calpesto questo bel sentiero di fini sassolini che zigzagano tra verdissime felci giù per il bosco, il tuffo in un altro mondo è netto e per certi versi inatteso. La natura esplode intorno a me, i rumori del bosco si accentuano e perfino il sole ricompare nel cielo: i suoi raggi filtrano tra conifere gigantesche e illuminano qua e là varie parti di questo ambiente. Subito, è come se venissi sollevato in aria, quasi accompagnato dagli spiriti della foresta a visitare il loro reame, in rigoroso silenzio. Le sensazioni si dilatano, la mente si rilassa e si sgombra, il senso di pace e benessere è totale.
Procedo quasi con timore seguendo la mia traccia che neanche il Paese delle Meraviglie. Un ponticello, un altro, felci e abeti ovunque. Il mio cammino mi porta nel profondo del bosco, sempre più lontano dalla strada; giungo infine lungo il Ra de Federa in una gola davvero unica. Un ponticello di ferro supera il torrente; oltre, vedo il mio percorso risalire a zigzag un bel pendio boscoso, a pochi metri dall’acqua.
Il letto del Ra de Federa è invaso da enormi macigni e qualche tronco; l’acqua si fa largo come può trovando pertugi nascosti e formando le prime, deboli, cascatelle. Inutile dire che quest’acqua ialina è un incanto e assume sfumature azzurrognole che rendono il tutto un’autentica poesia.
Insomma, c’è già quanto basta per non venire più via da qua. Una natura rigogliosa e intonsa, un torrente incantevole che sprigiona purezza, un’aria fresca e pura che accarezza la pelle e profumi del bosco che inebriano i sensi. Sono solo agli inizi ma se il buongiorno si vede dal mattino...
Già per me è difficile avanzare talmente è bello godersi ogni singolo metro percorso. Come non fermarsi, dunque, su questo bel ponte ad ammirare la bella forra? Come non lasciarsi andare e far correre l’immaginazione in posti così? Impossibile! E i minuti passano...
Come accennato la via serpeggia tra le radici degli alberi e prende a salire con un po’ più di decisione fino a portarsi sopra questa prima parte della forra, sopra questa piccola cascata se così la si può chiamare. Il sentiero, aggettante sul torrente alla mia destra, è protetto da una staccionata di legno, rendendo fruibile questa salitella da chiunque, senza pericoli. E io, coi gomiti appoggiati sulla stessa, contemplo ancora questi pochi metri fatti, col ponticello appena superato che ormai si trova un bel po’ più in basso. Volendo, una panchina di legno su di un piccolo pulpito panoramico consente già di prendere fiato al fresco del bosco.
La forra si addolcisce un po’ qua in cima dove il torrente forma altre cascatelle che a loro volta danno origine a piccole pozze d’acqua trasparenti che invogliano a “pucciare” i piedi... almeno per una manciata di secondi! Talmente è la bellezza di questo luogo che non so più dove guardare.
“Ma quanti rivoli e piccoli toboga ci sono qui? Che incanto, che poesia!”
Ripresa la lenta marcia e rimontato ancora qualche metro di dislivello, cullato dagli odori del bosco e come a braccetto con benevole e gioiose creature, mi ritrovo al termine di questa prima parte, con i piedi ben saldi lungo una strada forestale proveniente dalla mia sinistra.
“Nooo, non dirmi che la magia è già finita. Perché questa strada?”
Rimango all’inizio un po’ di stucco ma poi, alzando gli occhi, scorgo le onnipresenti indicazioni indicare il prosieguo del percorso. “Evviva, si riparte!”
Il primo ponte sul Ra de Federa che si incontra
La prima forra da risalire (in alto si vede la prosecuzione del sentiero)
Una parte del percorso con le protezioni
Le acque del Ra de Federa, al termine del primo sbalzo
La risalita nel bosco fino al ricongiungimento con una strada forestale che interseca il percorsoLe prime, incredibili, cartoline panoramiche, con un po’ di brivido sul Canalin del Diedo
Questa strada forestale, quasi pianeggiante, non dura molto. Un paio di curve anticipano l’attraversamento del Ra de Federa su di un largo ponte. Qualche metro più in là, ecco il sentiero rituffarsi a sinistra nel bosco. Non ci faccio caso ma qui sto passando continuamente da una sponda all’altra del torrente.
“Quanti ponti avrò già passato?”
Le indicazioni sono questa volta infisse ad un tronco d’albero, subito prima di lambire una bella distesa verde piena di eriofori (Eriophorum L.), i classici piumini al vento, tra i quali spiccano per varietà di colori le orchidee macchiate (Dactylorhiza majalis (Rchb.) P.F. Hunt & Summerh., 1965), le radicchielle delle paludi (Crepis paludosa (L.) Moench., 1794), la pilosella (Pilosella Vaill., 1754) e chissà quante altre specie.
Distratto dalle meraviglie botaniche, quasi non mi accorgo di essere in una piccola radura nella quale, alla mia sinistra, si apre un maestoso panorama verso la Croda Marcora e il Sorapiss, in linea d’aria non distanti da qui e illuminati dal sole che ora è tornato a splendere come non mai. Questo imponente massiccio si innalza sopra gli alberi a formare il fondale di questo scenario teatrale (perchè sono a teatro, vero?) che ha dell’incredibile.
Più innanzi, intravedo un’altra parte del torrente che scende dalla montagna in un incavo alquanto tormentato e un po’ (troppo) invaso dai tronchi. L’acqua si fa largo come può, un po’ a destra e un po’ a sinistra, formando piccoli saltini sicuramente caratteristici ma che da questo punto un po’ distante si fanno fatica a distinguere bene. Un poco più in alto, sempre nel bosco, appare davanti a me un piccolo bivio nel quale, sulla destra, mi ricongiungerei all’istante con la strada “Cason del Macaroni”, cosa che voglio assolutamente evitare.
Insisto quindi dritto seguendo ancora il sentiero di Alice (il quale, per fortuna, non viene cancellato alle mie spalle!) che corre in mezzo all’erba verde, superando un altro bel ponte e giungendo ad un largo e ombroso punto panoramico con un pizzico di esposizione.
Immediatamente rimango incantato da ciò che il sipario, aprendosi, rivela di fronte a me, ossia uno spettacolo unico sulla conca di Cortina che non ha precedenti. C’è tutto il gruppo del Cristallo e Cristallino d’Ampezzo, col gruppo del Pomagagnon posizionato e disteso subito sotto. Sulla destra, un po’ nascosto dagli abeti, ecco anche il Monte Faloria ai piedi del quale si trova Cortina d’Ampezzo, circondata da pascoli verdissimi. Conoscendo la posizione e aguzzando la vista (e soprattutto lo zoom della mia digitale) riesco perfino a inquadrare il Rifugio Guido Lorenzi (o ex rifugio a quanto pare) appollaiato sulla Forcella Staunies (!).
Beh, si può pensarla come si vuole ma se tutto il mondo viene da queste parti un motivo ci sarà! Fortunatamente questo itinerario rimane un po’ defilato e non invaso dal turismo, tant’è vero che finora non ho incontrato anima viva. Ed è primo pomeriggio di fine giugno!
Orbene, con una vista simile non si potrebbe (e dovrebbe) riprendere il cammino se questi non celasse lassù chissà quali altre sorprese. Che non vedo l’ora si palesino!
Riprendo pertanto la mia andatura; la traccia si stringe un po’ e, sempre perfettamente composta, pulita e in ordine (in stile Alto Adige per intenderci) si ingaglioffisce alquanto e mi porta verso un canalone d’erba con rade piante e incastonato tra due pareti rocciose. Un bello scherzetto, visto che tale traccia mi vuol far provare un po’ il senso di vuoto (senza mia richiesta formale!). Questa forcella che mi appresto a risalire, il cosiddetto “Canalin del Diedo” è assolutamente incredibile e il sentiero che la rimonta a zigzag, pur esposto, è sistemato con traversine di legno. Non vi sono cavi o protezioni (già, ora che ci penso le hanno messe prima e qui no, chissà perché...). Purtuttavia, vertigini a parte, si sale molto agevolmente.
L’ambiente è cambiato ancora, mi trovo di colpo in un punto pazzesco e selvaggio, tra bosco, erba e roccia, con i piedi quasi ciondolanti nel vuoto e dal quale si apre una cartolina stupefacente verso le Tofane, che qui appaiono interamente (Tofana di Rozes, di Mezzo e di Dentro).
Mentre lascio con dispiacere anche questa zolla panoramica ripenso a quanta varietà di scenari mi abbia già riservato questa escursione. Da mancare il fiato. Compiuto ancora qualche metro in lieve salita, oltrepasso l’ennesimo ponticello di legno su una delle infinite spaccature nel terreno e giungo a una piccola area di sosta assolata nella quale un bel tavolo da picnic invita a riposare le membra per qualche minuto per riprendersi dallo stupore. Ma, in fin dei conti, chi si vuole riprendere da cotanto splendore?
Circondato dal bosco, tra una forra e l’altra, rimango seduto per un po’ in ascolto degli spiriti del bosco che sicuramente intorno a me sono in festa. D’altronde, sono stato guidato fin qui tra una meraviglia e l’altra, cullato dal silenzio e da questa natura bellissima.
“Cos’altro volete mostrarmi del vostro regno?”
Il primo panorama verso la Croda Marcora e il Sorapiss non è niente male!
Passaggio agevole su uno degli innumerevoli ponti
La vista verso la conca di Cortina d'Ampezzo è qualcosa da togliere il fiato. Sullo sfondo, il Cristallo e, ai piedi, il Pomagagnon
La risalita del Canalin del Diedo (Canalino del Dito)
Superba vista verso le Tofane di Dentro e di MezzoSospeso sul filo dell’acqua... e su quello metallico! - La parte più selvaggia e tecnica è stupefacente
Lo scopro solo pochi passi innanzi quando mi ricongiungo col Ra de Federa in un punto idilliaco in cui questi discende tra una piccola fessura rocciosa e forma l’ennesima, invitante e limpidissima pozza in cui mi posso specchiare. Nuovamente vicino all’acqua, vengo avvolto ancora da una bella frescura. Seguo ancora il mio sentiero che, costeggiando l’acqua, supera ancora un altro ponte e ripassa in destra orografica. Da una sponda all’altra, di qua e di là, roba da perdere la testa...
All’improvviso ritorno con i piedi fuori dal sentiero, lungo una seconda strada forestale nei pressi di “Pian del Legname” come trovo indicato sulla mia cartina.
“E questa strada da dove compare?” mi domando. “Sembrano tutte tagliare il sentiero principale nascendo e terminando all’improvviso... mistero!”
Nemmeno venti metri dopo ecco nuove indicazioni, nonché il dilemma (che per me non è tale) della giornata: proseguire verso destra nel bosco lungo la pista più facile o prendere a sinistra la parte attrezzata e un pochino più tosta?
Dicevo, per me di dilemma non si tratta in quanto così, al buio, senza pensarci un secondo, mi tuffo nella seconda che a mio avviso dovrebbe seguire il corso d’acqua in modo più spettacolare (e così, infatti, sarà). Poi, se sarà difficile vedrò il da farsi.
Nel frattempo seguo per un po’ il torrente senza faticare, stando a pochi centimetri dall’acqua. Sto entrando nell’ennesima forra stretta e selvaggia, solo un po’ devastata dalla caduta di qualche tronco. Anche questa parte del Ra de Federa, quindi, risulta alquanto tormentata. Un bel varco tra un albero e la roccia mi porta direttamente sopra uno scivolo d’acqua che origina una pozza schiumosa e limpida. Anche qui, se non fosse tanto gelida e vestito diversamente (una muta?) potrei tranquillamente sedermi sopra questo piccolo scalino facendovi penzolare i piedini... Per il momento mi limito a pucciarvi le mani per rinfrescarmi un po’. Brr, gelidissima!
La gola si stringe ulteriormente più avanti, dove il Ra de Federa passa per uno stretto incavo roccioso. Qui, sempre pianeggiando praticamente sull’acqua ha inizio la parte attrezzata che vede l’aggiramento di una roccia portandosi proprio sopra l’elemento che da la vita. L’inizio è già spettacolare: il cavo metallico infisso nella roccia aiuta a percorrere i primi metri letteralmente su di un tronco di legno posizionato in sostituzione del sentiero! Un traverso davvero particolare!
Aggirato questo sperone roccioso, un paio di metri scalettati mi conducono verso un altro traverso e a un secondo tronco sul quale camminarvi sopra. Ora non sono più a filo dell’acqua ma qualche metro sopra (saranno circa tre metri), con i piedi appoggiati su di una piccola cengia. Buttando un’occhiata oltre questo secondo blocco roccioso, mi accorgo che i prossimi metri sono un po’ più complicati.
La parete di roccia si fa liscia e con incavi più piccoli nei quali infilare la punta degli scarponi; tre piccole pedane metalliche sono state ancorate alla parete ma, oltre queste, tocca arrangiarsi con appoggi naturali. L’altezza rispetto al torrente è identica ma le braccia devono per forza lavorare un pochino di più.
Anche se sono solo pochi metri in quanto poco oltre il tratto attrezzato termina, non mi fido, torno leggermente indietro e infilo l’imbrago. Pochi minuti persi in questa operazione possono evitare grattacapi seri in caso di caduta accidentale. In tutta sicurezza procedo nel passaggio, sempre col sorriso e incredulo del luogo in cui mi trovo e dell’operazione che sto compiendo. E sono partito dalla tranquillità di un lago e dall’asfalto!
Rimetto infine i piedi sul sentiero presso una grande pozza dalla quale intravedo il proseguimento del percorso. E scopro che oggi, essendo la portata d’acqua non particolarmente elevata, avrei potuto anche evitare questo tratto guadando un paio di volte il torrente nel punto interessato (cosa che poi in effetti faccio per inquadrare meglio il tratto affrontato nella gola e fotografare la stessa).
Particolare di una piccola cascatella
L'inizio della parte attrezzata col passaggio sul tronco
All'inizio del tratto attrezzato, sospeso sull'acqua
La cengia attrezzata a pochi metri dall'acqua e dalle rocce
La gola al termine della parte attrezzataScale, forre, radure verdissime e panorami sbalorditivi - A Ponte de Federa per compiere un otto
Il sentiero torna ad essere tale e un po’ invaso dalle radici. Laggiù in fondo, una bella scala metallica inclinata oltrepassa nuovamente il Ra de Federa, proprio in corrispondenza di un arco roccioso. Questo sentiero continua a stupirmi in ogni istante!
Non ho percorso la via più facile, trattandosi di semplice sentiero nel bosco, ma devo dire che questo passaggio risulta imperdibile nonché, forse, il più spettacolare di tutto l’itinerario.
Guidato dal lento incedere dell’acqua mi dirigo verso monte e quella curiosa scala aerea. Quando la raggiungo mi sembra di trovarmi davanti ad una scala mobile di un centro commerciale; solo che qui devo muovermi io! Sono dunque nuovamente sulla sponda opposta del torrente, intento a salire ancora questo versante della montagna, non prima di aver osservato ancora una volta lo spettacolo di questa gola appena attraversata e ora interamente visibile nel suo sviluppo. Meraviglia!
Alla mia destra, altri rivoli, altre rocce e altre piccole cascate: l’acqua scende un po’ da tutte le parti che non so più bene dove voltarmi.
Poi, di colpo, non appena giungo in cima a questo ennesimo pendio, tutto termina bruscamente. Spiazzato e sempre rigorosamente da solo, mi ritrovo in una radura piena d’erba e qualche conifera. Mi pare di essere in un giardino inglese, un ambiente completamente diverso rispetto a tutto quanto incontrato poco fa.
“Quanti sentieri diversi sto percorrendo in definitiva?”
Il sentiero di Alice, lo chiamo così in quanto pare proprio quello, continua a portarmi più in alto e in profondità nel bosco, ora a qualche metro di distanza dall’acqua.
“Dai, vai avanti e scopri le altre meraviglie del nostro paradiso” sembra mi dicano gli spiriti e le fatine del bosco.
E così faccio, scoprendo l’ennesimo colpo di scena un po’ più avanti, quando ancora una volta il tutto si apre per lasciare il posto ad una vista magnifica verso la Tofana di Mezzo, la Punta Anna, Ra Zestes, il Col Rosà e, ancora più dietro, il Fanes-Sennes-Braies. Orpo!
Camminando in mezzo a questa erbetta (secondo me qui qualcuno viene a curarla ogni giorno...), ecco ancora alla mia destra il Ra de Federa che, in una curva sinistrorsa, presenta gli argini opposti totalmente franati, dove la terra forma grandi ghiaioni beige-marroni che contrastano col verde circostante.
Il mio cammino rimonta un montucolo tranquillo salendo a zigzag e dove sul lato più esposto (ma di esposizione qui non ce n’è) sono state ricollocate le protezioni di legno di cui parlavo prima. Il Ra de Federa, con le sue piccole gole, pozze e marmitte varie è sempre il protagonista assoluto; vari ponticelli scavalcano alcune fenditure nel terreno regalando scenari onirici e un viaggio sempre più emozionale.
Il sentiero più in alto esce di nuovo sulla strada forestale principale del Cason del Macaroni, in Loc. Ponte de Federa. Qui, non mi viene difficile capire cosa si potrebbe fare (cosa peraltro già ipotizzata fin dall’inizio), ossia proseguire dritto per questo percorso assurdo ora e usare la strada per rientrare, compiendo in questo modo un bell’otto!
La spettacolare scala sospesa nella gola del Ra de Federa
La gola percorsa, vista dalla scala sospesa
C'erano tre bellissime cascate...
Una gola più ampia davvero particolare con tonalità di colori pazzesche
L'ennesimo ponticello oltrepassa una delle tante spaccature nella rocciaNuovo giro, nuova corsa - Altri panorami, natura selvaggia e... il passaggio nelle Termopili!
A 1600 mt. di quota il giro non è affatto finito ma di Malga Federa non v’è ancora traccia. E di cose belle se ne sono già viste in abbondanza!
L’asfalto dura davvero poco, un istante. Ecco le indicazioni, eccomi un’altra volta circondato dal bosco. Lemme lemme pervengo all’ennesimo ponticello di ferro che oltrepassa un’altra spaccatura nella roccia (quanti ne avrò già superati?). E stavolta che spaccatura, dato che il salto è davvero notevole. Laggiù, placidamente, scorre sempre l’acqua.
Nuovo pendio d’erba e di rododendri, nuova salita tra rocce e sparute conifere. Lassù, un ulteriore ponte. E vai, ripasso ancora da questa parte, ormai mi gira la testa... ma piacevolmente!
Il ponte anticipa un montucolo soffice soffice di erba, felci, abeti nani e quant’altro possa rendere morbidoso il terreno. Quasi quasi provo a farci un tuffo! Nella fenditura rocciosa alla mia sinistra il torrente forma qualche marmitta e piccole cascatelle, regalando ancora vive sensazioni, il tutto in uno scenario che più fiabesco non si può. Beh, chi ha scoperto e valorizzato preservando questa parte di territorio è un genio!
Sopra la montagnetta, nuova apertura e nuovo panorama, questa volta sulle assolatissime e infuocate cime del Sorapiss e del Monte Faloria, con la Valle Orita in primo piano. Spostato sulla sinistra, di nuovo il Cristallo, assieme al Cristallo di Mezzo, la Forcella Staunies, il Cristallino d’Ampezzo e la Cresta Bianca. Assolutamente inverosimile dove sono capitato, senza parole.
I colpi di scena sono all’ordine del giorno: davanti, dietro, di fianco. Giungono quasi ad ogni passo, inaspettati; compreso quello che ho di fronte, nemmeno il tempo di togliere lo sguardo da queste montagne. La via procede pianeggiando tra le rocce dove è presente della vegetazione strana e disordinata: come se qualcuno avesse seminato una varietà di piante e piantine assurda, tutte frammischiate tra loro. Ciò che ne deriva colpisce al cuore e anche questo “attraversamento” risulta davvero sbalorditivo.
Non bastasse questo, ecco che alla mia sinistra un pertugio nella roccia a forma triangolare conduce a un pulpito panoramico sistemato con tavole di legno e nel quale affacciarsi sulla forra del Ra de Federa, che scorre molto più in basso, serpeggiando tra rocce e macigni mastodontici. In particolare, il gendarme proprio di fronte a me sfida ogni legge della fisica, ergendosi solitario e (quasi) in precario equilibrio.
Non appena rimetto piede sul sentiero, ulteriore sorpresa. Una strozzatura rocciosa che attraverso con occhi sbarrati, e in mezzo alla quale passo appena, mi ricorda molto le famose Termopili. Oltre, una grandissima scala costituita da diverse traversine a formare gli scalini e attrezzata con cavo metallico (un po’ superfluo a mio avviso), mi riconduce in basso, verso l’acqua. Anzi, letteralmente dentro l’acqua, tanto che sono state messe apposite passerelle metalliche... per passarvi sopra! Il tutto nell’ennesima gola, appiccicato alle rocce. No, va beh, questo non è più il pianeta Terra!
Come al solito le foto dicono molto di più di qualsiasi parola.
Il ponte con il montucolo "morbidoso"
Un'altra veduta incredibile sul Cristallo e sul Sorapiss
L'ingresso di un mondo magico...
Il passaggio nelle Termopili
Letteralmente sull'acqua, nell'ennesimo scenario idilliaco di questo percorsoIl Ra de Federa “spara” le sue cartucce migliori - Visita alla grande cascata
Un sentiero di poche ore si sta rivelando per me infinito. Allora, chi vuole ancora correre per questo tipo di itinerari? Chi non vuole impiegare meglio il tempo e questi momenti della vita per assaporare fino in fondo simili bellezze? E ancora, chi ha fretta di tornare nel caos e nei problemi della società odierna per non perdersi un momento davanti al proprio smartphone? Se penso a questa involuzione...
No, no, io se necessario da qui rientro a sera! Basta che qualcuno mi regali ancora altri momenti così, in questi ambienti. Tra l’altro, ora che ci penso, non ho il minimo segno di stanchezza o indolenzimento; a quanto pare, questa fusione con la montagna è in grado di lenire la fatica e qualsiasi acciacco (già il tendine del ginocchio mi faceva male ma finora oggi non l’ho sentito!).
Al termine del tratto attraverso passerelle sospese sull’acqua, una più lunga e aerea risupera il torrente accanto a una piccola cascata i cui spruzzi arrivano a rinfrescarmi. Risalgo per qualche metro un nuovo pendio a zigzag, un po’ ripido a dire la verità ma molto facile dove anche qui è presente la classica staccionata protettiva.
Al di sopra di questa mi trovo in una zona molto pianeggiante e al cospetto di un’altra piccola fenditura nella roccia in cui confluisce il Ra de Federa che non termina di sorprendere. L’acqua percorre un piccolo toboga e si tuffa con due leggeri saltelli in basso. Vi è anche una piccola spiaggetta! La bellezza della natura non ha limiti e questo è l’ennesimo idilliaco angolo magico di questo regno.
Proseguo senza difficoltà nel bosco, facendo lo slalom tra le piante e transitando per non so quanti piccoli ponticelli ancora. Finché, repentinamente, scorgo in fondo a questa piccola radura, una grande cascata, indubbiamente la più alta. La mia curiosità di bimbo è alle stelle, gli occhi lucidi per l’emozione.
“Il regalo finale prima di giungere a destinazione?”
Il sentiero vi passa sotto, la sfiora e prosegue verso destra risalendo ancora qualche metro tra l’erba. Io però voglio esplorare questo salto d’acqua più da vicino e mi dirigo verso un terrazzino sopraelevato, dove l’acqua cade e, presumibilmente, sarà presente una grande pozza. Il breve tragitto per raggiungere questo balcone è alquanto scabroso. Mi faccio largo guadando il torrente, tra grossi massi, tronchi malmessi e rocce scivolose varie; dopodiché, risalgo qualche metro un canalino molto ripido e fangoso, aiutandomi con le mani. Finalmente sono sotto la cascata, su di un grande pianoro roccioso allagato e molto scivoloso (attenzione se venite qui) dal quale posso ammirare la magnificenza di questo angolo di paradiso. Un luogo nascosto, incantato e... decisamente bagnato! Bastano pochi secondi per lavarmi per bene non appena mi sporgo oltre la roccia per vedere da vicino questa cascata. Ma è così bella...
Per tornare sui miei passi mi tengo un po’ più a destra ma la sostanza dello pseudo sentiero non cambia, in quanto scavalco uno o due tronchi di legno bagnati prima di guadare ancora e tornare sulla retta via. Percorso ancora qualche metro, altre due cascate minori mi aspettano. Due salti d’acqua altrettanto splendidi, di una limpidezza incredibile. Tutt’intorno roccia, muschio, erba, rododendri e conifere nane.
Più sopra la scena si ripete, identica. C’è da perdersi e rimanere qui a vita. Il Ra de Federa non ha fine e continua in questo modo fino a monte, sorprendendo in ogni momento. Questo tracciato ne segue fedelmente il corso, ora a destra, ora a sinistra, trovando sempre le migliori “inquadrature” per far cogliere al viandante ogni più piccolo aspetto e bellezza.
A questo punto non dovrebbe mancare ancora molto prima di uscire dal bosco. Prima però, ecco serviti altri scivoli, piccole cateratte, una marea di altre cascate (e nemmeno troppo minute), pozze trasparenti e quant’altro. Ora che sono quasi giunto al termine devo dire che le Gole di Federa non hanno nulla da invidiare ai percorsi del più frequentato Regno di Fanes, anzi!
Ecco, vedo già il sole e l’inizio di una grande radura che tale non è. Sono infatti di fronte forse al più spettacolare pascolo delle Dolomiti e la mia bocca, già abbondantemente aperta per lo stupore fin dall’inizio, tende ad aprirsi ancora di più. Il regno dell’alta montagna è pronto a spalancarsi e ad accogliermi. Mi trovo, infatti, non lontano da una bella struttura isolata che intravedo già...
Che sia il famoso "Regno Perduto?"
La grande cascata (senza nome)
Sull'ampia terrazza rocciosa (e allagata) sotto la grande cascata
Il Ra de Federa non termina di sorprendere. Qui, un altro scenario da favola!
Ennesima cascata, ennesimo spettacolo naturaleMalga Federa, una cartolina fuori dal tempo - Un balcone panoramico sulle Dolomiti d’Ampezzo
Il quadro onirico che mi si presenta davanti è da mascella slogata. La malga giace ai piedi del Becco di Mezzodì e della Rocheta. Tra questi, un bosco di conifere a dividere due ambienti così distanti, i pascoli dalle rocce brulle.
La zona antistante Malga Federa è tutto un pascolo di... asinelli che, incuriositi, osservano il mio lento incedere. La via si snoda sinuosa tra i pascoli sulla destra, lasciando gli animali liberi di brucare l’erba in una zona delimitata e recintata (ma vastissima).
L’arrivo sembra vicino ma qualche metro di salita occorre ancora buttarlo nelle gambe. Tuttavia la pendenza è davvero contenuta e la distanza è presto colmata. Il vero colpo di scena finale è però alle mie spalle e me ne accorgo non appena messo i piedi nello spazio adibito a tavolini della malga, un’autentica terrazza verso l’ampezzano, con tutte le principali cime che lo contornano.
Ancora una volta cuore e anima hanno un sussulto. La vista è incredibile e da qui sembra davvero di volare. Andando da sinistra a destra, si notano il lontano Fanes-Sennes-Braies, la Croda de r’Ancora, la Croda Rossa d’Ampezzo, tutto il massiccio del Cristallo, il Pomagagnon e, più sulla destra, il Monte Faloria, la Croda Marcora e il Sorapiss. In questo momento della giornata, al tramonto, le rocce risultano infuocate, regalando uno spettacolo unico, con uno stacco netto dai boschi sottostanti. Ai miei piedi, la vastità di pascoli verdissimi e tirati col compasso regala un altro contrasto pazzesco. Più che prendere questi scorci come foto per un puzzle non saprei cosa dire...
A quest’ora del pomeriggio la malga è deserta, la giornata volge al termine. Ed è qui che la magia comincia, comodamente seduto su questi tavolini a contemplare l’immensità della natura e di queste cime. Uno scenario talmente romantico che prende così l’anima... vabbè, peccato, il destino vuole la mia solitudine....
I pascoli di Malga Federa. Alle spalle, il Becco di Mezzodì (dx) e La Rocheta (sx)
Asinelli al pascolo... panoramico. Sullo sfondo, il Sorapiss e la Croda Marcora illuminati dal sole
Da Malga Federa lo spettacolo è di questo tipo!
Malga FederaSalutando un gruppo di asinelli - La lunga via di rientro tra il bosco di Federa
Quando anche l’ultimo raggio di sole scende oltre la montagna capisco che è ora di iniziare la discesa. Il mio itinerario di rientro sarà alquanto lungo e prevede di percorrere interamente la strada principale asfaltata (e cementata in alcuni punti). Una classica via di rientro comoda, pratica e in cui rilassarsi un po’ godendosi ancora il panorama non appena questo si mostri (più in basso, in effetti, sarà quasi tutto bosco).
Un ultimo biker sta ultimando anch’egli i preparativi per discendere. Arriverà molto prima di me che sarò al lago non prima delle 19:30 ormai.
Un ultimo sprazzo di sole mi riscalda qualche metro sotto la malga, appena partito. Un trattore sale adagio la strada qui ancora sterrata e mi viene incontro. Meglio aspettare qualche secondo. Traina un piccolo van. Chi dovrà scendere?
All’improvviso, sui pascoli alla mia sinistra si scatena un gran trambusto. Tutti gli asini del circondario corrono a bordo strada per vedere cosa stia succedendo. Anch’io mi fermo e osservo la scena.
Dalla parte opposta di questa agro-silvo pastorale, due pastori stanno conducendo un piccolo asinello verso il van. È lui il partente verso il fondovalle. Tutti gli asini, immobili, sembrano salutarlo. Incredibile.
Scambiando due parole, vengo a sapere che l’asinello, un cucciolo ancora, è stato punto (non mi viene detto da cosa o se si sia invece ferito in uno zoccolo) e bisogna curarlo più in basso. Con un po’ di scetticismo lo vedo infilarsi nel van e, dopo aver lanciato un’occhiata ai suoi compagni, partire.
Mi incammino subito dietro al trattore, pronto per una lunga discesa che si rivelerà interessante dal punto di vista paesaggistico fino a Ponte de Federa e poi un po’ monotona e opaca.
Un’ultimissima meraviglia la vivo una volta raggiunto il Lago di Pianozes (all’ombra e assolutamente deserto): gli ultimi raggi di sole illuminano il Sorapiss, la Croda Marcora e, più in là, la Cima Belprà e le Cime Scotter, in un tripudio di colori unico.
L’escursione, o meglio l’esperienza sensoriale è finita ma il ricordo di aver viaggiato in un altro mondo, tempo e dimensione non si cancellerà di certo! Un viaggio in un altro mondo in cui ritrovare se stessi.
Il terrazzino panoramico di Malga Federa
Una cartolina da colpo al cuore da Malga Federa
Asinelli al pascolo
Asinelli riuniti per il saluto a un loro compagno, ferito e diretto verso il fondovalle
Il Sorapiss e fino alla Cima Belprà, al tramontoTesti e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria
Lo stupefacente panorama verso Cortina d'Ampezzo e il Cristallo. Sulla destra, il Monte Faloria
Un abete rosso e il Becco di Mezzodì danno vita al tramonto a questi scenari. Queste sono le Dolomiti!
Sotto la grande cascata, due salti gemelli
Il Lago di Pianozes nel 2017 è davvero incantevole!
Lo stesso lago nel 2026, irriconoscibile.E ora, prima di salutarvi, vi lascio col simpatico (e quantomai opportuno al giorno d'oggi) Galateo del Camminatore il quale ricorda, durante la percorrenza delle Gores de Federa, su come ci si dovrebbe SEMPRE comportare in montagna (ma non solo, aggiungo io):
Il Galateo del CamminatoreNon perdetevi gli altri percorsi a tema dell'ampezzano, componenti la quadrilogia!
1) Le Cascate del Boite, Malga Ra Stua
2) Il Sentiero dei Canyons e delle Cascate
3) Le vie ferrate delle Cascate di Fanes