RIFUGIO VEDRETTE DI RIES-RIESERFERNERHÜTTE

Percorso di salita che non presenta alcuna difficoltà tecnica e che si svolge su sentiero in ottimo stato, passando dal bosco ai pascoli e da questi alle rocce in alta quota (non di rado ancora innevate a stagione inoltrata). Data la lunghezza dell’itinerario e il dislivello notevole è richiesta una buona forma fisica e un buon allenamento, oltre alla capacità di muoversi senza problemi in ambienti di alta montagna su terreno accidentato. In caso di neve residua a inizio stagione sono molto utili i bastoncini e i ramponi per attraversare i numerosi nevai ghiacciati.
La traccia del percorso Scarica
Il tragitto dell'escursione

SCHEDA TECNICA

Località e quota di partenza: Parcheggio Säger, Reintal-Valle di Riva (1522 mt.)

Località e quota di arrivo: Rifugio Vedrette di Ries-Rieserfernerhütte (2792 mt.)

Punto più elevato: Rifugio Vedrette di Ries-Rieserfernerhütte (2792 mt.)

Dislivello positivo: 1270 mt. 

Lunghezza del percorso: 17,8 km

Coordinate punto di partenza: 46°56’04”N 12°02’28”E

Posizione: il rifugio si trova sulla Forcella Valfredda nel gruppo montuoso delle Vedrette di Ries-Aurina e nell’omonimo Parco Naturale.

Difficoltà: E/EE (Scala delle difficoltà)

Presenza di tratti esposti: no.

Tempo di percorrenza totale: 7h 37’ (Tempi di percorrenza)

Tipo di escursione: andata e ritorno.

Tipo di terreno incontrato: asfalto-sterrato-erba-radici-prati-pietraie-roccette-rocce-neve. (La camminata e il sentiero)

Possibilità di ristoro: al Rifugio Vedrette di Ries-Rieserfernerhütte nei periodi di apertura (verificare).

Segnavia: bianco-rosso, bolli bianco-rossi. (La segnaletica italiana)

N° del sentiero: 3, VA-R32

Acqua lungo il percorso: nessuna. Al Rifugio Vedrette di Ries quando aperto.

Stato del percorso: sentiero sempre in perfette condizioni, pulito, ben mantenuto e indicato, anche nella parte alta più accidentata lungo il tratto roccioso.

Panorama: davvero unico verso la Valfredda, i monti della Valle di Riva (Großer Moosstock-Piccolo Palù) e quelli della Valle di Anterselva. Più in lontananza, lo sgardo abbraccia anche i monti dell’Austria. Al rifugio, inoltre, ci si trova ai piedi della Gelttalspitze-Cima Valfredda e della Schwarze Wand-Croda Nera, davvero imponenti.

Attrezzatura particolare richiesta: nessuna. In caso di annate particolarmente nevose, utili bastoncini e ramponi per attraversare i nevai che ancora persistono nei pressi del rifugio. (Attrezzatura tecnica)

Discesa: per la via di salita.

Tappe del percorso: Parcheggio Säger Valle di Riva - Ponte Reinbach-Riva - Malga Valfredda di Fuori - Malga Valfredda di Dentro - Rifugio Vedrette di Ries - Gänsebichlsee - Rifugio Vedrette di Ries - Malga Valfredda di Dentro - Malga Valfredda di Fuori - Ponte Reinbach-Riva - Parcheggio Säger Valle di Riva

 

L'ITINERARIO IN BREVE

Da Campo Tures-Sand in Taufers si imbocca con l’auto la Reintal-Valle di Riva e, dopo aver superato un paio di tornanti marcati, si oltrepassa anche il pugno di case isolate sulla sinistra (Seeber Höfe). Subito dopo, nei pressi di un ponte di legno sulla destra, appare la prima indicazione per un parcheggio, a circa 300 mt. Colmata questa distanza, il parcheggio lo si trova sulla sinistra, in Loc. Säger (1522 mt.). Lasciata qui l’auto, si attraversa la strada per vedere, nei pressi di un altro ponte di legno, le indicazioni per il Rifugio Vedrette di Ries-Rieserfernerhütte. Si ignora quindi il sentiero n° 3 che sale in direzione di Riva di Tures per procedere in senso opposto lungo il n° 3, VA-R32, bordeggiando la strada appena percorsa con l’auto, fino a tornare al primo ponte incontrato salendo col proprio mezzo (7’). Qui, inizia il percorso vero e proprio. Attraversato il Reinbach-Riva sul ponticello di legno (ampio e comodo), si segue sempre il sentiero Gelttal (Valfredda) che, all’inizio, lascia sulla destra una vecchia segheria per inoltrarsi gradualmente nel bosco. Più avanti la salita inizia a prendere forma e si dipana in un bel bosco di conifere. Si rimontano così, a tornanti, i primi 500 mt. di dislivello. Si cammina a fianco alla cascata che forma il Gelttalbach, fino ad attraversare il torrente nella parte alta, prima di giungere, dopo un’altra serie di tornanti, alla Malga Valfredda di Fuori-Äußere Gelttal Alm (1997 mt., 1h 37’), adagiata su di un bel pascolo in falsopiano. Dalla malga si costeggia sempre il Gelttalbach senza fatica, percorrendo lungo la Valfredda bellissimi pascoli verdi punteggiati da rododendri e piccoli pinetti. Arrivati ai piedi di una piccola morena, la si risale brevemente fino a portarsi all’altezza della Malga Valfredda di Dentro-Innere Gelttal Alm (2067 mt., 1h 57’), presso la quale si trova un’altra palina segnaletica indicante il Rifugio Vedrette di Ries-Rieserfernerhütte e una piccola croce. Inizia qui la parte più faticosa e un po’ tecnica dell’escursione. Dopo aver risalito ancora per un po’ il falso pianoro della Gelttal (Valfredda), il sentiero inizia a salire in sinistra orografica su pietrame e piccole roccette che non pongono alcuna difficoltà. L’ascesa procede costante ma decisa, senza più pause. Le roccette e il pietrisco diventano ormai una costante e il sentiero diventa molto accidentato e sconnesso. Risalito l’ennesimo sbalzo roccioso si incontrano i primi nevai, talvolta anche estesi. Non vi sono difficoltà nel camminarci sopra; tuttavia, se particolarmente gelati, è consigliabile procedere con i ramponi. Le rocce si alternano alla neve e la quota si fa importante. L’ultimo tratto che precede l’arrivo al rifugio prevede dapprima il superamento di grandi massi rocciosi, senza tuttavia servirsi quasi mai delle mani (ma dove lo sforzo e la fatica iniziano a farsi sentire) e poi alcuni facili metri su pietrame compattato e agevole. Il Rifugio Vedrette di Ries-Rieserfernerhütte, ubicato sulla Forcella Valfredda a 2792 mt., si raggiunge dopo 4h 27’. Facendo ancora qualche passo oltre la struttura ci si porta lungo la riva del piccolo Gänsebichlsee (4h 35’), quasi ancora gelato in alta stagione e, dunque, uno spettacolo. Il ritorno avviene esattamente seguendo la via di salita; tornati al rifugio (4h 40’), si inizia a scendere lungo la Gelttal (Valfredda) fino a toccare nuovamente la Malga Valfredda di Dentro-Innere Gelttal Alm (6h 15’) e quindi la Malga Valfredda di Fuori-Äußere Gelttal Alm (6h 30’). Da questa si ridiscende per il bosco fino al grande ponte di legno (7h 30’) e, da qui, si risale in direzione di Riva fino al punto di partenza in Loc. Säger (7h 37’).

 

VOLANDO AI CONFINI DELL’IMMAGINAZIONE - (DEL 10/08/2019)

Un incontro inatteso e davvero sorprendente - I primi passi all’ombra della Valfredda

Nel Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina, a 2792 mt. di quota, si trova uno dei rifugi più belli e isolati di questo gruppo montuoso in un ambiente severo di alta montagna e circondato da alcune delle vette più famose che superano quota 3000 mt.: il Monte Nevoso, la Cima Valfredda e la Croda Nera ne sono un esempio. 
Nel Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina si trovano altresì prati verdissimi, malghe e animali al pascolo, un profumo talmente intenso di fiori che inebria i sensi e un torrente così azzurro che nelle sue acque si può specchiare anche l’anima.
Nel Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina non mancano verdi boschi di conifere dove il respiro si libera, né ambienti selvaggi e rocciosi tra i quali sono incastonati laghetti di ogni forma e colore che ospitano, riflessi, i profili di meravigliose montagne.
Nel Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina si trova, insomma, la Valfredda: le descrizioni di cui sopra corrispondono a verità e chi verrà in questi ambienti lo potrà constatare con i suoi occhi.
Questo è l’Alto Adige e quello che mi accingo a descrivere non è un semplice racconto di un’incredibile e fantastica escursione ma molto, molto di più. È la poesia che passa dalle parole alla realtà, è una successione di sensazioni ed emozioni così intense che non vi sono parole che le possano rappresentare.
È la libertà, è la vita, è il racconto dell’anima.
Agli inizi di agosto mi trovo a soggiornare a Campo Tures. I miei occhi viaggiano da un lato all’altro della cartina, fino ad individuare un rifugio sperduto nel paradiso delle aquile e una valle con un nome singolare. Da qui a fissare una gita in questi luoghi passa ben poco.
In una giornata di splendido sole eccomi a percorrere con l’auto la Valle di Riva, fino a giungere in Loc. Säger, dove un ampio parcheggio mi indica che ora saranno le mie gambe a lavorare (per raggiungere tale posteggio, fate riferimento alla voce “L’itinerario in breve”).
Sceso dall’auto mi sento un pochino spaesato. Mi trovo esattamente a circa metà vallata esattamente nel nulla. La mia auto è praticamente la seconda della giornata, ed è mattina presto! Qualcuno mi ha preceduto. Di fronte a me corre la lunga lingua di asfalto che verso nord-est termina a Rein in Taufers-Riva di Tures e a destra scende a Campo Tures. Qualche casa qua e là, ma niente più.
Sulla sponda opposta, nei pressi di un ponte di legno, alcune indicazioni indicano la via da seguire per il rifugio. Per un piccolo tratto, sarò costretto a ripercorrere l’asfalto a ritroso, fino ad un altro ponte di legno posto poco più a valle dal quale il sentiero si inoltra nella Valfredda. La Valfredda... un nome che dice molte cose. Ne osservo di fronte a me la parte più bassa, ricoperta da un bosco di conifere davvero molto fitto. Nel mezzo, una cascata taglia questa vegetazione e si fa largo fino al Reinbach-Riva, il torrente che placidamente scorre verso Sand in Taufers-Campo Tures.
Già la descrizione di questo paesaggio idilliaco, le cui parole non rendono giustizia, basterebbe a far battere ogni cuore appassionato della vera montagna. Poi, il fatto che tutta la parte bassa della valle sia ancora in ombra mentre il sole taglia i pendii un po’ più in alto, creando un contrasto di colori unico, è la classica ciliegina che dovrebbe farvi venire voglia di vivere questi posti i persona. Certo, non prendete una giornata piovosa per salire a 3000 mt. però... Nel frattempo, spero solo che, a dispetto del nome, oggi non vi siano temperature tanto basse.
Percorsi i pochi metri dietro il guardrail, giungo al famoso ponte che immette in Valfredda. Qui, avviene una cosa inaspettata che per me cambia completamente in meglio la giornata già sulla carta molto promettente.
Lucio e Andrea, infatti, sono partiti prima di me e sono fermi proprio in questo passaggio sopra il fiume intenti a scambiare due parole. Fermandomi a salutarli, inizia un bel dialogo nel quale vengo a scoprire che la meta della giornata è identica. Così, trovandomi da solo, mi propongono di fare il viaggio insieme. 
Inizia così un’avventura bellissima che all’inizio parte più a destra che a sinistra. Sì, perché dopo aver percorso i primi metri del sentiero, in prossimità di una vecchia segheria, ci infiliamo tutti tra due costruzioni di legno e seguiamo una traccia che, di lì a poco, superato il Gelttalbach-Torrente Valfedda finisce... nei prati a pascolo. Ottimo, e si che il sentiero è unico dall’inizio alla fine, senza possibilità di sbagliare! Va beh, abbiamo fatto solo qualche passo... Conversando tranquillamente, non ci siamo accorti della normale prosecuzione della via.
Tornati in carreggiata, vediamo subito le indicazioni per il rifugio. Seguiamo una staccionata e, lentamente, ci inoltriamo in un fitto bosco di abeti nel quale il sentiero è cosparso di radici. Di primo mattino il profumo di questi ambienti è così intenso da liberarci le narici... e il cuore!
Iniziamo a macinare metri e ad inspirare profondamente scaldandoci anche un po’, data la temperatura un po’ fresca. Più avanti il sentiero prende a salire in mezzo al bosco, alternando tratti aperti ad altri più protetti dagli enormi rami di queste piante. La vegetazione è dunque un’accozzaglia di ogni specie e genere: felci, “lattughini”, mirtilli, pini, pinetti... Una giungla!
Le prime rampe all’ombra ci scaldano, il bosco ci cattura e ci rapisce. La poesia è già iniziata. Saliamo in destra orografica del Torrente Valfredda, ancora in ombra; la sponda opposta, invece, è completamente al sole.
Il sentiero si fa più roccioso e scalettato, le radici sono quasi scomparse. Sotto di noi, alla nostra destra, un salto impressionante anticipa il suddetto torrente, le cui acque sono parecchio agitate e spumose. Un bellissimo tratto panoramico a mezza costa e protetto da una staccionata consente di affacciarsi sul vuoto per ammirare questa gola, questo spettacolo della natura. Il nostro passo è fin da subito molto buono, ma non possiamo non continuare a fermarci ad ammirare questi scenari.
Nei pressi del passaggio sul Gelttalbach ci soffermiamo ad ammirare il soleggiatissimo Großer Moosstock-Piccolo Palù, la montagna che ci osserva alle nostre spalle, nella Valle di Riva. Vista da qui, è un gigante di roccia e terra dalla forma quasi di una piramide.
Tra una battuta e l’altra e la condivisione di qualche esperienza passata, i primi 500 mt. di dislivello volano. È proprio vero, parlando non ci si accorge del tempo che passa e anche la fatica si dimezza. Non c’è che dire, sono piacevolmente sorpreso, con i miei nuovi amici mi sento perfettamente in sintonia: ci intendiamo a meraviglia!
Dopo qualche metro tra lastre ed erba, arriviamo sulla soglia della Malga Valfredda di Fuori- Äußere Gelttal Alm, una bella costruzione quasi completamente in legno adagiata su di un bel prato soleggiato e circondata interamente dalle mucche. In questo luogo ultra paradisiaco ed estremamente variopinto come solo in Alto Adige, ci fermiamo per un sorso d’acqua e, nel frattempo, diamo un’occhiata alla nostra cartina, che non fa mai male.

Tre viandanti in paradiso - Al centro della Valfredda, in uno scenario surreale

La malga in questione sembra chiusa e deserta. Le mucche sono le vere padrone di casa e pascolano un po’ tutto intorno a noi. Ciò che però ci lascia davvero con la bocca spalancata è il paesaggio in cui siamo immersi; la scomparsa del bosco ci ha catapultati nella parte alta di questa valle che ha realmente dell’incredibile. Pascoli verdissimi e fioriti, malghe, cascate, rocce, torrenti e un panorama meraviglioso.
Di fronte a noi si stagliano le rocce che dovremo tra poco scavalcare per raggiungere la Forcella Valfredda. Sulla destra, invece, cime altissime, veri torrioni rocciosi ancora parzialmente innevati. Sono, in ordine da destra a sinistra: Großer Rauchkofel, Großer FensterKofel, Wasserkopf-Cima dell’Acqua.
Alla nostra sinistra, invece, siamo tre piccoli puntini in confronto al Gatternock e al Monte Nevoso-Schneebiger Nock che si elevano sopra le nostre teste.
Tutto questo ben di Dio oggi pare essere solo nostro, in quanto nessun altro si scorge all’orizzonte o alle nostre spalle. E in cielo continua a non esserci una nuvola. Che giornata!
Con i piedi ben piantati sul fondovalle, iniziamo a muoverci verso la parte alta della Valfredda. Il sentiero qui è quasi completamente pianeggiante e costeggia l’unico rigagnolo azzurro dalle acque cristalline che invitano ad una “puciata”: il Gelttalbach. Spero che le foto possano dare un’idea circa la bellezza di questo itinerario.
Magicamente lungo i prati, un po’ più in alto, ricompare qualche sporadico abete e larice ai cui piedi sono già esplose le fioriture di rododendri. Mamma mia, ma chi non vorrebbe piazzare qui la sua casetta?
Continuiamo a camminare in fila indiana lungo questa bella via lastricata, fino a scorgere un poco più avanti un piccolo terrapieno erboso lungo il quale precipita con un piccolo salto il Gelttalbach e in cima al quale scorgiamo un’altra bella baita, la nostra prossima tappa. Di questa piccola salitella, molto facile e breve, quasi non ci si accorge nemmeno. Alla nostra destra, l’acqua sembra accompagnare ogni nostro passo, curvando quando curva la via.
Inutile dire che non troviamo più parole per descrivere ambienti simili.
Finalmente in cima a questo piccolo montucolo, ci concediamo un’altra brevissima sosta, più per scattare foto che altro. La strada percorsa dalla malga sottostante non è stata poi molta, in fondo.
Ci troviamo esattamente lungo la staccionata che delimita la Malga Valfredda di Dentro-Innere Gelttal Alm, anch’essa deserta e chiusa. La struttura comprende altri pascoli attorno a sé ed è ubicata sotto la punta rocciosa che sulle carte è segnata come Quota 2888, esattamente a metà tra il Gatternock e il Monte Nevoso-Schneebiger Nock.
Distratti ancora una volta da tutto ciò che ci circonda e quasi spaesati, ci viene quasi un colpo quando vediamo le indicazioni in legno qui presenti e che indicano il Rifugio Vedrette di Ries-Rieserfernerhütte ancora a 2h 20’ di cammino! Auguri!
Lentamente ci rimettiamo in movimento. Se non altro, un po’ parlando e un po’ guardandosi intorno, sembra che la stanchezza tarderà ancora un po’ a sopraggiungere.
Il prossimo obiettivo è portarsi verso la testata della Valfredda, caratterizzata da una conca chiusa da rocce verticali. Ovviamente il sentiero non può passare da lì. Infatti, eccolo proseguire ora in sinistra orografica e innalzarsi su quelle roccette proprio di fronte a noi. Così, dopo aver superato un bel ponticello e ammirato ancora una volta questo lucentissimo torrentello nel quale si riflettono i raggi solari, iniziamo ancora gradatamente a salire, abbandonando la comoda passeggiata sul fondovalle.
Subito veniamo colpiti dal rivolo d’acqua che bagna le placche di roccia alla nostra destra e sotto le quali passiamo: l’acqua fredda ci bagna il viso e ci rinfresca. Il sentiero che ora percorriamo sale un pendio che man mano si fa sempre più roccioso. Siamo ormai in alto, nel regno delle aquile e delle pietre e, con spirito nuovo, nonché maggior concentrazione, puntiamo dritto alle morene che sembrano sbarrarci la via un poco più in là.

Danzando in alta quota - Come camosci tra rocce e grandi nevai

Uno scenario severo e quantomai impervio si presenta davanti a noi. Lo dovremo superare sempre seguendo il sentiero che, presumiamo, tra un po’ si farà largo tra enormi blocchi di granito tra i quali non mancheranno di certo i mitici ometti di pietra.
Ogni tanto ci voltiamo indietro per contemplare un quadro pazzesco nel quale ancora non ci sembra vero di farne parte. Dal punto in cui ci troviamo, si dipana tutta la parte alta della Valfredda dove, all’orizzonte, si elevano le cuspidi piramidali del Großer Moosstock-Picco Palù e del Durreck-Cima Dura, alla sua destra. Anche queste montagne sono punteggiate da macchie bianche più o meno estese: i nevai non mollano nemmeno a metà agosto!
Saliamo ora più lentamente; aumentando la pendenza, lo sforzo è maggiore e anche le parole si fanno più rade. Ci siamo alternati nella progressione: ora è Andrea a guidare il gruppo, seguito da Lucio e poi io, a chiudere.
Arriviamo a lambire un piccolo pianoro sotto il Wasserkopf-Cima dell’Acqua sul quale, chissà come, numerosi rododendri in fiore ci danno il benvenuto ondeggiando tranquillamente al vento che nel frattempo si è leggermente alzato. 
Già, il vento, altro fattore ambientale da tenere in considerazione in alta quota. Presto, molto presto, ce ne accorgeremo maggiormente, anche se ora la cosa ci sembra normale.
Più prendiamo quota e più il panorama alle nostre spalle si allarga, andando ora ad abbracciare anche i monti della Valle Aurina di cui, dato il loro numero, non conviene nemmeno dilungarsi ad elencarli.
Le roccette e gli sfasciumi si trasformano ben presto in rocce. Lo sapevamo. Il sentiero però non affronta mai tratti tecnici o attrezzati ma, incredibilmente, si fa largo un po’ a zig-zag con rampe scalettate. Tutta la vegetazione è scomparsa quasi di colpo e noi ci troviamo immersi in un ambiente severo di alta montagna, franoso e detritico. Camminiamo di lastra in lastra, di roccia in roccia: sembra una danza la nostra. I passi si allungano e si accorciano, a seconda della necessità. L’andatura è costante, normale. I miei compagni si aiutano con i bastoncini, io preferisco salire senza.
Infine, eccoli, gli ometti di pietra. Ci guidano e segnano la via nei punti più “incasinati” tra la marea di rocce dove la traccia sembra perdersi. Saliamo ancora un montucolo pietroso e poi giù, in una specie di conca nella quale incontriamo il primo nevaio della giornata. Non serve attrezzatura: qui sopra, in piano, si cammina a meraviglia.
Un altro tratto roccioso ci aspetta subito dopo, seguito da un altro nevaio. Insomma, sarà così fin quasi al rifugio. Ancora una volta le foto che inserisco danno un’idea del grandioso panorama che si può godere da quassù.
Questo sentiero sembra non finire mai e mette a dura prova le nostre gambe. Finalmente ci portiamo su di un altro pianoro sul quale tiriamo il fiato. Dopo qualche metro ancora, eureka! Vediamo il rifugio poco distante da noi. Un altro nevaio a mezza costa e l’ennesimo tratto sfasciumato anticipano il nostro arrivo presso una piccola pozza d’acqua limpidissima alla nostra sinistra. Sulla destra, invece, un bel salto dà sulla Gelttalferner-Vedretta di Valfredda, incollata alle pendici nord-est della Schwarze Wand-Croda Nera. Il ghiacciaio, ormai ridotto, ha formato alla sua base uno splendido lago che troviamo ancora parzialmente gelato. Le sue acque, incredibilmente, sono verdissime. Sopra questa conca col lago, molto più in su, si trova la parte sommitale del ghiacciaio citato: col tempo, questa vedretta si è spezzata in due tronconi.
Sulla sponda opposta si innalza prepotentemente la Gelttalspitze-Cima Valfredda che sembra anch’essa una piramide.
Uno spettacolo simile non ce lo saremmo mai sognati; questa valle è incredibile e sorprendente fino alla fine. Il tratto che anticipa il nostro arrivo al rifugio è stranamente pianeggiante e avviene su rocce chiaramente appiattite e modellate dall’uomo. Di contro, la forza del vento aumenta di colpo, tagliandoci il fiato. Siamo sudati, affaticati e con quest’aria è facile prendersi qualche bel malanno. Entrare nel rifugio, cambiarci e accomodarci tutti insieme in attesa di mangiare qualcosa è un attimo.


 “Was ist die Spezialität des Hauses?” - Nella bora, sulle sponde del Gänsebichlsee

“Wir empfehlen Ihnen Spiegeleier mit Speck und Kartoffeln!” è la risposta dei rifugisti. E noi, non possiamo che accettare!
Il tipico piatto altoatesino chiamato anche “piatto dello sciatore” è una leccornia che fa illuminare il volto appena viene servito. Se non lo avete mai provato, dovete rimediare immediatamente, anche se non siete a quasi 3000 mt. di quota. Su di un letto di patate arrosto vengono adagiate delle belle fette di speck sulle quali troneggiano uova all’occhio di bue. Wow!!!
Inutile dire che di fronte a tanta bontà tutta la fatica scompare. Divoriamo tutto con una fame mai vista al tepore del rifugio. Poco dopo pranzo Andrea decide di tentare di salire in cima alla Gelttalspitze-Cima Valfredda; lo vediamo prepararsi e uscire dalla struttura. La salita non dovrebbe essere difficile e avviene tutta su roccette lungo la dorsale sud-ovest. Per me e Lucio la giornata può concludersi qui, così e decidiamo di riposare un po’.
Non passano che pochi minuti che vediamo Andrea tornare. 
“Cos’è successo?” chiediamo. “Non sei salito?”
Ci risponde che non ha fatto che pochi metri fuori dal rifugio, prima che venisse spazzato dal vento fortissimo. In effetti, salire lungo una cresta con questo clima è troppo rischioso.
Di nuovo tutti insieme, optiamo per qualche foto sulle sponde di un laghetto che si trova proprio a cinque minuti dal rifugio, il Gänsebichlsee. Accidenti, meno male che ci siamo bardati bene! Nonostante la limpida giornata di sole, qui nemmeno la bora di Trieste! In effetti, il nome Forcella Valfredda che ospita il rifugio è tutto dire...
Questo laghetto presenta acque così azzurre da togliere il fiato. È parzialmente congelato e le sue acque sono, inutile dirlo, di una trasparenza assoluta. Peccato proprio per questo ventaccio, qui ci saremmo volentieri fermati a prendere un po’ di sole! Curiosamente, al di sopra di questo piccolo specchio d’acqua, un tratto della dorsale est della Schwarze Wand-Croda Nera, presenta, in sequenza, una sfilza di ometti di pietra che danno l’impressione di essere tanti soldatini di vedetta. La mia curiosità di andare a vederli più da vicino è tanta ma il tratto di salita ancora da affrontare e questo vento mi fanno ben presto desistere.
Ci accontentiamo di questo laghetto e del meraviglioso panorama che si palesa anche dalla parte opposta, verso la Valle di Anterselva e le cime del gruppo Höllsteinspitz-Pietraforata e Rote Wand-Croda Rossa. Immediatamente alla nostra sinistra, all’inizio del sentiero che scende in questa valle, una grande lingua di ghiaccio (senza nome) sfocia più in basso in un piccolo laghetto di fusione che da quassù sembra di colore blu scuro-nero.
Scattiamo a raffica una marea di foto, cercando di restare in equilibrio ma quest’oggi sulla Forcella Valfredda il vento non perdona proprio. Quando il nostro contenitore di magia è stracolmo, decidiamo di incamminarci verso valle, togliendoci da queste raffiche sferzanti il volto.

La luna e la montagna - Un ultimo saluto al regno incantato

I volti si rabbuiano, gli animi si incupiscono. Capita sempre così quando si torna, soprattutto dopo un’esperienza condivisa tanto bella e appagante. Tuttavia, con lo scenario che abbiamo di fronte, non dobbiamo proprio rattristarci. Lo spettacolo non è di certo finito e le cuspidi rocciose e innevate dell’Austria che abbiamo di fronte agli occhi, all’orizzonte, ci spalancano di nuovo la bocca, facendoci ingerire un’altra bella mole di vento.
Ma quali altri ambienti offrono scenari simili se non quelli montani?
E non basta. La natura ci vuole offrire un altro regalo, una sorpresa di prim’ordine che è raro ricevere. Esattamente al di sopra della cresta sud-ovest della Gelttalspitze-Cima Valfredda si affaccia, timidamente, il profilo della luna. L’ambiente isolato sul quale ci troviamo, i profili di queste superbe montagne cosparsi di laghetti ghiacciati e ora anche questa immagine della luna fanno commuovere. Che bellezza, che gioia! Se non è vivere un sogno ad occhi aperti questo...
Con questa splendida immagine che abbiamo alle spalle e con altrettanti quadretti idilliaci che ci si parano davanti, lentamente ci abbassiamo di quota. E il vento scompare. Le gambe gemono, i chilometri di marcia e di dislivello si fanno sentire. Ma come non gioire di fronte a tutto questo e come non commentare con entusiasmo la fine di una giornata pazzesca come quella che si sta per concludere? 
Quando rimettiamo i piedi sui verdi pascoli, è tutta un’esplosione di suoni, colori e profumi intensi che solo l’alta montagna può dare. Alla prima malga ci concediamo una sosta; accaldati e assetati come siamo cerchiamo la fresca acqua del torrente. Nel frattempo, l’occasione è sempre buona per scattare a raffica altre belle foto e per chiacchierare un po’.
Gli ultimi metri di dislivello nel bosco portano un po’ di refrigerio ma anche ulteriori sforzi alle nostre povere ginocchia. Tra gradini, radici e balzelli su roccette, alla fine ci trasciniamo al ponte presso la strada di Riva sul quale ci siamo incontrati stamani. L’auto già presente che ho incontrato nel parcheggio stamani era quella dei miei amici, così percorriamo tutti insieme anche l’ultimo tratto di strada.
Purtroppo, è giunto il commovente momento dei saluti. Faccio fatica a staccarmi da una così bella compagnia, da amici sinceri e compagni di avventura unici. Spero, tuttavia, che in futuro ci si possa incontrare nuovamente e condividere altri momenti emozionanti come quelli vissuti oggi. 
Torno alla mia auto davvero felice. Questa esperienza mi ha davvero arricchito.
A presto amici e arrivederci Vedrette di Ries. La vostra meraviglia mi ha davvero stregato!

Testi e foto di: Daniele Repossi

Escursione effettuata in compagnia di: Lucio e Andrea

Lo spettacolo della luna dietro la Gelttalspitze-Cima Valfredda
Al centro della Valfredda, con i colori pomeridiani