Il tragitto dell'escursioneSCHEDA TECNICA
Località e quota di partenza: Parcheggio Lago della Rovina (1533 mt.)
Località e quota di arrivo: Lago del Chiotas (1978 mt.), Rifugio Morelli-Buzzi (2351 mt.)
Punto più elevato: Passo del Chiapous (2526 mt.)
Dislivello positivo: 1166 mt.
Lunghezza del percorso: 20,8 km
Coordinate punto di partenza: 44°10’52”N 7°20’42”E
Posizione: il Passo del Chiapous si trova tra la Cima del Chiapous e il gruppo dell’Argentera, il Rifugio Morelli-Buzzi è posto nel vallone di Lourousa, diramazione laterale della Valle Gesso della Valletta. Il Lago del Chiotas è un bacino artificiale sito nel Comune di Entracque (Valle della Rovina).
Difficoltà: EE/E (Scala delle difficoltà)
Presenza di tratti esposti: sì.
Tempo di percorrenza totale: 7h 30’ (Tempi di percorrenza)
Tipo di escursione: andata e ritorno con un anello nella parte finale (Sentiero dei Guardiani).
Tipo di terreno incontrato: terra-erba-roccette-rocce-ferro-ghiaia-cemento-sfasciumi. (La camminata e il sentiero)
Possibilità di ristoro: al Chiosco-bar Lago della Rovina e al Rifugio Morelli-Buzzi quando aperti (verificare).
Segnavia: bianco-rosso. (La segnaletica italiana)
N° del sentiero: Strada Vallone Rovine, M08, M09, SI, VA-R143, N08, SI, VA-R143, M08A
Acqua lungo il percorso: al Chiosco-bar Lago della Rovina e al Rifugio Morelli-Buzzi nei periodi di apertura, alla fontanella posta accanto al suddetto chiosco e alla fontana accanto al rifugio.
Stato del percorso: sentieri sempre ben segnalati e mantenuti.
Periodo: da giugno a ottobre.
Panorama: splendido dalla diga del Chiotas verso la Valle della Rovina e la pianura piemontese. Incredibile dal Passo del Chiapous verso sud-est col bacino del Chiotas, la Punta della Valletta, la Punta Gelas Fenestrelle, la Punta Fenestrelle e la Punta Ciamberline; poi, verso nord-ovest e il Vallone di Lourousa con, sullo sfondo, la parete rocciosa del Monte Matto.
Attrezzatura particolare richiesta: nessuna.
Discesa: la discesa avviene per la via di salita principale. Nell’ultimo tratto, tuttavia, anziché rientrare lungo la via di salita (M08), si prosegue lungo il Sentiero dei Guardiani (M08A), compiendo così un anello.
Tappe del percorso: Parcheggio Lago della Rovina - Chiosco-bar Lago della Rovina - Bivio sentieri M08-M08A - Galleria del Chiotas - Lago e diga del Chiotas - Passo del Chiapous - Rifugio Morelli-Buzzi - Laghetto di fusione Morelli-Buzzi - Rifugio Morelli-Buzzi - Passo del Chiapous - Diga e lago del Chiotas - Galleria del Chiotas - Bivio sentieri M08-M08A - Chiosco-bar Lago della Rovina - Parcheggio Lago della Rovina
L'ITINERARIO IN BREVE
Lasciata l’auto al termine della strada nella Valle della Rovina, una diramazione della Valle Gesso di Entracque (1533 mt.), ci si incammina lungo il proseguimento della stessa (Strada Vallone Rovine) costeggiando il bel lago omonimo in sinistra orografica, fino a giungere ad un altro grande parcheggio/area camper; in caso il transito sulla strada sia consentito, si può parcheggiare anche qui. Oltrepassata l’area di sosta si arriva al Chiosco bar Lago della Rovina (1547 mt., 20’), alle spalle del quale parte il sentiero per il Lago del Chiotas (Sentiero Figari n° M08). Imboccatolo, inizia una divertente ascesa frammista a qualche passo facilissimo di arrampicata (max. I grado). Il percorso, mai esposto, affronta numerosissimi zig-zag tra le rocce ed è attrezzato con cavi metallici e staffe in ferro nei punti più critici. Tuttavia non occorre attrezzatura da ferrata. Al termine del sentiero, ci si ricongiunge con il Sentiero dei Guardiani (n° M08A, 1h 20’) proveniente da est che si utilizzerà poi come via di discesa. Proseguendo il cammino sulla destra (n° M08), si percorre in piano un breve tratto prima di incontrare una deviazione sulla sinistra che porta al Rifugio Genova-Figari e che si ignora: più avanti, una galleria (frontale non necessaria) porta dapprima ad un primo piccolo sbarramento del Lago del Chiotas e poi, dopo qualche altro metro in direzione nord-ovest (n° M09, SI, VA-R143), alla diga vera e propria. (Lago del Chiotas, 1h 15’). Si attraversa la diga per proseguire lungo il sentiero che, lo si vede già, si inerpica sui montucoli di fronte serpeggiando tra ghiaia e pietraie. La via, non breve, porta al Passo del Chiapous (2526 mt., 3h 20’) dopo un’ascesa non difficile e sempre su sentiero ben segnalato che fin qui non cambia numerazione. Dal Passo non resta che iniziare a scendere lungo l’unica via esistente (n° N08, SI, VA-R143) verso il Rifugio Morelli-Buzzi, che si raggiunge dopo 3h 50’ di cammino. Chi avesse ancora energia, può salire fino al piccolo laghetto di fusione posto poco sopra la struttura e presso il quale si incontrano frequentemente giovani stambecchi (Laghetto, 4h 10’). La discesa segue esattamente il percorso di salita fino al bivio col Sentiero del Guardiani. Si risale dunque al Passo del Chiapous (5h) per poi scendere fino alla diga del Chiotas (6h 15’) e quindi portarsi al suddetto bivio (6h 30’). Da qui si prosegue dritto (Sentiero dei Guardiani n° M08A) e si scende più dolcemente sulla sponda in destra orografica del Lago della Rovina, per giungere poi nuovamente al Chiosco bar (7h 10’) e, da qui, di nuovo al punto di partenza (7h 30’).
NEL CUORE DELLE ALPI MARITTIME TRA LAGHI E STAMBECCHI - (DEL 26/09/2020)
Trekking, pesca d’altura ghiacciata o cappuccino con le pecore? - L’inizio promette bene!
Quest’oggi sono diretto alla scoperta di un piccolo cantuccio delle Alpi Marittime, montagne che, a torto, non ho mai frequentato al pari di altre.
Raggiunto con l’auto il paese di Borgo San Dalmazzo, infilo deciso la Val Gesso in direzione Valdieri. Ad una rotatoria, seguo le indicazioni per Entracque, una bellissima località che si trova già nel Parco Naturale delle Alpi Marittime. Poco distante dalle case una diga forma il bacino artificiale del Lago della Piastra. La mia direzione è proprio quella se voglio giungere in Valle della Rovina, punto di partenza per il giro che ho programmato oggi.
Passo sotto alla diga e svolto a sinistra fino ad un successivo bivio. Lascio a sinistra la deviazione per San Giacomo e arrivo sulle sponde del Lago della Rovina: posteggio nella prima area di sosta gratuita, al termine quasi ufficiale della strada. In lontananza, dove la valle termine e forma una conca, noto un altro parcheggio con annessa area camper a pagamento; qualcuno è rimasto qui a dormire.
Sono passate solo da poco le 7:00 del mattino ma penso di aver fatto bene ad arrivare così presto. Tra un po’, temo, in questa limpida giornata di sole, i parcheggi si riempiranno.
A fine settembre, l’impatto che ricevo quando metto le gambe fuori dall’auto, a più di 1500 mt. di quota, non è dei più tiepidi, anzi! Il luogo, quasi deserto, si trova totalmente in ombra e la temperatura segna zero gradi. Buon risveglio!
Messo il mio guscio sulla schiena mi incammino lungo il proseguimento naturale della strada che qui viene chiamata Strada Vallone Rovine. A dispetto del nome “Valle della Rovina”, devo già dire di rimanere piacevolmente sorpreso dal luogo in cui mi trovo. Le acque del bel Lago della Rovina, alla mia sinistra, giacciono all’ombra, immote. Non un filo di vento increspa la superficie, non un pesce salta per un secondo fuori dall’acqua. I colori però sono davvero belli e accesi, anche se senza il sole sembra tutto un verde scuro tendente al nero-blu.
Al contrario del sottostante Lago della Piastra, questo è un bacino naturale formatosi moltissimi anni fa in seguito ad una frana. Negli ultimi tempi, con la formazione della diga a valle, anche questo specchio d’acqua è stato intaccato dall’uomo che ne ha ridotto la superficie e lo ha delimitato in terra con uno sbarramento (una diga sotterranea, in pratica). Oggi il Lago della Piastra e quello della Rovina, unitamente al Lago del Chiotas di cui andrò tra poco a parlare, sono asserviti alla centrale idroelettrica Luigi Einaudi di Entracque, la più grande d’Italia.
Questi 600 metri di strada che mi separano dalla sponda sud del Lago della Rovina ci volevano proprio per scaldare muscoli e articolazioni. Mamma mia, a fine settembre e già con la termica mi tocca salire! Venisse il sole almeno...
L’asfalto prosegue fino al parcheggio più a monte; da lì in poi inizia la montagna.
Dopo qualche centinaio di metri, osservando bene le sponde del lago, vengo colpito da due cose. La prima è che due pescatori a pochi metri sotto di me sono già intenti a cercare di far abboccare qualche pesce. Da quanto vedo, tutti intirizziti, stanno oltremodo cercando di scuotersi e scaldarsi come possono camminando e saltellando sul posto; ogni tanto, buttano un occhio alle loro canne per vedere se qualcos’altro, a parte loro, si muove. Ma da quanto tempo sono lì? Non avranno mica passato tutta la notte sulla sponda di questo lago attendendo il risveglio dei pesci?
La seconda cosa si trova esattamente lungo la riva opposta. C’è un po’ di riflesso e il bianco delle rocce si confonde... con altro bianco. Ma quel bianco mi sembra muoversi! Possibile? Rocce in movimento? Guardo bene, mi concentro... Non sono rocce, ma pecore! Saranno a centinaia! Si muovono freneticamente, su e giù dal pendio, fin in riva al lago. Chi mangia, chi beve, chi corre, chi cura i piccoli e chi se ne frega di tutte le altre e dorme ancora. Apparentemente mi sembrano libere, non vedo cani o pastori in giro.
Continuo anch’io a muovermi, altrimenti mi sa che qui, continuando ad osservarle, rischio di addormentarmi veramente! E pure di congelare!
Giungo così all’altezza del secondo e ultimo parcheggio dove al momento sono presenti solo qualche auto e un paio di camper. Per il resto la zona è deserta, in giro non c’è anima viva. Dall’alto, però, sento un forte rumore d’acqua. È la cascata che dal bacino del Chiotas precipita tra le rocce, andando ad alimentare gli invasi sottostanti. Beh, senza caos, rumori o frotte di turisti in giro, il paesaggio è già suggestivo.
Sotto la parete di roccia che chiude questa valle e forma siffatta conca, nei pressi di un chioschetto (ora chiuso), trovo le prime indicazioni escursionistiche della giornata. Incredibilmente, questa segnaletica è completissima di informazioni, al contrario di quella che si trova in altre zone del Piemonte. Strano, ma meglio così! Addirittura, come in Svizzera, vengono indicati anche alcuni punti di interesse (rifugi, ristori, bivacchi, telefoni, ecc.).
Il Rifugio Morelli-Buzzi, che mi piacerebbe raggiungere svalicando nel Vallone di Lourousa, tuttavia non è nemmeno indicato. Il tutto si ferma al Colle (o Passo) del Chiapous, a ben 3h di marcia (ma senza correre ci vorrà qualche minuto in più).
Non ho fretta, è mattina presto e ciò mi consente di soffermarmi ancora un po’ in questo posto per ammirare questo scorcio di lago così carino. Da qui in poi inizia l’ascesa vera e propria e le gambe dovranno fare la loro parte!
Quando sto per riprendere la marcia, il fatto a cui assisto mi sembra irreale. La moltitudine di pecore si sta dirigendo proprio nella mia direzione, verso il bar! Riesco a spostarmi in tempo prima che questo, ancora chiuso quasi alle 9:00 del mattino, venga preso d’assalto e circondato. È un assedio, un’autentica protesta per questa chiusura e la mancanza della loro colazione preferita, brioche ripiene di erba fresca e cappuccino al fieno!
Lungo le sponde del Lago della Rovina (qui, nel tardo pomeriggio)
Il numeroso gregge di pecore si prepara ad andare al bar...
Il Lago della Rovina visto dall'attacco del Sentiero Figari (qui, sempre al sole del pomeriggio)
L'area camper col chiosco bar, alla testata della Valle della Rovina
La diga del ChiotasSull’atletico Sentiero Figari - Di lago in lago, prendendo quota
Come accennato prima, dal punto in cui mi trovo si innalzano rocce in tutte le direzioni. Spalle al lago, sulla destra vi sono le pareti del Barbis, di fronte a me quelle del Chiotas (dove è posta un’altra enorme diga già visibile) e, alla mia sinistra, le bastionate di Laura con l’omonima punta, quelle di Ciamberline e la Cima della Valletta.
Come osservo dalla mia fida cartina cartacea, le alternative di salita verso il soprastante bacino del Chiotas non mancano affatto. Prendendo il comodo sentiero n° M08A che parte sulle sponde del Lago della Rovina salirei più gradatamente e facilmente ma allungando i tempi; imboccando il diretto Sentiero Figari n° M08 taglierei di certo buona parte della montagna per sbucare poco prima della diga ma con un percorso più sconnesso e atletico.
La decisione mi porta via mezzo secondo e in men che non si dica mi ritrovo già ai blocchi di partenza della via più diretta, con i guantini tecnici da ferrata già indossati. Lascerò la parte più soft per il ritorno, la quale, con la stanchezza addosso, mi consentirà di far riposare poi muscoli e ginocchia, oltretutto percorrendo un anello panoramico a quanto posso osservare.
Via dunque, si parte per il Figari!
Basta qualche metro in salita per portarmi all’inizio della via e sentire un po’ di tepore provenire dalla mia termica che, evidentemente, inizia a fare il suo lavoro. Nel frattempo, il Lago della Rovina visto da qui sopra è già uno spettacolo. Il sole è giunto un po’ più a valle, oltre l’acqua e, prima che mi raggiunga, temo ci vorrà ancora del tempo.
Il Sentiero Figari è (e sarà) un lungo zigzagare tra le rocce e la sparuta vegetazione che si aggrappa ad esse, fino in cima, quando il percorso si raccorderà con la via facile di salita per ora trascurata (il Sentiero dei Guardiani). Cammino quasi subito su pietre, sfasciumi e roccette scalettate che non pongono alcuna difficoltà. Qualche insidia la pone invece dell’acqua che corre lungo la traccia e che, nelle prime ore del mattino, è ancora gelata. Devo quindi stare attento se non voglio partecipare al walzer della saponetta, insomma.
Non ho idea di come sia lo sviluppo della via ma se il buongiorno si vede dal mattino, qualcosa mi dice che qui ci sarà da divertirsi!
Dopo qualche facile rampetta, mi porto sotto pareti verticali, in un punto un po’ esposto ma protetto da cavi metallici. Cavi che attrezzano anche la parete sulla sinistra e dei quali mi servo per mantenere l’equilibrio nella progressione. In ogni caso va detta una cosa: non serve kit da ferrata. Pur essendo già un percorso più per esperti, non vi sono passaggi verticali o talmente in esposizione da richiedere l’uso di attrezzatura specifica. Con questo, nulla vieta a chi si sentisse insicuro di utilizzarla. In ogni caso, occorre fare attenzione alle suole bagnate che, sulle roccette e sulle staffe, scivolano un po’.
Le scale sono un po’ ovunque, questa via è quasi tutta così. Scalette di roccia naturali si alternano ad altre più artificiali in metallo o in legno, il tutto inframezzato con rampette pietrose e sfasciumate. Il cavo metallico mi accompagna nei punti più delicati, anche se non vi è mai pericolo stando sulla pista principale.
È davvero suggestivo salire e vedere come le rocce e la vegetazione formino un connubio indissolubile e un legame profondo. Alcuni tratti spogli vengono continuamente sostituiti da altri ricchi di vita. Perfino latifoglie e conifere fanno la gara a chi resiste di più aggrappato nel vuoto, nelle posizioni più sbieche e assurde.
La cosa stonata è passare ogni tanto sotto qualche palo dell’alta tensione, necessario per convogliare l’energia fino a valle. Un pugno di metallo nello stomaco e quel fastidioso ronzio proprio non ci volevano. Per fortuna ogni tanto un piccolo spiazzo panoramico consente di tirare il fiato e ammirare il superbo panorama sulla Valle della Rovina.
A circa metà percorso si vede ancora chiaramente la vecchia via di salita lungo il Figari, oggi chiusa. Le staffe sulla roccia sono ancora presenti, a formare grossi gradini in metallo che si discostano da quelli tipici delle vie ferrate. Da quanto vedo, nonostante l’aiuto del metallo, il salto di roccia da quella parte era un po’ più verticale. Oggi il nuovo percorso, che prosegue aggirando altre rocce sulla destra, è decisamente più comodo e meno impervio.
La parte finale è una comoda passeggiata lungo un’altra porzione di sentiero scalinato e pietroso. Finalmente esco da questa via trovandomi su di una larga strada proveniente da est: la via facile e più lunga di salita, ossia il Sentiero dei Guardiani (della diga). Appunto, e la diga? Eccola, di fronte a me, con un gigantesco muraglione di cemento illuminato dal sole e che dalla mia prospettiva sembra di un bianco candido. Ma quanto è alta questa “bestia”?
In ogni caso manca poco all’arrivo al Lago del Chiotas. Gli ultimi metri assolutamente pianeggianti li compio su di una poderale sulla quale ci passa largamente un’auto.
Un gruppetto davanti a me si palesa magicamente; deve essere salito per la via più comoda. Il loro vociare è lontano, inudibile anche per un cucciolo di stambecco che nel frattempo mi ha quasi raggiunto. Ma è salito dietro di me? Nel silenzio totale nulla lo spaventa. Passeggia tranquillamente nel suo habitat naturale e, passandomi vicino, sembra quasi essere venuto a salutarmi.
Man mano che mi avvicino alla diga mi rendo conto della severità di questi posti. Sopra lo sbarramento si innalzano enormi pareti rocciose, culminanti nella severe Cima del Baus. Ormai, a queste quote, anche l’erba sta mollando il colpo, tanto che pietraie e canaloni imperversano un po’ ovunque. Non c’è che dire, impianti artificiali a parte, si rimane a bocca aperta. Il Lago della Rovina, molto più in basso, è ancora totalmente in ombra adagiato com’è in questa fredda conca.
D’improvviso, dietro una curva, ecco una buia galleria che anticipa l’arrivo al lago. Guardo all’interno con circospezione: no, non serve alcuna frontale e, anche se non sempre si vede dove si mettono i piedi, c’è da dire che qui è tutto cementato e non c’è pericolo di inciampare.
Superato il tunnel, finalmente al sole, ecco un primo sbarramento nei pressi del lago. È quello del Colle della Laura. Da qui, lo scenario si allarga decisamente e, oltre alla Cima del Baus, compaiono anche la Cima di Nasta, la Paganini, la Genova e l’Argentera. Spettacolo!
Altre indicazioni nei pressi mi fanno capire di non essere nemmeno a metà percorso. Intanto, mi godo un panorama davvero incantevole verso la Valle della Rovina, metà al sole e metà in ombra.
Aggirato sempre su strada cementata una scaglia rocciosa, giungo di colpo al mostruoso sbarramento del Chiotas, dal quale intravedo il minuscolo Rifugio Genova-Figari al di sotto della Punta Gelas Fenestrelle e della Punta della Valletta. Alle spalle della struttura dovrebbe esserci il Lago Brocan, ma da qui non si vede. Il cammino prosegue sulla grande diga: devo arrivare dall’altra parte per proseguire il mio cammino, che già intravedo divincolarsi su per grandi pietraie e altri pendii più o meno rocciosi. La gente, intanto, è sparita di nuovo. Tutti si devono essere diretti lungo la via più breve che porta al Rifugio Genova-Figari.
Tutto il bacino del Chiotas è chiuso, appunto, dalla diga del Chiotas (sulla quale mi trovo ora) e da quella del Colle della Laura (appena oltrepassata). Quest’ultima ha un’altezza di 30 mt., mentre il grande muraglione del Chiotas è alto ben 130 mt. e presenta uno spessore di 5 mt. qui in cima e di quasi 38 mt. alla base. In totale questo bacino racchiude ben 27,3 milioni di metri cubi d’acqua. Davvero impressionante! I tre laghi, Chiotas, Rovina e Piastra alimentano la più grande centrale idroelettrica d’Italia che si trova proprio a Entracque.
Il Lago della Rovina, la mattina presto
Un tratto attrezzato lungo il Sentiero Figari
Il vecchio percorso lungo il Sentiero Figari...
...e quello nuovo, più agevole
Verso la diga del Chiotas con la Cima del Baus al sole
Il Lago della Rovina visto dai pressi del bacino del ChiotasLa lenta ascesa al Colle del Chiapous - Il silenzio delle pietre
Attraversare questo muraglione di cemento fa una bella impressione. La strada è larga 5 metri ma basta che mi affacci verso la Valle della Rovina per percepire un vuoto tremendo. Sembra proprio di essere in volo!
Dalla parte opposta il lago, interamente al sole, brilla di varie tonalità di azzurro ma la sua superficie, senza un alito di vento, è assolutamente piatta, immobile.
Al termine del camminamento, riecco il sentiero: inizia a salire dolcemente fino a portarsi verso il poco distante Vallone del Chiotas dove poi, presumo, ci sarà da salire maggiormente. Altri cartelli indicatori di un colore giallo intenso (strano, come in Valle d’Aosta) indicano che mancano ancora più di due ore prima di ultimare l’escursione al Rifugio Morelli-Buzzi. Tocca, infatti, prima scavallare per il Passo (o Colle) del Chiapous e poi scendere dalla parte opposta, nel Vallone di Lourousa. Mica poco!
Di nuovo da solo, ma questa volta sotto un bel sole che riscalda anche il più cupo degli animi, mi accingo a muovere i primi passi, davvero elementari, su di un bel pietrisco biancastro e senza alcuno sforzo. Gli utlimi verdi e spelacchiati ciuffi d’erba fanno finta di salutare; in realtà, non scompariranno mai, nemmeno alle quote più elevate. In ogni caso qui si entra nel regno dei grossi massi, dove il suolo è più aspro, duro ma sempre meraviglioso.
Da una posizione tranquilla e ancora in piano (ma un po’ più in alto) osservo ancora il Lago del Chiotas che da questa prospettiva è davvero tutt’altra cosa, anche se la zona è pesantemente modificata dall’uomo. Anche da qui, volendo, si potrebbe perdere qualche metro di dislivello per portarsi quasi in riva al bacino e poi proseguire lungo la sponda ovest per raggiungere il Rifugio Genova-Figari che, tuttavia, non è la mia meta quest’oggi.
Dopo aver tagliato a mezza costa un bel pendio ricoperto di “visega” (la festuca, la classica erba a fili lunghi che punge), la via sale con più decisione e, lentamente, si porta sotto le imponenti pareti rocciose e verticali sopra le quali è il Passo del Porco.
Da destra a sinistra, lungo un grande canalone di pietre e grossi macigni che sembra non avere fine, la salita si fa un po’ più ripida ma si mantiene largamente nei canoni escursionistici. Ogni volta che mi guardo alle spalle, lo scenario verso il bacino del Chiotas e i monti che lo chiudono si fa sempre più incredibile. Ormai sono già in alto e da qui la vista è davvero pazzesca!
Di fronte a me, per contro, l’ennesimo montucolo pietroso da superare a zig-zag. Ma il luogo è davvero così selvaggio e severo che lascia senza fiato. E pazienza per un po’ di fatica che dopo andrà via!
Ancora qualche metro e giungo al bivio per il suddetto Passo del Porco. Uhmm, solo 15’ minuti, come dice l’indicazione qui presente... mi sa che qui ci scappa qualche altra bella escursione, vedremo! In compenso manca ancora del tempo al rifugio.
Nella parte alta, prima di giungere al Passo del Chiapous, il paesaggio si fa lunare e la mulattiera incredibilmente si appiattisce e si allarga. Non è strano se si pensa che questa via in passato venne costruita per il re Vittorio Emanuele II amante della caccia. Le piccole pietre e gli sfasciumi si alternano a macigni enormi e a lastre rocciose sulle quali è un piacere appoggiare i piedi e muoversi. Il sentiero, infatti, è ben pressato e, se non si va fuori traccia, non si corre il rischio di scivolare o farsi male.
Il Colle del Chiapous è ora là, di fronte a me. Miracolosamente, su di esso è rimasta un’isola verde erbosa che con nuovo vigore tenta di espandersi anche sotto le cime circostanti e di colonizzare nuove aree.
Finalmente giunto nel punto più alto del percorso, non posso non rilassarmi un attimo e ammirare tutta la meraviglia (rocciosa e non) che mi circonda. Ad avere tempo (e gamba), una deviazione porta a salire la Cima del Chiapous ma ora di allungare ulteriormente un percorso giù lungo e piuttosto impegnativo non ho molta voglia: devo ancora arrivare al rifugio!
Questo è laggiù, da qualche parte, nel Vallone di Lourousa e ancora occultato da montagne di pietrame vario. Il sentiero, sempre ben livellato, corre tra esso imperterrito. E dunque, che aspettiamo?
La Valle della Rovina vista dalla diga del Chiotas
Il camminamento lungo la diga del Chiotas
Il bacino del Chiotas visto dal sentiero per il Colle del Chiapous
La via di salita verso il Colle del Chiapous
Grandioso panorama d'alta montagna sulle cime soprastanti il bacino del ChiotasUn tetto rosso in un mare di pietre - In compagnia di simpatici cuccioli di stambecco
Sono esattamente sullo spartiacque tra la Valle di Lourousa e quella del Chiapous, sotto le verticali pareti del gruppo dell’Argentera e del Corno Stella. La discesa nel vallone di Lourousa avviene all’inizio sempre lungo la comoda mulattiera che attraversa grossi massi e piccole morene. Dopo pochi istanti appare alla vista il rifugio Morelli-Buzzi. Impossibile non notarlo, dato il colore rosso fuoco della sua copertura! Un faro nel deserto di pietre per gli escursionisti, visibile a distanza anche in caso di maltempo.
Lo raggiungo in circa mezz’oretta di discesa, facendo attenzione a mettere bene i piedi in queste immense pietraie che mi accompagnano fino alla meta, almeno quando la mulattiera “pressata” sembra scemare nel nulla e tornare sentiero accidentato.
La visuale dal rifugio è molto limitata al percorso di discesa dal colle che ho appena affrontato e al Vallone di Lourousa. Di fronte, a pochi metri, la parete immensa del Corno Stella mentre alle spalle parte il sentiero che porta al Passaggio del Punto Nodale e al bivacco Costi-Falchero. Lo dicevo, qui di cose da fare ce ne sarebbero a iosa!
Al Rifugio qualche anima viva si palesa, probabilmente salita per la via più breve e agevole dalla Valle Gesso della Valletta.
Dopo una breve sosta, dato che finora ho fatto solo “due passi”, decido di incamminarmi per la via che parte alle spalle della struttura e che porta verso il Passaggio del Punto Nodale, a quasi 3000 mt. di quota. Appena fatto qualche passo, mi sento osservato. Alla mia destra, ecco un giovane stambecco che pare seguirmi in parallelo. Che bellezza e che gioia vivere la montagna così!
Il cucciolo mi fissa e sembra indicarmi di seguirlo; lui, sembra essere del posto e conoscere la via!
Un passo dopo l’altro, di nuovo tra erba e grosse rocce, salgo l’ennesimo pendio. Il Morelli-Buzzi è già piccolo alle mie spalle ma ancora visibile. Il Corno Stella e il Monte Stella si innalzano ancora dietro questi con pareti molto vicine, verticali e nerastre, che incutono un certo timore. Sulle cime, una spruzzata di neve dona al tutto un tocco di magia a questo scenario già paradisiaco.
Un canalone immenso di pietraie, invece, si colloca proprio di fronte a me, ma io non ci proverò nemmeno a sfiorarlo. Per adesso va bene così.
Faccio giusto ancora qualche metro per portare le punte degli scarponi a contatto con l’acqua verde-smeraldo di un magico laghetto di fusione che sembra uscito da un reame incantato. Piccolissimo, per niente profondo e incastonato tra le rocce, è una meraviglia naturale e una gioia per gli occhi. Il rifugio attinge l’acqua da questa pozza e la canna qui presente lo dimostra.
Al lago non sono da solo. Al cucciolo di stambecco incontrato poc’anzi, si sono aggiunti i suoi amici, davvero festosi e numerosi. Che accoglienza! Stanno poco distanti da me e osservano cosa faccio. Se non sto attento qualcuno si affeziona a me così tanto da ritrovarmelo al lato passeggero durante il mio ritorno a casa!
Starei qui con loro a vita a contemplare quest’acqua così limpida e sotto i caldi raggi solari. Purtroppo, tutte le cose belle finiscono e l’ora di tornare giunge in men che non si dica. Accidenti!
La mia discesa al rifugio è davvero particolare. Almeno per questo quarto d’ora non più solo ma in compagnia dei miei nuovi vivacissimi amici; mi sento a casa e felice. Gli stambecchi mi precedono correndo da una parte all’altra, intorno a me. Non hanno paura, sono abituati. Vederli così liberi e felici nel loro ambiente naturale riempie il cuore. Laggiù, nel mondo degli uomini, le cose vanno invece ben diversamente ed è ormai un miracolo che ci si guardi tra simili, per non dire del parlarsi...
Solo al rifugio mi separo dal simpatico gruppetto che si ferma qualche metro prima. Arrivederci cuccioli, crescete forti e robusti!
Vista verso il Vallone di Lourousa, dal Colle del Chiapous
Il Rifugio Morelli-Buzzi e il Vallone di Lourousa
Poco prima del rifugio
La discesa percorsa dal Colle del Chiapous al Rifugio Morelli-Buzzi
Sui pendii alle spalle del rifugio
Il laghetto di fusione sopra al rifugioRientro a valle con il fischio - L’anello panoramico lungo il Sentiero dei Guardiani
Nel primo pomeriggio mi preparo a rientrare, ripercorrendo a ritroso il sentiero della mattina. Nel frattempo il cielo si è tutto annuvolato, un classico in montagna che non può mai mancare.
La strada che risale al Colle del Chiapous e poi giù verso la diga ormai la conosco bene, quasi ogni singolo sasso. Procedo sempre con andatura costante, senza mai forzare dato il terreno.
Quando sono circa a metà discesa verso il Lago del Chiotas mi capita una cosa particolare. Ad un certo punto, sul sentiero, un cucciolo di stambecco è fermo e mi osserva. La distanza tra me e lui non è molta. Facendo attenzione a dove mettere i piedi, non mi sono accorto della sua presenza solo qualche tornante più in basso e mi sono involontariamente un po’ avvicinato. Lo vedo fermo, fisso: non si muove di una virgola. Resto fermo anch’io ad osservarlo, come sempre incantato. Passano i minuti. Alla fine, devo proseguire la mia discesa, non posso certo “ammazzarmi” giù per il canalone pietroso. L’unica via è per me il sentiero.
Continuando a non muovermi, ad un tratto il cucciolo emette un forte fischio, seguito a breve intervallo da un altro. Lo interpreto come se lui fosse infastidito dalla mia presenza. Verrò poi a scoprire che questo fischio, emesso dai maschi tramite le narici del naso, serve a segnalare o una situazione di pericolo al branco o uno stato di paura e stress dovuto alla presenza troppo ravvicinata dell’uomo o di altri animali. In ogni caso io sono sempre immobile e attendo. Non voglio impaurirlo né tantomeno provocare un suo atteggiamento aggressivo (se mai fosse nella sua indole, ma non credo).
Dopo un paio di fischi vedo che l’animale si scosta dal sentiero, risale un po’ il pendio e mi lascia passare. Non scappa però ma continua ad osservarmi da qualche metro più in alto.
Non mi ero mai imbattuto nel fischio di uno stambecco, né sapevo che fossero in grado di emettere quel suono. È proprio vero che non si finisce mai di imparare.
Sperando che il giovane stambecco possa aver riacquisito un po’ di tranquillità, di nuovo solo sulla pietraia, mi abbasso sempre di più fino a raggiungere di nuovo il bacino del Chiotas, sotto un cielo plumbeo e carico di nuvoloni neri. Ripasso sotto la galleria e arrivo al bivio di stamani col Sentiero dei Guardiani. Di rifarmi il Sentiero Figari non ne ho proprio voglia: sarebbe uno spaccagambe inutile. Dato che ancora non piove decido di allungare leggermente il percorso e di scendere al Lago della Rovina lungo il Sentiero dei Guardiani, molto panoramico e comodo.
Durante il percorso mi viene incontro un altro giovane stambecco. Ma è proprio pieno in queste zone! Questo giovincello è solo curioso, per niente impaurito e, soprattutto, non fischia. Lo vedo in bilico sulle rocce sopra di me e, francamente, non so ancora quale legge della fisica gli consenta di non perdere l’equilibrio, nonostante gli zoccoli facciano una presa sulla roccia che nemmeno le nostre migliori scarpe da arrampicata.
Il lago è in dirittura d’arrivo, un poco più sotto. Quando lo raggiungo vedo lo spiazzo antistante il chiosco e il grande parcheggio camper un po’ più popolati ma nemmeno troppo. La struttura è sempre chiusa, si vede che a fine settembre ormai il flusso di turisti (e pecore) cala e ci si prepara all’inverno.
Giunto al punto di partenza, al termine di un’altra giornata epica super emozionante e stancante, inizio a far lavorare la mente sulle prossime mete. Le Alpi Marittime non hanno nulla da invidiare ad altri gruppi montuosi!
Intanto, la mia auto, ormai tutta bella impolverata, è l’unica rimasta. Sono l’ultimo che chiude la porta.
Sulla pietraia, di ritorno verso il Colle del Chiapous
Una porzione di Alpi Marittime dal Colle del Chiapous
Ritorno verso il bacino del Chiotas
L'agevole Sentiero dei Guardiani visto dalla diga del Chiotas
La Valle della Rovina dalla diga del Chiotas, di pomeriggioTesti e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria
Il giovane stambecco incontrato il primo mattino lungo il Sentiero Figari
Uno dei giovani stambecchi del gruppo incontrato al lago di fusione sopra il Morelli-Buzzi
Il gruppo di stambecchi gioca sopra il Rifugio Morelli-Buzzi