Il tragitto dell'escursioneSCHEDA TECNICA
Località e quota di partenza: Parcheggio di Pescegallo, Valle di Pescegallo/Val Gerola (1459 mt.)
Località e quota di arrivo: Rifugio Salmurano (1848 mt.)
Punto più elevato: Rifugio Salmurano (1848 mt.)
Dislivello positivo: 389 mt.
Lunghezza del percorso: 6,1 km
Coordinate punto di partenza: 46°02’17”N 9°34’18”E
Posizione: in alta val Gerola (per la precisione in Valle di Pescegallo), a ridosso del confine con la provincia di Bergamo e immediatamente ai piedi della Bocchetta di Salmurano, nelle Alpi Orobie Valtellinesi.
Difficoltà: WT1 (Scala delle difficoltà)
Presenza di tratti esposti: no.
Tempo di percorrenza totale: 2h 15’ (Tempi di percorrenza)
Tipo di escursione: andata e ritorno.
Tipo di terreno incontrato: neve-ghiaccio. (La camminata e il sentiero)
Possibilità di ristoro: al Rifugio Salmurano e nei locali di Pescegallo, nei periodi di apertura (verificare).
Segnavia: bianco-rosso (paline rosso-arancio). (La segnaletica italiana)
N° del sentiero: strada estiva senza numero, CF-GVO
Acqua lungo il percorso: al Rifugio Salmurano (quando aperto) e alla fontanella di Pescegallo.
Stato del percorso: strada larga estiva ampia e ben mantenuta, d’inverno ben battuta dal gatto delle nevi.
Periodo: invernale.
Panorama: interessante sull’alta Val Gerola e verso i monti della Valtellina.
Attrezzatura particolare richiesta: ciaspole (o ramponi) e bastoncini. (Attrezzatura tecnica)
Discesa: per la via di salita lungo la strada battuta.
Tappe del percorso: Parcheggio Pescegallo - Incrocio sentiero CF-GVO- Rifugio Salmurano - Incrocio sentiero CF-GVO - Parcheggio Pescegallo
L'ITINERARIO IN BREVE
Dal parcheggio di Pescegallo si imbocca la stradina che sale sulla sinistra immediatamente prima del bar (caratteristica struttura dal tetto verde) e che rimonta il pendio parallelamente alla pista da sci e agli impianti di risalita. Non vi sono svolte da qui all’arrivo al rifugio; si segue la strada sempre mantenuta e battuta dal gatto delle nevi. In poco più di un’oretta, si giunge a destinazione (Rifugio Salmurano, 1848 mt, 1h 15’). Il ritorno avviene seguendo la via di salita (2h 15’).
NELLE OMBRE GELATE DELL’ALTA ALTA VAL GEROLA - (DEL 11/02/2020)
Bloccato sulla linea dello start
Il Rifugio Salmurano è situato alla testata di una delle valli che dalla Valtellina si inoltrano nelle Orobie, la val Gerola. Queste valli sono particolari rispetto a tutte le altre. Perlopiù in ombra, strette e selvagge, qui il turismo di massa non esiste, anche se d’inverno sono attivi alcuni impianti di risalita per lo sci. Si cammina lenti, si praticano belle passeggiate, scialpinismo o altre attività ammirando questi monti così particolari che chiudono di colpo tali vallate e si innalzano verticali. Il caos e il rumore non esistono, le moto che fanno a gara sui tornanti dei più famosi passi alpini per fortuna non ci sono. Si respira quiete e si vive la montagna.
La val Gerola inizia subito alle spalle delle ultime case di Morbegno in Valtellina e finisce, dopo poco più di 15 km, a Pescegallo, nell’omonima piccola vallucola dove si trova anche il punto di partenza di questa breve e facile ciaspolata (o ramponata, a seconda dell’innevamento).
La mia mini vacanza in Val Gerola inizia in modo a dir poco traumatico. In questa fredda mattina di inizio febbraio mi porto lentamente con l’auto a Pescegallo. Il sole termina poco prima di giungere a destinazione, poi tutto è in ombra. Io non sto più nella pelle, ho una voglia matta di andare a scoprire un posto nuovo e per questo ripasso mentalmente le operazioni preliminari da compiere prima di partire: allacciare bene lo zaino, prendere i bastoncini, infilare le ciaspole, indossare i guanti, ecc. Dai, manca poco, ancora qualche curva e sono arrivato!
Quando giungo nel grande piazzale degli impianti di risalita non trovo che due o tre auto. Dove sono finiti tutti?
Eppure qui si scia e la giornata è splendida! Solo il freddo è pungente e, all’ombra, le estremità degli arti sono quelle che soffrono di più, nonostante siano ben protette
E qui, pronti via, avviene purtroppo il fattaccio. Scendo dall’auto, poso a terra i ramponi (ho deciso di salire con questi dato il fondo gelato che ho intravisto lungo la via di ascesa) e un forte “tac” da dietro mi dice che probabilmente ogni cosa, forse, sarà compromessa: vacanza, ciaspolate... tutto. Quel “tac” lo conosco bene. È la mia schiena che si è bloccata all’altezza del sacro lombare. Essendo alto ogni tanto mi capita, ci sono abituato. Ma oggi, in questo momento proprio no... non doveva accadere adesso!
In pratica, con nessuno in giro, mi ritrovo bloccato in posizione eretta con le mani appoggiate alla mia auto. Appena muovo un singolo arto, fosse anche un mignolino del piede, il dolore sopraggiunge lancinante. I ramponi sono a terra e mi guardano, i bastoncini ancora nel bagagliaio, in attesa.
Li osservo con la morte nel cuore in quanto il problema per me non riguarda solo la giornata odierna ma anche i due giorni di vacanza successivi che mi sono concesso. E so che la cosa non passerà ne domani ne dopodomani. Appena giunto sui miei cari monti mi si è aperto dunque un baratro. Oltretutto, qui sarebbe un problema anche a rimettermi alla guida per tornare indietro. Resto fermo svariati minuti, immobile.
Conosco bene il mio “male”, con gli anni ho imparato a “parlarci”. Dopo un po’, muovendo una gamba dopo l’altra alla velocità di un bradipo, riesco a sedermi sulla panchina distante solo un metro dalla mia auto. Chi abbia messo lì quella panchina merita a mio avviso una statua in tutti i paesi della Val Gerola!
Da seduto, con i bastoncini che nel frattempo ho preso e utilizzato come stampelle, riesco ad afferrare a mo’ di lenza i miei amati ramponi. Non so, è come se così mi sentissi meno solo. Man mano che penso al da farsi mi viene un’idea malsana: partire ugualmente. Ripeto, conosco il dolore: inoltre, faccio tesoro di quanto dettomi continuamente dal fisioterapista. Il dolore è acuto in periodi di riposo e inattività ma, appena il corpo si muove e il tutto si scalda, lentamente cala di intensità, permettendo almeno la camminata. Questo, almeno, in pianura.
“Perché dunque non dovrebbe essere uguale con le racchette ai piedi?” penso.
Logicamente qui non sono in pianura e, anche se la via è breve, qualche chilometro in salita è comunque da mettere in conto.
Passano altri minuti finché di stare immobile seduto all’ombra non ne posso più. Compio uno sforzo indicibile per abbassare la schiena e arrivare ad allacciare i ramponi. Non so quanto tempo ci metto ma di certo questo non è poco. Il dolore in queste operazioni è acutissimo.
Quando provo a mettermi in piedi, facendo leva sui bastoncini, la situazione leggermente migliora.
“Dai, come prima, proviamo... una gamba dopo l’altra, avanti e vediamo”.
Al primo passettino se ne aggiunge un altro e poi un altro ancora. Non devo più piegarmi per fortuna e, in questi movimenti sequenziali, stando col busto eretto, il dolore è molto basso, quantomeno sopportabile. Forse, funziona!
Le cime di Ponteranica viste dall'inizio del percorso
Una baita al sole
In salita sulla strada estiva
Panorama sulla Val Gerola
Gruppo di Ponteranica, dal sentieroUna facile passeggiata sulla neve… ma guai a sedersi!
Mi guardo intorno per capire come muovermi. D’inverno tanti sentieri sono chiusi, vuoi per la neve, vuoi per la stagione sciistica. L’unica bella via che sale è quella che parte poco prima di giungere al bar, una casetta con un tetto di un colore verde intenso che è impossibile non vedere.
Inizio così, miracolosamente, la mia avventura. Poco per volta il dolore sembra quasi svanire, segno che il bacino e i muscoli sono caldi. Anche la temperatura esterna se ne accorge e si alza non appena i primi raggi di sole giungono a lambire questa bella e larga poderale estiva che sale verso il rifugio. L’importante è muoversi, scaldarsi.
Affronto le prime rampe e i primi tornanti quasi senza più pensieri. Certamente devo stare molto attento con i movimenti ma il peggio sembra passato, almeno per ora. Mi lascio quindi un po’ andare e mi concentro sulla salita e su ciò che mi circonda. Per la verità non si vede granché, se non i monti che chiudono la conca di Pescegallo (Cima di Pescegallo, Monte Ponteranica) e qualche scorcio della Val Gerola alle spalle. Ma l’ascesa, su neve ben battuta, risulta davvero piacevolissima e super tranquilla. Meno male!
Alcuni tratti della salita coincidono stranamente con la pista da sci; così cammino sempre al margine destro della stessa.
Le regole (più permissive) dal 2020 sono cambiate e ora non è più permesso salire lungo siffatte piste, per cui il percorso dovrà essere per forza di cose separato almeno da una recinzione o deviato leggermente. In ogni caso questo è solo un breve tratto e lo si supera nelle fasi iniziali . Successivamente la strada trotterella tranquillamente a destra e a sinistra (leggasi tornanti) staccata dalla pista da discesa.
Il sole è sempre più presente, inizia quasi a fare caldo. A circa metà percorso giungo in vista della diga di Pescegallo dove il lago qui presente è gelato e ricoperto da un alto manto nevoso.
Continuo a salire molto lentamente con passi corti. Nella parte alta, un tratto di nuovo all’ombra porta il mio incedere ai piedi dei Denti della Vecchia, aguzzi torrioni rocciosi dalla forma inclinata e particolare. Alle loro spalle dovrebbe esserci la Rocca di Pescegallo ma da qui non si vede.
La strada nell’ultima parte torna a salire con più decisione fino a portarsi su un pianoro (Foppe di Pescegallo) e ad incrociare nuovamente la pista da sci. Qui oltre a quella che scende fino al paese vi è anche quella che dalla Bocchetta di Salmurano scende al rifugio. Sono due piste appaiate che sono costretto per forza ad attraversare se voglio arrivare sulla soglia del Rifugio Salmurano ma quest’oggi sono quasi deserte; facendo un po’ di attenzione, riesco anche in questo passaggio. Per fortuna nessuno dall’alto a mo’ di proiettile mi ha messo fretta, non avrei saputo come allungare il passo e accelerare i miei movimenti con questa schiena!
Dopo circa un’oretta dalla partenza, ancora incredulo, raggiungo la panchina sul retro sotto il porticato del Rifugio Salmurano che anche d’inverno rimane aperto.
Solo il gesto di mettermi a sedere mi toglie il fiato. La mia schiena non sopporta questo piegamento. Mi lascio letteralmente andare e, con un piccolo tonfo, riesco nell’impresa, tenendo però sempre il busto in posizione eretta. Al minimo movimento, altri dolori.
La mia posizione mi porta ad osservare il paesaggio verso la Bocchetta di Salmurano che si trova lungo una cresta che collega il Monte Salmurano con la Cima Piazzotti Orientale. In questo invaso, come detto, tanta neve e il piccolo comprensorio sciistico quasi deserto.
Mannaggia, il sole splende e in una giornata così la voglia di proseguire e calpestare altra neve è tanta. Ma non posso, ho già fatto troppo. Non riesco nemmeno ad aggirare la costruzione per entrare a bere qualcosa di caldo. In pratica, seduto sul retro del rifugio e con i ramponi ancora ai piedi (fossi stato matto a toglierli), nessuno sa che sono lì!
Prima o poi da qui però mi devo alzare. Quando compio il gesto, tutto il calvario sofferto alla partenza si ripresenta. Ma io non demordo, stringo i denti e mi ributto in piedi. Come prima, man mano che cammino la situazione migliore e io riprendo il mio lento ritmo cadenzato.
Finalmente ho l’occasione per ammirare il panorama anche dall’altra parte, ossia verso la Val Gerola e i monti della Valtellina. La catena rocciosa immediatamente di fronte che si alza in destra orografica di quest’ultima è quella con le cime del Desenigo e di Malvedello. Completamente al sole, contrasta con l’ombra che sta di nuovo scendendo alla testata della Val Gerola e che da qualche minuto ha avvolto anche me.
Lungo la discesa non incontro nessuno: col mio passettino corto mi godo ogni passo e questa neve così deliziosa. La sera si avvicina, le ombre scendono e si allungano su questi monti. Mentre scendo mi viene in mente che non ho nemmeno scattato una foto da vicino al rifugio. Nooo! Va beh, oggi è capitato di tutto.
Le mie “ombre” le rivivo al momento di togliere l’attrezzatura, di nuovo seduto sulla mitica panchina di stamane. Solamente, ora non perdo tempo e accelero le operazioni: devo sfruttare il momento in cui la schiena non è ancora entrata nella fase di riposo se voglio riuscire a guidare fino a valle. E così è, infatti.
In qualche modo sono riuscito ugualmente a vivere un’esperienza indimenticabile (in tutti i sensi) sulla neve e nella bellissima Val Gerola che invito a visitare. Certamente qui dovrò tornare prima o poi e, si spera, in ben altre condizioni di forma!
Arrivederci Pescegallo, a presto Rifugio Salmurano!
Un tratto in ombra della via di salita
Sguardo verso la Bocchetta di Salmurano con la pista da sci
I Denti della Vecchia
Ritorno verso valle. Sullo sfondo, al sole, la Cima di MalvedelloTesti e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria.
L’incidente di percorso capitato oggi insegna, ancora una volta, che in montagna occorre essere preparati a questo tipo di inconvenienti che possono manifestarsi all’improvviso, quando uno meno se lo aspetta. Come riportato nella parte tecnica del sito, non bisogna mai perdere la calma o abbandonarsi alla disperazione, bensì ragionare sempre sul da farsi. Nel mio caso sapevo che, alla fine, era meglio il movimento all’inattività (la fisioterapia servirà pur a qualcosa!). Ma non sempre è così: la situazione va valutata volta per volta a seconda dell’imprevisto.
Infine, un’altra cosa. Tutti questi inconvenienti insegnano molto e servono ad accumulare esperienza. Bisogna davvero farne tesoro e non pensare mai di essere arrivati o sapere tutto. Perché nella vita non si finisce mai di imparare.