LAGH DA PALÜ, LAGH DA CARALIN

Giro ad anello davvero suggestivo e molto vario che si sviluppa dalla piana di Cavaglia all’Alp Palü e da qui fino al bellissimo Lagh da Caralin, originato dalla fusione della Vedretta di Palü. Il percorso, che al ritorno passa ai piedi dell’Alp Grüm e della stazione del Trenino Rosso del Bernina, attraversa una varietà di ambienti davvero incredibile, rientrando a Cavaglia dopo una bellissima discesa nei boschi di Stablini e lambendo solo in parte la Val da Pila. Il tracciato non presenta difficoltà tecniche di sorta ed è facilmente affrontabile da chiunque sia abituato a camminare in montagna anche in ambienti un po’ solitari. Tuttavia, l’ascesa dal Lagh da Palü al Lagh da Caralin, nonostante sia indicata come semplice Sentiero di Montagna secondo la classificazione svizzera, presenta tratti infidi, rocciosi ed esposti nei quali porre la dovuta attenzione. La vegetazione, inoltre, restringe la traccia alla larghezza di un piede in alcuni punti che possono risultare anche bagnati e quindi scivolosi. Il resto dell’itinerario, invece, è semplicemente escursionistico, senza nulla da segnalare.
La traccia del percorso Scarica
Il tragitto dell'escursione

SCHEDA TECNICA

Località e quota di partenza: Parcheggio Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia, Valposchiavo, Cantone dei Grigioni (1691 mt.)

Località e quota di arrivo: Lagh da Caralin (2322 mt.)

Punto più elevato: Lagh da Caralin (2322 mt.)

Dislivello positivo: 718 mt.

Lunghezza del percorso: 12,6 km

Coordinate punto di partenza: 46°21’42”N 10°02’47”E

Posizione: il Lagh da Palü è adagiato in una conca ai piedi del Sassal Mason e dell’Alp Grüm, accanto alla stazione omonima del Bernina Express, il famoso Trenino Rosso che da Tirano si spinge fino a Saint-Moritz. Il Lagh da Caralin si trova un poco più in alto e verso ovest rispetto al Lagh da Palü, sotto la bastionata rocciosa della Vedretta di Palü e del Piz Palü. Poco a sud del lago, si eleva invece il Piz Canton.

Difficoltà: Sentiero di Montagna. (La segnaletica svizzera)

Presenza di tratti esposti: sì, nel tratto che dal Lagh da Palü si spinge fino al Lagh da Caralin.

Tempo di percorrenza totale: 5h 15’ (Tempi di percorrenza)

Tipo di escursione: anello.

Tipo di terreno incontrato: sterrato-erba-aghi di abete-radici-pietraie-roccette-legno. (La camminata e il sentiero)

Possibilità di ristoro: al chiosco della stazione di Cavaglia e all’Agriturismo Palü quando aperti (verificare).

Segnavia: bianco-rosso-bianco. (La segnaletica svizzera)

N° del sentiero: 30 (Via Valtellina), 33 (Via Albula Bernina), 53 (Bernina Tour) nel tratto dal Giardino dei Ghiacciai fino al bivio posto sotto l’Alp Grüm. N° 673-Bernina Express dal bivio per l’Alp Grüm a Cavaglia. Senza numerazione il tratto dal Lagh da Palü al Lagh da Caralin.

Acqua lungo il percorso: una fontanella si trova nel Parcheggio Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia ma un cartello vieta di bere quest’acqua. Un’altra fontanella, con acqua potabile, si trova nella piazzetta di Cavaglia. In alternativa,  è possibile rifornirsi al chiosco della stazione di Cavaglia e all’Agriturismo Palü nei periodi di apertura (verificare). Nessun’altra fontanella è presente nella parte alta del percorso se non l’acqua dello stesso Lagh da Caralin.

Stato del percorso: tutti i sentieri che da Cavaglia si dirigono verso il Lagh da Palü sono ottimamente indicati e mantenuti. Il tratto che si spinge fino al Lagh da Caralin, pur essendo segnato e ben tracciato, presenta tratti infidi, ripidi (a tratti anche bagnati) e dove la vegetazione ha (un po’ troppo) invaso il sentiero.

Periodo: da giugno a ottobre, in assenza di neve.

Panorama: sempre molto bello e suggestivo verso i monti che contornano l’Alp Grüm e l’Alp Palù, senza contare la magnifica visuale che si ha osservanto la (morente) Vedretta di Palü. In direzione opposta, dal Lagh da Caralin appare anche tutta la catena che separa la Valposchiavo dalla Valgrosina Occidentale, con il Sassalb, la Cima di Rosso, il Piz Sena, il Piz dal Teo e la Punta del Teo. Infine, al ritorno, scendendo da Cavaglia con l’auto, è immensa la visuale sulla Valposchiavo con il suo lago in primo piano.

Attrezzatura particolare richiesta: nessuna.

Discesa: percorrendo un anello che passa ai piedi dell’Alp Grüm, per il Bosch da li Stablini.

Tappe del percorso: Parcheggio Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia - Stazione di Cavaglia - Cavaglia - Centrale elettrica di Cavaglia (impianto a valle) - Cascata del Cavagliasch - Bivio per il Lagh da Caralin - Lagh da Palü - Lagh da Caralin - Lagh da Palù - Bivio per il Lagh da Caralin - Agriturismo Palü - Centrale elettrica di Cavaglia (impianto a monte) - Bivio per Alp Grüm - Stablini - Dota - Bivio per Val da Pila - Cavaglia - Stazione di Cavaglia - Parcheggio Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia

 

L'ITINERARIO IN BREVE

Dal Parcheggio del Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia in Valposchiavo (1693 mt.) si attraversa il ponticello sul Torrente Cavagliasch e si oltrepassano, in sequenza, il piccolo parcheggio a pagamento sito poco prima della stazione di Cavaglia del Bernina Express e la stazione stessa (1693 mt., 7’), lungo un rettilineo assolutamente pianeggiante. Il sentiero ha n° 30 (Via Valtellina), 33 (Via Albula Bernina), 53 (Bernina Tour), 673 e Bernina Express. Si arriva quindi nel piccolo borgo di Cavaglia (1703 mt., 15’) e da qui, seguendo le indicazioni per il Lagh da Palü, si svolta a sinistra, imboccando un altro rettilineo in piano e asfaltato che conduce al non distante impianto a valle della centrale elettrica di Cavaglia (1706 mt., 20’). Poco prima di arrivare sulla soglia di questo, ci si tiene lungo la pista sulla sinistra la quale aggira da sud tale impianto. Si prosegue quindi per bel sentiero nel bosco; una piccola deviazione di qualche metro sulla sinistra (all’incirca all’altezza della Loc. Li Vegli) consente di visitare da vicino la Cascata del Cavagliasch (1745 mt., 30’), che qui forma un salto spettacolare (attenzione al sentiero stretto e un po’ infido). Tornati sul sentiero principale, si inizia a risalire il corso dello stesso Cavagliasch, infilandosi in un bel bosco misto che passa da Plan da Scala e supera a zigzag uno sbalzo roccioso. Fuori da quest’ultimo, una breve discesa conduce ad un bivio poco distante dall’Agriturismo Palù, dove sono poste le indicazioni per il Lagh da Caralin e da dove si intravede già il sottostante Lagh da Palü (1h 15’). Da tale incrocio ci si abbassa quindi verso il bacino di Palü (1923 mt., 1h 18’), si supera il ponte sulla diga qui presente e, giunti dall’altra parte, si svolta bruscamente a sinistra per proseguire il cammino. Questa parte del percorso non è numerata. Oltrepassato un ponticello di legno, ha inizio la lunga e faticosa ascesa verso il Lagh da Caralin. Il sentiero è unico, senza più bivi o deviazioni, così che è impossibile mancarlo. La tratta, tuttavia, non versa sempre in buone condizioni, risultando scabrosa ed esposta in alcuni punti per cui occorre procedere sempre con cautela; non vi sono tratti attrezzati e il percorso è classificato come “Sentiero di Montagna” ma in Italia probabilmente sarebbe quasi un EE. La pendenza in questa parte è sempre costante; il sentiero taglia a mezzacosta ripidi pendii a boschi misti e alterna tratti più duri nei quali si sale con decisione verso l’alto e senza troppi fronzoli. Si superano i versanti di Laras da Palü e Palü per poi giungere (una volta scavalcato un torrente in secca) al tratto sotto le rocce della Costa da l’Om che si risalgono e si tagliano un po’ in esposizione e superando scalini vari non impegnativi. Infine, si risale per pochi metri un altro ruscello e ci si porta al di sotto di un ulteriore sbalzo roccioso che si supera in egual modo, prima di ritrovarsi sull’ampio pianoro sommitale e pietroso che anticipa l’arrivo al Lagh da Caralin (2322 mt., 2h 50’). Da qui, non resta che tornare fino al bivio posto oltre la diga del Lagh da Palü per la medesima via di ritorno (il comodo sentiero che collega tale lago al Pozzo del Drago presso l’Alp Grüm è franato e inaccessibile). Il tempo totale fin qui risulta dunque di 4h. Dal bivio ci si sposta verso nord di qualche metro (numerazione identica a quella iniziale), fino a un’altra deviazione nei pressi dell’Agriturismo Palü, che si lascia sulla sinistra. Un breve tratto in salita, porta a lambire e superare anche l’impianto a monte della centrale elettrica di Cavaglia, insistendo sempre lungo la traccia verso nord. Dopo un secco tornante, una ripida rampa sfasciumata e terrosa porta lungo i binari del Bernina Express, che si attraversano tranquillamente proseguendo il cammino in salita dalla parte opposta, fino ad un bivio dove sono presenti ulteriori indicazioni (2020 mt., 4h 20’). Trascurando la salita sulla sinistra verso l’Alp Grüm, si continua il giro prendendo a destra (n° 673, Bernina Express); in discesa si attraversa il bellissimo Bosch da li Stablini, si superano ancora in un paio di punti i binari del Trenino Rosso del Bernina e si arriva alle poche case di Stablini (1942 mt., 4h 35’), non distanti dai binari del treno. Da qui si prende a scendere con più decisione per il bosco in direzione nord-ovest. Dopo un tornante secco sulla destra, il sentiero torna verso sud, costeggiando nuovamente i binari e lambendo anche le case di Dota (1813 mt., 4h 50’), un bell’alpeggio in posizione panoramica. Al termine di un’ulteriore rampa quasi rettilinea e dopo un tornante sinistrorso, un traverso nel bosco verso est porta ad incrociare il bivio per la Val da Pila, dove sono anche le indicazioni per il Lagh da l’Ombra. Infine, un altro paio di curve ancora e si giunge di nuovo nel centro di Cavaglia (5h 05’) da dove, ripercorrendo la lunga strada in piano che passa per la stazione del treno, si ritorna facilmente al Parcheggio del Giardino dei Ghiacciai (5h 15’).

 

UN VIAGGIO FAVOLOSO IN UN MONDO PERDUTO CON LA MAGIA DI UN TRENINO  - (DEL 18/08/2026)

Sul magnifico altopiano pianeggiante di Cavaglia, ai piedi del Bernina - Scoprendo la Valposchiavo

Oh sì, ero già stato in Svizzera. Da piccolo. Ma il Cantone dei Grigioni (questo il territorio interessato da questa escursione) l’avevo visto di sfuggita, d’estate e d’inverno, dal finestrino del famosissimo Bernina Express, il Trenino Rosso panoramico che da anni porta migliaia di turisti da Tirano a Saint Moritz. Non che questa sia stata un’esperienza marginale, anzi! Ma, capirete bene, dal finestrino di un treno non si può scoprire un territorio, non lo si può vivere e provare quell’esperienza che solo ogni passo può regalare: solo così si prova un contatto con la natura profondo, solo così l’anima può viaggiare.
La mia voglia e curiosità di muovere qualche passo in territorio elvetico è quindi sempre stata enorme. Qualche timido passo l’avevo mosso scavalcando la Valmalenco in direzione della Capanna del Forno ma in quella occasione la mia permanenza in territorio elvetico è durata un paio di ore al massimo.
Ecco dunque che durante il mio soggiorno nei pressi di Tirano mi sono deciso (leggasi: non vedevo l’ora) a spingermi oltre confine.
Varcata la dogana, mi ritrovo dunque a percorrere la splendida Valposchiavo e la Strada principale 29, nota anche come Strada del Bernina. Già l’emozione di essere in Svizzera è enorme. Il fatto che poi stia guidando lungo una strada percorsa anche dal mitico trenino panoramico è qualcosa di sensazionale. Altro che ore di attese alle barriere come da noi. Qui, pochi istanti bastano a farlo passare e poi ripartire. In alcuni punti, il mio finestrino è pure a pochi centimetri dalle carrozze! No, in Italia queste cose non esistono!
La via che sale verso Cavaglia parte poco oltre Poschiavo ed è una tipica strada di montagna; stretta in alcuni punti, lunga ma assolutamente fattibile e gratuita. Così come è (ancora) gratuito il Parcheggio del Giardino dei Ghiacciai, poco distante dalla vicina stazione di Cavaglia del Bernina Express.
Mentre parcheggio, le carrozze rosse e gialle stanno proprio arrivando, mi passano di fronte, a pochi metri. Sulla destra parte un percorso glaciologico che porta a visitare le famose marmitte: il Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia.
Alla mia sinistra, a poca distanza, la stazione del trenino di Cavaglia, non lontana da un borgo fuori dal tempo ubicato al termine di un pianoro immenso sul quale, proprio accanto al parcheggio, sorgono anche le baite di Cavigliola. In lontananza, il bastione roccioso-boscoso dell’Alp Grüm, famosissima località in cui ferma il suddetto trenino panoramico e punto di partenza di vari itinerari. Ai lati di questo massiccio, la Val da Pila sulla destra e una gola in cui scorre il Torrente Cavagliasch, a sinistra. Serve altro?
No, un momento, devo riavvolgere il nastro, ancora non realizzo, ho ancora la bocca aperta al passaggio del convoglio rosso, sul quale alcuni anni fa ho trovato posto anch’io, salutando chi stava a terra. Ora le parti si sono invertite! Ma l’attesa è finita (sììììì!!!) e io sto per intraprendere una bella avventura in questo angolo della Svizzera! Dove? Boh, all’altezza dell’Alp Grüm ho visto due laghetti...

L'altopiano di Cavaglia con la fermata del Bernina Express. Sullo sfondo, il promontorio dell'Alp Grüm

In compagnia di un treno, un gigante e una magica cascata - Fìììì... fa il Trenino Rosso del Bernina

Col timore di non trovare posto in questo piccolo parcheggio sono arrivato davvero presto e la mia auto è la prima della giornata. Nei dintorni c’è un po’ il deserto anche se qualcuno sta già iniziando a scendere dal trenino per dirigersi proprio verso il Giardino dei Ghiacciai.
Nonostante tutte le bolle di calore che attanagliano quest’estate, qui la temperatura è tutt’altro che alta; inoltre, in questa giornata che non si preannuncia bellissima dal punto di vista meteo, spira pure un bel venticello che mi costringe ad indossare il pile.
Nemmeno il tempo di uscire dal parcheggio e superare il largo ponte sul Cavagliasch ed ecco altri vagoni in arrivo, pronti a fermarsi a Cavaglia. Come un bimbo mi fermo a salutare e fotografare questo magico trenino che subito mi riporta alla mia infanzia quando ero solito immaginarmi a bordo di un altro treno che viaggiava un po’ più in alto, tra le stelle... E subito mi rimbomba in testa una canzone che mi metto a canticchiare mentre mi dirigo verso il piccolo borgo di Cavaglia.

“Galaxy, Galaxy…
Corre il treno, corre nella notte, va,
e volerà nel blu fra luna e stelle
un ragazzo coraggioso partirà
e troverà la verità
e vincerà, e vincerà…

Galaxy, solo Galaxy
ti farà vedere l’universo, Galaxy,
solo Galaxy, sempre Galaxy,
come in sogno questo treno viaggerà,
e solo Galaxy, sempre Galaxy,
nella notte vola e va

Galaxy, Galaxy,
Galaxy, Galaxy…”

La canzone è quella del mitico cartone animato “Galaxy Express 999” e la canzone, magicamente cantata dagli Oliver Onions, è diventata famosissima in tutto il mondo (se penso che ai bambini di oggi viene propinato il nulla cosmico...).
Galaxy Express, Bernina Express... ma che favola!
Mi trovo nel bel mezzo di un vasto altopiano, lungo una bella strada assolutamente pianeggiante e compresa tra Torrente Cavagliasch (che scorre alla mia sinistra) e i binari del treno (sul lato opposto). Il trenino panoramico in questa zona fa due fermate: una alla piccola stazione di Cavaglia, che raggiungo dopo pochissimi minuti e dove è presente anche un albergo-ristorante, l’altra un po’ più su, all’Alp Grüm, proprio su quel bastione roccioso che da qui si vede già e lungo il quale i vagoni affrontano un percorso assai ardito e mozzafiato dal punto di vista panoramico. Certo che camminare a quasi 2000 mt. a fianco a dei binari fa un certo effetto!
Tutta la stazione pare deserta a quest’ora del mattino. Solo qualche passeggero, come detto, scende di tanto in tanto per intraprendere qualche bel giro nei dintorni. Scende sì... ma da quale treno? Facciamo un po’ di chiarezza dai!

In realtà occorre distinguere tra due tipi di convogli ferroviari.

1) Il Trenino Rosso regionale fa parte della ferrovia regolare, viaggia tutti i giorni dell’anno e ha una frequenza oraria.
2) Il Bernina Express, ossia il treno (sempre rosso) con carrozze panoramiche (d’estate anche scoperte), effettua 3 corse al giorno: tutti i giorni durante l’alta stagione estiva, limitatamente a 2/3 giorni (fine settimana) nella fredda stagione invernale.

Il Bernina Express compie una tratta pazzesca. Partendo da Coira, la più antica cittadina della Svizzera, i convogli affrontano ben 196 ponti, 55 gallerie, gole ancora selvagge, un valico alpino a 2330 mt. (il Passo del Bernina, appunto) e il suggestivo viadotto Landwasser, prima di giungere nel tranquillo paese di Tirano, passando comodamente per le vie di questo bel centro abitato.
La sua storia inizia tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. In questo periodo ci si rese conto che la Valposchiavo soffriva molto l’isolamento invernale, epoca in cui la quantità di neve non era certo quella cui oggi siamo abituati. Nonostante questo, far viaggiare le merci da nord a sud era molto importante; il commercio non poteva limitarsi alla bella stagione.
Nel 1899 la ditta inglese General Water Power Limited ottenne dal governo svizzero la concessione per procedere con la costruzione della Ferrovia del Bernina che fin da subito avrebbe potuto beneficiare per il suo funzionamento dell’energia elettrica prodotta dalle centrali elettriche che man mano stavano sorgendo nelle valli (come quella di Brusio) e che avrebbero attinto l’acqua dal Lago Bianco, sul Passo del Bernina.
Si decise quindi di collegare Tirano con Saint. Moritz. La costruzione della tratta impiegò circa 3000 operai, perlopiù italiani, che lavorarono dal 1° maggio 1906 al 5 luglio 1910 con i mezzi di allora, superando pendenze fino al 7% senza l’impiego della cremagliera.
Infatti, mentre il versante nord non pose particolari problemi logistici con l’installazione dei binari, il versante sud costituì una vera e propria sfida per i progettisti dell’epoca in quanto occorreva superare circa 1200 mt. di dislivello in meno di 8 km, il tutto garantendo sicurezza e rispettando i limiti di pendenza massima (non più del 7% appunto) e un raggio minimo (non superiore ai 45 metri).
A tal fine, tra l’Alp Grüm e Poschiavo, vennero costruiti diversi ponti in pietra, tre viadotti protetti e nove gallerie; tra Miralago e Tirano, invece, si eressero un doppio tornante e un viadotto elicoidale (oggi forse l’elemento più suggestivo e fotografato del percorso).
Nel 1910 venne inaugurato il tragitto da Tirano a Saint Moritz ma i convogli potevano viaggiare solamente durante la stagione estiva. Nel 1913 venne introdotta la trazione elettrica permanente e vennero impiegati spazzaneve a rotativa, così che i vagoni poterono affrontare l’arduo percorso anche nei mesi più freddi dell’anno.
Negli anni successivi si realizzarono alcune migliorie al percorso soprattutto sul fronte della sicurezza, specialmente nei mesi invernali.
Il periodo fra le due guerre mondiali vide un drastico calo dei passeggeri che aprì, fino al 1 gennaio 1942, un periodo di crisi. A partire da quella data la Ferrovia del Bernina venne acquisita dalla Ferrovia Retica e potenziata sul fronte delle elettromotrici.
Nel 1973 nacque la tratta del Trenino Rosso del Bernina Tirano-Saint Moritz, ultra gettonata ancora oggi. Col tempo i locali abbandonarono progressivamente l’uso del treno che aumentò, invece, la presenza dei turisti provenienti da tutto il mondo (di per sé, per spostarsi oltre il Passo del Bernina è più rapido usare l’automobile).
Nel 2000 vennero installate sui binari anche le carrozze panoramiche (disegnate da Pininfarina e costruite dalla Stadler Altenrhein).
Il 7 luglio 2008 la ferrovia, la più alta d’Europa, è diventata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO e nel 2010 si sono tenuti i festeggiamenti per il centenario che si sono protratti per tutto l’anno!

Fonte: https://bernina-express.com/storia-bernina-express

Nemmeno il tempo di togliere lo sguardo dai binari che mi trovo davanti alla figura di un gigante, in posa a fianco alle tipiche indicazioni gialle svizzere. È il gigante Grummo, personaggio buono e leggendario che abita il vicino Giardino dei Ghiacciai (andate a leggere di cosa si tratta). Salutandolo, mi dirigo verso il piccolo borgo di Cavaglia, che raggiungo quasi all’istante.

Cavaglia è un borgo antico e fino al 1972 era abitato tutto l’anno (!) dalle famiglie e dai dipendenti delle Forze Motrici Brusio (Repower oggi), impiegati nella centrale elettrica locale. Tra le case di questo borgo c’era pure una scuola.
Oggi il borgo è abitato solamente durante i tiepidi mesi estivi ed è famoso per l’omonima stazione del Trenino Rosso e per il Giardino dei Ghiacciai.

Dalla piazzetta centrale svolto a sinistra infilando un’altra bella strada pianeggiante che in breve tempo mi conduce sulle soglie dell’impianto a valle della centrale elettrica che trasforma le acque del soprastante Lagh da Palü. Il sentiero, che ora si fa sterrato, la costeggia sul lato sud, per poi infilarsi in un bel bosco misto e iniziando a seguire verso nord il corso del Cavagliasch.
In una piccola radura, tra magnifici abeti e larici, una piccola deviazione mi porta quasi coi piedi nell’acqua, verso la cascata che questo torrente forma. La via per raggiungerla non è proprio agevolissima ma tranquillamente percorribile. Luogo nascosto, selvaggio e fatato direi! E che bel fresco proviene da questo salto!
Rimessomi in carreggiata mi accingo a proseguire il mio cammino che da ora in poi inizia a salire decisamente (prima o poi il “lusso” della pianura doveva terminare!).
Le gambe entrano di colpo in temperatura e i piedi si destreggiano tra radici varie e qualche tratto roccioso scalettato che rende subito l’idea che i giochi sono un po’ cambiati. La montagna entra nel vivo e, si può dire, anche la civiltà per il momento viene lasciata alle spalle.
La pista bordeggia sempre il Cavagliasch che ora, però, si trova molto più in basso; l’acqua, stranamente azzurrissima per un torrente, scorre lenta verso valle, formando qualche bella pozza davvero incantevole.
Camminando completamente immerso nella natura, respiro a pieni polmoni la buona aria di montagna e i profumi del bosco, all’inizio di un viaggio che si preannuncia quantomai interessante e pieno di sorprese.
Salendo, mi spingo in direzione di alcune bastionate rocciose: ci passo sotto, iniziando a guadagnare quota nel bosco con ancora maggior insistenza. Quando non vi è più dislivello da affrontare, mi ritrovo praticamente zuppo, nonostante la giornata assai fresca. 
“Inutile però cambiarsi qui, proviamo ad andare avanti; se mai ci sarà ulteriore sforzo, lo farò più avanti”.
Una lenta discesa in mezzo alla visega (Festuca L., 1753), ai rododendri (Rhododendron L., 1753) e ancora a qualche larice (Larix Mill., 1754) e giungo in prossimità del Lagh da Palù, che intravedo tra gli alberi. 
Qui, fermo ad un bivio, studio il da farsi leggendo le indicazioni riportate sui cartelli presenti.

Perché due laghi sono meglio di uno - L’inizio di un percorso “lupesco” e incarognito al punto giusto

Per tornare indietro è assolutamente troppo presto e fuori discussione, anche compiendo un anello da qui. Salire verso l’Alp Grüm e il Passo Bernina è certamente possibile e super fattibile ma ho in mente altri itinerari per quelle zone. Certo che quella scritta riportante il Lagh da Caralin...
“Va bene, ho capito, proviamo a spingerci fin sotto i ghiacciai del Bernina che già intravedo da qui... sperando che il tempo tenga!”
Decisione presa. La meta, se raggiungibile, sarà quella.
Da questo bivio a pochi passi dal Lagh da Palü mi abbasso verso questo cercando, da qui in poi, la continua segnaletica bianco-rossa-bianca di questo “Sentiero di Montagna”, stando alla classificazione svizzera. Dopo pochi passi mi ritrovo ad attraversare la diga che sbarra questo lago, dalla quale continua a scorrere verso valle il Cavagliasch, più azzurro che mai.

Questo lago si è formato naturalmente con lo scioglimento progressivo della Vedretta di Palü ma poi, a cavallo fra il 1926 e il 1927, in soli 18 mesi è stata eretta una diga che ne ha incrementato le dimensioni, al fine di produrre energia elettrica, contemporaneamente alla costruzione della centrale di Cavaglia.

In mezzo ad un piccolo promontorio collegato con la terraferma e che si spinge in mezzo al lago, una piccola baita con all’esterno qualche tavolino da picnic funge un po’ da punto di riferimento per gli escursionisti. Sulla sponda opposta del lago, lato nord, il vasto Plan da Spagna ospita l’Alp Palü.
In realtà le dighe sono due ma a me basta percorrere solo la prima, al termine della quale ritrovo il sentiero comparire sulla sinistra, dopo un attimo di smarrimento. Consapevole della mano dell’uomo che qui ha modificato il paesaggio, non posso non notare due cose. La prima è il livello un po’ bassino del livello dell’acqua, cosa naturale essendo ormai a fine agosto. L’altra riguarda la sfumatura tremendamente azzurra di quest’acqua che ho precedentemente trovato anche nel Cavagliasch appena risalito. Credo le foto possano dare un’idea...
In giro non c’è nessuno. Solo il latrato di qualche cane mi indica la presenza di qualche mucca al pascolo nel vicino alpeggio (cani che, per fortuna, sono lontani).
Un piccolo ponticello chiuso da un cancelletto anticipa l’inizio della traccia vera e propria che si spinge nei boschi di Laras da Palü e verso il Lagh da Caralin. Quando mi avvicino al suddetto cancello, rimango un po’ di sasso. Un bel cartello riporta la scritta a lettere cubitali:
“Achtung!
Wolfsgebiet
Unruhige Weidetiere
Betreten auf eigene Gefahr!”

ossia:

“Attenzione!
Zona frequentata da lupi
Animali al pascolo agitati
Accesso a proprio rischio!”

Accidentaccio, a momenti mi prende un colpo! Beh, non è che così si incoraggia molto l’esplorazione del territorio! Come i nostri cartelli che vanno tanto di moda: “Zona orsi, attenzione!” E quindi?
Come se una spiaggia riportasse: “Attenti ai pescecani!”
Roba che uno dice: “Sì, ma vado o non vado?”
Rimango qualche minuto a fissare il cancello, pensando se aprirlo o meno.
“Boh, ci sarà un’invasione oltre questa porta?” penso. “Però se la presenza di lupi è certificata lo sarà dappertutto, non solo oltre tale cancello! Pure in pianura ci sono lupi, anche se per fortuna, essendo animali un po’ schivi, non ne ho mai incontrati”.
Alla fine mi decido e vado. Altrimenti che fare?
Quello che d’ora in poi mi trovo a percorrere è una pista un po’ strana di cui più avanti spiegherò un retroscena. La via è fin da subito molto stretta e inizia a salire a mezzacosta lungo il versante nord del Curnasel serpeggiando tra erba e arbusti vari un po’ invadenti. Insomma, non è il classico sentiero di montagna bello largo, comodo e “pulito”.
La marea di larici che ho intorno non coprono la magnifica vista verso il Lagh da Palü e l’Alp Grüm dove, proprio in questo istante, il Bernina Express sta percorrendo varie gallerie e affrontando alcuni tornanti. Il suo famoso fischio mi fa voltare più volte a osservarlo nella sua lenta e faticosa ascesa all’Alp Grüm.
Il bosco che mi trovo ad affrontare, umido, scivoloso e assolutamente silenzioso (quasi spettrale per certi versi) è un’accozzaglia di centinaia di specie vegetali differenti, con un sottobosco alquanto tormentato (come il sentiero, per intenderci). Essendo piovuto un po’ nei giorni scorsi, ecco comparire anche alcune specie fungine, tra cui il laricino (Suillus grevillei (Klotzsch) Singer, 1945), col suo colore giallo-arancione che non invita molto a essere raccolto e consumato dagli esperti. Io, come tutte le specie vegetali, che siano funghi, fiori o piante, mi limito sempre a fotografarle per avere un piccolo ricordo (e quasi sempre imparare qualcosa di nuovo).
La traccia, intanto, prende a salire sempre di più e a restringersi ancora in alcuni punti. Alcuni di questi sono un pochino esposti. In lontananza intravedo già la conca oltre la quale dovrebbe trovarsi il Lagh da Caralin e il salto di roccia da cui precipita una grande cascata. Il paesaggio non è affatto male: il versante in cui mi trovo è interamente boscoso. Sull’altro, roccioso e ghiaioso, quasi non vi cresce erba. Peccato solo che lassù, in alto, dove dovrebbe trovarsi la Vedretta di Palü, nubi nere chiudono interamente le cime di questa porzione del Bernina.
Ad un certo punto questa “bestiaccia” di sentiero si incarognisce di brutto, assumendo pendenze importanti e facendomi faticare alquanto. Oltretutto, la via in molti punti si fa largo tra fogliame vario e invasivo che non permette di vedere appieno dove si appoggiano i piedi; pertanto, mi tocca andare un po’ a caso, tastando la terra... Poi, non bastasse, oltrepasso un torrente in secca nel quale sono costretto a scavallare massi vari di tutte le forme e dimensioni; massi ovviamente alquanto malmessi e incastrati nelle posizioni più assurde.
Al termine di questo ripido strappetto, meraviglia delle meraviglie! Tutto attorno a me il bosco scompare quasi di colpo, così che mi ritrovo al di sotto di alcune rocce verticali da cui scende una bella cascata, quella originata dal soprastante (e, a quanto vedo, inaccessibile) Lagh da Canton. Questo passaggio è davvero emozionante e poetico. Direi che lo sforzo fatto finora è stato ben ripagato!

Un massacrante percorso a ostacoli con un pericolo mortale - Al Lagh da Caralin, illuminato dal sole

La faccenda però non è mica finita qui: questo sentiero vuole dire ancora la sua. Per qualche metro, non scorgo più salita di fronte a me ma ciò che vedo me la fa rimpiangere subito. Un ulteriore tratto a mezzacosta largo meno di un piede si presenta all’appello fagocitato dalla vegetazione, esposto, scivoloso e altamente sconnesso, essendo caratterizzato da salti di roccia e sassi vari perlopiù nascosti. Insomma, quello che ho davanti pare più un percorso di guerra...
Nell’avanzare molto cautamente come un funambolo ripenso alla classificazione svizzera di questo itinerario, che a mio parere va molto (ma molto) stretta. Qui, infatti, a mio avviso siamo di fronte più ad un “Sentiero Alpino”, ossia all’equivalente italiano “Sentiero per esperti” (EE).
Scivolare o mettere male un piede è questione di un attimo, occorre prudenza! Oltre un primo traverso ve n’è un altro, uguale. In un centimetro quadrato di tregua mi fermo a fotografare un bellissimo fiore selvatico un po’ troppo cresciuto e che arriva all’altezza dei miei occhi (quindi 2 mt.!). Ha il colore viola e non si può non notarlo (in realtà non c’è una sola pianta ma diverse) Per fortuna non lo tocco e non devo spostare il gambo per passare: scoprirò in seguito essere un Aconito napello (Aconitum napellus L., 1753), una delle piante più tossiche della flora italiana (e svizzera a quanto pare), diffusa un po’ su tutte le Alpi.

Lo scrittore, filosofo e naturalista Plinio il vecchio (Como 23 d. C. - Stabia 79) chiamò questa pianta “arsenico vegetale”, tanto che nell’isola di Ceo veniva impiegata nell’antichità per sopprimere gli anziani considerati ormai inutili (!). Inoltre, alcuni popoli antichi la chiamavano Strozzalupo in quanto la impiegavano, appunto, per avvelenare lupi e volpi (!).
Attualmente è altamente consigliato perfino non toccare la pianta a mani nude per via della sua elevata tossicità: sono infatti stati segnalati casi di forte irritazione anche solo tenendo questa pianta tra le mani, quando non, perfino, casi di mortalità (!).
Tuttavia, queste piante sono molto diffuse e vengono anche coltivate a scopo ornamentale dato che si adattano facilmente a qualsiasi tipo di terreno.

Meno male che, come scritto poco fa, non tocco mai nulla e mi limito a fotografare. Certo è che se avessi dovuto scostarla per passare come fatto per altri arbusti...
Voltandomi indietro, invece, uno scenario maestoso si rivela verso l’ormai distante Lagh da Palü e l’Alp Grüm, dove sta transitando un altro convoglio. 
Nel frattempo mi sono portato all’altezza della cascata originata dalle acque del Lagh da Caralin, spero non ancora molto distante. Oltre una curva, quasi di colpo, la vegetazione molla un po’ il colpo, abbassandosi notevolmente in altezza e lasciando il posto ad un ambiente più pulito e tipico dell’alta montagna. Un bel tappeto di rododendri e mirtilli (Vaccinium myrtillus L., 1753) si distende ai miei piedi cercando di rendere il cammino un po’ più agevole. Almeno, l’impegno c’è, dai!
Oltrepassato l’ultimo canalino scabroso di un torrente in secca, finalmente i giochi cambiano e lo scenario si apre all’alta quota. Una piccola e morbida discesa mi conduce in una piccola conca al centro della quale scorrono due piccoli rigagnoli d’acqua, separati da una lingua di roccia. In cima a questi, forse il pianoro roccioso che anticipa il mio arrivo al lago. Forse. Sulla sinistra, scorgo anche una piccola costruzione dall’aspetto di un bivacco. La via mi porta ad attraversare il primo di questi rii su di un ponticello di legno storto e un po’ incassato (ma molto caratteristico). L’altro rio non lo attraverserò: mi basterà rimontare qualche metro di dislivello lungo questo per puntare verso l’alto. Per fortuna, ora sono su un vero sentiero di montagna!

I due ruscelli sotto la Costa da l'Om, con il bivacco-non bivacco incontrato


Risalire questo torrente mi apre il cuore e l’anima. Più in alto, lo stesso forma anche una piccola cascatella davvero carina. Nel frattempo, il sole da qualche minuto ha fatto capolino e ora riscalda anche questo ambiente così severo e aspro. In testa il cappello, dunque!
All’altezza della curiosa costruzione, devio giusto di 10 metri a sinistra per andarla a vedere. Ubicata sotto una prominenza rocciosa (la Costa da l’Om) e aggettante verso i suddetti torrenti e il ripido pendio sottostante, pare proprio un bel bivacco in lamiera, ma dall’aspetto più di una piccola casetta. All’esterno trovo barbecue e legname vario, qualche panchina e altro materiale. La struttura è chiusa ma ben presto realizzo non essere un bivacco ma un piccolo punto di appoggio per il personale di servizio intento nei lavori di monitoraggio delle acque. Il bivacco- non bivacco non è nemmeno segnato sulle cartine italiane e svizzere. In ogni caso la vista da qui non è proprio niente male!
Rimessi i piedi sulla retta via, mi trovo ad affrontare un costone roccioso che taglio anch’esso a mezzacosta e in salita, andando in esposizione e affrontando gradini un po’ atletici. Al termine di questo sbalzo, eccomi all’inizio di un falsopiano roccioso al quale resistono aggrappati in ogni dove i gustosissimi mirtilli. Di fronte a me si palesa già la morena di quello che un tempo era il ghiacciaio di Palü e che scendeva ben più in basso rispetto al punto in cui mi trovo.
Un panorama davvero superlativo si manifesta all mia destra, con tutta la vallata dell’Alp Palü appena percorsa in cui risaltano le acque azzurrissime del lago e il Sassal Mason, con la lontana Alp Grüm e, ancor più in là, la dorsale del Corn da Prairol e la sequenza di cime che cingono la Valgrosina Occidentale (Piz Sena, Piz dal Teo, Punta del Teo, Cima di Rosso, Sassalb, ecc.).  Non c’è che dire, in questa posizione non ci starebbe male una sedia a dondolo in stile Far West!
Il sentiero si fa ora un po’ più caotico, dovendo districarsi fra numerose pietraie e morene. Va detto, però, che in Svizzera la segnaletica orizzontale è sempre presente: la si trova ogni 10-20 metri e i bolli sono praticamente nuovi, messi su grossi sassi o macigni in modo da non poterli mancare.
Il Lagh da Caralin è presumibilmente alla mia sinistra, ai piedi di un vertiginoso salto roccioso sovrastato dalla Vedretta di Palü e dal quale discendono tre meravigliose cascate. Le nuvole, purtroppo, non mollano la presa e nascondono ancora il ghiacciaio.
Qui, invece, c’è ora un bel sole a riscaldare. In poco tempo giungo a una palina segnaletica di cui tra poco spiegherò il significato e indicante verso sinistra la via corretta per il lago. Finalmente, dopo qualche altro salto qua e là tra la pietraia, eccomi lungo la sponda orientale del Lagh da Caralin, magnifico specchio d’acqua di origine glaciale,  nascosto e alimentato da varie cascate, fra cui le più imponenti sono quelle che si trovano sulle rocce che chiudono la sponda opposta di questa conca. Incanto puro!

Sul pianoro poco prima del Lagh da Caralin, con le cascate che precipitano dalla Vedretta di Palü

Da dove spuntano tutti? - Discorrendo di sentieri accidentati e franati

Incredibilmente, lungo la riva sono sedute due signore a contemplare cotanta bellezza, le prime persone che incontro in questa giornata... da Cavaglia!
Posizionato per bene su di un masso in riva all’acqua, ne approfitto anch’io per godermi questo scenario e nel mentre ingurgitare una brioches con la marmellata. Qui si sta davvero bene, mamma mia! Il silenzio del luogo è interrotto solo dallo scroscio delle cascate in questione e, una volta ogni tanto, dal fischio del Bernina Express che arriva fin quassù.
Il colore di questo lago è anch’esso azzurro ma di una tonalità più scura e ombrosa rispetto al Lagh da Palü. Mi piacerebbe compierne il periplo ma viste le sponde detritiche e ripide desisto dal tentativo, accontentandomi di scattare qualche foto sul pelo dell’acqua. Alla mia destra l’acqua fuoriesce dal lago andando a formare il Cavagliasch (o Aqua da Palü); il torrente, già parecchio largo, si incunea tra la morena glaciale in modo veemente, così che risulta impossibile guadarlo. 
Passano i minuti e le mezz’ore e intanto diventa nuovamente tutto nuvoloso, dopo un breve istante di sole che ha illuminato i ghiacci lassù. È ora di scendere, si è fatto tardino e anche le due signore si preparano a scendere. 
Anticipandole di qualche secondo, ripercorro la morena fino al cartello cui accennavo prima. Qui, fino a qualche anno fa, era possibile tornare in direzione dell’Alp Grüm percorrendo un più comodo sentiero che a mezzacosta tagliava tutto il versante sud del Sassal Mason, praticamente in piano (o quasi). Una frana gigantesca e immediatamente oltre il torrente ne ha interrotto la percorrenza, portandosi via un pezzo di montagna e con essa la possibilità di non faticare più al ritorno. Qualche metro sotto tale palina, alcune passerelle sospese tra grossi macigni oltrepassano ancora il Cavagliasch ma poi il tutto si ferma lì, ad una croce di legno infissa tra le rocce.
Non mi resta quindi che armarmi di pazienza, tirare ancora fuori il mio (precario) equilibrio e tornare per la via di salita.
Mentre percorro il saliscendi lungo la morena e inizio a scalettare tra le rocce, incontro una bella famigliola intenta a salire e con la quale scambio qualche parola. Loro sono soliti frequentare questi posti, così che conoscono bene il territorio.
Mi dicono, infatti, che quel comodo sentiero di cui parlavo poco fa, era stato inaugurato solo da pochi anni. Per esso si sono spesi molti soldi e all’inaugurazione avevano partecipato anche esponenti della politica. E il tutto è durato ben poco! D’altronde, basta dare un’occhiata, quella via tagliava a metà un ripidissimo versante ed era inevitabile che prima o poi sarebbe successo qualcosa. Se non erano le frane estive, le valanghe invernali avrebbero col tempo spazzato tutto.
“È che questo, l’unico rimasto, non è proprio un sentiero agevole, soprattutto per dei bambini di 10 anni” puntualizzano.
“Verissimo” aggiungo io. “Di difficile non c’è nulla ma alcuni passaggi richiedono comunque attenzione e se uno  è alle prime armi l’esperienza rischia di andargli un po’ di traverso”.
Salutando il gruppo, proseguo la mia lenta discesa verso valle, che rallenta ancora di più non appena raggiungo nuovamente le piantine di mirtilli. Nel frattempo sopraggiunge uno skyrunner, chiedendomi se per il lago manchi molto. 
“Certamente, a questa velocità probabilmente non lo vedrà nemmeno” penso io.
Arrivato nuovamente in mezzo ai due torrentelli, ecco una bella e giovane coppia salire (beati loro!), cui cedo il passo. Ancora più giù, sono di nuovo al tratto boscoso e bagnato della Costa da l’Om: ci vorrebbe un bel machete ma mi spiacerebbe molto sfalciare anche l’aconito! 
“Certo è che qui è tutta una giungla disastrata!”.
Il tratto sembra non finire mai ma finalmente raggiungo il più tranquillo versante boscoso di Laras da Palü, dove saluto, in successione, due signori e due ragazzi intenti a salire.
“È mai possibile, si è popolato solo adesso questo posto? E salgono tutti a metà pomeriggio?”.
Nemmeno il tempo di un secondo ed ecco riapparirmi alle spalle lo skyrunner di prima. Sì, sicuramente deve essere andato lungo, aver fatto il giro del massiccio del Bernina (!) e ora essere sulla via di ritorno. Il tutto in 20 minuti scarsi (si fa per dire). Bah, io sono infiniti chilometri distante da questo modo di frequentare la montagna.
A ogni modo la mia discesa procede tranquilla, fino ai ponti sulla diga e quindi al bivio soprastante, dal quale ho deviato stamani per il Caralin. Per fortuna, di lupi nemmeno l’ombra.
Ora vediamo dove è possibile fare ancora qualche passo, evitando di scendere per la via di salita.

In compagnia del Bernina Express, tra boschi, rotaie e alpeggi fuori mano - Cavaglia è tutta un fiore!

Al bivio mi guardo un po’ intorno e intanto cerco qualche timido raggio di sole. Neanche a farlo apposta, ripassa lo skyrunner di prima, sempre con una fretta esagerata. A quanto pare è andato a recuperare all’Agriturismo Palü qui accanto la sua compagna che aveva “abbandonato” per farsi una tirata fino al Caralin (ma si vocifera fin “verso l’infinito e oltre” come dice il buon Buzz Lightyear!). Io, che mai farei una cosa simile, non riesco a staccare le mani dai capelli. La ragazza, alta, carina, mi passa a fianco silenziosa... Roba da matti!
Spostandomi giusto una manciata di metri più in là, mi porto alla deviazione per l’Agriturismo Palü che però non visito. Procedendo in salita verso est per un breve tratto boscoso, arrivo a mettere letteralmente i piedi sulla soglia dell’impianto a monte della centrale elettrica di Cavaglia. 
“Acciderba, ma proprio da qui dovevano far passare un sentiero?”.
Sulle prime penso di aver sbagliato strada ma poi mi accorgo che la via è indicata e prosegue rimontando qualche metro di dislivello verso nord per poi, ad un tornante che già scorgo, svoltare bruscamente verso destra appena sotto l’Alp Grüm.
Queste due rampette costituiscono un bello strappetto ma il mio stupore è enorme quando, al termine di queste, raggiungo una piattaforma di legno... accanto ai binari del Bernina Express che sta proprio transitando ora! 
È un sogno?
No, è tutto vero. La traccia prosegue ancora un po’ in salita oltre i binari, dall’altra parte! Beh, in Italia cose così non se ne vedono; probabilmente recinterebbero e regolamenterebbero tutto, definendo questi attraversamenti senza protezioni troppo pericolosi. Qui, invece, non ci sono barriere. Basta guardare a destra e a sinistra che non sopraggiunga il treno e attraversare. Bellissimo! Ed ecco che mi rimetto a canticchiare allegramente!

“Il futuro è là che aspetta solo te,
l’eternità sarà per tutti noi,
quel ragazzo coraggioso è già un eroe
e vincerà, sì vincerà
adesso va, adesso va…

Galaxy, solo Galaxy
ti farà vedere l’universo, Galaxy,
solo Galaxy, sempre Galaxy,
come in sogno questo treno viaggerà,
e solo Galaxy, sempre Galaxy,
nella notte vola e va...”

Tra l’altro, da questa piattaforma si ha anche una visuale immensa verso il Lagh da Palü e la Vedretta di Palü, con tutta la vallata appena percorsa.
Un’ulteriore, breve, rampa, mi conduce ad un altro bivio nel quale a sinistra salirei all’Alp Grüm; io, al contrario, discendo il bel Bosch da li Stablini imboccando la discesa larga e comoda sulla destra.
Questa parte dell’intero itinerario è alquanto diversa rispetto a quanto affrontato finora. Qui è tutto più addomesticato e antropizzato ma non per questo meno affascinante in quanto mi trovo comunque in mezzo alla natura fiancheggiando spesso le carrozze del Trenino Rosso, salutando di tanto in tanto i passeggeri. Che favola!
Il sentiero passa proprio sopra una galleria del treno e poi interseca i binari ancora un paio di volte un po’ più in giù, in Loc. Stablini dove vi sono un paio di case e una caratteristica scultura in legno raffigurante un bel cervo, a salutare gli escursionisti.
La cosa bella è che queste case sulle quali sventola la bandiera svizzera e poste a pochissimi metri dai binari sono abitate: una signora sta stendendo i panni proprio mentre vi passo accanto! In definitiva, mentre per lei è normale osservare ogni giorno il passaggio dei vagoni e di escursionisti vari, a me suona un po’ strano trovare questo edificio isolato e fuori dal mondo nel bel mezzo del nulla, a metà versante di una montagna e attraversato ogni tot dal Bernina Express. Assolutamente inverosimile e pazzesco!
La traccia in questo bosco magnifico procede ancora lentamente in discesa verso nord, staccandosi un po’ dai binari che però, puntualmente, mi ritrovo ad affiancare nuovamente lungo la tratta sottostante, quando svolto verso sud puntando ad un bell’alpeggio: Dota.
Alla mia sinistra si apre già una bella visuale su tutto l’altopiano di Cavaglia. Il sentiero non interseca più i binari ma li segue fino alle case di quest’alpe, procedendo ancora dritto quando le rotaie affrontano un lungo tornante sinistrorso prima delle case.
Un ultimo pendio mi porta prima al bivio con la Val da Pila e poi a Cavaglia dove visito anche le case poste qualche metro più in alto rispetto alla piazzetta del borgo dalla quale ero passato stamani e dove la gente nelle stesse è intenta chi a fare il bucato, chi a tagliare la legna e chi a curare i fiori del proprio giardino. Tutti mi salutano e mi accolgono con un sorriso che mi fa sentire a casa e non in un altro paese. Che bello, accidenti, praticamente sono finito dritto in un presepe! 
Tutto è fiorito, colorato e profumato: altro che il caos delle città e la gente che nemmeno nello stesso condominio si saluta più!
L’ultima poesia è l’incrocio con l’ennesima carrozza del Bernina Express mentre percorro la lunga piana fino al parcheggio dove ho lasciato l’auto (e che, nel frattempo, si è ben riempito).
Anche se questa intensa esperienza si è conclusa, ciò che mi accingo a portare a casa, dentro di me, è davvero immenso. Un ricordo indelebile ben impresso nel cuore ed emozioni intense che continueranno a farmelo battere anche a distanza di tempo e che faranno sempre parte di ciò che sono.

Testi e foto di: Daniele Repossi

Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria

Un'altra immagine del Lagh da Caralin
Panorama incredibile verso il Lagh da Palü e l'Alp Grüm
La Vanessa atalanta (Linnaeus, 1758)
Il Tanaceto (Tanacetum vulgare L., 1753)