IL GIARDINO DEI GHIACCIAI DI CAVAGLIA

Questa gita davvero particolare porta alla scoperta della storia millenaria del nostro pianeta, caratterizzato da sempre da glaciazioni ed eventi catastrofici che ne hanno sconvolto la superficie. Il percorso del Giardino dei Ghiacciai e dell’Orrido di Cavaglia permette ai visitatori di scoprire marmitte e bizzarre formazioni rocciose provocate dall’erosione delle acque. L’esperienza la si vive attraverso un breve percorso ad anello alquanto facile ed elementare, che presenta normali scale metalliche solo lungo la parte che discende verso l’Orrido di Cavaglia. Il percorso, gratuito e molto panoramico, è fruibile anche per i bambini.
La traccia del percorso Scarica
Il tragitto dell'escursione
La mappa del percorso

SCHEDA TECNICA

Località e quota di partenza: Parcheggio Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia, Valposchiavo, Cantone dei Grigioni (1691 mt.)

Località e quota di arrivo: Punto panoramico sulla Valposchiavo (1698 mt.) / Orrido di Cavaglia (1682 mt.)

Punto più elevato: Punto panoramico sulla Valposchiavo (1698 mt.)

Dislivello positivo: 32 mt.

Lunghezza del percorso: 1,2 km

Coordinate punto di partenza: 46°21’42”N 10°02’47”E

Posizione: il Giardino dei Ghiacciai si trova all’inizio dell’altopiano di Cavaglia, in Valposchiavo, accanto alla fermata del Trenino Rosso del Bernina.

Difficoltà: Sentiero di Montagna (La segnaletica svizzera)

Presenza di tratti esposti: no.

Tempo di percorrenza totale: 30’ (Tempi di percorrenza)

Tipo di escursione: anello.

Tipo di terreno incontrato: sterrato-terra-ghiaia-roccia-metallo-cemento. (La camminata e il sentiero)

Possibilità di ristoro: presso l’area di sosta accanto al punto informazioni all’interno del percorso tematico o nel pacheggio dello stesso. In entrambi i casi sono presenti solo tavolini da picnic.

Segnavia: bianco-rosso-bianco, nessuno lungo il percorso tematico. (La segnaletica svizzera)

N° del sentiero: 673-Bernina Express (oltre l’Orrido di Cavaglia), nessuno lungo il percorso tematico.

Acqua lungo il percorso: nessuna (l’acqua della fontanella nel parcheggio non è potabile).

Stato del percorso: essendo l’intero percorso a carattere tematico e di recente realizzazione, tutti i viottoli all’interno e i sentieri che discendono per qualche metro nell’Orrido di Cavaglia risultano in perfette condizioni.

Periodo: tutto l’anno, in assenza di neve.

Panorama: davvero mozzafiato lungo tutta la Valposchiavo e le principali cime che la cingono sui due lati.

Attrezzatura particolare richiesta: nessuna.

Discesa: ad anello, seguendo le indicazioni del percorso tematico.

Tappe del percorso: Parcheggio Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia - Masso erratico - Gruppo Marmitte 1ª fila - Gruppo Marmitte 2ª fila - Area di sosta punto informazioni - Marmitte allo stato naturale - Punto panoramico Valposchiavo - Cannocchiale - Gruppo Marmitte Cavagliasch - Orrido di Cavaglia - Marmitta Puntalta - Parcheggio Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia

 

L'ITINERARIO IN BREVE

Dal Parcheggio del Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia in Valposchiavo (1693 mt.), raggiungibile con la proprio auto o tramite il Trenino Rosso del Bernina (fermata Cavaglia), si seguono le indicazioni per il percorso tematico, il quale inizia subito dopo una breve rampa un pochino ripida che parte dal parcheggio stesso. Seguendo le varie frecce si arriva a compiere un anello in senso antiorario, per scendere poi nella seconda parte del percorso alcune scale metalliche (al pari delle scale di casa) verso l’Orrido di Cavaglia-Puntalta, che lo si attraversa passando sotto il ponte presso Puntalta. Risaliti lungo la via principale, si imbocca la larga pista n° 673-Bernina Express che corre a fianco ai binari per tornare al punto di partenza (30’).

 

LA STORIA MILLENARIA DEL NOSTRO PIANETA IN UN PERCORSO TEMATICO DAVVERO INTERESSANTE - (DEL 18/08/2026)

Massi erratici, marmitte dei giganti e un passato del pianeta assai turbolento

In una giornata dedicata più al relax che alla camminata, decido di andare a curiosare in questo nuovo e interessante percorso tematico che mi consentirà di andare a vedere e toccare con mano (o quasi) cosa accadde migliaia di anni fa su questo pianeta, nonché il processo erosivo compiuto dall’acqua al termine dell’ultima grande glaciazione (chiamata Würm). Questo breve giro ad anello è davvero facile e affrontabile da tutti: la grande mappa presente su di un cartellone nel parcheggio illustra già i punti di maggior interesse e la loro dislocazione. 
Premettendo che l’intera esperienza è gratuita, va detto che la visita viene effettuata camminando sempre in senso antiorario: le frecce, ad ogni svolta, indicano sempre la corretta prosecuzione di questo percorso che si sviluppa tra i Moti da Cavigliola e Puntalta, su di un promontorio non molto grande ma invero estremamente panoramico.
Ai blocchi di partenza c’è già un po’ di affollamento. Il Giardino è sempre parecchio frequentato durante la bella stagione ma non a livelli impossibili. 
Inizio a risalire un bel viottolo sterrato e scalettato che tuttavia risulta piuttosto ripido. Sarà l’unico dislivello importante dell’intero anello (ben 7 mt.!). Al termine di questo, circondato dal bosco, giungo su di una specie di pianoro-altopiano perlopiù roccioso dove ha inizio il percorso tematico vero e proprio che mi porta, per prima cosa, a visitare un piccolo terrazzino sul quale è posto un curioso e strano masso erratico, oltre a un paio di panchine di legno.
Tale blocco non è molto grande ma il suo peso è tale da renderne vano un suo spostamento (anche solo di qualche centimetro). Il fatto che si trovi in pedi su di una lastra di roccia un po’ inclinata e assai ampia rende ovvie un paio di domande:
“Come diavolo ci è finito quassù? Da quanto tempo si trova in cima a questo poggio?”
Un pannello esplicativo risponde a queste domande ma a mio avviso solo parzialmente. Io vi riporto anche un’altra possibile spiegazione che parte anch’essa da cosa accadde durante l’ultima grande glaciazione, in particolare verso la fine.

La prima spiegazione (come giustamente riportato in loco) è quella secondo la quale solamente un ghiacciaio di enorme proporzioni, come quello presente durante l’ultima grande glaciazione (Würm), è in grado di trasportare materiale verso valle con il suo lento spostamento, colmando anche grandi distanze.
Il masso, proveniente sicuramente dal soprastante Massiccio del Bernina, potrebbe essere stato trascinato quassù con il movimento del ghiacciaio presente al tempo e da almeno 11.600 anni si trova in questo punto, ossia dalla fine dello Younger Dryas, l’ultimo, tremendo periodo glaciale di questo Würm. 
Lo strato di ghiaccio era allora molto spesso, si pensa fino a 800 mt. o più nei dintorni di Cavaglia, superando abbondantemente il rilievo su cui si poggiano i piedi oggi. Il ritiro del ghiacciaio, o meglio, il suo scioglimento, ha fatto affiorare tutto ciò che lui stesso aveva trasportato.
La seconda spiegazione riguarda, appunto, l’inizio dello Younger Dryas e le sue cause. Al termine dell’ultima grande glaciazione, all’incirca intorno a 14.000 anni fa, un evento catastrofico fece registrare un impennata paurosa delle temperature, dell’ordine di oltre dieci gradi in pochi anni. A questo evento ne seguì un altro che fece ripiombare il mondo nel freddo più intenso, in cui le temperature precipitarono nuovamente verso il basso, sui valori registrati 20.00 anni fa, periodo di massima estensione di questo Würm, il quale formò due gigantesche calotte glaciali che ricoprirono il Nord America e la maggior parte dell’Europa settentrionale.
Questo periodo di freddo estremo, questo Younger Dryas iniziato all’incirca 12.800 anni fa e durato 1.200 anni, le cui temperature scesero quindi almeno fino a -115° C, terminò con un rapidissimo aumento delle temperature che sciolse di colpo il ghiaccio e provocò inondazioni (il cosiddetto “diluvio universale”) sulla maggior parte del pianeta.
Proprio tale inondazioni, che spazzarono tutto e tutti, trasportarono per migliaia di chilometri ogni cosa: uomini, animali, rocce, vegetazione, ecc. Ecco dunque che questo masso erratico potrebbe anche essere stato trasportato dall’acqua, alla fine di questo periodo glaciale, periodo che poi diede origine a un optimum climatico durante il quale fiorì la nostra civiltà e che viviamo ancora oggi.
Le cause che provocarono tanti scombussolamenti durante l’ultimo periodo glaciale (lo Younger Dryas), sia all’inizio che alla fine,  risalgono a uno sciame di impatti cosmici dovuti alla frantumazione nella nostra atmosfera di una cometa in vari pezzi, alcuni dei quali impattarono in aria e altri al suolo, sulla calotta glaciale che ricopriva almeno 4 continenti; il fenomeno interessò un arco temporale assai ampio (l’argomento però esula dalla tematica di cui il titolo ma al riguardo esiste una bibliografia sterminata che riporto a fondo pagina e alla quale potete fare riferimento).


Il percorso si dirama in più punti ma è sempre ben indicato. Ogni tanto compare anche qualche simpatico ometto di pietre realizzato ad hoc e dalla forma assai curiosa.
Il primo gruppo di marmitte dei giganti si trova sulla sinistra, immediatamente oltre la roccia sulla quale è adagiato il masso erratico. Questi buchi profondi, circolari e con lisce pareti verticali sono qualcosa di unico e impressionante. Le si possono osservare “buttando l’occhio” oltre le transenne di protezione presenti: piccole, grandi, medie, le si trovano di ogni forma e dimensione.

La loro origine è sempre di origine glaciale e si rifà a quanto abbiamo appena detto circa il masso erratico. Alla fine dell’ultima grande glaciazione, con il progressivo aumento delle temperature (che, come si è visto, per un arco di tempo è stato repentino al termine dello Younger Dryas), i ruscelli formatisi con l’acqua di fusione dei ghiacciai precipitarono nei crepacci, verso il suolo; ad una velocità di circa 200 km/h, questa iniziò a scorrere verso valle, turbinando vorticosamente a causa di tutti gli ostacoli incontrati durante il suo cammino e incuneandosi anche nelle più minute asperità del terreno (crepacci), allargandole e deformandole.
A maggior ragione l’acqua prese velocità folli in seguito al cataclisma che ci colpì, sommergendo tutto (montagne comprese) e portando con sé ogni cosa. Immaginate che forza e che pressione doveva avere uno tsunami del genere. In sintesi, l’azione dell’acqua, la sua velocità, la pendenza del terreno e il potere abrasivo dei detriti trasportati, contribuirono a formare o allargare fessure nelle rocce, levigandole e modellandole in varie forme e dimensioni.
I detriti trasportati dalla corrente (ghiaia, pietre, ciottoli vari, macigni, sabbia, melma, ecc.) andarono a cozzare contro il terreno, deformandolo e abradendolo per bene, creando dunque anche le marmitte glaciali.
Tali marmitte non sono presenti solo a Cavaglia ma un po’ ovunque e le Alpi non fanno eccezione. In particolare, il Giardino dei Ghiacciai è collocato nella parte superiore di uno sbalzo roccioso che chiude la conca di Cavaglia e che pertanto è stato interessato in modo particolare dall’erosione delle acque di fusione.

Il secondo gruppo di marmitte lo incontro qualche metro più avanti, sempre sulla sinistra. Di queste formazioni rocciose ne avevo viste già moltissime durante i miei 30 anni di “viaggi emozionali” lungo le Alpi. Di conseguenza, ero già abbastanza preparato sull’argomento. In ogni caso questi “buchi” sono davvero profondi (una di queste marmitte raggiunge perfino i 14 mt.!) e dalle forme più disparate, con pareti lisce e levigate come mano umana attualmente forse non saprebbe fare.

In origine erano invase dai detriti (pietre, macigni, ghiaia, sabbia, melma) i quali, prima dell’apertura al pubblico di questo percorso, con grande fatica e impegno (leggasi: lavorando di pala e picca) sono stati rimossi.
Tuttavia, sul fondo di molte marmitte un enorme blocco è stato lasciato a testimoniare la cosa; altre, invece, le si trovano ancora al loro stato naturale.

Una piccola deviazione sulla destra mi porta verso un’area picnic dove è presente anche un punto informazioni. Nondimeno, appena partito, non ho bisogno di riposare.
La terza sequenza di marmitte la incontro ancora qualche metro innanzi, una volta ritornato sul viottolo principale. Dopodiché, un lungo tornante verso sinistra mi porta a toccare un punto panoramico privilegiato con una vista incredibile sulla Valposchiavo e le cime che la cingono su entrambe le sponde. Da qui, si vede proprio tutto, specialmente il bellissimo Lago di Poschiavo. Sembra proprio di volare!

Nel regno del gigante Grummo - Le marmitte del Cavagliasch

Presso questo balcone panoramico, altre spiegazioni riportano l’azione dei ghiacciai nel loro lento scorrimento verso valle e la forma che a queste hanno dato.
Come spiegato, anche la Valposchiavo venne influenzata dall’azione delle enormi masse di ghiaccio del Pleistocene (stranamente ora viene riportata la data esatta in cui terminò il Würm, ossia 11.600 anni fa).
Queste informazioni le trovate nella sezione “La morfologia della montagna”. In essa vengono spiegate le valli a U e tutta la terminologia montana che qui non è il caso di ripetere.
Un altro bel pannello informativo posto su di un terrazzino tra i mughi dove è anche un bel binocolo panoramico illustra ciò che si vede anche coi propri occhi, riportando però la nomenclatura di tutte le principali cime. Lascio a voi la piacevole scoperta!
Il resto del percorso assume, invece, contorni fiabeschi. Nel vero senso della parola! Mi ritrovo a camminare nel mezzo di mughi, mughetti e piccole formazioni rocciose (tra cui le già menzionate marmitte), in uno spazio più aperto e con una bella vista anche verso la non distante Alp Grüm, presso la quale transita anche il famoso Trenino Rosso del Bernina, di cui trovate la sintesi della sua storia nel racconto della gita al Lagh da Palü, Lagh da Caralin.
Camminando lungo questi viottoli mi viene in mente il grande (in tutti i sensi) gigante Grummo.
“E chi è Grummo?” direte voi.

Grummo è un gigante buono che vive nel Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia, protagonista assoluto dei miti (ricordate, mito è la bella parola inventata per coprirne una più seria, ossia storia!) e delle leggende della Valposchiavo. Alto 3 metri e largo 1,5, pesa oltre 500 kg. In questo giardino Grummo custodisce il suo più grande segreto: quello relativo alla sua forza.
Questa sarebbe dovuta alle risorse naturali presenti in questo giardino, nonché alla bontà dell’acqua che lentamente scorre dai ghiacciai (strano che l’acqua della fontanella presente nel sottostante parcheggio sia identificata allora come “non potabile”!).
Le marmitte dei giganti, di conseguenza, sarebbero quindi delle grandi pentole, dei recipienti che Grummo usa per preparare il cibo, per sé e per i suoi ospiti.
Grummo è anche legato a un percorso interattivo dedicato ai più piccoli. I bambini, infatti, possono prendere un libricino illustrato all’interno del quale viene narrata la sua storia mediante giochi e indovinelli. Unitamente alle tavole informative disposte lungo il percorso tematico i più piccoli, collezionando timbri, potranno giungere alla soluzione relativa al più grande segreto di Grummo. Il libretto, presentato in vari Uffici Turistici, darà loro diritto a un simpatico omaggio!
È possibile, infine, incontrare Grummo al Giardino dei Ghiacciai in specifici giorni durante il periodo estivo ma per questo vi invito a consultare il sito ufficiale (riportato a fondo pagina).

Pensando un po’ al passato, quasi non noto che è venuto il momento di scendere da questo sperone roccioso. Ma letteralmente! 
Il sentiero sparisce e lascia il posto a una serie di scale metalliche che superano alcuni salti rocciosi. Non c’è esposizione o pericolo. È come scendere le scale di casa, solo che lo si fa un uno scenario unico!
Perdendo qualche metro di quota mi ritrovo a percorrere un breve rettilineo lungo il quale osservare ulteriori marmitte, quelle formate dal Torrente Cavagliasch, se possibile ancora più strane e contorte rispetto a quelle visitate poco fa. Questo è indubbiamente uno spettacolo naturale affascinante e incredibile. Sembra che qualcuno abbia preso una formina di forma cilindrica e l’abbia fatta passare in queste rocce metamorfiche come se fosse burro!

Il gigante Grummo!
Da sx, il Piz Palü, il Piz Caral e il Piz Sassal Mason con l'Alp Grüm

Attraversando L’Orrido di Cavaglia, ponte su ponte - L’azzurro del Cavagliasch, tra gole e grotte

Al termine delle scale, giungo presso la curva di Puntalta e a sud-est della piana di Cavaglia, apparentemente al termine del percorso; volendo, potrei certo rientrare lungo la via principale che corre parallela ai binari del Bernina Express ma una serie di pannelli mi invitano a proseguire scendendo ancora di più, lungo un sentiero che passa sotto al ponte sul Cavagliasch e attraversa il medesimo orrido. Qui, oltre al corso del torrente, sono presenti altre marmitte dei giganti, scivoli d’acqua e piccole cascatelle. Il sentiero, cementato, prosegue sotto al ponte principale sul quale transita anche il Trenino Rosso attraversando... un altro ponte! Avete capito bene, sto camminando su di un ponte sotto un altro! E, sotto quest’ultimo, l’orrido di Cavaglia-Puntalta, davvero molto profondo e un po’ inquietante.

La gola del Cavagliasch (Cavagliasco) si è formata in modo simile a quanto detto per le marmitte. L’acqua di fusione, incidendo col tempo profondamente questo lembo di territorio, ha scavato la roccia, processo che ancora oggi non è terminato.
Un pannello indica di osservare bene questa forra, in quanto dovrebbe apparire una curiosa formazione rocciosa simile al volto di una vecchia che negli anni ha ispirato una leggenda (riportata in fondo alla pagina).

Per quanto cerchi di sforzarmi io il volto della vecchia non riesco a individuarlo ma lo spettacolo cui assisto è qualcosa di unico. Un albero ha voluto provare il brivido del vuoto e, noncurante del pericolo, si è disteso sopra il baratro, da una sponda all’altra. Al di sotto di questo, il salto verticale al termine del quale tornano a scorrere placide le acque del Cavagliasch è pauroso. Anche qui, le pareti di roccia sono modellate in modo strano, come se una mano si fosse divertita con della creta.
Risalito qualche gradino il percorso ha termine nei pressi di un’ultima marmitta. Non mi resta quindi che rientrare alla base, attraversando i binari sul ponte principale e proseguendo lungo la strada sterrata principale in direzione di Cavaglia.
Nel lento rientro, però, non posso non notare sulla sponda opposta del torrente alcune grotte che lo stesso ha formato, antri oscuri dove l’acqua continua a scorrere. A proposito, fate attenzione al suo colore. Incredibilmente, come detto anche durante la mia visita ai Lagh da Palü, Lagh da Caralin, la sua acqua continua anche qui a essere di un azzurro assurdo, nonostante la distanza dalla fonte!
Per concludere, che dire? Indubbiamente questo Giardino dei Ghiacciai è un autentica gemma della natura, caratterizzato prevalentemente da una tipica vegetazione montana e originato durante l’ultima grande glaciazione  (compreso il periodo dello Younger Dryas) e in grado di offrire un’esperienza emozionale unica. Gole, marmitte dei giganti, rocce modellate dall’acqua, vortici, strapiombi, grotte, ponti sospesi e pulpiti panoramici incredibili aspettano solo di essere scoperti... assieme a Grummo!

Testi e foto di: Daniele Repossi

Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria

Le tre marmitte più spettacolari del percorso

La leggenda degli zingari di Puntalta

Ed ora, come promesso, ecco la famosa leggenda poschiavina degli zingari di Puntalta che si trova nel testo di Don Giovanni Vassella. Il pannello in loco riporta la nota che tale leggenda non ha alcun sfondo storico ed essere nata con la comparsa della curiosa formazione rocciosa nell’Orrido di Cavaglia-Puntalta raffigurante il volto di una vecchia. Sarà, ma io credo che tutte le leggende, alla fine, abbiano uno sfondo o una sfumatura di verità.

Da Cavaglia un dì scendea
una piccol carovana;
lenta e stanca procedea
sotto il sole per la piana.
Fa con lor la via sassosa
una donna cieca e annosa.

Eran zingari, e la donna
cieca, inferma e barcolante.
Poveretta! Era la nonna
della piccol schiera errante,
vecchia curva sotto gli anni,
tutta acciacchi e tutta affanni.

„Figli miei“, dicea, „son stanca;
la mia vita è sul finire,
il respiro già mi manca,
qui lasciatemi morire,
Io lo sento: il mio destino
a compirsi è ormai vicino!“

„Su, carcassa, su, cammina!“
le risponde il figlio irato;
poi l’afferra e la trascina
seco avanti ed accigliato
dice: „Vecchia, tu non hai
che lamenti, pianti e guai!

Una zingara modello,
no, davver, così non si fa;
per il mondo sempre bello
lieta errando se ne va;
nè fatica, nè dolore
mai non turbano il suo cuore.“

Di Puntalta alla cascata
giunge alfin la comitiva
e ristà meravigliata
dell’abisso sulla riva:
guarda l’acqua furibonda
che, ruggendo, si sprofonda.

Essi guardan, e la vecchia
al fragor della cascata
tende trepida l’orecchia
e sospira sgomentata:
„Questo  è il canto della morte,
qui si compie la mia sorte.“

Giù nel vortice guardando,
dice un zingaro: „Che orrore!“
Dice un altro sogghignando:
„Là sparisce ogni dolore...“
Poi... un guardo, un cenno, un atto...
E fra lor fu stretto un patto.

Come un demone maligno
l’uno afferra quella donna;
con sarcastico sogghigno
la solleva e dice: „Nonna,
or sta buona e guarirai
dagli acciacchi che tu hai!“

Quegli disse e ratto ratto
quattro zingari, schernendo,
la precipitan d’un tratto
entro il baratro, dicendo:
„ Giù di lì, o vecchia madre,
giù nel nome di Dio Padre!“

„Maledetti, maledetti!“
su risuona per la sponda;
„Maledetti, maledetti!“
par che l’eco ancor risponda;
poi un tonfo... poi più nulla,
come prima l’acqua frulla.

Tosto a quel delitto orrendo
s’apre il ciel, trema la terra;
guizza un fulmine e, fremendo,
dalla roccia il suol si sferra
e s’abbassa, e furibondo
scaglia i zingari nel fondo.

Ma sporgente là rimane
della roccia scellerata
una nera lastra immane
con la bocca spalancata,
e ricorda quella scena,
il delitto e la sua pena.

Il viandante che là passa
la riguarda con spavento
e s’affretta e il capo abbassa
chè gli par in suo sgomento
di veder là sopra stretti
azzuffarsi i maledetti.

Sitografia consigliata:

Sul Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia: https://ggc.swiss/it/
Sullo Younger Dryas: https://humanoriginproject.com/younger-dryas-event-extinction-prehistoric-period/
Impatti cosmici: https://cometresearchgroup.org

 

Bibliografia consigliata:

Massimiliano Caranzano, Prima di noi, M2 edizioni, 2024, Torino.
Massimiliano Caranzano, Gli Dei del diluvio, M2 edizioni, 2024, Torino.
Massimiliano Caranzano, AzTLAN, M2 edizioni, 2025, Torino.
Graham Hancock, Impronte degli Dei, Corbaccio, 1996, Milano.
R.B. Firestone, A. West, J.P. Kennet & team, Evidence for an extraterrestrial impact 12.900 years ago that contribuited to the megafaunal extinctions and the Younger Dryas cooling, «Pnas».
R.G. Haliburton, New Materials for the History of Man, n.1: The Festival of the Dead, Printed privately, Halifax, 1868, Nove Scotia.
J.G. Burke, Cosmic Debris: Meteorites in History, University of California Press, 1991.
V. Clube, B. Napier, The Cosmic Winter, Basil Blackwell Ltd., 1990, Oxford.
R. Gallant, Bombarded Earth, John Baker Publisher Ltd., 1964, London.
H.A. Brown, Cataclysm of the Earth, Twayne Publishiers, Inc., 1967, New York.