Il tragitto dell'escursioneSCHEDA TECNICA
Località e quota di partenza: incrocio Via Vittorio Emanuele-Via al Lago (Levico Terme, 520 mt.)
Località e quota di arrivo: Loc. Visintainer, sponda nord-ovest del lago (508 mt.)
Punto più elevato: Levico Terme (520 mt.)
Dislivello positivo: 285 mt.
Lunghezza del percorso: 10,9 km.
Coordinate punto di partenza: 46°00’48”N 11°17’51”E
Posizione: il lago di Levico si trova nel comune di Levico Terme in Valsugana, separato dal più grande lago di Caldonazzo dal Colle di Tenna.
Difficoltà: T/E (Scala delle difficoltà)
Presenza di tratti esposti: no.
Tempo di percorrenza totale: 3h (Tempi di percorrenza)
Tipo di escursione: anello.
Tipo di terreno incontrato: asfalto-sterrato-erbetta-radici. (La camminata e il sentiero)
Possibilità di ristoro: a Levico Terme.
Segnavia: bianco-rosso. (La segnaletica italiana)
N° del sentiero: “Strada dei Pescatori” versante nord del lago, sentiero “Part dei Boschi” versante sud.
Acqua lungo il percorso: nessuna.
Stato del percorso: sentiero pulito, largo e sempre ben segnalato.
Periodo: tutto l’anno.
Panorama: limitato, in quanto percorso che si snoda nel fondovalle. Molto bella in ogni caso la vista sulle cime che chiudono a nord l’Altopiano di Asiago e ai primi contrafforti della Panarotta e Lagorai.
Attrezzatura particolare richiesta: nessuna.
Discesa: percorso ad anello, rientro per il sentiero “Part dei Boschi”.
Tappe del percorso: Incrocio Via Vittorio Emanuele-Via al Lago (Levico Terme) - Spiaggia pubblica lago di Levico - Loc. al Lago - Strada dei Pescatori - Paluda del Baruchél - Loc. Visintainer - Sentiero “Part dei Boschi” - Lo Gnomo - Loc. Giazara - Loc. Pleina (area campeggio Levico Terme) - Viale Lido - Spiaggia pubblica lago di Levico - Incrocio Via Vittorio Emanuele-Via al Lago (Levico Terme)
L'ITINERARIO IN BREVE
Dall’incrocio di Via Vittorio Emanuele-Via al Lago (Levico Terme, 520 mt.) si imbocca in direzione ovest la Via Santa Croce e quindi, al suo termine, la bella ciclabile la quale, costeggiando il Rio Maggiore, taglia poi Viale Segantini e termina all’omonimo parco e spiaggia pubblica (15’). Da qui si prende a camminare in direzione nord in riva al lago di Levico fino ad aggirare in un’insenatura una serie di edifici e tornare per pochissimo tempo lungo Viale Segantini, presso un grande incrocio. Tenendosi verso sinistra si entra in un strada che passa in mezzo ad alcuni hotel (Loc. al Lago), per poi trovarsi di fronte l’inizio del sentiero lungolago chiamato “Strada dei Pescatori. Si percorre quest’ultima nella sua interezza, si oltrepassa un gruppo di case isolate e si continua dritto, fino a intravedere sulla sinistra una prima deviazione che porta sul versante sud del lago. Si ignora questa continuando dritto, oltrepassando la Paluda del Baruchél e fin quasi a toccare la Loc. Visintainer (1h 10’). Prima di giungervi, sulla sinistra un sentiero scende per il bosco e si porta sulla sponda sud del lago (indicazioni per il lago, Forte Tenna e la Via Augusta). Lentamente si torna verso sud-est e Levico, lungo il sentiero “Part dei Boschi”. Continuando a camminare senza deviazioni, si giunge ad un’area di sosta dove è presente anche la figura di un grande gnomo intagliato nel legno. Procedendo oltre, si superano due incantevoli spiaggette per poi toccare la Loc. Giazara (1h 53’) e quindi entrare in una zona più “selvaggia” dove il sentiero si restringe e passa in alcuni punti a pelo dell’acqua. Una grande passerella di legno anticipa la parte del percorso (bella e suggestiva) nel Biotopo Canneto di Levico. Poco prima del termine del tracciato, il quale più avanti esce sulla SP16 del Colle di Tenna, un sentiero sulla sinistra passa alle spalle di un grande campeggio per uscire su di una grande via asfaltata (Loc. Pleina) che, in direzione est, arriva poi lungo la Via Augusta. Prima di giungervi, una pista sulla sinistra riporta verso Levico Terme (indicazioni per la passeggiata lungo il lago), evitando di camminare in strade trafficate dalle auto. Il tracciato supera il Fiume Brenta per poi svoltare bruscamente a sinistra, di nuovo verso il lago di Levico (indicazioni). Si arriva presso un grande parcheggio che si aggira comodamente sempre seguendo la passeggiata lungolago, fino a portarsi su Viale Lido e quindi presso un altro parcheggio (Loc. Lido) dal quale parte una breve pista che si ricongiunge al Parco Segantini e alla spiaggia pubblica. Da qui, non resta che tornare in centro paese seguendo il percorso fatto all’andata (Levico Terme, 3h).
UN INCANTEVOLE E ROMANTICO ANELLO TRA BOSCHI, GNOMI E NINFEE - (DEL 07/06/2021)
Una discesa verso il lago tra giardini, folaghe e germani reali
Levico si è svegliata sotto un cielo grigio plumbeo. Nuvoloni neri alternati da cumuli più chiari mi impediscono di programmare la mia classica gita in quota, anche perché ho sentito che qualcuno pomeriggio lassù dovrebbe aprire il rubinetto. Sono in un appartamento a piano terra in quel di Levico e sto facendo il solco in cortile per decidere come impiegare la giornata, osservando il lento scorrere delle nuvole. Di stare a poltrire non se ne parla nemmeno. Non oggi, perlomeno, che è anche il mio compleanno, che diamine!
La soluzione la trovo cercando nell’unica direzione possibile: se non posso salire in quota, nessuno mi impedisce di inventarmi un bel giro in valle, a livelli decisamente più bassi. Male che vada, un po’ di pioggia a 400 metri di quota non sarà certo rischiosa come prenderla ad altezze ben superiori.
Il grande specchio d’acqua poco distante dal mio appartamento mi indica la rotta. Dato che da queste parti in passato sono transitato solo in auto fermandomi poco o niente, un bell’anello intorno al lago di Levico sarà l’occasione per esplorare ben bene questo ambiente. Un’escursione che onestamente mai avrei fatto con tempo sempre bello, preferendo l’aria sottile degli alpeggi e delle cime a una passeggiata in Valsugana. Ma a torto. Col senno di poi devo invece ringraziare questa giornata nuvolosa che altrimenti mi avrebbe fatto perdere un’autentica gemma. In realtà di giornata incerta ce n’è stata un’altra nella quale mi sono inventato un’altra escursione delle mie, ma di questo rimando all’esperienza di viaggio dedicata, se no che gusto c’è?
Levico è uno splendido lago del Trentino, sito in Valsugana e separato dal più grande lago di Caldonazzo dal Colle di Tenna. A poca distanza dal bel paesino di Levico Terme inizia la meraviglia di un ambiente incontaminato che invito tutti ad andare a scoprire.
La mia escursione parte più o meno dal centro del paese, all’incrocio tra la Via Vittorio Emanuele e Via al Lago, nei pressi del quale si trova anche l’Ufficio Informazioni. Con me non ho nemmeno il mio classico zaino da montagna, troppo pesante e inutile per la giornata odierna. Molto meglio un piccolo zainetto da trail running nel quale stipare giusto una maglietta di ricambio e un po’ d’acqua. Ho invece preferito mantenere un abbigliamento da montagna, composto da pantaloni tecnici lunghi e maglietta a maniche corte traspirabile, un po’ perché non correndo era inutile indossare calzoncini corti e scarpe da tennis e un po’ perché la parte ovest del lago risulta essere molto selvaggia con sentierini stretti che corrono nel fitto della vegetazione.
In Trentino come ormai in tutte le regioni dell’arco alpino è diffuso il fenomeno delle zecche e non vorrei andarmene a prendere qualcuna proprio oggi (cartelli sparsi un po’ ovunque, non solo in questi posti, mettono a tal proposito in guardia); a tal fine meglio indossare sempre abiti lunghi, almeno negli arti inferiori.
Dal paese mi incammino per la bellissima via Santa Croce, scendendo verso il lago. Perché mai una via dovrebbe essere così bella? Beh, perché dopo qualche metro risalgo un piccolo argine portandomi su una bellissima ciclabile che costeggia il torrente Rio Maggiore, un rigagnolo che è tutto un programma! Scendendo dalla montagna serpeggia in modo assurdo nel suo argine prativo spezzato ogni tanto da qualche cascatella, per poi immettersi nel Lago di Levico con tanto di piccola foce!. Le parole non bastano a descriverlo, per cui rimando alla rispettiva foto. Sono rimasto sbalordito non appena l’ho visto, fermandomi a fissare questo corso d’acqua all’andata e al ritorno. La ciclabile scende leggermente verso la sponda del lago, all’ombra dei pini tra i quali non è difficile imbattersi in qualche merlo acquaiolo o in qualche scoiattolino. La pista termina nei pressi di un parcheggio a pagamento dove si trova anche il Parco Segantini e la spiaggia pubblica. Prendendo a destra inizia il giro vero e proprio lungo le sponde del lago e questi sono praticamente gli ultimi contatti con il trambusto del paese (anche se va detto che questa località, spiaggia a parte, è sempre tranquilla e di certo non presa d’assalto come altre cittadine).
Il sentierino completamente pianeggiante attraversa un bel ponticello nei pressi del quale si trova anche la curiosa forma della foce del Rio Maggiore che, facendosi largo tra i tronchi di ontani, tigli e pioppi e dopo varie serpentine sul prato, si tuffa nelle acque del lago di Levico. Superata la piccola foce mi ritrovo nella spiaggia pubblica di Levico, alle spalle della quale una vasta zona adibita a prato consente alle persone di rilassarsi all’ombra delle piante. Per chi avesse voglia di effettuare un bel riscaldamento, una zona attrezzata a “palestra a cielo aperto” permette di muovere un po’ muscoli e articolazioni. Poi, certo, d’estate si può fare il bagno.
È una fortuna che, a parte due persone, il luogo non sia ancora affollato, ma questo probabilmente è dato dalla giornata fresca e incerta. A parte una ragazza temeraria nell’acqua fino alla cintola intenta a fare avanti e indietro, la spiaggetta in realtà è presa d’assalto e tutti i giorni è così. Non di persone per fortuna, ma di papere e folaghe euroasiatiche impegnate le prime a poltrire e le seconde ad azzuffarsi tra loro. Ce ne saranno a centinaia che danno vita ad un teatrino naturale che lo raccomando!
Un pannello poco distante informa che in questo luogo nel 2021 è stata assegnata la Bandiera Blu, un riconoscimento che attesta la qualità delle acque, il rispetto per l’ambiente e la sua corretta salvaguardia, i servizi e la sicurezza in generale. Paese sì, spiaggetta con tanto di balneazione anche ma assoluta tutela per questi ambienti lacustri.
Dopo la lettura di queste interessanti informazioni (un pannello descrive anche i torrenti immissari ed emissari del lago) proseguo il mio giro in senso antiorario che presto mi condurrà sulla sponda nord-est del lago. Intanto vedo che la ragazza nell’acqua è stata eletta dalle folaghe che l’hanno circondata a nuovo totem della zona e pertanto sono impegnate a girarle intorno in un balletto frenetico. Chissà se poi si è mai saputo qualcosa della tizia…
Superato un altro tratto di spiaggia e una porzione di acqua dove è presente anche un bel canneto, arrivo al limite est del lago dove all’inizio vengo un po’ spiazzato. Sembra che il sentiero finisca sulla statale che riporta in paese e in questo incrocio non si trovano che auto e moto, oltre che il centro benessere del Parc Hotel du Lac, un albergo di lusso. Cerco per un attimo la prosecuzione della via quando la trovo costeggiando il muro del centro benessere che porta nel parcheggio sul retro dell’hotel. Non dovrò mica entrarci, eh! E invece sì. Non trovando altre strade, provo ad entrare nel parcheggio in proprietà privata. Qualcuno dalle finestre dell’hotel mi osserva e in effetti mi chiedo cosa ci faccia io qui.
Alla fine del piazzale, incredibile ma vero, trovo la sorpresa, ossia la mia via che cercavo. Inizia infatti da qui il Sentiero dei Pescatori (o Strada dei Pescatori) indicato da un gigantesco cartello e che costeggia tutto il lago. Certamente un’altra soluzione la si poteva trovare, magari portando più indietro tale indicazione e comunque non costringendo la gente a passare dentro un hotel (!)
Il torrente Rio Maggiore a fianco la ciclabile che da Levico scende al lago
Il Rio Maggiore si immette nel lago di Levico
Il lago di Levico visto dalla spiaggetta pubblica
Germani reali e folaghe euroasiatiche
Un primo piano di una folagaUn tuffo nella natura - Nel regno dei giaggioli e delle ninfee
Superato questo punto d’ora in avanti sarò solo, o quasi, con la natura, il silenzio e la compagnia dell’acqua calma del lago. La stradina, sterrata e assolutamente in piano, bordeggia il lato nord-est del lago a pochi centimetri dall’acqua, creando un percorso davvero suggestivo. Grazie a questa giornata nuvolosa non vengo abbagliato dal sole e i riflessi sull’acqua mi rimbalzano in faccia catapultandomi in uno scenario fantastico dove le cime dei monti circostanti vengono riflesse. Puro spettacolo!
Ogni tanto sul bordo della riva è posta una panchina, dando modo ai più stanchi o a chi vuol sedersi a contemplare questo incredibile quadro di prendersi tutto il tempo per farlo. Questo percorso sembra tutto messo in bolla talmente è piatto, largo e comodo, risultando perfetto anche per chi avesse passeggini al seguito. Il lato ovest, come vedremo tra un po’, sarà tutta un’altra storia. Salici, pioppi, ontani, roverelle e canneti fanno da cornice per foto a pelo d’acqua con la spiaggetta di Levico appena lasciata, il Colle di Tenna e i profili dei monti sullo sfondo. Incontro solo un paio di persone che mi superano correndo. D’altronde, un percorso del genere è adatto anche a chi fa sport, maggiormente a suo agio rispetto a chi, nel caldo dell’afosa pianura (dove manca anche l’aria), tenta di fare la medesima attività.
Man mano che avanzo mi accorgo che il paesaggio sta cambiando, diventando molto più selvaggio verso nord. Non si incontra più nessuno e si vedono proprio gli alberi colonizzare la riva, quando non ad immergersi nel lago. Ogni tanto queste piante si diradano lasciando il posto a bellissimi giaggioli acquatici (Iris pseudacorus L. 1753) che spuntano dalla superficie.
Mi ritrovo ormai nella boscaglia, sebbene sia sempre sulla comoda strada pianeggiante dei pescatori. Guardando a sud non si vede più nemmeno Levico ma solo il boscoso Colle di Tenna e qualche rilievo all’orizzonte. La strada prosegue conducendomi un po’ più distante dalle acque del lago dove sulla destra incontro uno sparuto gruppo di case, abitate ed ottimamente tenute. Sono case moderne nella forma ma “adattate” a questi ambienti, molto curate e con tanto di giardinetto sul davanti. Strano trovare delle abitazioni nel folto del bosco, distanti anche da un semplice negozio di alimentari.
In ogni caso qualche metro più avanti, sulla superficie dell’acqua mi aspetta uno spettacolo unico. Un tappeto di ninfee (Nymphaea L. 1753) era l’ultima cosa che potessi aspettarmi da queste parti. Sono tante e sono fiorite: rosa, rosse e bianche. Provo ad avvicinarmi per rubare qualche buono scatto e per una volta la mia fotocamera non mi tradisce. Sono certamente giunto nell’angolo più romantico e tranquillo, un luogo davvero magico. Peccato sia solo e non possa condividere questo istante...
Sono praticamente giunto sulla punta nord del lago e ora dovrei portarmi sulla sponda opposta per concludere questo anello. Un sentierino sulla sinistra scende a lambire nuovamente l’acqua ma io lo ignoro in quanto è stretto e mi condurrebbe in rovi e sterpaglie nell’attraversare le quali mi occorrerebbe quasi un machete. Proseguo quindi sulla stradina che dopo uno stretto sentiero in salita mi porta su di una più ampia carrozzabile dove alcuni operai sono intenti a curare la vegetazione ai lati di questa. La località è chiamata “Paluda del Baruchél” e ora capisco il perché. Mi chiedo se avanzando dritto sia sulla pista giusta ma in effetti è così. Dopo una curva, prima di giungere tra le sparute case di Visintainer, trovo sulla sinistra le indicazioni per Tenna e il giro del lago. Un attimo di riposo e via, sono pronto a tuffarmi... nella giungla!
Camminando sulla sponda nord-est del lago
Lungo la "Strada dei Pescatori"
La punta nord del lago di Levico
Giaggioli acquatici
Una distesa di ninfee
Ninfea rosa
Ninfea biancaUn ritorno davvero selvaggio, accompagnato dagli gnomi del bosco
Scendo quindi un breve sentierino che mi riporta nel fitto del bosco e arrivo ad un bel ponticello di legno dove un cartello mi segnala essere questa l’area protetta del Biotopo Pizè. Passato il ponte sul Rio Vignola trovo altre indicazioni e una larga pista correre in parallelo al torrente. Lascio sulla destra la traccia per il Colle di Tenna e procedo a sinistra, tornando verso sud e quindi verso il lago che da un po’ di tempo non vedevo più.
Sebbene sia su un comodo sentiero battuto (più montano rispetto a quello percorso finora), mi ritrovo improvvisamente in una delle “giungle” più selvagge dove le specie arboree sembra facciano a gara per conquistarsi ognuna un fazzoletto di terra. Perfino l’alveo del Rio Vignola è letteralmente coperto da faggi, roverelle, robinie, felci e muschio, uno scenario meno “pulito” e decisamente più selvaggio rispetto alla sponda nord-est. Qui è ben difficile incontrare qualcuno, se non qualche runner o trekker dispersi. Di certo le famiglie con passeggini si sono tutte fermate molto prima.
L’aspetto è surreale, sembra di essere apparso improvvisamente nella foresta amazzonica. Il tutto è tremendamente affascinante, un lago con due sponde diametralmente opposte, entrambe magnifiche. Sono davvero stupito. Seguo quindi il sentiero, in alcuni punti più stretto, che si riporta verso l’acqua con continui saliscendi e seguendo il Rio Vignola, protetto da una staccionata di legno da una parte e dal terrapieno di Tenna dall’altra. Il bosco è talmente fitto che quasi non vedo più le nuvole. Il torrente è sempre a fianco a me e scorre placido verso il lago.
Un pannello in un piccolo spiazzo naturale riporta una mappa della zona indicando il “Sentiero degli Gnomi” e una marea di itinerari, a mio avviso creando però solo confusione con tutti quei colori diversi. Il suddetto sentiero non è infatti questo ma si trova a nord del Colle di Tenna. E allora perché mettere qui l’indicazione? Mistero. In compenso una scultura lignea di uno gnomo intagliato nel legno è effettivamente presente poco oltre ma sarà anche l’unica.
Intanto sopraggiungo nuovamente in vista del lago di Levico che compare alla mia sinistra dal fitto della vegetazione. Percorro un tratto pianeggiante e sorprendentemente comodo (senza sassi, radici o altro) che sembra un campo di tennis in terra rossa. Una lingua piatta di terra che serpeggia tra un mare d’erba e di felci, in pratica. Poco oltre, la traccia sale leggermente e passa sotto ad alcune rocce, nel punto forse più montano dell’intero giro. Da qui mi appaiono di fronte le case superate all’andata sulla sponda nord-est, con le belle ninfee a pelo d’acqua. Sono effettivamente un pugno di case nel nulla, nel senso che in tutte le direzioni c’è solo foresta!
Sceso da questo piccolissimo promontorio arrivo nuovamente a lambire l’acqua del lago. Scendo in uno spiazzo fin sulla sponda, qui sgombra dal fogliame, dalla quale riesco a catturare un paesaggio magnifico sul lago e verso Levico sopra il quale svetta la Cima Vezzena e il Mandriolo. Un’autentica perla.
Rimontato sul sentiero, proseguo sempre senza alcun intoppo costeggiando il lago e arrivando ad un poggio panoramico dove un altro pannello descrive la vita di una volta di queste popolazioni. Una panchina mi permette di sostare qualche minuto e ammirare una vista superba sul lago. Il cielo rimane sempre nuvoloso ma per ora tiene; ciò dà modo alle cime che si specchiano nel lago di risaltare i loro contorni. Sulla sponda opposta intravedo anche Levico e la spiaggetta. Ormai non manca molto alla conclusione di quest’anello.
Dopo un altro tratto su terra rossa arrivo ad un bivio nel quale scelgo di scendere a sinistra per il sentiero che mi porta lungo la riva del lago. A destra affronterei inutile dislivello arrivando a Tenna, non il mio obiettivo. Questo tratto di percorso si chiama “Part dei Boschi” ed è veramente selvaggio, tanto che in alcuni punti la vegetazione invade un po’ la via. Questo però è il giro lago originale, il percorso che rimane il più possibile vicino all’acqua e quello che volevo percorrere.
La traccia si fa davvero sottile e si abbassa un po’ tra l’erba alta e le piante, qui veramente fitte. Giungo nuovamente sulla riva dalla quale scatto altre foto quasi radente l’acqua. Sono piccoli angoli di paradiso, selvaggi e invisibili dall’esterno. Nuovamente in piano continuo a camminare nel folto del bosco e a pochi centimetri dall’acqua. D’un tratto un avviso recante un’ordinanza del sindaco mi invita a non proseguire lungo il sentiero, chiuso da qui in avanti per non si sa bene quali motivi o pericoli. Mi guardo intorno, non c’è proprio nulla. Nessuna chiusura, nessun pericolo, nessun lavoro di sbancamento in atto e tantomeno nessun’altra alternativa di percorso! Boh?
Il sentiero, ora più largo e comodo, prosegue lungo la sponda sud-ovest del lago, più tranquillo che mai, perché non dovrei seguirlo? Non vedo pericoli né lavori in corso; tantomeno recinzioni o corde che chiudono la via. Avanzo quindi fino ad incontrare un bel serpente di legno, una passerella in realtà, che mi consente di attraversare una zona sospesa e paludosa in questa giungla sempre più intricata. Un ambiente talmente vario e incredibile che sorprende ad ogni passo. Querce, carpini, castagni, ontani, roverelle, robinie e anche qualche nucleo di abete rosso importato suggellano questo caos vegetativo, per non parlare delle infinite specie arboree che costituiscono il sottobosco. Roba da far venire seri mal di testa ai migliori botanici! Ma il bello è proprio questo, il constatare come queste aree siano protette e intatte.
Arrivo ad un punto dove la pista si trasforma in mulattiera più larga e dove trovo la fine della ipotetica chiusura del sentiero. Un pezzettino, alla fine, non si sa bene perché potenzialmente interdetto al passaggio degli escursionisti collocato lungo l’itinerario principale del giro del lago. Altro mistero. Poco oltre spunto sulla statale che scende dal Colle di Tenna, statale che lascio subito dopo pochi metri rituffandomi tra l’erba in direzione lago. Questa è la parte meno bella del giro, diciamo, ma dura poco e tocca resistere.
Il tracciato mi porta dietro il gigantesco camping di Levico che intravedo attraverso una rete metallica oltre la quale sono schierati in fila non so quanti bungalow. Esco sulla strada asfaltata (Loc. Pleina) che conduce i turisti proprio all’interno di tale campeggio dove all’ingresso di questo (un gigantesco portale) una ragazza molto carina è intenta ad accogliere le famiglie dando loro indicazioni, districandosi nell’inferno delle auto e respirando smog a pieni polmoni.
Sul momento mi viene l’impulso di provare ad invitarla a percorrere con me la camminata appena affrontata, togliendola dal lusso, dal caos e dal fumo delle auto e facendole apprezzare il bello della montagna e della natura ma subito mi ricordo di non essere il protagonista di un film o di un romanzo dove queste cose accadono, così mi costringo a tirare dritto.
L’ingresso di questo parco è gigantesco, mostruoso. Perfino la rotatoria che sto attraversando è qualcosa di enorme! Di colpo sono passato dalla foresta amazzonica a Miami Beach (anche se preferivo la prima). Se non è varietà di ambienti questa… Percorro tutta la statale fino alla prima rotatoria che porta al camping dove ritrovo le indicazioni per il lago sulla sinistra. Un breve viottolo, prima asfaltato e poi sterrato mi riporta al punto di partenza alla piccola foce del Rio Maggiore, superando prima il fiume Brenta e giungendo poi in Viale Lido.
Le papere sono ancora tutte qui, sempre addormentate, mentre le folaghe, dopo essersi sbarazzate della bagnante sono ora impegnate a perlustrare la spiaggetta in cerca di altre potenziali prede (ovviamente scherzo, le folaghe sono assolutamente pacifiche e molto carine!).
Dal punto in cui mi trovo non mi resta che riprendere la ciclabile per tornare in centro al paese. Giusto in tempo per il pranzo e per evitare la pioggia che inizierà a cadere da lì a qualche minuto. Demoralizzato all’inizio di poter perdere una giornata speciale come quella del compleanno, mi sono ritrovato a scoprire un ambiente unico nel quale ad ogni passo è stato interessante e sorprendente scoprirne i due volti. Comodo, soft e colorato il primo tratto; selvaggio, grezzo e surreale il secondo.
Peccato per l’incontro mancato ma per quello mi farò un giro nella fantascienza… Un anello che consiglio davvero a tutti, che non porta via molto tempo ma consente di arricchire la propria esperienza personale con un autentico tesoro: un tuffo in un ambiente selvaggio e variegato di prim’ordine.
Il ponticello sul Rio Vignola e il passaggio di sponda
Il percorso lungo il torrente Vignola
Uno gnomo del bosco
La parte sud-est del lago, verso Levico Terme
Le piante sfiorano l'acqua
Sul sentiero nel bosco, verso il paese
Una passerella di legno
Il riposo dei germani realiTesti e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria.