Come programmare un trekking in montagna

Dove vado oggi a camminare? Scelgo un percorso tranquillo stando basso o posso spingermi in percorsi più lunghi e a quote più elevate?
Quante volte ci poniamo simili domande prima di intraprendere una gita sui monti? Praticamente sempre.
La risposta può sembrare semplice e scontata ma spesso non lo è affatto. Imprudenze, disattenzioni, calcoli errati ecc. possono trasformare una bella giornata in un ricordo poco piacevole.
Vediamo quindi qualche elemento da tenere in considerazione prima di lanciarci a capofitto nel nostro ambiente preferito, imparando a pianificare noi stessi un percorso.

1) Conosci te stesso: valuta innanzitutto la tua preparazione in quel preciso momento, il tuo stato di salute, la tua forma fisica ecc. Potresti anche essere un atleta nato che macina regolarmente chilometri e dislivello come se non ci fosse un domani ma, venendo da un periodo di inattività per un qualunque motivo, parti comunque da zero. Di conseguenza è inutile che ti “spari” 20 km con 1000 mt. di dislivello perché, sicuramente, dopo i primi 500 mt. le tue gambe soffriranno producendo acido lattico, portandoti sofferenza anziché benessere. Consiglio: non sopravvalutarti mai e scegli per questa volta un percorso breve con un dislivello moderato in modo da entrare gradualmente in forma. Inoltre, se lungo il percorso sopraggiunge stanchezza, fermati e torna indietro. Il corpo ti ringrazierà, eviterai incidenti e godrai comunque di una bella esperienza!

2) Occhio al dislivello: questo punto si ricollega direttamente al precedente. Il dislivello è uno degli elementi più importanti da tenere in considerazione. Per prima cosa, sai cos’è? È la differenza di quota tra il punto di partenza e quello di arrivo. Ma non basta. Occorre soprattutto calcolare quello positivo che comprende cioè tutte le salite presenti durante il percorso (anche quello negativo che riguarda le discese ma, essendo appunto in discesa, lo sforzo non è pari a quello di salita). Tieni sempre conto che in un’ora, in genere, un escursionista mediamente allenato copre mediamente 400-500 mt. di dislivello.

3) Studia la cartina topografica: apri la tua cartina topografica (è in tuo possesso, vero? Si spera, dato che è lo strumento ancora più preciso e imprescindibile!) e studia con cura quelle linee rosse e nere che si destreggiano tra quelle curve strane. Come dici? Quali curve? Uhm, vedo che non sai molto leggerla... Allora questa è una buona occasione per imparare a farlo. Quelle linee sono curve di livello e uniscono i punti con uguale quota; sopra il livello del mare si chiamano isoipse, viceversa sono dette isobate. Sono rappresentate per fornire l’altimetria in una superficie piana come quella di un foglio: in una parola, indicano le tre dimensioni su una superficie solo bidimensionale. Le curve da sole però non bastano. Sai, ad esempio, cosa voglia dire quel numero riportato sulla carta? Sì, proprio dove è riportata la scala 1:25.000. No, eh? La dicitura significa che 1 cm sulla carta corrisponde nella realtà a 250 mt. Queste sono anche le mappe più dettagliate e precise da acquistare. Se tutte le mattine fai colazione con una cartina topografica, sei avanti. Ma, se così non è, devi colmare questa lacuna e prendere in considerazione di farti aiutare da chi è più competente di te.  Le tue gite ne beneficeranno sicuramente!

4) Calcola bene il tempo di percorrenza: in genere questo è indicato nelle varie schede tecniche consultabili un po’ ovunque (internet, pannelli in loco, cartine ecc.). Non pensare solo a te stesso ma anche a chi ti accompagna che magari può avere un passo diverso dal tuo. Inoltre, tieni sempre conto delle soste (no, non sei Ironman), di eventuali imprevisti e lasciati un certo margine di sicurezza. Considera sempre quando fa buio e fai in modo di non farti cogliere da questo ancora sul sentiero (e, se proprio capita, porta con te sempre una frontale). Ridurre i rischi è sempre la priorità.

5) Scegli con cura la tua meta, informa gli altri: un luogo può essere preferito ad un altro in base alla sua bellezza intrinseca, alla sua storia, a qualche interesse geologico o naturalistico, al paesaggio, al panorama, alla presenza di qualche punto di interesse particolare o evento specifico, alla presenza di punti d’appoggio (rifugi, bivacchi, fonti d’acqua). Per fare un esempio, attraversare per 6h pietraie desolate e assolate in alta quota, senza fonti d’acqua, è certamente più rischioso che raggiungere un rifugio a 2h 30’ di cammino! Di fondamentale importanza è poi lasciare detto dove vai: informa un amico o un parente circa le tue intenzioni, inclusi l’ora di partenza e di arrivo previsti, così che in caso di emergenza si sappia come muoversi.

6) Guarda il meteo: un occhiata al cielo l’hai data? Sai come sarà il tempo il giorno in cui partirai per i monti? Perché nessuno si metterebbe in cammino sotto una tempesta, una bufera o nelle nebbie! Che senso avrebbe? La montagna è sempre là e non scappa. Se le previsioni non sono ottimali, rimanda la tua gita e non salire a tutti i costi per documentare in video la tua impresa (tanto ti etichetterebbero tutti come incosciente). Calcola, inoltre, che il meteo può cambiare repentinamente in montagna. Considera anche il vento che a certe quote è quasi sempre presente: camminare su una cresta con un vento che soffia a 60 km/h (forte) comporta un rischio enorme! Consulta sempre le previsioni e il bollettino valanghe, ed eventualmente pianifica sempre una possibilità di fuga o di accorciare il percorso se le cose volgono al peggio.

7) Considera la stagione: è banale dirlo ma in inverno non puoi fare una gita che faresti in estate. Valuta dunque  l’effettiva percorribilità dei percorsi e l’eventuale presenza di neve o ghiaccio residui che possono creare non pochi intoppi. Anche il caldo è da considerare; in estate non ha senso scegliere itinerari di fondovalle dove ci sono 40°!

8) Leggi la segnaletica: vale quanto detto per la cartina topografica. La segnaletica in loco va saputa leggere, non  puoi andare a caso! I vari cartelli, non uguali in tutte le regioni italiane, riportano comunque le informazioni essenziali che in genere sono:

  • La direzione
  • Il nome delle varie località raggiungibili
  • I tempi di percorrenza
  • La difficoltà del percorso
  • Il numero del sentiero
  • La presenza o meno di punti di interesse (parametro non presente ovunque)

Allo stesso tempo non fidarti mai ciecamente di quanto scritto sopra i vari pannelli; essi non sono la verità assoluta ma forniscono invece un prezioso aiuto e un integrazione alle conoscenze che già possiedi o dovresti possedere (vedi punti precedenti). In genere le tempistiche riportate sono medie ma, in alcuni casi, possono segnare margini troppo bassi o troppo alti. Ultima cosa importante: se il sentiero non ti convince o iniziano a sorgerti dubbi, torna sui tuoi passi.

9) Prepara bene lo zaino e vestiti adeguatamente: calcola cosa portare con te in base al percorso. È inutile sovraccaricare lo zaino con roba che in un’escursione di 1h non userai mai. Allo stesso tempo, comporta seri rischi portare solo lo stretto indispensabile per gite più lunghe o di più giorni magari in quota; se sai di affrontare tratti su ghiaccio a 3000 mt., dei ramponi e degli indumenti adeguati li dovrai pur infilare nel tuo zaino. Non vorrai mica andare con un paio di scarpe da trekking leggere e in maglietta corta! Tutto questo non basta. Porta con te tutti gli strumenti necessari e indossa un abbigliamento adeguato, inoltre distribuisci bene i pesi nello zaino se non vuoi ritrovarti con le spalle rotte (le cose pesanti andrebbero al centro, a contatto con la schiena). Infine, la cosa più scontata ed essenziale: porta con te cibo e acqua a sufficienza in modo da mantenere alti i livelli di energia.

10) Da solo o in gruppo: effettuare una gita da soli in montagna, specialmente in tragitti lunghi e impervi, non è la cosa più consigliabile, ma di certo non proibita. Non sempre, per vari motivi, si può contare su di un gruppo o un amico/a. Se sei da solo, a maggior ragione tieni sempre massimi i livelli di allerta: preparati bene, lascia detto dove vai e porta con te tutto l’occorrente. Se vai in compagnia parla con gli altri, comunica le tue decisioni e rimani sempre insieme con i compagni; ascolta, inoltre, le esigenze di tutti e concorda pause e soste più lunghe.

11) Gli strumenti digitali: solo dopo quanto detto fin qui, ossia aver dato prima importanza al cervello, puoi prendere in considerazione la tecnologia. Come integrazione e aiuto al tutto, puoi scaricare varie app sullo smartphone che riportano tracce gpx, tracciano percorsi e ti dicono tutti i nomi di monti, fiori e funghi e perfino quanti sassi hai calpestato fino ad ora. Ebbene sì, la tecnologia viene solo al 11° punto. Come mai? E se si spengono improvvisamente il satellitare o il telefono (o, peggio, si rompono) cosa fai se non te la sai cavare?

12) Usa sempre la testa: non spegnere mai il cervello, sei tu il principale responsabile di te stesso. Imprevisti possono sempre capitare ma la maggior parte di questi possono essere evitati o superati con questi semplici accorgimenti.