Il tragitto dell'escursioneSCHEDA TECNICA
Località e quota di partenza: parcheggio Hotel Aalts Dorf, Riale di Sotto (1731 mt.)
Località e quota di arrivo: diga del Toggia (2191 mt.), Quota 2271 mt. (Lago Castel)
Punto più elevato: Quota 2271 mt. (Lago Castel)
Dislivello positivo: 560 mt.
Lunghezza del percorso: 14,5 km.
Coordinate punto di partenza: 46°25’11”N 8°25’00”E
Posizione: il rifugio Maria Luisa si trova in Val Toggia (alta Val Formazza), poco distante dal lago Toggia e dal lago Castel.
Difficoltà: WT2
Presenza di tratti esposti: no.
Tempo di percorrenza totale: 5h 10’
Tipo di escursione: andata e ritorno.
Tipo di terreno incontrato: ghiaccio-neve alta.
Possibilità di ristoro: al Rifugio Maria Luisa nei periodi di apertura (verificare).
Segnavia: bianco-rosso.
N° del sentiero: G20, G22
Acqua lungo il percorso: al Rifugio Maria Luisa quando aperto.
Stato del percorso: sentiero largo e ben battuto fino al Lago del Toggia ma inesistente fino al Lago Castel nel periodo invernale (traccia da battere).
Periodo: da dicembre ad aprile.
Panorama: splendido verso il Passo di San Giacomo e verso i monti della Val Formazza, con la conca di Riale innevata.
Attrezzatura particolare richiesta: ciaspole e bastoncini. Raccomandato il kit per l’autosoccorso in valanga (Artva, pala e sonda).
Discesa: per la via di salita.
Tappe del percorso: Parcheggio Riale di Sotto - Bivio Rifugio Maria Luisa - Rifugio Maria Luisa - Diga del Toggia - Rifugio Maria Luisa - Bivio Rifugio Maria Luisa - Quota 2271 mt. (Lago Castel) - Bivio Rifugio Maria Luisa - Parcheggio Riale di Sotto
L'ITINERARIO IN BREVE
Dal parcheggio di Riale di Sotto (Hotel Aalts Dorf, 1731 mt.) ci si incammina verso nord fino al termine della strada SS659, e da qui si imbocca verso destra l’evidente mulattiera ben battuta dal gatto delle nevi che, lentamente e a tornanti, risale il pendio verso il Rifugio Maria Luisa e i laghi del Toggia e Castel. Non vi sono deviazioni fino al bivio che si incontra poco prima di giungere al rifugio (2h 15’), bivio dal quale ora si punta verso sinistra per giungere in breve alla struttura (Rifugio Maria Luisa 2160 mt., 2h 22’). Da qui, proseguendo ancora per pochi minuti lungo la traccia battuta in direzione nord-est, si arriva alla diga del Toggia (2h 40’), dove ogni strada in questa stagione, in presenza di molta neve, termina. Ritornati al rifugio si scende ancora fino al bivio sottostante (3h). Da qui, in neve fresca, si punta a risalire il pendio verso sud-est, per arrivare a toccare la piccola diga del Lago Castel. Successivamente, condizioni della neve permettendo, si può procedere lungo il sentiero estivo in direzione sud per costeggiare per un po’ lo stesso lago (Quota 2271 mt., 3h 30’). Quando non è più consentito procedere per via dei cumuli di neve alta e di rischi eccessivi, si torna sui propri passi fino al bivio da cui si è partiti (3h 50’), e da qui poi in discesa per la via di salita si giunge nuovamente al punto di partenza al parcheggio di Riale di Sotto (5h 10’).
NELL’INCANTO BIANCO DELL’ALTA VAL FORMAZZA - (DEL 22/02/2019 E DEL 7/11/2023)
Una gelida ascesa al Rif. Maria Luisa e al Lago del Toggia, sommerso dalla neve
È una fredda e ventosa giornata di fine febbraio ma, fortunatamente, in cielo splende il sole. Mi trovo in un luogo incantato che sembra essere uscito da un libro di fiabe, un luogo che però ormai in molti conoscono e il progressivo aumento di gente con annesso via-vai intorno a me è un chiaro segnale.
Mi trovo a Riale, alla testata della Val Formazza e stamani sono partito piuttosto presto dall’hotel di Baceno dove sono alloggiato. Ho appena trovato parcheggio presso l’hotel-ristoro Aalts Dorf e sono stato fortunato, anche perché d’inverno è l’unico piazzale dove si può lasciare l’auto. I posti in questa stagione, causa cumuli di ghiaccio e neve, sono inferiori rispetto a quelli disponibili in estate e occorre non tardare troppo.
Nel giro di pochi minuti assisto ad un vero e proprio sbarco da due pullman, come se si dovessero occupare questi monti. Una fiumana di bambini e di ragazzi di scuole medie ed elementari (almeno 80 come minimo) con i loro maestri scendono dal mezzo e si infilano a razzo in questo hotel. All’inizio penso ad una ricerca urgente del bagno, dopo un lungo viaggio, ma subito mi basta osservarli per capirne il motivo. Questi ragazzi gelano! Sono tutti vestiti in modo leggero, con jeans, felpe e qualcuno è pure in maniche corte, abiti certamente non adatti alla montagna e a questo clima.
Mi preparo anch’io infilandomi la giacca tecnica, agganciando le ciaspole, prendendo i bastoncini e coprendomi molto bene la testa col passamontagna, il tutto anticipando questa massa. Li vedo poco dopo uscire tutti vestiti in maniera più consona all’ambiente e fiondarsi nel bagagliaio del pullman per estrarre sci e bastoncini. Difficile che prendano la mia direzione, anzi, molto improbabile che i loro insegnanti li portino dove sono diretto ma in ogni caso non vorrei essere coinvolto e frenato dal gruppo. Affretto quindi la partenza.
Sono in ombra e, nonostante la bella giornata, il vento sferza con intensità, facendomi percepire una temperatura più bassa del normale. Sono ben coperto e attrezzato, la cosa ora non mi preoccupa ma devo carburare e scaldarmi. Spero solo che lassù, al rifugio Maria Luisa che ho scelto come meta odierna, il vento sia più calmo e il sole più caldo. Il rifugio è uno dei pochi nella zona ad essere aperto anche in questa stagione: infatti, non appena l’ho saputo, ho puntato subito in questa direzione. Tutti gli altri, molto più in quota e su pendii più a rischio slavine, rimangono naturalmente chiusi.
Muovo i primi passi sugli ultimi metri della strada per Riale, iniziando a scaldarmi un po’ sotto i raggi del sole. La termica che indosso inizia a “lavorare” così che dopo qualche metro non sento più nulla. Il posto, come dicevo prima, è veramente magico e surreale e questo lo vedo guardandomi intorno. Sono in una conca pianeggiante, una valle nella valle, chiusa da montagne severe e altissime, per metà italiane e per metà svizzere. C’è veramente molta neve che però il freddo dei giorni scorsi ha ben pressato e solidificato su questi versanti. Il tutto è uno spettacolo per gli occhi e, alla fine, basterebbe mettersi su una sdraio al centro di questo pianoro per fare il pieno di tanta bellezza, oltre che di una bella abbronzatura.
Qui d’estate vi è un ricco pascolo dove la gente passeggia, magari dopo essersi riempita la pancia in una delle baite tipiche di Riale, mentre ora è un circuito per lo sci di fondo nel quale le camminate sono precluse. Oggi è tutto un brulicare di persone, chi si fionda sul circuito del fondo e chi passeggia lungo la strada e tra le case di Riale. Poco prima di queste, svolto a destra sulla strada (ancora per pochi metri asfaltata) seguendo le indicazioni per il rifugio Maria Luisa. D’estate in questo punto termina l’asfalto e la strada che sale a tornanti diventa sterrata.
Ben visibile anche da quaggiù tutta la prima parte del percorso che, a guardarla bene, sembra una salita a curve di un qualsiasi passo alpino. Ora, con più di un metro di neve la strada non c’è e al suo posto ci sono i circuiti per lo sci di fondo, inframezzati da neve fresca. Poco oltre, un po’ più in alto, compare di nuovo la strada battuta dal gatto che sale al rifugio.
Mi trovo costretto ad oltrepassare questa zona un po’ confusa dove una vera traccia non c’è. Sperando che nessuno mi dica nulla (ma d’altronde non ne vedrei il motivo dato che non è stato previsto un passaggio per gli escursionisti) attraverso in sequenza i tre tracciati per il fondo, stando attendo a non distruggere i binari per gli sci con le mie ciaspole le quali però inevitabilmente il solco lo lasciano. In mezzo ai tre percorsi, con tutta questa neve, è una faticaccia avanzare anche con le ciaspole ma d’altronde un po’ di allenamento non fa mai male. E poi, chi lo sa che lassù non sia costretto a fare altrettanto...
Dopo l’ultimo attraversamento inizio a salire per il pendio sempre in neve fresca fino a riportarmi sulla strada giusta, pressata, che ricompare come per magia. Ho fatto questo pezzo un po’ di corsa e un po’ con l’ansia per non sostare e non intralciare in mezzo al circuito del fondo, per cui ora prendo fiato nei pressi di un primo tornante guardandomi intorno. Come prevedevo nessuno del gruppo che ho incontrato al parcheggio è salito, i ragazzi li avranno probabilmente portati altrove, magari a sciare. Qualcuno che sale c’è, poca gente comunque. Chi con gli sci, chi a piedi e chi, come me, con le ciaspole.
Questo percorso, anche se abbastanza ripido e faticoso, è ben battuto e, in giornate come questa con la neve assestata, non pone problemi di pericolo valanghe, nonostante “tagli” più volte questo pendio. Per le prime curve, a quest’ora del mattino, sono ancora in ombra ma, man mano che salgo, arrivo nel tratto soleggiato e assisto ad uno scenario da favola. In lontananza alla mia sinistra si stagliano i monti che contornano il bacino del lago di Morasco (ora ghiacciato) come il Monte Immel, la Punta di Morasco e il Corno di Ban, tutti rigorosamente pieni zeppi di neve. Subito sotto, la magnifica piana di Riale, piuttosto estesa a dire la verità, dove le poche case che formano questo allegro paesino sono tutte ravvicinate tra di loro e sembrano emergere dal manto nevoso. Poco sopra questo sparuto gruppetto di tetti, su di una bella collinetta, una bellissima chiesetta bianca e solitaria (la chiesa di S. Anna) sembra fare da guardia alla valle. Non c’è che dire, sono proprio finito in un quadro dipinto con uno strepitoso paesaggio invernale!
Qua e là, tutti in fila, folti gruppi di fondisti si muovono su e giù per il circuito tracciato per loro che si spinge fin sotto la diga del lago di Morasco. Non è certo la prima volta che salgo d’inverno in montagna e ammiro questo tipo di scenario ma oggi, dalla posizione in cui mi trovo e vedendo questi monti sono rimasto davvero impressionato, tanto che dalla partenza ho continuato a ripetere una sola parola. Wow! (rimanendo poi sistematicamente a bocca aperta, con gioia per la gola).
Continuo a salire lungo questa strada a tornanti fino ad arrivare in cima a questo pendio, nei pressi di alcune antenne. È passata circa un’oretta e fin qui il vento non ha dato tregua un secondo, obbligandomi a restare con giacca e passamontagna. La strada entra ora decisamente più all’interno in direzione della Val Toggia invitandomi a percorrere una specie di gola. Se non altro, anche se per un breve periodo, il vento qui cala un po’ la sua furia.
Ho lasciato da un po’ il panorama verso Riale per abbracciare quello di questi monti senza nome che mi accompagnano verso il rifugio. Rimango impressionato dalla quantità di neve che qui sfiora i due metri; che cambiamento! Soprattutto se penso che dal paese di Baceno da dove sono partito, di neve non ce n’era proprio! Passo accanto ad una piccola depressione e dalla cartina saprò poi che in fondo ad essa si trova il piccolo lago di Roni, ora indistinguibile dalla coltre nevosa.
Mentre avanzo in quest’ultimo tratto dalla pendenza quasi inesistente, lo spettacolo bianco intorno a me non ha mai fine. Neve, neve ovunque, anche dentro me a volte, dato che spesso le folate di vento me ne fanno assaggiare un po’.
La strada non è ancora lunga e ben presto mi ritrovo poco distante dallo sbarramento della diga di Toggia. Sotto il muraglione vi sono le case dei guardiani mentre, poco sopra, la baita Darioli. Seguendo il tracciato battuto, svolto a sinistra ad un bivio e, davanti a me, compare improvvisamente il rifugio Maria Luisa, o, almeno, la parte di esso che non è sepolta dalla neve. Scenario bellissimo e anche un po’ buffo.
Il rifugio è aperto, dato che la bandiera sventola accanto alla struttura e anche la porta e le finestre non sono sbarrate. Ma di queste vedo solo gli ultimi centimetri in alto, l’altezza della neve è impressionante come noto anche osservando il tetto. Non sono solo, e davanti alla porta d’ingresso c’è altra gente arrivata fin qui con gli sci. Entro solo per pochi minuti nella struttura, il tempo di scaldarmi un attimo e bere qualcosa di caldo. Con una giornata così limpida sarebbe un peccato perdersi le meraviglie che si trovano fuori. In verità, lo ammetto, vedendo questi monti mi viene voglia di proseguire con le ciaspole e magari salire un po’ su questi versanti ma con tutta questa neve il rischio sarebbe troppo elevato. Senza contare che la maggior parte degli itinerari ora è preclusa.
La strada che dal fondovalle arriva fin qui prosegue ancora un po’ e, almeno fino al lago Toggia, è battuta. Questo lago dista solo un quarto d’ora dal rifugio ed è un’ottima occasione per visitarlo. Arrivato al muraglione della diga distinguo chiaramente questa grande massa d’acqua, gelata ora, che mi regala un altro spettacolo incredibile. Poco distante dal muraglione della diga, solo una piccola pozza rotonda è libera dai ghiacci, buffissimo anche questo.
Lo scenario è veramente superlativo dove le cime di Marchhorn, Pizzo Fiorina e Rupe del Gesso fanno da contorno a questo lago. All’estremità opposta di questo, invece, non vi sono monti ma il morbido Altopiano col Passo di San Giacomo che conduce verso la Val Bedretto, in Svizzera. Il sentiero per raggiungerlo però è inesistente in questa stagione e al suo posto ripidi pendii colmi di neve precipitano nelle acque del Toggia.
Rimango immobile diversi minuti ad osservare questo scenario, tanto più che in questo punto il vento è cessato. Scatto una foto anche al camminamento della diga, giusto per rendermi conto di quanta neve ci sia. Per dare l’idea il suo livello supera l’altezza del parapetto e, camminandoci sopra (cosa che non farò) sarei privo di protezione da un salto di ben 44 metri.
Se devo essere sincero, a tutta questa meraviglia, una nota stonata c’è. Sono tutti i tralicci dell’alta tensione, onnipresenti ogniqualvolta vi sia un bacino d’acqua artificiale. Un paesaggio così bello non può essere rovinato da queste opere dell’uomo (tanto per cambiare) invasive. D’accordo che l’energia serve e in qualche modo va trasportata a valle ma proprio non esistono altre soluzioni meno impattanti?
All'inizio della salita
Sul pendio, verso il Rifugio Maria Luisa
Riale, con la diga del Lago Morasco visti dal sentiero
Il Rifugio Maria Luisa
Lo spessore della neve sul tetto del rifugio
Il Lago del Toggia, completamente gelato
Il livello della neve sul camminamento della digaIn risalita, con la bussola puntata verso il Lago Castel e spazzato dal vento
Ritorno verso il rifugio e riprendo la strada percorsa all’andata ma solo per un breve tratto. In corrispondenza di una casa dei guardiani della diga, proprio sotto la parete ovest della Punta del Castel, inizio a salire senza via obbligata un piccolo rilievo molto ripido. Ovviamente la traccia estiva è sotto metri di neve; la logica impone di ascendere verso il punto più “morbido” del pendio. In neve fresca mi tocca battere traccia; le gambe pulsano, la fatica è, ovviamente, molto maggiore. Ma quanta neve è caduta quest’anno?
Mi trovo in una specie di Altopiano deserto dove qua e là ogni tanto spunta un alpeggio, proprio ai piedi di queste cime maestose. Poco più avanti giungo ad un altro sbarramento dove subito oltre si estende il lago Castel, anch’esso gelato. Questa diga è praticamente indistinguibile, coperta com’è dalla neve. Sembra che in quest’inverno bizzarro la parte di neve destinata alle zone più a valle si sia accumulata tutta qui.
Un piccolo sentiero lambisce questo lago e prosegue verso l’Alpe Ghighel ma ora sarebbe troppo pericoloso percorrerlo. Rimonto quindi verso sud il piccolo rilievo alla mia destra fino a raggiungerne l’ampia cresta dalla quale ho una vista spettacolare non solo sul lago ma anche su Riale col lago di Morasco sullo sfondo.
Appena tocco la sommità il vento mi ricorda che lui è sempre lì, non mi ha abbandonato affatto! Anzi, sembra proprio voglia stringere amicizia con me! Soffia forte, gelido, e a volte mi butta indietro. Mi spingo fino al punto più panoramico, che sulla mia cartina è indicato come quota 2271 metri.
È veramente un’esperienza unica percorrere questo tratto, sembra proprio di volare su questi monti. Da una parte e dall’altra le catene dei monti si estendono a perdita d’occhio, non riesco nemmeno a contare tutte le cime che vedo. Fermo su questo pulpito estremamente panoramico ci resto un bel po’, anche se il vento è micidiale. Mi ulula letteralmente nelle orecchie. Non ho freddo però, e resisto: ho addosso solo tre strati ma grazie alla qualità dei loro tessuti non mi fanno percepire la bassa temperatura.
Sorrido e mi commuovo di gioia di fronte a tanta bellezza. Oggi non ho fatto un itinerario complesso, non sono salito su qualche cima particolare, né fatto anelli o traversate. È bastato poco, solo una passeggiata con le ciaspole con poco dislivello e nemmeno distante dal fondovalle. Chiunque la può fare. Spesso le mete più semplici regalano le maggiori soddisfazioni, senza per forza essere alpinisti.
Non realizzo ancora il luogo in cui mi trovo ora, che colori, che luce e che armonia! Ecco, io la mia sdraio la piazzerei qui, su questa piccola terrazzina dalla quale se mi affaccio nel vuoto vedo al di sotto la valle con Riale e la sua chiesetta, il ristoro Aalts Dorf e anche la mia auto. Una buona fetta della Val Formazza si distende all’orizzonte.
Solo l’orologio mi obbliga a prendere la via del ritorno e questo solo a pomeriggio inoltrato. La strada, comoda e piacevole mi conduce lentamente al parcheggio quando gli ultimi raggi del sole mi regalano gli ultimi riflessi di questa giornata meravigliosa. Una zona favolosa, magnifica e ben lontana dal turismo di massa fatto di impianti di risalita e rumore. Un quadretto nel quale consiglio vivamente di entrare per assaggiarne i colori e vivere un’esperienza indimenticabile.
Presso gli alpeggi, prima del Lago Castel
Il Lago Castel, col muraglione della diga sommerso dalla neve
Lungo la dorsale del Lago Castel
Sguardo verso la Val Formazza, da Quota 2271 mt.
Lo spettacolo bianco verso il Lago Morasco
Riale vista dall'altoTesti e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria.
Ho ripetuto quest’ascensione nell’autunno del 2023, quando il livello della neve era nettamente inferiore. Giusto per fare un paragone, inserisco giusto tre foto di quella giornata.
Panorama verso il Lago Morasco
Presso il Rifugio Maria Luisa
Il Lago del Toggia