RIFUGIO GRAUSON, LAGHI DI LUSSERT

Trekking magnifico in uno dei luoghi più isolati e, fortunatamente, ancora incontaminati dall’uomo. I sentieri sono sempre ottimamente indicati, dall’inizio alla fine, compresi i numerosi bivi che si incontrano. Pertanto è impossibile sbagliare. Tutto il percorso si mantiene sempre a livello escursionistico e, dunque, facile. Solo nell’ultimo tratto che porta dal Lago di Lussert Inferiore a quello di Mezzo e poi Superiore, si affrontano tratti su roccette nei quali ci si aiuta con le mani. Tuttavia, data la lunghezza, il dislivello e la quota raggiunta, la gita è riservata ai più allenati capaci di muoversi su terreni propri dell’alta montagna.
La traccia del percorso Scarica
Il tragitto dell'escursione

SCHEDA TECNICA

Località e quota di partenza: Parcheggio Gimillan est (1787 mt.)

Località e quota di arrivo: Rifugio Grauson (2510 mt.), Laghi di Lussert (2925 mt.)

Punto più elevato: Laghi di Lussert (2925 mt.)

Dislivello positivo: 1145 mt. 

Lunghezza del percorso: 19,1 km.

Coordinate punto di partenza: 45°37’02”N 07°21’35”E

Posizione: il Rifugio Grauson si trova su di un pianoro, in posizione panoramica nel Vallone del Grauson; i Laghi di Lussert sono posizionati più a nord rispetto al rifugio, ai piedi della Punta di Laures e del Mont Grauson.

Difficoltà: E

Presenza di tratti esposti: no.

Tempo di percorrenza totale: 6h 30’ 

Tipo di escursione: andata e ritorno.

Tipo di terreno incontrato: asfalto-terra-erba-sterrato-pietrisco-cemento-roccette-rocce sfasciumate-pietraia.

Possibilità di ristoro: al Rifugio Grauson nei periodi di apertura (verificare).

Segnavia: bolli e frecce gialle.

N° del sentiero: 8, 8A, 8A-102

Acqua lungo il percorso: al Rifugio Grauson quando aperto o alla fontanella antistante lo stesso.

Stato del percorso: sentieri ottimamente indicati e tenuti.

Periodo: da giugno a settembre.

Panorama: superlativo fin da subito verso la Valle di Cogne, la Valnontey e Lillaz; poi, più in alto, paesaggio incredibile lungo il Vallone del Grauson dove appaiono, imponenti, la Tersiva e la Grivola. Infine, ai Laghi di Lussert, sbalorditivo verso i ghiacciai del Gran Paradiso e le cime che cingono, più da vicino, la conca di Lussert (Punta di Laures e Mont Grauson).

Attrezzatura particolare richiesta: nessuna.

Discesa: per la via di salita.

Tappe del percorso: Parcheggio est di Gimillan (Cogne) - Bivio per Pian della Cretetta - Nicchia votiva - Ponte Loc. Ecloseux - Bivio Cascata di Pila - Bivio Lago Money (Croce) - Grauson Inferiore - Bivio Rifugio Grauson - Rifugio Grauson - Grauson Superiore - Laghi di Lussert - Grauson Superiore - Rifugio Grauson - Bivio Rifugio Grauson - Grauson Inferiore - Bivio Lago Money (Croce) - Bivio Cascata di Pila - Ponte Loc. Ecloseux - Nicchia votiva - Bivio per Pian della Cretetta - Parcheggio nord Gimillan - Parcheggio est Gimillan

 

L'ITINERARIO IN BREVE

Arrivati a Gimillan, al primo incrocio si svolta subito a destra, fino a raggiungere, dopo pochi metri, il piccolo parcheggio qui presente, accanto anche ad un negozio di alimentari (1787 mt.). Parcheggiata l’auto, basta attraversare la strada per trovarsi già all’imbocco del sentiero. Numerose indicazioni indicano le località raggiungibili a piedi da qui; quella da seguire fino al Rifugio Grauson è la n°8 (più avanti 8A). La traccia inizia a salire lentamente lungo il pendio ad est di Gimillan, attraversando qualche pascolo e coltivazione. Spesso questi viottoli, nel pieno del caldo estivo, si trasformano in rigagnoli d’acqua a causa delle irrigazioni diffuse. Più in alto, si giunge al bivio che porta al Pian della Cretetta (1834 mt., 15’) dove occorre continuare verso destra, in leggera discesa. Si passa sotto i cavi dell’alta tensione, sempre tra verdi pascoli, fino a portarsi all’imbocco del grande Vallone del Grauson. Si arriva quindi ad una nicchia votiva, continuando poi sempre dritto in leggera discesa lungo la via principale (sempre n° 8). In questo modo, a mezza costa, il sentiero termina momentaneamente nei pressi di un ponticello (Loc. Encloseux 1910 mt., 45’) che scavalca il Torrente Grauson, per poi proseguire in salita in sinistra orografica e in direzione nord-est. La strada, qui larga, prende a salire con decisione, fino al bivio per la Cascata di Pila. Da questo, si procede sempre dritto iniziando a salire qualche gradone e roccetta, addentrandosi maggiormente nel Vallone del Grauson. Dopo aver aggirato un promontorio, la traccia punta verso est e, sempre in salita, giunge ad un altro bivio ove è posta anche una croce (2292 mt., 2h) e nel quale, sulla destra, si tralascia il sentiero per il Lago Money. Si continua dritto, verso est, ora più in falsopiano: qualche metro più avanti si passa a fianco allo sparuto gruppo di baite di Grauson Inferiore, fino ad arrivare ad un altro ponte. Oltrepassato questo,  in corrispondenza della confluenza del Torrente Grauson e del Torrente Corona, si riprende a salire seguendo il corso di quest’ultimo, camminando letteralmente a qualche centimetro dall’acqua. Poco più in alto, ecco l’ennesimo bivio. Qui, ignorando la via che prosegue innanzi e sulla destra verso il Bivacco Glarey-Muggia e il Passo dell’Invergneux, si svolta a sinistra (n° 8A); rimontando ancora un po’ di dislivello lungo un pendio erboso, si giunge ad un ultimo crocevia. Un’ultima deviazione di qualche passo, verso destra, consente finalmente di toccare la prima meta, il Rifugio Grauson (2510 mt., 2h 35’). Tornati indietro di qualche metro al suddetto crocevia, si punta verso nord (n° 8A) in direzione dei laghi di Lussert. Un breve strappetto porta dapprima a lambire Grauson Superiore, un bell’alpeggio dove si trovano numerosi asini; successivamente, dopo altri metri di salita, la traccia spiana e si fa largo tra erba e massi isolati fino al bivio posto qualche metro prima del Lago di Lusser Inferiore. Senza toccare questo (almeno per ora), si procede verso sinistra (n° 8A-102) e in decisa salita per rimontare un salto roccioso e dirigersi verso il secondo lago, quello di Mezzo. Il sentiero qui è scabroso, scivoloso e roccioso: in alcuni punti ci si può aiutare appoggiando le mani sulle rocce. Dal Lago di Mezzo si sale ancora, seguendo l’unica pista possibile. Un altra balza rocciosa, più tecnica, va superata anch’essa con l’uso delle mani. Di difficile in ogni caso non c’è nulla. Il terzo lago, quello Superiore, lo si tocca percorrendo ancora qualche metro in piano se non in leggera discesa (2925 mt., 3h 30’). Volendo, un quarto lago si trova più in alto e a sud di quest’ultimo, ma non v’è sentiero che lo raggiunga. Il ritorno avviene esattamente seguendo la via di salita. Giunti al Lago Inferiore, giusto pochi passi portano a toccare l’acqua. Al bivio per Pian della Cretetta, anziché ripassare per i pascoli, si può più comodamente rimanere sulla strada sterrata che scende verso Gimillan (ovest). Messo piede sull’asfalto, basterà abbassarsi lungo la via del paese per qualche metro per tornare al punto di partenza dove si è lasciata l’auto (6h 30’).

 

AMBIENTI SEVERI, VALLONI ISOLATI E LAGHI MAGNIFICI - (DEL 27/07/2025)

Tra prati e pascoli (bagnatissimi) , in marcia verso il Vallone del Grauson

A dispetto degli ultimi fatti di cronaca che hanno tentato di offuscare un po’ il nome di Cogne e Gimillan, questi luoghi rimangono a mio avviso dei paradisi in Terra. Se non ci credete, provate a salire fin quassù, tra i pascoli di quest’ultimo paesino, poi mi direte. Ma che bello sarebbe vivere qui? Uno si alza la mattina e di fronte cosa vede? Il Gran Paradiso, la Valnontey, Lillaz. Beh, più o meno come il grigiore e le nebbie della pianura, dai...
Ero già stato qui ma ogni volta che ci vengo mi si paralizzano le membra. Non c’è niente da fare, non si può non rimanere estasiati da questo posto. Fuori dalle grandi città, fuori dal caos, dai rumori... solo relax, quiete, armonia per corpo e spirito. Solo verdi pascoli, vallate incantate, cascate, ruscelli e il rumore del bosco. Ma che favola è questa? Una grande favola, direi! Se poi vogliamo organizzare una bella esplorazione in luoghi ancora più incontaminati... allora prendete posto, l’avventura sta per iniziare!
In una caldissima giornata estiva di fine luglio, la mia curiosità mi spinge a inoltrarmi in un luogo remoto e ancora forse poco conosciuto: il Vallone del Grauson, nel quale si trova il rifugio che porta lo stesso nome e che è stato inaugurato solo pochissimi anni fa.
Nel piccolo parcheggio trovo a malapena un solo posto; anche lungo la strada ci sono già svariate auto parcheggiate. Normale, è fine luglio e sono nel pieno della stagione estiva. Tuttavia, data la lunghezza dell’itinerario che mi sono proposto, dubito che vadano tutti dove sono diretto io.
Attraversata la strada sono pronto a partire. Nei pressi di un bel ponticello sul Torrente di Gimillan che porta verso i campi e il pendio a pascolo qui vicino, trovo numerose indicazioni. Sono almeno 12... praticamente per di qua si va ovunque! Beh, la mia meta è innanzitutto il Rifugio Grauson, dato a 2h 35’; poi, a seconda del tempo e di come saranno messe le mie gambe, si potrebbe tentare di spingersi oltre, verso i Laghi di Lussert, a ben 3h 15’!
Su questo ponticello il paesaggio è già idilliaco, da cartolina. Non manca niente: prati, pascoli, erba verde, pendii ondulati e, sullo sfondo, una catena di monti bellissima, come accennato all’inizio. E poi fiori, fiori ovunque: nei vasi agganciati su questo ponticello, con gerani e primule che si godono il sole, e nei campi, tinti del viola degli epilobi (Epilobium Dill. ex L., 1753). Osservare questo incanto è pura gioia. 
Certamente, anche qui bisogna sforzarsi a chiudere un occhio e, da fermi, a volte anche due. La civiltà porta con sé il cemento e i tralicci dell’alta tensione che qui sono davvero giganteschi e fanno a pugni con tutto quanto gli sta intorno. Un vero peccato, primo per la montagna e l’ambiente, e poi per noi che, almeno nella prima parte saremo costretti a passarvi al di sotto, col classico ronzio fastidiosissimo che riporta bruscamente alla realtà.
Un grande traliccio è già in vista, purtroppo, e si trova in cima a queste colline ondulate. Non ci faccio caso, non ci devo far caso. Mi incammino sulla via che taglia questi pascoli, iniziando a rimontarli dolcemente con qualche curva. Passeggiare qui in mezzo è davvero piacevole. 
Davanti a me mi precedono una coppia e una famiglia: salgono anch’essi verso il traliccio e il bivio che si trova più in alto. Ad un certo punto vedo tutti letteralmente danzare sul sentiero, sembra camminino sulla sabbia rovente. O sono tutti stati morsi da qualche insetto? Quando arrivo al punto fatidico, talmente è la voglia di imitarli, che mi cimento anch’io in un bel ballo. No, non sono ancora uscito di senno, è che il viottolo è completamente allagato a causa dell’irrigazione dei campi: l’acqua si è riversata tutta qui, rendendo molti metri di sentiero al limite del praticabile e rendendo consigliabile passare più coi piedi sul prato. Ma è tutto bello e fa parte dell’avventura e della montagna!
In cima a questo piccolo panettone la vista è magnifica ovunque. Verso est, il paesino di Gimillan sembra proprio trovarsi ai piedi della Punta Pousset e della Punta del Trayo che si innalzano sul versante opposto, in sinistra orografica della Valle di Cogne. Alle loro spalle compare anche una piccola punta, una minuta piramide: è la Grivola!
Al termine di questa salita iniziale mi ritrovo su di un bel pianoro dove è posto il bivio per il Pian della Cretetta e dove si trovano ulteriori indicazioni che rendono impossibile sbagliare direzione. Sulla destra, infatti, la traccia n° 8 prosegue un po’ in discesa tagliando altri pascoli, punteggiati qua e là da vecchi ruderi, vecchi alpeggi o ricoveri non più in uso. Mannaggia a questo immenso traliccio dell’alta tensione con i cavi che mi ronzano sopra il capo e sotto il quale sono costretto a transitare! Con molto sforzo, va detto. Se non altro, all’orizzonte non vedo più strutture invasive, meno male!
Oltrepassato l’obbrobrio mi ritrovo ancora in mezzo ai pascoli e agli alpeggi, in un altro grande quadro colorato che sembra uscito dai pennelli di un grande pittore. In lontananza, ma nemmeno troppo, i ghiacciai del Gran Paradiso e il Vallone di Valeille, mentre più a ovest e ancora nascosto, l’inizio del Vallone dell’Urtier. Direttamente a sud e di fronte a me, sono invece il Montseuc (purtroppo solcato dalle piste da sci) e, alle sue spalle, la più alta e rocciosa Punta Fenilia. La Valnoney è più a destra e la vedo tutta, fino ai ghiacciai e alla Testa della Tribolazione. Molto più in basso e più vicino, accanto al famoso Prato dell’Orso, Cogne si sta lentamente svegliando ai primi raggi di sole.
Senza fatica continuo a seguire il bel sentiero che nel frattempo si sta portando a mezza costa e verso l’imbocco del lunghissimo Vallone del Grauson. Arrivo così a perdere un pochino di dislivello fino ad una nicchia votiva con l’ennesimo bivio nel quale un sentiero sulla destra si abbassa fino al Torrente Grauson, alcuni metri più in basso. 
All’Edicola votiva raggiungo la famigliola, intenta a contemplare il panorama, mentre la coppia davanti a me prosegue dritta. 
Mi fermo con la prima per lo stesso loro motivo. Così però non si va più avanti! Ogni passo (o quasi) tocca fermarsi a guardarsi intorno, talmente è l’incanto di queste vallate: ora più che mai poi, che sto per entrare nell’ambiente dell’alta montagna più puro.
La famiglia non raggiungerà il rifugio, così li saluto e mi avvio, sempre in discesa e a mezza costa, lungo questo vallone che inizia a rivelarsi davvero splendido. Il sentiero è piuttosto largo, non esposto e praticamente spianato. In questo modo non ci metto molto a raggiungere (più in là) il Torrente Grauson; mi trovo nel fondovalle del Grauson, coi piedi quasi nell’acqua. Un cartello infisso su di un enorme macigno indica: “Loc. Ecloseux, 1910 mt.”
Qui è palese che, non molto tempo fa, la piena di questo torrente causata da un’alluvione (29-30 giugno 2024) qualche danno l’abbia fatto. Ci sono smottamenti ovunque, sassi scomposti, alberi divelti e terreno sottosopra. Un ponticello, isolato e aggrappato non so come agli argini, resiste e consente il passaggio in sinistra orografica. La via, infatti, prosegue da qui in salita passando accanto agli alpeggi di Ecloseux.
Quest’oggi il Grauson è più un rigagnolo e lo si potrebbe attraversare anche senza ponte, ma chissà nel 2024 quando è venuto giù di tutto. Mamma mia! 

Tra alpeggi, cascate e scalette - Nel cuore del Vallone del Grauson

Superato “l’ostacolo” il mio cammino lentamente prosegue. Di fronte a me si stendono verdi prati tagliati da questo bel sentiero che prende piano piano a salire. Beh, finora di salita quasi non ne ho fatta, logico quindi che prima o poi le cose sarebbero cambiate.
Risalgo senza fretta questo pendio, osservato dal Mont Grauson che da lontano, frontalmente, mi osserva. Davanti a me, sale la suddetta coppia ma, per il resto, il luogo è deserto. Mi fermo e mi rifermo. Mi volto. Impossibile non farlo. Ma guardate che spettacolo il bianco dei ghiacci del Gran Paradiso! Ed osservate il contrasto con questi alpeggi, col verde dei larici e tutte le sfumature di colore. Altro che puzzle!
Il vallone più avanti si stringe ma per ora il sentiero si mantiene molto largo. Anzi, questa è più una mulattiera, a dire il vero. La pista si spinge contro una bastionata rocciosa dove dovrebbe trovarsi anche la Cascata di Pila.
Un bosco più avanti mi dona un po’ di refrigerio in questa giornata estiva. Fino ad ora ho camminato sotto il sole e un po’ di fresco è sempre il benvenuto.
All’ombra di abeti e larici enormi supero la coppia che si è fermata a prendere fiato. La pendenza negli ultimi metri è aumentata e il caldo anche. Chiedo se è tutto ok (la ragazza la vedo un pochino stanca) e se avessero bisogno di qualcosa. Vengo però rassicurato, così che posso procedere innanzi. La coppia non salirà più ma devierà verso la cascata. Alla stessa io passo molto vicino già stando sulla via principale, così per questa volta decido di non mettere ulteriori metri nellle gambe che conduce ai suoi piedi: la via di salita è ancora lunga, molto lunga...
Il Torrente Grauson, in ogni caso, qui forma un salto spettacolare incassato tra le rocce che rende ancora più bello questo luogo.
Inizio a rimontare un tratto gradinato (e assolato) su roccette che mi porta ad aggirare un contrafforte roccioso aggettante sul torrente sottostante. La salita inizia a farsi duretta...
Al di sopra di questo sperone di roccia la via riprende a risalire ripidi prati erbosi per poi puntare decisamente verso est e la parte alta del Vallone del Grauson. Prima di “svoltare l’angolo” do un ultimo sguardo al panorama col Gran Paradiso sullo sfondo. Almeno per ora, è l’ultima volta che lo vedrò. 
Di nuovo a mezza costa e fortunatamente ancora all’ombra mi ritrovo di nuovo a mezza costa in mezzo ad una giungla di larici che offrono non solo refrigerio ma uno scenario naturale magnifico. Che varietà di ambienti! La salita per ora sembra finita ma scommetto che il dislivello da colmare sia ancora parecchio.
In lontananza, tra un ramo e l’altro, scorgo un baito isolato. Che ci fa là?
Senza pensieri mi godo questa tranquilla passeggiata solitaria. Già, perché solitaria? Possibile che da qui non passi nessuno? In questi posti così belli? Mah... in ogni caso meno caos, meno rumore!
Più avanti mi si para di fronte l’ennesimo salto roccioso; il bosco è finito. Anche qui sono presenti dei gradoni, anche se non curati e livellati come i precedenti. La breve ascesa non pone difficoltà e non è nemmeno necessario mettere a terra le mani.
Fuori da questo balzo, mi ritrovo in prossimità di un grande ometto di pietra sul quale ritrovo le 12 indicazioni per le altrettante località viste al punto di partenza. A fianco a questo, una grande croce di ferro è infissa nella roccia,  oltre la quale spunta a grande distanza un nuovo panorama e un nuovo protagonista. Anzi, una nuova protagonista: è la Grivola, ancora parzialmente innevata. Spettacolo allo spettacolo e altra sosta obbligata!

Un rifugio in mezzo a prati meravigliosi, una cartolina d’alta montagna

Mi trovo ora nella parte alta del Vallone del Grauson e quello che mi aspetta è una bella camminata in piano tra immensi e verdi prati. A chiudere il paesaggio, nella direzione in cui sono diretto, due piramidi rocciose e “lisce”: la più vicina Punta Jan Vert e la lontana Tersiva. Chi non vorrebbe rimanere per sempre in scenari simili? 
Ignorata la deviazione verso il Lago Money, seguo la mia traccia n° 8 tranquillo. Passo accanto ad un gruppetto di case alla mia sinistra che paiono essere uscite da un presepe: Grauson Inferiore. Il “villaggio” sembra addormentato, non c’è davvero un’anima!
Il Torrente Grauson lambisce queste case e, come vedo qualche minuto dopo, anche la mia via. L’acqua scorre veloce, il suo scroscio mi tiene compagnia.
Senza accorgermene prendo ancora a salire, questa volta in una specie di canalone che però termina presto. Il torrente è alla mia sinistra, qualche roccia e qualche larice tenace alla mia destra. Un nuovo ponticello supera più in alto questa massa d’acqua che ora ha una portata decisamente importante. Contro le rocce, come gechi al sole, un’allegra famiglia mi sorprende col suo saluto, facendomi sussultare. Dietro questo angolo morto, prima del ponte, non mi aspettavo di trovarci qualcuno. Li saluto e via, sempre dritto. 
Sotto questo ponte confluiscono i torrenti Grauson e Corona. Il primo scende dai laghi Money e della Testa, il secondo, che d’ora innanzi mi accompagnerà, dal Lago Corona. Un’altra bella rampa più decisa rimonta l’ennesimo pendio prativo con l’acqua che ora scorre alla mia destra e quasi mi bagna i piedi. Il paesaggio è cambiato ancora. Anzi, cambia metro dopo metro e ora sto per entrare in un ambiente più severo.
Nuovo bivio, nuovo giro e nuova corsa! 
Questa volta abbandono sulla destra il tanto caro sentiero n° 8 per prendere suo fratello in senso opposto, il n° 8A. Insisto quindi a salire altri prati che si estendono a perdita d’occhio e a cui fanno da sfondo le rocce dei monti sopra menzionati. Il Rifugio Grauson lo vedo già, un poco più in alto, al sole e in mezzo a tutto questo verde. La mia meta!
Seguendo questa lingua di terra giungo finalmente a destinazione con un panorama da urlo verso la Tersiva e la parte alta del Vallone del Grauson, ossia verso il Passo dell’Invergneux. Alle mie spalle, la Grivola sembra uscire da questi prati come per magia. Ma che, si è mica avvicinata? 
Il rifugio è nuovissimo e accogliente, così che mi fermo per una sosta e per un cambio tattico della maglietta. Con questo straccio zuppo non posso certo più andare da nessuna parte. 
Seduto al sole all’esterno dell’edificio, accanto ad una bella fontanella ristoratrice, respiro l’anima di questi ambienti; anima che entra nella mia e si fonde con essa. 

Isolato tra le rocce e circondato da specchi d’acqua multicolori

Devo dire che sono bello comodo su questa panca: ci starei a vita in posti simili. Tuttavia, proprio perché la giornata passa veloce mi ripropongo di continuare la mia ascesa. Le gambe e i muscoli hanno dato il via libera ma solo dopo aver promesso loro un buon ristoro e riposo al termine del tutto.
Si va, si parte dunque. La bussola segna ancora il nord e precisamente la conca dove si trovano i Laghi di Lussert. La pista che seguo è sempre la 8A e, più avanti, mi porta a lambire l’alpeggio di Grauson Superiore dove incontro i miei amici asinelli. Ve ne sono moltissimi, grandi, piccini e di tutti i colori! Ma che meraviglia, sono stupendi! C’è un cucciolo bianco che mi osserva e subito si rimette a brucare. Ma che stella che sei! Ed eccomi qui, di nuovo fermo incantato da queste creature così belle e intelligenti.
Passano almeno venti minuti prima che mi decido a rimettermi in marcia. Davanti a me vedo una persona, oh miracolo! È partita anch’essa dal rifugio e punta ai Laghi di Lussert. All’alpeggio tralascio sulla destra la via per il  Colle di Saint Marcel e tiro dritto, verso un Altopiano che si preannuncia pietroso e roccioso, dove l’erba resiste con molta fatica.
Una piccola salita mi conduce in un piccolo acrocoro, una conca piana e piuttosto verdeggiante circondata da bastionate di roccia. Accidenti, dove sono finito! Pura poesia.
Attraverso il pianoro con qualche bel guado non difficile, fino a portarmi in prossimità del primo specchio d’acqua, il Lago di Lussert Inferiore, che però per il momento non raggiungo, fermandomi qualche metro prima in corrispondenza del prosieguo alla mia sinistra del percorso verso il lago più in alto. Qui le cose si fanno più serie, iniziando le roccette e una lingua di terra decisamente scivolosa e più sfasciumata. 
Supero il salto, non lungo ma ripido, appoggiando qua e là le mani a terra. Sono fuori, ecco il lago di Mezzo con l’acqua dal colore verde chiaro che contrasta con l’azzurro più intenso dello specchio d’acqua incontrato più sotto. Che limpidezza, che colori e riflessi incredibili! Sedia, sole e un bel picnic d’alta quota: non serve altro!
Sulle sponde del lago, proprio intento nel proposito, la persona davanti a me che ho raggiunto e a cui chiedo se sale fino al terzo lago ancora più su. A risposta affermativa mi invita pure a proseguire; lui verrà solo dopo il suo pranzetto. E così rieccomi allo sforzo finale, il più faticoso e roccioso, nel quale per forza gli arti superiori sono chiamati a partecipare. Anche qui, nulla di complicato, ci mancherebbe. Ma questi terreni sfasciumati, rocciosi e scivolosi richiedono un minimo di dimestichezza.
L’ultimo lago, quello Superiore, è proprio incastonato in un bacino di rocce e presenta un colore che blu scuro incredibile. Strabiliante: tre laghi in sequenza, uno più diverso dall’altro. Estasiato in tanta bellezza vengo spinto all’improvviso verso un grande masso. No, nessuno mi ha spinto, se non il tremendo vento che si è alzato di colpo. Mamma mia, spazza tutto e tutti! E sulla superficie del lago si sono formate delle increspature che sembrano proprio onde! Da qui però per ora non me ne vado ma cerco piuttosto un luogo un pochino riparato dove sedermi beato.
Mentre consumo anch’io qualcosa ecco raggiungermi il compagno inatteso di escursione. È francese ma parla davvero bene l’italiano. Meno male! Iniziamo a conversare del luogo, dei monti in generale, della gita giornaliera. Mi chiede d’un tratto se la punta che svetta sopra di noi sia l’Emilius. Così, a occhio, a me non sembra proprio ma per fugare ogni dubbio estraggo la mia cartina dallo zaino. Mannaggia e acciderboli, a causa di questo vento non si riesce a dispiegare! Vola ovunque e perfino la mia voce risulta lontana a lui pur a due metri di distanza!
Creando un po’ uno scudo col corpo riesco a fatica nel mio intento, mostrando lui l’arcano. Trattasi infatti della Punta di Laures con, alla sua sinistra, il Mont Grauson che già avevo notato durante la salita. E l’Emilius? È subito alle spalle della prima ma più verso nord, invisibile da qui.
Non passa un secondo che veniamo richiamati da una terza persona intenta a risalire, mani a terra, il terriccio scivolosissimo verso il vicino e ripidissimo Col di Laures. Non so che percentuale di pendenza abbia questo tratto ma l’uomo sta a fatica in piedi. Nonostante ciò, lo sentiamo urlare e sbracciarsi, come fosse in difficoltà. Subito ci allarmiamo e chiediamo lumi. Falso allarme. Anche lui vuole sapere se quello sopra la sua testa sia l’Emilius! Perbacco, sbracciandosi così a momenti chiamava l’elicottero!

Col bianco dei ghiacci, il nero delle rocce e l’azzurro dei laghi - Rientro a Gimillan

Beh, il tempo passa tranquillo (o quasi dato il ventaccio) in riva a questo lago. Verso le 15:00 saluto il francese che ha più premura di avviarsi e mi ributto di buona lena anch’io in discesa. Procedendo dall’alto verso il basso, non posso rimanere sbalordito da ciò che mi si para di fronte, ossia un panorama da urlo. A partire da questi luccicanti specchi d’acqua fino ad arrivare alla catena montuosa che vede la Tersiva come elevazione maggiore, ma che prosegue in quanto a bellezza con la Testa di Vallonet, la Penne Blanche, la Punta Coupée e il Monte Creya.
Giunto sull’orlo della balconata più alta, mi appaiono i due primi laghi nella loro interezza, due specchi blu-azzurro-verdi che tingono questi Altipiani di pietre ed erba in maniera davvero pittoresca.
Affronto i tratti un po’ delicati con attenzione e, una volta tornato al bivio presso il primo lago, mi dirigo per qualche minuto lungo la riva di esso. Il vento spazza anche qui ma non come lassù. La temperatura è un po’ più gradevole. Lungo le rive del lago, dall’acqua che più trasparente non si può, crescono a frotte gli eriofori (Eriophorum angustifolium), genere che si suddivide in una miriade di specie. I classici “piumini” o “batuffoli cotonati” ondeggiano al vento, contribuendo a dare un ulteriore tocco di colore (bianco) a questi luoghi. Sono proprio buffi e caratteristici; in genere li si trova nelle torbiere o in riva a specchi d’acqua ma praticamente li incontro in quasi tutte le gite sui monti, almeno da una certa quota in sù.
Dopo un bel giro lungolago mi avvio verso valle. Lo spettacolo del Gran Paradiso illumina il mio rientro, dando un ultimo tocco di meraviglia a questa giornata piena di emozioni. Attraverso nuovamente la piana col piccolo guado d’acqua e lentamente perdo quota, in direzione del rifugio. Dal Gran Paradiso alla Grivola, qui tutto cambia, tutto splende. Che scenario!
Ritorno sui miei passi con andatura molto tranquilla senza più incontrare nessuno o quasi. Solo un paio di persone scendono dall’Invergneux, per il resto calma piatta. Mi cullo quindi ancora per un bel tre ore buone tra queste montagne, prima di arrivare nuovamente al primo bivio per Pian della Cretetta, nel tardo pomeriggio. Qui, non voglio più rifinire a mollo, così decido di stare sulla larga poderale e scendere più comodamente verso le case a nord di Gimillan, accanto ad un altro parcheggio ultra imballato. 
Con questo tramonto e simili colori in cielo, non mi restano che gli ultimi metri lungo la via est del paese per tornare a riprendere l’auto nel posteggio più in basso. Distrutto nelle ossa, ma felicissimo, mi concedo un bel gelato, con la mente a ripensare ancora alle mille sfumature di questo viaggio così affascinante e intenso. Dal primo all’ultimo metro.

Lo spettacolo del Gran Paradiso che si ha in discesa
Un piccolo asinello bianco. Che stella!

Testi e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria.