Il tragitto dell'escursioneSCHEDA TECNICA
Località e quota di partenza: Parcheggio lago di Misurina, Auronzo di Cadore (1754 mt.)
Località e quota di arrivo: Rifugio Città di Carpi (2110 mt.)
Punto più elevato: Rifugio Città di Carpi (2110 mt.)
Dislivello positivo: 683 mt.
Lunghezza del percorso: 12 km.
Coordinate punto di partenza: 46°34’47”N 12°15’08”E
Posizione: il rifugio Città di Carpi sorge nei pressi della Forcella Maraia nel gruppo dei Cadini di Misurina.
Difficoltà: WT2
Presenza di tratti esposti: no.
Tempo di percorrenza totale: 3h 30’
Tipo di escursione: andata e ritorno.
Tipo di terreno incontrato: neve-tratti ghiacciati nel bosco.
Possibilità di ristoro: nelle strutture al lago di Misurina, al Rifugio Città di Carpi.
Segnavia: bianco-rosso.
N° del sentiero: 120
Acqua lungo il percorso: nessuna.
Stato del percorso: sentiero ben indicato e battuto.
Periodo: d’inverno, con buon innevamento.
Panorama: immenso, una volta usciti dal bosco sui Cadini di Misurina, le Marmarole, il Sorapiss, il Cristallo, la Croda de Ciampoduro, la Val d'Onge e la Croda de Toni (Dolomiti di Sesto).
Attrezzatura particolare richiesta: ciaspole (o ramponi/ramponcini) e bastoncini. Raccomandato il kit per l’autosoccorso in valanga (Artva, pala e sonda).
Discesa: per la via di salita lungo il sentiero n°120.
Tappe del percorso: Parcheggio Lago di Misurina - Cappelletta Istituto Pio XII - Bivio Rifugio Col de Varda - Forcella Maraia - Rifugio Città di Carpi - Forcella Maraia - Bivio Rifugio Col de Varda - Cappelletta Istituto Pio XII - Parcheggio Lago di Misurina
L'ITINERARIO IN BREVE
Dal parcheggio del Lago di Misurina (1754 mt.) si percorre a ritroso verso sud qualche metro sull’asfalto per portarsi nei pressi dell’Istituto Pio XII, la grande struttura visibile specializzata nella cura dell’asma infantile. Una stradella innevata porta direttamente ad un altro parcheggio, quello dell’impianto della seggiovia del Col de Varda. Da questo spiazzo si imbocca sulla destra il sentiero n°120, ben battuto, che inizia lentamente con qualche tornante a risalire per il bosco passando spesso sotto al suddetto impianto di risalita. Man mano che si sale il tracciato sale un po’ più direttamente e con meno curve, finché, più a monte, si ricongiunge con la via estiva che porta al rifugio (1h). Si ignora quindi sulla sinistra la deviazione per il Rifugio Col de Varda, insistendo sulla destra. Inizia qui un lungo falsopiano, un saliscendi dolce che porta ad aggirare la dorsale sud dei Cadini di Misurina per poi proseguire ai piedi di questi verso sud-est, fino alla Forcella Maraia, la quale si raggiunge quasi senza sforzo. Da qui, pochi metri verso nord e la Val Marzon portano al Rifugio Città di Carpi (2110 mt, 2h 15’).
UNA CIASPOLATA UNICA NEL CUORE DELLE DOLOMITI - (DEL 27/01/2018)
Dal Lago di Misurina fin sotto i Cadini
È un’altra splendida giornata di sole nel gruppo delle Tre Cime di Lavaredo, illuminate dal sole e ben visibili già dal paese di Auronzo di Cadore. Non posso certo farmi sfuggire questa occasione per compiere un’altra bella escursione al loro cospetto. Per questa giornata la meta che ho scelto è il Rifugio Città di Carpi che con piacere ho saputo essere aperto nei weekend. Si trova ai piedi dei Cadini di Misurina e poco distante dalle Tre Cime. La zona del lago di Misurina, punto di partenza, pullula di sentieri un po’ in tutte le direzioni, come ben sanno gli escursionisti più navigati e anche nella stagione più fredda offre molte opportunità per camminare in sicurezza sulla neve.
Avevo già raggiunto il rifugio in estate ma mai con il soffice manto bianco per cui la mia curiosità è alle stelle. Curiosità di vedere ancora una volta questi posti pennellati di bianco in questa stagione e scoprire eventuali modifiche al percorso di salita estivo. Arrivato quindi all’inizio del lago di Misurina, lascio l’auto presso il parcheggio situato subito sulla destra, sulla sponda del lago stesso in quanto quello poco distante della stazione a valle della seggiovia del Col de Varda risulta già gremito di gente alle 9:30 del mattino. Non sono tutti qui per camminare nei silenzi delle Dolomiti; la maggior parte punta direttamente all’unica pista da sci dell’area che sale al Col de Varda. Li vedo dal lago, sono tutti intenti nella vestizione prima di lanciarsi lungo questa pista da sci se non già in coda ai tornelli dell’impianto. Altri, racchette in mano, saliranno invece lungo il percorso che farò anch’io così che l’idea di ciaspolare da soli e nel silenzio della natura in questa zona verrà un po’ meno. Del resto è inevitabile, sono in uno dei luoghi più famosi al mondo e il turismo è presente tutto l’anno. Di buono c’è che il tracciato di salita coincide per la prima parte con quello che sale al rifugio Col de Varda dove si trova anche la stazione a monte della seggiovia. Ciò significa anche che tanta gente alla deviazione posta più in alto lungo la salita prenderà a sinistra per quest’ultimo rifugio, scremando coloro che invece proseguiranno per il Città di Carpi.
Fa piuttosto freschino qui al lago ma io in men che non si dica sono già pronto con le mie belle ciaspole arancioni e con un sorriso a 84 denti che esplode ogni secondo che alzo gli occhi verso queste cime meravigliose. Sono tornato nel mio ambiente, di nuovo a casa.
Mi incammino lentamente verso l’Istituto di cura Pio XII ma oggi proprio non si sta in piedi, così che le ciaspole le infilo praticamente subito. Una bella stradella che costeggia la parte sud del lago di Misurina conduce al parcheggio dell’impianto della seggiovia del Col de Varda, passando a fianco all’ex Grand Hotel delle Alpi (o Grand Hotel Savoia), poi diventato istituto per la cura dell’asma infantile. Da qui è passato anche il carro della Grande Guerra che si avrà modo di approfondire nel sito come in varie pubblicazioni. Ora basterà sapere che la grande struttura durante il conflitto bellico ospitava il Comando militare italiano, mentre i nostri soldati (4ª Armata) erano impegnati negli scontri sui vicini Monte Piana e Monte Piano.
Al parcheggio dell’impianto mi dirigo sulla destra dove vedo le indicazioni del sentiero n°120, ora completamente innevato e ben battuto. Tale pista (che poi è la forestale che sale ai rifugi, quindi nessuna variante rispetto al tracciato estivo) sale molto ripida per il bosco e presenta alcuni tornanti molto stretti. Superata la Cappelletta Istituto Pio XII, lascio sulla sinistra la pista che prosegue per il giro attorno al lago di Misurina e insisto a salire con ancora più decisione in mezzo al bosco. Queste rampe fanno già selezione e alcuni rimangono fermi a prendere fiato. Cerco di salire col mio passo il più regolarmente possibile mantenendo però una buona andatura. Sono rimasto solo e intorno a me vedo solo alberi e neve dove l’unica sinfonia che giunge alle mie orecchie è quella degli animali del bosco. Purtroppo però ogni tanto questa strada taglia sotto i piloni della seggiovia, la quale col suo rumore e il vociare di gente sui seggiolini mi riporta bruscamente alla realtà e rompe l’incanto.
Proprio nei pressi di un pilone, un po’ più in alto sul sentiero, vedo una scenetta abbastanza comica. Un ragazzo in sella ad una fat-bike sta cercando disperatamente di salire per questa forestale, o meglio, cerca di rimanere in equilibrio come può, non avanzando che di qualche metro prima di riperdere il baricentro. Contemporaneamente una ragazza accanto a lui (la sua insegnate-guida presumo), anch’essa con la sua fat-bike, gli sta facendo vedere come stare in sella e come pedalare lungo questi pendii. Li raggiungo e li supero con le ciaspole, fermandomi poi un paio di volte per vedere gli eventuali progressi del ragazzo. Ad un certo punto la ragazza mi sorride scuotendo la testa. Penso che avrà molto da sudare con questo allievo oggi!
Dopo un ultimo strappetto arrivo ad un bivio dove la strada spiana un pochino. Un cartello di legno affisso ad un tronco di un albero indica a sinistra il percorso per il Rifugio Col de Varda mentre a destra quello per il Rifugio Città di Carpi. Prendo quest’ultima direzione e aggiro in lieve discesa il Col de Varda uscendo lentamente dal bosco.
Le Tre Cime di Lavaredo, viste dal lago di Misurina
La prima parte nel bosco della salita
Le Cinque Torri, l'Averau, il Nuvolau e la Marmolada (a dx la Punta del Gran Vernel)
Il gruppo del Sorapiss
Il Sorapiss e le MarmaroleSotto i Cadini di Misurina, una ciaspolata da sogno
All’improvviso di fronte a me si apre un panorama incredibile verso il gruppo del Sorapiss e le selvagge Marmarole, mentre a occidente a dominare la scena è il Cristallo. Ecco, questo è il classico paradiso nel quale ora dovrei fermare il carro, tirare fuori una sedia (chi non ne ha una nel proprio zaino?) e perdermi in questi orizzonti delle Dolomiti. Chi non è mai stato in queste zone, al cospetto di queste guglie, non sa cosa si perde!
La forestale ora si palesa quasi interamente davanti a me fino all’ancora lontana forcella Maraia che di lì a poco dovrò raggiungere. Prima però mi aspetta un lungo tratto perlopiù in discesa sotto le pareti rocciose dei Cadini di Misurina. Pietre e rocce da una parte, pascoli e rado bosco dall’altra, il tutto completamente imbiancato. Che scenario magnifico!
In questo traverso molto agevole vengo superato da un gruppetto di ragazzi che hanno scelto anch’essi la fat-bike come mezzo di locomozione per compiere la loro gita tra queste valli. Queste bici, dotate di ruote più larghe rispetto ad una comune mountain-bike, consentono una progressione agevole anche su questo tipo di terreni. Non tutti sono esperti e alcuni, nei tratti di maggior pendenza, preferiscono scendere e spingere la bici a mano. Incontro questo gruppetto un po’ più avanti e vedo i ragazzi fermi ad un bivio intenti a lanciarsi in discesa sulla strada che scende a valle verso la malga Maraia. Bene, se non altro ci sarà meno gente e caos al rifugio.
Oltre questo bivio scompaiono anche gli ultimi alberi, lasciando il posto a prati assolati e ora coperti da più di un metro di neve. Inizio a risalire verso la forcella Maraia con una pendenza costante e mai eccessivamente faticosa a parte qualche strappetto. Passo ai piedi delle imponenti cuspidi rocciose dei Cadini di Misurina, uno spettacolo della natura unico! In questo posto vorrei proprio ritornarci in estate, per provare ad attraversarli interamente nel mezzo: vedremo se sarà possibile.
Appena “svoltato l’angolo”, qualche metro più in alto, ecco apparire il rifugio Città di Carpi, una bella struttura in pietra e legno che sembra sostenere le pareti verticali dei Cadini di Misurina. Mi fermo un attimo a questa forcella per fotografare il contrasto di colori che questo paesaggio assume. Neve bianchissima con qualche roccetta affiorante sul terreno, poi il legno del rifugio con alle spalle il marrone-grigio dei Cadini e in alto un cielo che più azzurro non si può. Beh, manca qualche pastore presente solo d’estate e poi ditemi se il tutto non sembra un presepe!
Lungo il sentiero sotto i Cadini
Il Cristallo
Il gruppo del Sorapiss
Le Marmarole
L'ultimo tratto prima della Forcella Maraia
Il Sorapiss col Dito di Dio
Panorama sul Sorapiss e le MarmaroleCircondato dalle Dolomiti, in compagnia e ammirando il paesaggio
Raggiungo il rifugio in due minuti dalla forcella, trovandolo aperto come le indicazioni da me ricevute chiedendo ad Auronzo. Sul suo terrazzino, ricavato dai gestori spazzando un po’ la neve, qualcuno sta consumando una specie di pranzo. Per fortuna non ci sono molte persone oggi, pensavo peggio. Raggiungo anch’io questa postazione panoramica cercando di scattare qualche bella foto a queste valli e a questi giganti dolomitici davvero impressionanti. C’è da perdersi nel contemplare tutte queste montagne, mai vista tanta bellezza!
Le pareti e le guglie di Cadini alle spalle del rifugio sono qualcosa di meraviglioso, imbiancate come sono da tutta questa neve. Immediatamente di fronte la visuale è un po’ chiusa da una piccola cima, la Croda de Ciampoduro, ma è ai lati che la vista e il cuore prendono letteralmente il volo. A destra gli imponenti gruppi del Sorapiss e delle Marmarole lasciano senza fiato. Nel Sorapiss riconosco facilmente la conca dove è situato il rifugio Vandelli e, sopra di esso, il famoso Dito di Dio, un pinnacolo di roccia solitario che si erge a baluardo delle valli sottostanti. Alla sinistra del Rifugio Città di Carpi la strada digrada nella bellissima e selvaggia Val d'Onge che più a valle si ricollega con la statale che sale da Auronzo di Cadore. Questa valle non è però battuta in questa stagione e risulta esposta al pericolo valanghe.
Nel contemplare tutto questo scenario cerco di ritagliarmi un angolino sulla soglia del rifugio dove ingoiare qualcosa. Dividerò il pranzo con un simpatico cagnolino che, dopo aver fatto il giro tra gli ospiti del rifugio ed essere tornato a stomaco vuoto, sceglierà me come cliente numero uno. Chissà perché! Con lui si forma un certo feeling (saranno anche le coccole che non gli faccio mancare) e dopo pranzo lo vedo salire su un cumulo più alto di neve e fissarmi ogni tanto negli occhi. Dopo un po’ di tempo che mi vede sempre intento a fissare il panorama decide di sedersi anche lui accanto a me a contemplare questi monti. In un attimo in cui guarda il panorama gli faccio al volo una bella foto da incorniciare (la inserisco a parte a fondo pagina in quanto la ritengo l'essenza del vivere la montagna!). Ecco, ho trovato compagnia. Lui, leggermente spostato sulla destra, nella foto sembra studiare attentamente tutto il gruppo del Sorapiss che gli fa da sfondo. Questo cagnolino è diventato il mio idolo e si forma subito un’intesa particolare.
Salutandolo un po’ a malincuore, mi rimetto in marcia di pomeriggio approfittando delle ultime luci del sole che riempiono queste cime di infinite sfumature di colori. La discesa, un pochino trafficata, la compio molto lentamente per godere fino all’ultimo istante di tutte le meraviglie intorno a me.
Una gita facile, estremamente panoramica, da rifare più volte sia d’estate che d’inverno. Le Dolomiti sanno cambiare e sorprendere ogni volta che se ne percorrono i sentieri in quanto sono veramente uniche al mondo.
La Val Marzòn vista dal Rifugio Città di Carpi
Sotto i Cadini di Misurina
La Croda de Ciampoduro
Lungo la via di rientro
Le Marmarole con la luce pomeridianaTesti e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria.
Nessuno resiste al fascino delle Dolomiti!