Il tragitto dell'escursioneSCHEDA TECNICA
Località e quota di partenza: Parcheggio lago d’Antorno (1866 mt.)
Località e quota di arrivo: Rifugio Auronzo (2333 mt.)
Punto più elevato: Rifugio Auronzo (2333 mt.)
Dislivello positivo: 464 mt.
Lunghezza del percorso: 12,3 km.
Coordinate punto di partenza: 46°35’38”N 12°15’50”E
Posizione: il Rifugio Auronzo si trova ai piedi della Cima Ovest di Lavaredo, presso la forcella Longères.
Difficoltà: WT2
Presenza di tratti esposti: no.
Tempo di percorrenza totale: 3h 45’
Tipo di escursione: andata e ritorno.
Tipo di terreno incontrato: neve.
Possibilità di ristoro: a Malga Rin Bianco e al Rifugio Auronzo (verificare giorni di apertura).
Segnavia: bianco-rosso.
N° del sentiero: nessuno (strada per il Rifugio Auronzo).
Acqua lungo il percorso: a Malga Rin Bianco e al Rifugio Auronzo quando aperti.
Stato del percorso: la strada estiva a pagamento è sempre battuta.
Periodo: d’inverno, con normale innevamento.
Panorama: superlativo sulle Tre Cime di Lavaredo, il Monte Piana, i Cadini di Misurina, il gruppo del Cristallo, il Sorapiss, il Civetta, il Mondeval, la Val Marzòn e Auronzo di Cadore.
Attrezzatura particolare richiesta: ciaspole (o ramponi/ramponcini) e bastoncini. Raccomandato il kit per l’autosoccorso in valanga (Artva, pala e sonda).
Discesa: per la via di salita lungo la strada estiva per il Rifugio Auronzo.
Tappe del percorso: Parcheggio Lago d’Antorno - Casello pedaggio estivo - Bivio Malga Rin Bianco - Forcella Longeres - Rifugio Auronzo - Forcella Longeres - Bivio Malga Rin Bianco - Casello pedaggio estivo - Parcheggio Lago d’Antorno
L'ITINERARIO IN BREVE
Dal parcheggio del Lago d’Antorno (1866 mt.) ci si incammina lungo la pista ben battuta che coincide con la strada estiva a pagamento che porta auto, moto e camper al Rifugio Auronzo. Non ci sono svolte o deviazioni fino alla meta finale. Dopo un buon tratto pianeggiante o in falsopiano, si supera (tenendosi sulla sinistra) il casello del pedaggio estivo lungo la strada, ora ovviamente chiuso e semi-sepolto dalla neve. Si prosegue quindi ancora pianeggiando per un po’ per poi iniziare lentamente a salire, man mano sempre con maggior decisione. Si oltrepassa il bivio per la Malga Rin Bianco (a pochi passi dalla strada e nella quale è sempre possibile fermarsi per una sosta, 30’) e si procede in salita ora con maggior pendenza. La strada rimonta il dislivello per il pianoro sul quale sorge il rifugio con qualche tornante e lunghi tratti rettilinei. Poco prima di giungere al rifugio, si tralascia sulla sinistra la deviazione sulla sinistra che porta al parcheggio dello stesso per prendere a destra. Un altro breve tratto in salita conduce prima alla Forcella Longeres e poi, dopo pochissimi metri, al Rifugio Auronzo (2333 mt., 2h). La discesa avviene per la via di salita.
AL COSPETTO DELLE TRE CIME DI LAVAREDO - (DEL 23/01/2018)
Dal Lago d’Antorno alla Malga Rin Bianco - Una tranquilla camminata
Sto percorrendo la Statale che da Auronzo di Cadore sale al lago di Misurina in una fredda mattina di gennaio. Il sole si sta alzando in un cielo senza nuvole e la temperatura è piuttosto rigida. Approfitto ancora del calduccio della mia auto per osservare queste vallate e queste montagne in una veste nuova dipinta di bianco. Conosco la maggior parte di queste cime, rifugi e sentieri per averli visitati nella bella stagione ma vedere gli stessi posti avvolti in un gelido abbraccio mi fa un certo effetto. Sono in uno dei luoghi simbolo delle Dolomiti nonché uno dei più famosi al mondo, le Tre Cime di Lavaredo (Drei Zinnen). Tuttavia nella stagione più fredda e con quasi due metri di neve al suolo sto notando che il paesaggio è cambiato, si è trasformato e angoli che conoscevo bene sono per me ora nuovi. La neve modifica tutto e trasforma l’ambiente, le valli e le strade di accesso.
Arrivo al lago di Misurina e faccio fatica a riconoscere alcuni simboli di riferimento anche se lungo il lago ho camminato più volte. Non ci sono più i larghi e comodi parcheggi estivi, la folla di gente lungo le rive è scomparsa e anche i negozietti di prodotti tipici lungo la strada sono semi-deserti. Tutto il comprensorio è tornato tranquillo, nel silenzio.
Supero il lago e prendo la Statale che più avanti diventerà a pedaggio e che sale verso le Tre Cime di Lavaredo. D’estate questa strada di circa sette chilometri arriva fino in cima, terminando su un grande terrazzino dove si trova anche il Rifugio Auronzo. Ora invece la carreggiata è spazzata solo per due o tre chilometri, fino allo chalet sulla riva del lago d’Antorno. Lascio quindi l’auto parcheggiata qui, nei pochi spazi sgombri dalla neve. Lungo le rive di questo lago noto qualche persona in più; qualcuno si prepara per un’escursione mentre altri coi bambini si limitano a giocare sulla neve nei pressi dell’albergo.
Il tratto di strada che da qui sale al rifugio è sempre ben battuto dal gatto delle nevi e questo fa sì che chiunque possa fare una camminata o una ciaspolata in questi ambienti meravigliosi. A nord est nel cielo azzurro si stagliano le Tre Cime di Lavaredo mentre più a est i Cadini di Misurina. Ancora, a ovest sono i contrafforti del Cristallo che si tuffano in quest’angolo di paradiso formato dai laghi di Misurina e Antorno, circondati a loro volta da pinete sterminate. Tutto questo è visibile già dal parcheggio e con zero fatica, ecco perché d’estate questi luoghi sono presi d’assalto. Un ambiente unico, una meraviglia della natura! Ovviamente il meglio deve ancora venire e i panorami più incredibili si godranno solo salendo un po’.
Agganciate le ciaspole (basterebbero anche i ramponcini essendo la pista ben compattata ma oggi non li ho con me) mi dirigo verso l’inizio della strada battuta (il proseguimento della suddetta Statale di Misurina), pronto a risalire fino ai piedi delle Tre Cime dove vedo già il Rifugio Auronzo ad attendermi. Il suo colore bianco non riesce a confondersi con la neve anche perché conosco la sua posizione e so dove guardare.
Ancora nei pressi dello chalet del lago vedo parcheggiate alcune motoslitte col motore acceso e con alcune persone che ci girano intorno intente a dialogare con gli addetti alla guida. Lì per lì non ci faccio caso ma camminando mi convinco che questo sarà un “brutto” segno. Faccio due più due, c’è una pista battuta, delle motoslitte con attaccato il vagoncino per il trasporto di passeggeri…dove mai andranno?
Percorro un bel rettilineo iniziale pianeggiante sulla riva del lago d’Antorno e, scaldato dal sole, inizio ad avere caldo e a togliermi uno strato. Qualcuno a piedi decide di camminare e tagliare in mezzo al lago ma a me questa non sembra proprio una gran trovata!. Dopo una prima curva arrivo con facilità e senza fatica al casello del pedaggio estivo delle auto che supererò passando sul lato sinistro. Fa un certo effetto e un po’ ridere vedere questa stazione semisepolta dalla neve. D’estate il caos, le auto in fila, i motori accesi, rumori in ogni dove; oggi il deserto, il silenzio e neve ovunque. Dalla coltre emergono solo alcuni cartelli stradali di cui uno indicante la malga Rin Bianco situata poco più avanti. D’estate percorrere a piedi questa statale asfaltata è una delle cose più noiose che si possa fare (le Tre Cime sono raggiungibili con sentieri magnifici e meno frequentati un po’ in ogni dove) ma salire con tutta questa neve con le proprie gambe in solitaria al cospetto di questi monti è magnifico e fa un bellissimo effetto! Sulla sinistra vedo ora nettamente anche il Monte Piana col rifugio Bosi, salita incredibile che descriverò in un altro articolo.
I miei timori iniziali trovano conferma poco prima del già citato casello. Prima che riesca ad oltrepassare la barriera del pedaggio, una motoslitta col vagone passeggeri sfreccia in direzione opposta alla mia. Assisto impotente a bordo strada al suo passaggio col rumore e il vociare delle persone a bordo che il mezzo trascina con sé. In un posto così a mio avviso non ce n’era bisogno ma è risaputo che se l’uomo in ogni angolo di natura incontaminato non crea il suo business non è contento.
Finalmente inizio a salire un po’ lungo le prime rampe che un’auto percorre di solito con una marcia ridotta. Rompo un po’ il fiato passando accanto alla malga Rin Bianco, aperta anche in questa stagione con servizio di ristorante. Faccio un altro due più due vedendo nel piazzale di questa altre motoslitte. Sembra incredibile ma, nonostante i pochi chilometri che separano la malga dal lago d’Antorno, la gente si fa portare qui con questi mezzi a motore, preferendo la comodità e il lusso alla sana camminata. La montagna vista ancora una volta come parco giochi insomma.
Poco sotto la Malga Rin Bianco
All'inizio del percorso, fiancheggiando il lago d'Antorno
Le Tre Cime di Lavaredo viste dal lago d'Antorno
Lasciando il lago d'Antorno
Lungo la strada battuta
Il Monte Piana col Rifugio Maggiore Angelo Bosi
Beh, d'inverno al casello non si paga!Una salita spettacolare verso le alte quote dolomitiche - Con i gracchi alpini in scenari maestosi
Superata la malga inizio a salire con più decisione e lo spettacolo che mi si presenta davanti, come immaginavo, non ha paragoni. Lascio parlare le foto riguardo alla bellezza del Cristallo, delle Tre Cime e dei Cadini di Misurina in quanto io non trovo le parole. La fatica aumenta, la pendenza della strada anche e un vento gelido inizia ad alzarsi. Per ora non mi dà fastidio poiché con tutto questo movimento riesco a mantenere i muscoli caldi. Qualche rampa più in alto vedo il Rifugio Auronzo sotto l’immane parete della ovest di Lavaredo. Un puntino bianco ai piedi di un gigante! Il vento quassù inizia a soffiare con decisione alzando un turbinio di neve che offusca un po’ la vista. Resto concentrato sulla mia andatura e cerco di mantenere un buon ritmo. Poco prima di giungere a destinazione ecco un altro paio di motoslitte sfrecciarmi accanto. Al seguito qualche cliente che viene depositato direttamente sul terrazzino del rifugio, clienti che diranno sicuramente di “essere stati” in montagna. Inizio a maledire questi mezzi per la pericolosità degli sfiori che mi fanno e per il frastuono che portano a questi ambienti, rovinando un’atmosfera magica. Chissà se questi monti potessero parlare cosa direbbero. Raggiungo anch’io la terrazza di questo rifugio (prezioso punto d’appoggio d’estate lungo l’Alta Via delle Dolomiti n°4) colmo di stupore e meraviglia. Ancora non ci credo di aver faticato (e sognato attraverso questi monti) per raggiungere un posto così che d’estate si arriva banalmente in auto. Ma di sbagliato c’è proprio questo, solo un sentiero di montagna dovrebbe portare al rifugio. Paradossalmente per vivere intensamente questo versante delle Tre Cime così turistico di norma, la neve non dovrebbe mai andare via. Solo così si può respirare l’essenza del freddo e della quota, il piacere di attraversare questi boschi e salire su un manto così soffice. Il panorama che ho di fronte a me non ha eguali con questa porzione di Dolomiti tutta imbiancata. Vedo tutta la via di salita col Cristallo in lontananza mentre più a sinistra i Cadini di Misurina sorvolati per un attimo da una mongolfiera e, molto più in basso, nel fondovalle, perfino il paese di Auronzo di Cadore col suo inconfondibile lago, ghiacciato in questo periodo. Ancora più all’orizzonte si ergono gli Spalti di Toro, al confine tra le Dolomiti venete e quelle friulane. È come se stessi volando sulle mie Dolomiti, un paradiso che fin da bambino mi sta tanto a cuore. Il mio sguardo vaga a destra e a sinistra cercando di riconoscere ogni singola cima, forcella o sentiero. Tutto però è diverso con la neve, tutto è cambiato, misterioso e magico allo stesso tempo; tutto incredibilmente e meravigliosamente unico. Alla sinistra del rifugio parte il sentiero per il rifugio Forcella Lavaredo, lo distinguo solo per averlo percorso più volte. Ora è sepolto dalla neve e non mi fido a percorrerlo tagliando il canalone a rischio valanghe sotto la Cima Grande. La piccola Chiesetta degli Alpini dedicata a Maria Ausiliatrice invece è sempre visibile, là dove la ricordavo. Mentre sono appoggiato alla facciata del rifugio al riparo dal vento gelido ricevo visite giusto in tempo per il pranzo. O, più probabile, è il mio pranzo che attira le visite! Divido biscotti e wafer al cioccolato con due simpatici gracchi alpini che senza timore vengono quasi a prendere il cibo dalle mie mani. Senza la folla e il chiasso estivo anche loro si staranno godendo la tranquillità e il silenzio di questa stagione. Ora, con la pancia piena, aspetteranno magari qualche ora prima di rimettersi in volo.
La lunga rampa poco fuori dal bosco iniziale
Il Cristallo con, a sx, la punta del Sorapiss
Il Rifugio Auronzo sotto le Tre Cime di Lavaredo
Il magnifico panorama nei pressi del Rifugio Auronzo (da sx, Cristallo, Monte Piana, Croda Rossa d'Ampezzo)
Gli ultimi metri prima di giungere al rifugio
Panorama dal Rifugio Auronzo sulla Val Marzòn e Auronzo di Cadore
Il Rifugio Auronzo
Sotto le Tre Cime di Lavaredo
Due gracchi alpini con la pancia piena dopo il pranzo!Una tranquilla e divertente discesa pomeridiana
Verso la metà del pomeriggio saluto i miei ospiti e inizio la discesa, spinto anche dal vento sempre più forte e gelido. Dopo le prime rampe al sole, la seconda parte del percorso la farò in ombra. Il sole sta infatti lentamente tramontando dietro i Cadini e la parte bassa del percorso non è già più riscaldata dai raggi solari. È con un po’ di ansia che torno a ciaspolare su questa strada, ansia non certo dovuta alla difficoltà della traccia quanto per l’insidia delle motoslitte e di eventuali slittini lanciati a tutta velocità. Una delle prime, infatti, sfreccia a razzo verso il basso mentre mi trovo ad un tornante, per cui mi sposto e la lascio passare senza problemi. Dopo un paio di rampe ripide però alle mie spalle sento delle urla. Che sarà ancora? Mi volto e vedo due ragazze, una alle prime armi, intente a fiondarsi in discesa ognuna sulla propria slitta. Mi defilo (di nuovo) rapidamente e vedo la prima di loro, quella più esperta, urlare di gioia e prendere in discesa una velocità folle. Scomparirà dalla mia vista dopo il primo tornante, probabilmente già in hotel in men che non si dica. Con gli occhi spalancati e divertito assisto alla scena. E la sua amica? Mi rivolto e la vedo. È ancora alla griglia di partenza. Monta sulla slitta e cerca di prendere velocità, scendendo in realtà coi piedi piantati sulla neve e quindi col freno a mano tirato. Nonostante il mezzo chilometro all’ora di velocità a cui andrà, riesce a ribaltarsi e a finire nella neve per ben due volte. Si rialza e riparte, più decisa che mai, mi affianca per poi rifinire nella neve alta con un altro “pof”. In pratica scendo più veloce io con le ciaspole ai piedi e per un bel pezzo praticamente facciamo la strada più o meno appaiati, finché la vedo arrivare in qualche modo sulla soglia della malga Rin Bianco. Concludo gli ultimi metri al tramonto e all’ombra tra queste pinete fino al parcheggio del lago d’Antorno al termine di una giornata unica e spettacolare, al cospetto di queste Dolomiti vestite per l’occasione di bianco che ancora una volta, come da bambino, hanno saputo incantarmi con la loro magia.
Tardo pomeriggio sulle Tre Cime di Lavaredo
Dalla terrazza del Rifugio Auronzo
Una mongolfiera sopra i Cadini di Misurina
Le Tre Cime di Lavaredo
Discesa pomeridiana all'ombraTesti e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria.