PUNTA DEGLI SPIRITI (GEISTERSPITZE)

Salita superlativa in ambiente unico nel gruppo Ortles-Cevedale e al cospetto del Monte Cristallo, teatro di scontri durante la Prima Guerra Mondiale. Il percorso non presenta particolari difficoltà tecniche, ma si tratta pur sempre di una salita alpinistica che avviene a quote molto elevate, in ambiente severo di alta montagna e su ghiacciaio (in alcuni punti crepacciato). La salita va effettuata seguendo sempre la traccia che corre a fianco le piste da sci, o, in assenza di essa, procedere in linea retta seguendo tali piste ed evitando le zone crepacciate della Vedretta Piana. Ulteriore attenzione va posta nella parte finale della salita, quando dal ghiacciaio si rimontano le roccette fino in cima, roccette sulle quali insistono anche a stagione inoltrata la neve e il ghiaccio.
La traccia del percorso Scarica
Il tragitto dell'escursione

SCHEDA TECNICA

Località e quota di partenza: Passo dello Stelvio (2757 mt.)

Località e quota di arrivo: Punta degli Spiriti (3467 mt.)

Punto più elevato: Punta degli Spiriti (3467 mt.)

Dislivello positivo: 710 mt. 

Lunghezza del percorso: 10,9 km.

Coordinate punto di partenza: 46°31’46”N 10°27’07”E

Posizione: nel gruppo Ortles-Cevedale, su di uno sperone roccioso alla cui base confluiscono la Vedretta Piana, la Vedretta dei Vitelli e la Vedretta del Madaccio.

Difficoltà: A/F

Presenza di tratti esposti: sì.

Tempo di percorrenza totale: 4h 30’

Tipo di escursione: andata e ritorno.

Tipo di terreno incontrato: terra-pietrame-roccette-ghiaccio.

Possibilità di ristoro: al Passo dello Stelvio.

Segnavia: bianco-rosso, ghiacciaio.

N° del sentiero: 506 - Trincerone - 21

Acqua lungo il percorso: nessuna.

Stato del percorso: carrareccia sterrata in ottime condizioni fino al Rifugio Pirovano, poi traccia sul ghiacciaio spesso evidente. Sentiero segnato su roccette nell’ultima parte, ma spesso coperto dalla neve.

Periodo: da inizio giugno a fine settembre.

Panorama: incredibile verso tutte le cime del Gruppo Ortles-Cevedale, la Valle di Trafoi e quella del Braulio, il Bernina e fino alla lontana Val Venosta con la Palla Bianca.

Attrezzatura particolare richiesta: casco, imbrago, longe, corda, ramponi e piccozza.

Discesa: per la via di salita.

Tappe del percorso: Passo dello Stelvio - Passo delle Platigliole - Rifugio Pirovano - Punta degli Spiriti - Rifugio Pirovano - Passo delle Platigliole - Passo dello Stelvio

 

L'ITINERARIO IN BREVE

Lasciata l’auto in uno dei parcheggi sul Passo dello Stelvio (2757 mt.), si inizia a salire lungo l’evidente strada sterrata che parte alle spalle degli stessi e dell’Hotel Pirovano Quarto, in direzione sud e verso il Monte Scorluzzo. Si giunge quindi senza fatica (se non quella dovuta al camminare a queste quote) ai piedi di quest’ultimo, presso il Passo delle Platigliole (2905 mt., 35’). Da qui si svolta a sinistra lungo l’altra strada, chiamata il Trincerone, e la si percorre fino al suo termine, dove si trovano alcuni edifici tra cui l’Hotel Ortler (arrivo della funivia del Trincerone) e il Rifugio Pirovano (3030 mt., 1h 10’). Qui ci si lega, si calzano i ramponi e si impugna la piccozza, in quanto inizia la parte alpinistica su ghiacciaio. Si continua a risalire in direzione sud-est lungo un ultimo tratto di strada innevato e battuto, il quale dopo un po’ termina confluendo nel ghiacciaio. Posati i piedi sullo stesso, ci si tiene sulla destra, fiancheggiando le piste da sci, in una zona non (o poco) crepacciata; in seguito la via si porta più al centro del ghiacciaio. Si ascende così lentamente lungo la Vedretta Piana, fino a giungere presso la stazione a monte della funivia del Livrio, ai piedi del versante nord-ovest della Punta degli Spiriti. Per salire su questa, tuttavia, occorre aggirare per qualche metro verso ovest tali impianti e ricollegarsi con la via normale di salita che corre lungo il versante sud-ovest, dove la pendenza è minore. Si passa alle spalle della piccola cabina a monte di un impianto che sale dal Ghiacciaio dei Vitelli e si attacca il pendio roccioso che, se ricoperto di neve e senza sentiero visibile, andrà rimontato salendo a zig-zag e cercando, senza via obbligata, sempre la parte meno ripida. Per rocce e ghiaccio si giunge in cima alla Punta degli Spiriti (3467 mt., 2h 45’). La via di ritorno ricalca esattamente il percorso di andata fino al Passo dello Stelvio (4h 30’).

 

UN’ASCENSIONE FACILE SUI GHIACCIAI DELLO STELVIO - (DEL 03/09/2020)

Dall’asfalto al ghiacciaio, per il Trincerone

Dal Passo dello Stelvio si possono compiere numerose escursioni, sia procedendo nel versante lombardo di Bormio sia in quello altoatesino verso Trafoi. Ma ve ne sono di magnifiche anche procedendo lungo il confine tra le due regioni, cavalcando, ove possibile, il vecchio confine italo-austriaco, tanto conteso durante la Grande Guerra.
L’ascesa alla Punta degli Spiriti permette di salire in alta montagna nel gruppo dell’Ortles-Cevedale, circondati da ghiacciai e cime maestose. Questa è forse una delle mete più facili e brevi che, con sforzo modesto, consente di avere un panorama favoloso a 360° sui principali gruppi montuosi e sulle vallate di Lombardia e Alto Adige. 
Certo, la salita non è propriamente indicata a tutti, se non fino al Rifugio Pirovano, dove comunque brilla lo spettacolo dei ghiacci. Dovendo procedere su ghiacciaio valgono tutte le raccomandazioni che questo tipo di ascensioni in ambiente severo comportano, dall’uso corretto dell’attrezzatura alla tecnica di progressione. Questo nonostante la buona parte del percorso “facilitato” che si snoda a margine delle piste dello sci estivo.
Raggiungo il Passo dello Stelvio in una giornata dal meteo perfetto: azzurro in cielo in ogni dove e assenza anche della più piccola nuvoletta. Ottimo! Già trovarsi qui in una giornata simile e di primo mattino, quando la folla turistica non è ancora sopraggiunta, è davvero un privilegio. Con zero fatica, scesi dall’auto, si stende un panorama mostruoso in ogni direzione. I ghiacci dell’Ortles alla mia sinistra riflettono come non mai i raggi solari. Il Piz Umbrail e il gruppo del Braulio, sul fronte opposto, rivaleggiano col primo per gli splendidi alpeggi ai loro piedi e per il colore delle rocce. Due mondi opposti, due meraviglie, una di fronte all’altra.
Più in alto, con un mezzo meccanico, senza fatica, non è proprio possibile andare.

Lo Stelvio, che raggiunge la quota considerevole di 2757 metri, rappresenta il valico più alto d’Italia e il secondo d’Europa (dietro solo al Col d’Iseran, 2770 metri). Quaranta sono i tornanti da affrontare sul versante lombardo e ben quarantotto su quello altoatesino. La costruzione del valico, un miracolo di ingegneria stradale, fu iniziata nel 1882 dall’ingegnere Carlo Donegani, dietro la volontà di Francesco II d’Asburgo che voleva mettere in comunicazione le due valli. All’inizio stretta e sterrata, con gli anni la strada fu ampliata ed infine asfaltata. Ad oggi il valico rimane chiuso d’inverno quando gli accumuli di neve e il pericolo valanghe non consentono il transito dei veicoli. Pensate però in tempo di guerra, quando quassù si dovevano per forza di cose trasportare viveri e materiali agli uomini impegnati al fronte!

Dal Passo imbocco la strada che sale in direzione sud, verso il Monte Scorluzzo e i grandi impianti con gli hotel posti alla sua sinistra in linea d’aria, ben visibili da dove mi trovo. E’ una strada sterrata molto larga che porta in meno di mezz’ora al Passo delle Platigliole, dove un pannello informativo spiega la guerra che si è combattuta in queste zone, in particolare l’occupazione del Monte Scorluzzo. Di cose da dire al riguardo ve ne sarebbero parecchie ma ora rimando il tutto ad un prossimo lavoro specifico. 
Su questa forcella potrei estrarre la mia sedia pieghevole dallo zaino (chi non ne ha una con sé?) e distendere le gambe verso il vuoto e le vallate sul versante opposto, per poi cambiare posizione e tornare lato Stelvio. Lo spettacolo sta per iniziare!
Un immenso panorama si perde fino all’orizzonte verso quest’ultima direzione, con la Valle di Trafoi prima, la Val Venosta poi e fino alla Palla Bianco e i monti dell’Austria.
Verso la conca di Bormio, ecco il Monte delle Scale ben visibile ma molto più in basso rispetto a dove mi trovo ora.; poi, ancora, la Cima Piazzi, il Corno di Dosdè e, laggiù in fondo... ma cos’è quello, il Bernina?
Le Platigliole sono proprio un punto strategico-panoramico importante che consiglio di non mancare. Inoltre, sono posizionato proprio di fronte ai ghiacciai che, lasciando già senza fiato per bellezza, indicano la direzione da prendere. 
Lentamente mi accingo a proseguire il mio cammino, lungo la strada del Trincerone che un tempo segnava la divisione tra due fazioni (Regno d’Italia e Impero austroungarico) e lungo il quale si sono fronteggiati i soldati dei due eserciti. Vado piano, non c’è fretta. La salita è davvero facile ma “tira” e la quota si fa sentire.
Sono quasi in alto. Supero un paio di edifici abbandonati, ruderi che sono un pugno in un occhio con la bellezza tutto intorno. Probabilmente vecchi hotel, non saprei. Poco sopra ecco il termine dello sterrato e l’inizio del percorso su neve. Mi trovo tra l’Hotel Thöni 3000 e il Rifugio-Hotel Pirovano. Tutto questo cemento è anche l’unica nota stonata di questo posto. Sui ghiacciai dello Stelvio si pratica, purtroppo, lo sci estivo. Dagli anni ‘30 del secolo scorso, ormai. Di conseguenza, ecco il proliferare di strutture e impianti per l’occasione
Su questi ghiacciai, anche loro in fortissimo ritiro e che avrebbero bisogno quindi di essere tutelati, viene praticato una devastante pratica sportiva che contribuisce, assieme al periodo di riscaldamento che il pianeta sta subendo, ad accelerarne la loro scomparsa. È davvero una marea di persone quella che si lancia su queste piste dove addirittura più in alto sono presenti porte da slalom gigante e ulteriori skilift. Il ghiacciaio è così stato modellato su misura per l’uomo. 
In mezzo ad un gatto delle nevi e l’altro, chiudo a fatica un occhio su tutto questo che di naturale non ha nulla. A volte mi viene da chiudere entrambi gli occhi, ma poi non vedrei dove andare... 
Mi consolo col panorama davvero monumentale che mi circonda. La meta, la Punta degli Spiriti, la vedo già di fronte a me. Da qui sembra un bestione con un dorso prominente che si eleva dal gruppo dell’Ortles.
Un po’ di timore mi viene ma per ora non ci penso. “Intanto”, mi dico, “andiamo avanti fino magari a giungervi ai suoi piedi, poi vedremo”.
 

In risalita lungo la Vedretta Piana, in un mondo glaciale

Dal Rifugio Pirovano mi tengo a margine della pista da sci e inizio, col sole negli occhi, la lenta risalita coi ramponi. All’inizio, quella che percorro sembra ancora avere una parvenza di strada, solo innevata e battuta. Poi, più in alto, la stessa sbocca sul ghiacciaio vero e proprio. Ovviamente sono l’unico a piedi in salita ad ammirare questi posti scattando foto a raffica; la massa segue l’onda contraria che non è quella del cammino lento o dello scialpinismo. Quasi ogni minuto mi fermo, estasiato dalle cime e dall’ambiente in cui mi trovo. La digitale scatta di continuo e non rientra nemmeno più nella custodia. 
Sono già molto in alto, tanto che alle mie spalle il Monte Scorluzzo appare molto piccolo. Che effetto! E di fronte a me, il bianco più assoluto. Dopo pochi passi ecco spuntare dal limite dei ghiacciai una suggestiva piramide. La mia meta, la Punta degli Spiriti. Vista da qui fa impressione e sembra veramente impossibile salirla. Mi avvicino, risalgo la Vedretta Piana con pendenza sempre maggiore, sempre con uno spettacolo abbagliante tutto intorno. 
Lentamente passo ai piedi della Punta del Naso che si trova alla mia destra. Solo questa cima, abbastanza isolata, meriterebbe una visita. A sinistra invece, su di uno sperone roccioso, la stazione a monte della funivia Livrio. Ancora più lontano, l’Ortles, che da qui fa impressione! 
Dopo un ulteriore strappetto e superata la Punta del Naso, alla mia destra si spalanca un’altra enorme parete di ghiaccio. E’ il Monte Cristallo. Impressionante e unico, le sue pendici sono tagliate circa a metà da un enorme crepaccio. 
Arrivo alla base della Punta degli Spiriti, una piramide che svetta verso il cielo e ai cui piedi sorgono un paio di stazioni di altrettanti impianti a fune, di cui uno, il maggiore, è il Livrio. Mi trovo anche alla fine di questo ghiacciaio, la Vedretta Piana. Oltre, andrei a sbattere sulla roccia della montagna.
Sotto di me, in direzione del Cristallo, un altro ghiacciaio (la Vedretta dei Vitelli, purtroppo sempre intaccato dall’uomo) porta al Passo di Sasso Rotondo e alla normale per il suddetto monte. Da qui è irraggiungibile, in quanto un enorme salto nel vuoto separa le due vedrette. Dopo essermi fermato per un pezzo in questo punto, non sapendo più in che direzione guardare per ammirare il panorama (impianti a parte), punto leggermente a destra (ovest), stando sempre ai piedi della Punta degli Spiriti ma sul lato sud-ovest. Qui, volendo risalire fino in cima, la pendenza è decisamente più abbordabile. 
Un passo dopo l’altro, inizio ad affrontare un traversino (il punto più delicato ed esposto) che porta anche alla piccola costruzione in lamiera a monte dello skilift che parte dalla Vedretta dei Vitelli. Dopo una nevicata di due giorni ma con rocce ancora affioranti ho trovato questa l’unica via di accesso alla cima, nonché la più logica. La traccia di questo traversino alle spalle della stazione è sottile e presenta molta neve. Avanzo adagio, ci sta un piede davanti all’altro, mentre sotto, alla mia destra, un salto di diversi metri sul ghiacciaio sottostante mi fanno capire di non sbagliare. Piccozza ben piantata nel fianco della montagna dunque, e avanti.
Finalmente fuori, non vedo più tratti “delicati” come il sopracitato. Posso finalmente guardare in alto senza paure. Ora sì, sono convinto proprio di potercela fare! Il percorso da qui in avanti è un misto di neve e roccette, senza difficoltà particolari.
E’ comunque un ambiente severo di alta montagna e in ogni momento occorre rimanere concentrati. Per fortuna oggi la giornata è bellissima e il cielo di un azzurro intenso. In queste condizioni, affrontare questo percorso è un’emozione unica, una sensazione che non si può spiegare a parole. 
Gli ultimi metri fanno davvero palpitare il cuore: li affronto salendo a zig-zag, scegliendo sempre per la pendenza minore e laddove i ramponi “mordono” maggiormente il terreno. E’ fatta, sono in cima, sulla Punta degli Spiriti!

Tra ghiaccio e cielo, in un quadro dipinto

Aerea, bellissima, quasi nel vuoto e sospesa nel cielo. Ecco come si presenta questa vetta. Isolato da tutto, non c’è anima viva quassù ma solo un panorama mostruoso con l’orizzonte che si incurva leggermente a segnare la rotondità del nostro pianeta. 
L’Ortles, il Gran Zebrù e il Cevedale di fronte a me colpiscono subito al cuore. Nel regno dell’alta quota vedo pareti imponenti e ghiaccio ovunque, che incanto! Alla destra, il Cristallo col suo ghiacciaio alla base regalano un altro scenario da lasciare senza fiato e, più lontano, ecco apparire il ghiacciaio dei Forni con la Punta San Matteo e il Tresero. Alle mie spalle una bella cresta e, più sotto, molto lontano, la Punta del Naso e la Vedretta Piana, brulicante sempre di sciatori, che da qui sembrano formichine impazzite che scheggiano in tutte le direzioni.
Tra le cime dell’Alto Adige spicca la Palla Bianca. All’orizzonte invece si stagliano i monti dell’Austria e della Svizzera. Non potrebbe proprio esserci vista migliore, scendere da qui è un enorme delitto! 
La cima della Punta degli Spiriti è rappresentata da una costruzione in ferro molto particolare a rettangolo verticale: un punto trigonometrico. A fianco, infissa sulla roccia, una targhetta ricorda il 50° anniversario avvenuto nel 2005 dell’ascesa alla cima.
Il tempo purtroppo passa e in men che non si dica sopraggiunge il pomeriggio. Ad una certa ora mi costringo a scendere...
Ricalco quindi la mia traccia sulla neve e rimetto di nuovo piede sul ghiacciaio. Da qui procedo a ritroso fino agli impianti da dove tutto è iniziato, facendo ancora più attenzione al ghiaccio che col sole del pomeriggio ha ceduto in alcuni punti, presentando evidenti macchie nere laddove sono i crepacci. In qualche punto il bastoncino affonda per un quarto! 
Nelle giornate più calde il fenomeno dello scioglimento avviene a vista d’occhio, impressionante. Tolgo i ramponi alla fine del ghiacciaio e ripercorro la stessa sterrata che, ripassando dal Passo delle Platigliole, mi riconduce al valico dello Stelvio. 
Una volta al parcheggio mi accorgo di un'incredibile dimenticanza. Presto, dovrò tornare lassù a recuperare ciò che là è rimasto! Già, perché qui con me c’è solo il mio corpo: anima, cuore, spirito e mente stanno ancora accarezzando quell’aria sottile…

Testi e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria.