PUNTA ALTA LUCE

Escursione molto lunga, fisicamente impegnativa e con molto dislivello, riservata agli escursionisti più allenati ed esperti, con buone capacità di muoversi su pietraie, sfasciumi e pendii ripidi. Dalla sommità si possono ammirare le incredibili seraccate dei ghiacciai del Lys e del Garstelet che scendono Monte Rosa, nonché un panorama unico che si spinge fino al Gran Paradiso. Il percorso non presenta alcuna difficoltà tecnica e, anche nella parte alta sotto la cima, si mantiene sempre ad un livello escursionistico.
La traccia del percorso Scarica
Il tragitto dell'escursione

SCHEDA TECNICA

Località e quota di partenza: Staffal, fraz. di Gressoney-La-Trinité (Valle di Gressoney, 1840 mt.)

Località e quota di arrivo: Punta Alta Luce (3184 mt.)

Punto più elevato: Punta Alta Luce (3184 mt.)

Dislivello positivo: 1344 mt.

Lunghezza del percorso: 13,4 km.

Coordinate punto di partenza: 45°51’31”N 7°48’47”E

Posizione: il Colle Salza separa il vallone della Salza da quello del Gabiet, la Punta Alta Luce, immediatamente sopra al primo si trova di fronte al massiccio del Monte Rosa con vista sul ghiacciaio del Lys, sulla Punta Giordani, Lyskamm, Castore e Piramide Vincent.

Difficoltà: E

Presenza di tratti esposti: no.

Tempo di percorrenza totale: 7h

Tipo di escursione: andata e ritorno.

Tipo di terreno incontrato: asfalto-sterrato-terra-erba-radici-roccette-rocce-sfasciumi.

Possibilità di ristoro: a Staffal.

Segnavia: bolli gialli-bolli gialli con n° del sentiero-frecce gialle.

N° del sentiero: 6B-7-7C, 6B-7C

Acqua lungo il percorso: nessuna.

Stato del percorso: sentiero pulito, ben indicato e ottimamente tracciato.

Periodo: in assenza di neve, da fine giugno a metà/fine settembre.

Panorama: davvero incredibile sui ghiacciai e alcune vette del Monte Rosa e su una buona porzione della Val d’Aosta, dove spiccano il Cervino, il Rutor e il Gran Paradiso.

Attrezzatura particolare richiesta: nessuna.

Discesa: per la via di salita.

Tappe del percorso: Parcheggio di Staffal - Alpe Cortlys - Bivio Colle Salza - Salza Inferiore - Colle Salza - Punta Alta Luce - Colle Salza - Salza Inferiore - Bivio Colle Salza - Alpe Cortlys - Parcheggio di Staffal

 

L'ITINERARIO IN BREVE

Dal grande parcheggio in Loc. Staffal (Gressoney-La-Trinité, 1840 mt.) si procede verso nord fino al termine della strada, la quale prosegue attraversando su di un ponte il torrente Lys e tornando verso valle in destra orografica dello stesso. Al ponte si procede dunque dritto (indicazioni) lungo il sentiero n° 6B-7-7C, che porta verso il Colle Salza e le Sorgenti del Lys. L’asfalto finisce qualche metro dopo il ponte e lascia il posto ad un bel sentiero che, in falsopiano, costeggia il torrente del Lys attraversando bei prati puntellati di larici e abeti. Al termine del falsopiano la traccia inizia a prendere quota e, dopo qualche tornante, giunge all’Alpe Cortlys (1993 mt., 40’). Da qui, il sentiero si addentra in modo più dolce nei boschi fino ad un evidente bivio: tralasciando a sinistra (nord) la pista n° 7 per le Sorgenti del Lys, si devia a destra (est) verso il sentiero n° 6B-7C per il Colle Salza. La pendenza adesso si fa decisamente più sostenuta e il tracciato, sempre ben indicato con frecce e bolli gialli, dopo qualche zig-zag arriva a toccare i resti dell’Alpe Salza Inferiore (2323 mt., 1h 30’); dall’ex alpeggio, per pietraie occorre rimontare ulteriore dislivello per a giungere al Colle Salza (2882 mt, 3h) che divide il vallone di Salza da quello del Gabiet. Dal colle non resta che puntare nuovamente verso nord (indicazioni) e iniziare a risalire il ripido pendio (dapprima erboso e poi sfasciumato) che, oltrepassando prima i ruderi del Bivacco Passera (3170 mt.) e poi quelli del capanno di caccia del Barone Peccoz, dopo circa un’oretta tocca la Punta Alta Luce (3184 mt., 4h).

 

UN BALCONE NATURALE AFFACCIATO SUL MONTE ROSA - (DEL 12/10/2017)

Una gradevole passeggiata all’Alpe Cortlys

Un po’ come capita tutte le estati, anche quest’anno non mi voglio proprio rassegnare al termine della bella stagione. Non ce la faccio proprio a lasciare i miei bei sentieri di montagna. Se è vero che l’inverno è affascinante, con la neve che ricopre tutto e consente di effettuare stupende camminate con ciaspole o ramponi, è altrettanto vero che solo l’estate permette di esplorare maggiormente il territorio, impostando itinerari più lunghi e salite a quote più elevate. 
In una splendida giornata di ottobre illuminata dal sole e dominata da un azzurro intenso nel cielo, mi sono portato in Loc. Staffal, al termine della Valle di Gressoney. In alto nemmeno una nuvola anche se la temperatura si è un po’ abbassata in questo periodo dell’anno. Sarebbe un delitto non sfruttare una giornata così! In questi parcheggi, presi letteralmente d’assalto nel pieno della stagione, non c’è nemmeno un’auto e tutte le attività sono chiuse (tranne forse uno o due bar-ristoranti). 
Come una molla sembra che questi posti ogni anno allo scoccare di un preciso giorno, solitamente di inizio settembre, vengano abbandonati in massa. Di conseguenza, impianti, hotel, bar e ristoranti iniziano a chiudere. Tutti scendono a valle e si preparano per un periodo di riposo in vista dell’inverno. Un peccato perché a mio avviso bisognerebbe osservare il meteo e non il calendario. È vero che gli escursionisti sono pochi e oggi qui sono l’unico, ma ho sempre pensato che le due cose siano strettamente legate tra loro. Probabilmente senza le chiusure anticipate e magari organizzando qualche tipo di attività legata al territorio anche la gente tarderebbe a scendere. 
In questa bellissima giornata vorrei intraprendere l’ascesa alla Punta Alta Luce, un punto panoramico con una vista di prim’ordine sul massiccio del Monte Rosa. Itinerario preso e studiato come sempre sulla mia cartina qualche giorno prima e non scoperto andando a sbirciare qualcosa in rete. Uso sempre il condizionale perché, non avendo mai affrontato il percorso, non so in realtà quali eventuali difficoltà possa presentare, anche se la mia mappa non indica tratti impegnativi. 
Il tempo di indossare al di sopra della maglietta un pile leggero (la mattina presto all’ombra in questo parcheggio fa davvero piuttosto freschino) e sono pronto a partire. Imbocco il sentiero n° 6B-7-7C che porta anche verso le sorgenti del Lys, percorso che descriverò in un’altra relazione. Non si può sbagliare, l’unico altro sentiero che si dirige verso il Monte Rosa è quello che sale, una volta superato il ponte sul Lys, al Passo Inferiore della Bettolina ma trovasi questo in destra orografica del torrente Lys mentre io qui sono sul versante opposto. Per questi primi metri sono in ombra e il sentiero, bordeggiando il torrente Lys, compie un saliscendi per prati e pascoli e per un rado bosco, fino alle baite dell’Alpe Cortlys dove è presente anche un grosso macigno. Qui, in caso fosse esposto un cartello di legno con inciso la possibilità di acquistare burro e formaggi nell’alpeggio, ovviamente è possibile procurarsi una piccola scorta. In questa stagione io non trovo nulla e tutto è deserto. 
Mi consolo con la pace e il profumo della natura di questo luogo e il bel panorama che inizia a svelarsi. Riesco infatti a vedere già buona parte della testata della Valle di Gressoney. Mi sembra di essere in una fiaba in quanto davanti a me vedo la vallata con boschi e prati nel cui centro scorre un torrente limpidissimo (il Lys appunto); sullo sfondo una corona di cime del Monte Rosa suggella tale coloratissima cartolina. Il paesaggio da qui in poi continuerà a cambiare quasi ad ogni passo, passando da una tipologia di ambiente ad un’altra con un’esplosione di colori e contrasti meravigliosa. 

La lunga e faticosa (nonché stupenda) ascesa al Colle Salza

Dall’Alpe Cortlys procedo per un lungo tratto piuttosto pianeggiante entrando in un bellissimo bosco di larici e abeti dove il silenzio è il vero sovrano. Senza che me ne accorga sto lentamente cambiando direzione e portandomi verso il vallone della Salza. Nel primo punto dove gli alberi si diradano ecco apparire la maestosità del Monte Rosa col suo ghiacciaio del Lys, in primo piano e illuminato dal sole. 
Dopo una lieve salita esco dal bosco e arrivo ad un bivio dove la segnaletica infissa su un sasso verticale indica le possibili direzioni che in questo caso sono due. Mi trovo dunque al primo bivio del percorso: avanzando dritto arriverei sulla morena che termina ad un punto panoramico con vista sulle sorgenti del Lys (sentiero n°7), mentre a destra al Colle Salza e alla Punta Alta Luce che viene data in poco più di tre ore (sentiero n° 6B-7C). 
Imbocco ovviamente quest’ultima direzione e, sempre seguendo i bolli e le frecce gialle presenti un po’ ovunque sulle rocce, inizio a faticare nel risalire questi pendii tra erba, mughi e qualche pietra. Dritto davanti a me in lontananza vedo una punta rocciosa e intuisco sia la mia meta. O forse no, trovandosi questa più alle sue spalle. In ogni caso per quei pendii sfasciumati ci dovrò passare. A vedere la cosa da qui c’è da sentirsi male tanta è la distanza e il dislivello: sarà sicuramente una salita tosta e interminabile. Meglio non pensarci e mettere un piede davanti all’altro. 
Intanto sto risalendo una valle favolosa come posso notare dopo pochi metri e me la voglio gustare fino in fondo. Quindi, com’è nel mio stile, avanti tutta con un’andatura lenta e non affaticante. Adesso che le cose si fanno interessanti dal punto di vista paesaggistico non mi voglio perdere nemmeno il più piccolo dettaglio! 
Alla mia destra si alzano i contrafforti rocciosi della Punta Telcio mentre in direzione opposta ho lo spettacolo dei ghiacciai del Rosa che non mi abbandoneranno più. Sono sempre in ombra ma poco più avanti tutto sarà baciato dal sole per un gioco di luci ed ombre pazzesco. Arrivo nei pressi di un rudere di un alpeggio abbandonato a Salza Inferiore (Ustro Soalze) e continuo rimontando un pendio a tornanti molto faticoso. In realtà, lo scoprirò a breve, sto puntando alla cresta di una morena che dal basso non avevo identificato così bene. Eccolo finalmente il cippo che indica la punta di questa cresta. 
Come noto guardando in basso ho già fatto molta strada ma del Colle Salza ancora non c’è traccia. Mi sono però portato in un punto se possibile ancora più panoramico e vicino al ghiacciaio del Lys. Mi guardo intorno, affascinato dal paesaggio monumentale che mi circonda.
All’improvviso, un puntino scuro attira la mia attenzione in alto sulle rocce alla mia sinistra. Vado a memoria e in questa zona, in quel punto, penso che potrebbe trattarsi del rifugio Quintino Sella. Mi sembra molto vicino però, possibile sia lui? Estraggo la cartina e ne approfitto per dare un’occhiata ai nomi di tutto ciò che mi sta intorno, tanto ora sono al sole e inizio un po’ a scaldarmi. Ma certo, è proprio lui! Incredibile come lo si distingua perfettamente dalla mia posizione. Ricordo quando agli inizi del 2000 l’ho raggiunto per la mitica cresta attrezzata con canaponi. Era uno dei miei primi rifugi “impegnativi” che visitavo e il bello era che tutto il percorso, da inesperto quale ero sul tipo di abbigliamento da indossare, l’ho fatto indossando jeans, canottiera e t-shirt “normali”! Se ci penso, sono passati quasi vent’anni da quella salita… Ora però devo concentrarmi su questa escursione e proseguire, abbandonando per il momento questi bei ricordi. 
La cresta di questa morena si alza leggermente inoltrandosi nel vallone della Salza e risalendo un crinale di erba e pietre. Il paesaggio è cambiato ancora. Dalle strade ai prati, dal bosco ai pascoli e ora da questi ultimi alle prime pietraie. Semplicemente fantastico, qui non ci si annoia mai! 
Superato questo punto mi ritrovo con stupore su di un bel pianoro dove apparentemente la fatica per ora è finita. Sarà solo la calma prima della “tempesta” come scoprirò tra poco. Intanto mi godo questa passeggiata in alta quota e ne approfitto per tirare il fiato e per sciogliere i muscoli delle gambe. 
La mia prima meta è già di fronte a me e mentre cammino la studio da lontano. Il Colle Salza è una piccola fossetta rocciosa a metà tra una punta rocciosa sulla destra di quota 2913 metri e il massiccio dell’Alta Luce sulla sinistra, ben più vasto e alto. Vedo rocce e pietraie ovunque, ci sarà da divertirsi a salire! Nessuno sale, nessuno scende, sono l’unico puntino che si muove tra queste cime. Non ho incontrato nessuno finora (e nessuno fino al termine dell’escursione incontrerò). La civiltà è ormai a più di tre ore da me. Un ultimo respiro e sono pronto per questi ultimi metri tra pietre e sfasciumi che però alla fine non si rivelano essere così ripidi e impegnativi come sembravano osservandoli da lontano. In breve raggiungo il Colle Salza a 2882 metri. Uff, posso sedermi un po’ e tirare il fiato!

Serpeggiando fra immense lastre di sfasciumi

Su questa forcella sono presenti una targhetta del luogo e un grande cippo in pietra riportante la segnaletica. Per il momento decido di riposarmi un attimo e mangiare qualcosa, facendo finta per ora di ignorare quella freccia gialla dipinta sulla roccia che indica verso l’alto, su...sempre più su. Senza leggere, la mia mente sa già che dovrà inerpicarsi proprio da quella parte. 
Sul versante opposto del colle, invece, verso il lago Gabiet e l’Alpe Indren, si estende un altro spettacolo magnifico, ossia tutta la Valle del Gabiet coi sentieri che da Staffal salgono ai rifugi Oreste e Città di Mantova, al Passo dei Salati e alla Punta Indren. Questo panorama però sarà sicuramente più ampio e incredibile una volta in cima. Alle mie spalle, si distende tutta la via che ho percorso fin qui di cui io vedo solo il pianoro sommitale appena attraversato e l’ultimo tratto tra le rocce. 
Il mio obiettivo di giornata è un po’ più in alto e dopo un po’ di riposo per le gambe mi decido a ripartire. All’inizio affronto un vero e proprio muro su un sentiero ghiaioso un po’ scivoloso e giusto con un accenno di esposizione. Paradossalmente questo, e non la parte finale, sarà il tratto più impegnativo della salita. 
Giunto sotto le prime roccette il versante si addolcisce un po’ e la salita prosegue con numerose svolte districandosi fra questi massi, come a cercare il percorso più lungo ma morbido per giungere in cima. Appoggiandomi con le mani supero due piccole fasce rocciose uscendo sulla pietraia sommitale, proprio all’altezza e poco distante in linea d’aria dalla vecchia stazione a monte della funivia Indren. Il terreno è cosparso di pietre e roccette ma ormai in questo punto non si scivola più. 
Seguo i vari ometti di pietra che indicano la direzione corretta e oltrepasso le macerie del vecchio bivacco Passera, vecchia costruzione distrutta da una tempesta nel lontano 1983. Al momento in cui scrivo l’opera è in fase di progettazione-ricostruzione; è dedicata a Remo Passera, un appassionato di montagna di Vigevano che divenne guida alpina e contribuì allo sviluppo e al turismo invernale della zona.
Come per magia sono entrato in una nuova dimensione, in un ambiente lunare e molto distante da quello incontrato solo pochi metri più in basso. È tutto uno spettacolo, sono ormai a 3000 metri e l’orizzonte è qualcosa di magnifico! Ormai vedo la cima, manca poco e non mi sembra vero di essere riuscito a salire fin quassù. Passo dopo passo mi avvicino alla meta in un turbinio di emozioni incredibile. Oltrepasso i ruderi di un’altra costruzione, quelli della vecchia capanna di caccia del Barone Peccoz, struttura che venne anche visitata dalla Regina Margherita (con annesso seguito) nel 1894.
Quando raggiungo il culmine della mia ascensione scopro non esserci la classica croce di vetta ma qualche ometto di pietra e una campanella che mi metto subito a suonare con il cuore colmo di gioia e il sorriso stampato sul volto. Che emozione e che sorpresa, è fatta! 

Circondato da giganti - Nel regno delle rocce e dei ghiacci

Quello che ho di fronte è uno dei migliori spettacoli del mondo. A dominare la scena ci sono le lingue immense piene di seracchi del ghiacciaio del Lys che dal Monte Rosa scendono verso valle. È anch’esso un ghiacciaio in forte ritiro che oggi ho la fortuna di ammirare nella sua estensione ancora notevole. Sopra ad esso, si elevano le cime del Castore, della Punta Giordani e della Piramide Vincent. Guardando attentamente scopro altre mete da me toccate quando ero fra quelle cime. I rifugi Mantova, Gnifetti e il Balmenhorn col piccolo Bivacco Giordano su tutte. Ovunque brillano i ghiacciai caratterizzati da un’infinita serie di crepacci e seraccate. Più spostato, sotto al ghiacciaio del Felik, c’è ancora lui, il rifugio Quintino Sella. 
Che posto magnifico e incredibile, non so più dove guardare! Questa è un’altra posizione strategica nella quale piazzare una doppia sedia girata nelle due direzioni, verso il Rosa e verso valle dove le catene di monti si allungano a perdita d’occhio, dal Rutor al Gran Paradiso, passando per il blu intenso del più vicino lago Gabiet e per il verde chiaro dei laghetti nei pressi della sorgente del Lys, mille metri più in basso rispetto a me. 
L’escursione è stata lunga e faticosa ma non immaginavo di raggiungere un posto così bello e capace di suscitare emozioni forti data anche la vicinanza coi ghiacciai e le altissime quote. Chi decide di percorrere questo itinerario passa certamente per la porta che conduce sull’alta montagna, entra in un mondo incantato con l’aria più sottile ma restando al sicuro da tutti i pericoli che essa comporta. Un ottimo modo, direi, per muovere i primi passi su questo tipo di terreni e avvicinarsi a questi ambienti. 
Sono sempre triste al pensiero di abbandonare luoghi così... ma come si fa a scendere? Qui, con il bivacco ricostruito, bisognerebbe soggiornare per giorni! Tra l’altro la struttura sarebbe un'ottima base per programmare qualche salita su questi monti in quanto si è già in quota; ma anche senza ulteriori camminate già solo assaporare una notte al cospetto del Rosa, in isolamento e col solo rumore del ghiacciaio che crocchia e dell’acqua a fare da sottofondo non avrebbe prezzo!
Mentre la mia mente viaggia lontano, anche le lancette dell’orologio fanno altrettanto, purtroppo!
Intraprendo la via del ritorno subito con un imprevisto. Devo infatti avvisare i miei che si trovano a passeggio nei dintorni di Staffal e vedo il satellitare scarico. Mannaggia, saranno preoccupati perché dal Colle Salza non hanno avuto più mie notizie! Poco male penso, c’è campo e userò il cellulare. Quando lo estraggo lo vedo però spento. Strano, lo lascio sempre acceso... Lo rimetto subito in funzione e noto che mi chiede il pin della sim che ovviamente non ho con me! Non posso che accelerare il passo e muovermi, il percorso è facile e in discesa dopotutto. 
La stessa è davvero unica, lunga e ultra panoramica, anche se nel mio caso un po’ frenetica; la maggiore attenzione la pongo nel tratto poco prima di arrivare al Colle Salza. In basso a questo torna a poco a poco l’esplosione di colori della vegetazione che in alto si era persa. È quasi l’ora di cena quando riprendo l’unica auto che per tutta la giornata è rimasta nel parcheggio di Staffal, la mia. Nel mentre mi vengono incontro i miei genitori con l’aria molto preoccupata e tempestandomi di domande. In un attimo però li rassicuro e spiego loro il doppio imprevisto, tutto risolto. Con la gioia nel cuore guido lentamente lungo la Valle di Gressoney pensando davvero che non c’era modo migliore di chiudere questa stagione escursionistica prima dell’arrivo dell’inverno. 
Arrivederci, Punta Alta Luce, tornerò!

Testi e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria.