Il tragitto dell'escursioneSCHEDA TECNICA
Località e quota di partenza: Parcheggio di Pramajur sul Watles, Malles, Val Venosta (1750 mt.)
Località e quota di arrivo: Monte Vatles-Watles (2555 mt.), Monte delle Pecore (2411 mt.)
Punto più elevato: Monte Vatles-Watles (2555 mt.)
Dislivello positivo: 845 mt.
Lunghezza del percorso: 14,4 km.
Coordinate punto di partenza: 46°42’12”N 10°30’32”E
Posizione: nel gruppo del Sesvenna, tra la Val Venosta (est), la Val Slingia (sud) e la Valle di Serres-Zerzertal (nord).
Difficoltà: E
Presenza di tratti esposti: no.
Tempo di percorrenza totale: 5h 20’
Tipo di escursione: anello.
Tipo di terreno incontrato: asfalto-terra-erba-ghiaia-roccette.
Possibilità di ristoro: a Malga Höfer e al Rifugio Plantapatsch (verificare aperture).
Segnavia: bianco-rosso.
N° del sentiero: 3, 3-8A, 3, 4, 4A
Acqua lungo il percorso: a Malga Höfer e al Rifugio Plantapatsch quando aperti.
Stato del percorso: sentiero ottimamente indicato, curato e segnalato.
Periodo: da giugno a ottobre.
Panorama: a 360° verso cime del gruppo Sesvenna, la Val Venosta coi laghi di Resia e della Muta, le più distanti alture dell’Austria e l’Ortles.
Attrezzatura particolare richiesta: nessuna.
Tappe del percorso: Parcheggio Pramajur - Malga Höfer - Rifugio Plantapatsch - Vatles (Watles) - Monte Vatles - Galtberg - Monte delle Pecore (Schafberg) - Laghi del Prete (Plaffensee) - Rifugio Plantapatsch - Malga Höfer - Parcheggio Pramajur
L'ITINERARIO IN BREVE
Lasciata l’auto nel parcheggio di Pramajur (1750 mt.) si prosegue a piedi verso nord, aggirando sulla destra la stazione a valle della seggiovia del Plantapatsch-Waltes e continuando lungo la sterrata. Al primo bivio ci si tiene sulla sinistra (sentiero n° 3) e, dopo due tornanti, al nuovo bivio ancora a sinistra (n° 3). Si continua in piano o in leggera salita in direzione sud-ovest: il sentiero, largo e panoramico, è chiamato anche Plaffenseerunde (Giro del Lago del Prete). Ad un’evidente svolta, si tralascia la via dritta che prosegue in Val Slingia e si insiste salendo verso destra. Sempre seguendo il sentiero n° 3 si giunge, dopo una svolta sulla sinistra posta al termine di una rampa e qualche tornante, alla Malga Höfer (2066 mt., 1h 15’). Dall’alpeggio la via n° 3 continua sulla sinistra alle spalle degli edifici fino al soprastante Rifugio Plantapatsch (2150 mt., 1h 40’); volendo, dalla malga si può procedere dritti lungo la pista di sci per accorciare un po’ la salita. Dal rifugio si continua verso nord; quando la traccia svolta verso destra, anziché seguirla si può procedere ancora dritto, direttamente sotto i piloni dell’impianto di risalita. In questo modo la via risulterà un po’ più ripida ma più breve. In ogni caso, la pista n° 3 si ricollega più a monte lungo questa “direttissima”, sotto i piloni del suddetto impianto. L’ultimo tratto è in comune. Al termine dell’ascesa ci si troverà accanto alla stazione a monte della seggiovia Plantapatsch-Watles. Nei pressi, è anche un punto panoramico con una struttura di legno (Watles Top, 2480 mt., 2h 25’). Dalla stazione ci si raccorda sulla destra per l’evidente traccia che risale sulla cima del Monte Vatles-Watles (2555 mt., 2h 45’). Il dislivello è praticamente finito, inizia ora un tratto in quota in leggera discesa. Seguendo l’unico sentiero esistente (n° 4 ora) si continua in direzione nord-est passando dapprima poco sotto la piccola vetta del Galtberg (2537 mt., 2h 55’), per poi scendere con più decisione fino ad incontrare un bivio (3h 10’). Ignorando la traccia sulla sinistra che porterebbe nella Zerzertal (Valle di Serres) e per il momento trascurando anche la via di discesa sulla destra, occorre procedere innanzi per toccare la vetta del Monte delle Pecore (Schafberg, 2411 mt., 3h 20’)). Dal bivio a questa vetta non esiste una vera e propria traccia, ci si muove per prati e massi senza una via obbligata. La sua sommità è segnalata da un tronco d’albero verticale. Tornati sui propri passi fino al bivio (3h 30’), ci si tiene sulla sinistra e si scende verso i Laghi del Prete e il Rifugio Plantapatsch (sempre traccia n° 4). Oltrepassate numerose pozze che fungono da abbeveratoi per il bestiame, si giunge finalmente ai Laghi del Prete (2240 mt., 4h), che si dividono in Grande e Piccolo, entrambi però attaccati. Continuando la discesa (ora sentiero 4A), si passa nuovamente dal Rifugio Plantapatsch (4h 20’), per poi raccordarsi con la via seguita all’andata, che si segue fino a tornare a Pramajur (5h 20’).
PASSEGGIANDO SULLE CRESTE DELLA VAL VENOSTA - (DEL 17/08/2025)
Per boschi, alpeggi e... prati profumati
Durante la mia esplorazione della Val Venosta, al momento solo parziale, mi sono (forzatamente) imbattuto in questo panettone in quota appartenente al gruppo del Sesvenna, un immenso balcone panoramico sulla suddetta valle e fino al famosissimo Lago di Resia.
“Uhmmm...” mi sono detto “lì sopra si potrebbe tranquillamente fare un bel filotto di piccole cime senza troppo sforzo, ma con massima resa”. Così è stato.
La gita che propongo è davvero bella, mediamente impegnativa e, se si trascura la parte centrale, tremendamente affascinante.
Dopo i temporali dei giorni scorsi, il meteo non è ancora a posto. Nuvoloni bianchi e neri, densi, si divertono a sorvolare queste montagne e queste valli dell’Alto Adige. Miracolosamente, guardando le previsioni, un angolo di tregua esiste, ed è proprio sopra questo piccolo Altopiano. Ecco da dove deriva quindi il “forzatamente” di cui sopra.
Il punto di partenza dell’itinerario è il tranquillo borgo di Pramajur sul Watles, che sorge sui pendii erbosi a sud del Watles. Poche case, pochi abitanti, pace e tranquillità caratterizzano questo luogo, almeno se si escludono due periodi dell’anno: i weekend estivi e quelli invernali. Questa, infatti, è zona sciistica dotata di impianti, per cui potete ben immaginare come nei suddetti giorni di quei periodi i due parcheggi qui presenti brulichino di auto. Oggi, fortunatamente, ci sono ancora pochi mezzi parcheggiati ma temo che più tardi le cose cambino...
Dalle case del paese lo scenario sulla Val Venosta, sia la parte a sud-est che quella a nord-est, è già magnifico, tanto che non riesco a decidermi a partire. Vengo rapito da uno scenario incredibile che ha come protagonista l’Alta Val Venosta, i suoi monti, le sue verdi coltivazioni di alberi da frutto e le sue vallette laterali (Mazia e Planol) molto selvagge, aspre, da esplorare!
Da quassù la valle sottostante sembra un mosaico, con zone in piena luce e altre in perfetta ombra! Se non fosse poi per quei nuvoloni all’orizzonte vedrei, sul lato opposto, anche l’Ortles. Difficile staccarsi da questo pulpito ma occorre pur partire!
Dal parcheggio mi incammino lentamente verso il sentiero n° 3 che parte alle spalle della stazione a valle della seggiovia Plantapatsch-Watles. Dopo qualche metro trovo un bivio: a destra è la via “lunga e comoda” per la Höferalm e, in alternativa, per la Bruggeralm; a sinistra quella più spiccia e wild per la Höferalm.
Imbocco il bel tracciato di sinistra, quello che punta verso i prati e i boschi e che si preannuncia davvero panoramico. “Tanto”, penso, “la pista di destra la tengo sicuramente per il ritorno.” E invece no, colpo di scena. Un bel cartello indica che tale carrareccia è chiusa ai pedoni dalle 10 alle 17 per... discesa go-kart!!!!
“Eeeehhh? Mai sentita questa! Quali go-kart? E da dove?” Mah, mistero.
“Intanto iniziamo a salire”, mi dico, “e dimentichiamo per il momento i go-kart!”
Inizio quindi a salire per una larga traccia erbosa e a buttare nelle gambe i primi metri di dislivello, un po’ in mezzo alla natura e un po’, purtroppo, sotto i piloni della seggiovia-cabinovia. Ma perché rovinare posti così belli, dico io?
A zig-zag, tagliando prati immacolati dove non un filo d’erba è fuori posto, il mio passo nel salire è lento, la cadenza lieve. Lo sguardo è tutto verso la Val Venosta che da qui la vedo estendersi fino all’imboccatura della Valle di Trafoi. Ecco, infatti, il poderoso Ortles, che però con la foschia mattutina non è ben delineato nei suoi contorni. Si vede e non si vede, il sole tradisce... ma che atmosfera! A qualche metro di distanza sotto ai miei piedi, le ultime case di Pramajur non si scorgono quasi più.
Man mano che salgo il mio cuore assume un battito regolare e segna il tempo dell’incedere. Tum-tum, tum-tum... senza fretta, nella calma più assoluta ascendo questa montagna, avvolto da profumi di malga e di bosco davvero avvolgenti e intensi. Numerosi fiori selvatici e piccoli pini cingono il sentiero e mi guidano.
Giunto ad un’evidente deviazione, trascuro la via dritta che prosegue in Val Slingia e svolto bruscamente verso destra, dove mi attende una bella e lunga rampetta in salita dalla quale, fin dai primi metri, emana il caratteristico profumo di... alpeggio (ci siamo capiti, dai). In cima a questa, seguo le indicazioni per la Höferalm, sulla sinistra; non manca molto ormai. Qualche altro bel ghirigori su questo pendio assolato e mi ritrovo in una lingua di terra circondato da immensi prati a pascolo poi, d’improvviso, un cancelletto.
Sono sulla soglia della Höferalm, che mi accingo a oltrepassare. Il luogo sembra deserto e la malga chiusa, ma su di un terrazzino esterno una specie di “cassa automatica” segnala la possibilità di prendere succhi di frutta e perfino del formaggio!
“Quasi quasi, al ritorno...”
Alle spalle della malga ecco il mio prossimo obiettivo! Questo, il Plantapatsch, non sembra avere da qui la forma tipica di un rifugio alpino, con quell’ambiente esclusivo e semplice che a lui si addice. Alle sue spalle, invece, vedo la vetta del Monte Vatles. Ma quanta strada ancora!
Facendo lo slalom tra paletti, recinzioni e passatoie strane nei pressi della malga, inizio a risalire adagio quella che a me sembra una mezza pista da sci (il sentiero proseguirebbe sulla sinistra allungando il giro ma qui si può benissimo fare “dritto per dritto”).
Alla mia destra, alcune mucche sonnecchianti sembrano destarsi al mio passaggio, incuriosite. Salendo, gli spazi si allargano, l’aria si fa più fresca. L’ombra scende improvvisamente per un attimo su di me; poi, di colpo, vengo illuminato di nuovo dal sole come neanche un riflettore su di un palcoscenico. Spettacolo!!
Alla fine arrivo a questo Plantapatsch e ciò che avevo visto dal basso ora è realtà.
Le prime rampe sui prati verso Malga Höfer
Lasciando Pramajur e la Val Venosta
Una cartolina poco sopra Pramajur
Malga Höfer (Höferalm)
Il Rifugio Plantapatsch
La sottostante Malga Höfer e la Val Venosta, visti dal PlantapatschDa un parco di divertimenti affollato a una cima isolata e deserta
Il Rifugio è davvero grande e con un’ampia terrazza panoramica dove sono collocati i tavoli per mangiare. Lo stile è carino, anche se non appartiene alla tipica baita di montagna. Tutto quello che gli sta intorno, invece, è un autentico luna-park in quota per famiglie; in una grande area attrezzata, al cospetto dell’imponente scritta “Berg 360°”, trovano posto varie “attrazioni”, alcune buone, altre molto meno.
Tra le prime, il tiro con l’arco, il parapendio, un impianto didattico in cui cercare pepite d’oro e aree relax. Tra le seconde piste di tubing (discese coi gommoni), circuiti per moto da E-Trial (povera montagna!), un laghetto addomesticato con ponti, zattere e intorno al quale proliferano sdraio varie. In ultimo, eccoli lì, i famosi go-kart (o mountain carts o Watles Rider): sono tipo tricicli senza motore (meno male) con i quali si può effettuare la discesa fino a Pramajur lungo... la strada forestale che alla partenza era preclusa! Svelato l’arcano! Quella che d’inverno è una pista da slittino, ora è da discesa coi Karts!
Inutile dire che con tutti questi impianti e la funivia, qui sopra, senza alcuno sforzo, arriva il mondo: sono coloro che poi dicono di essere stati in montagna...
Questo caos non fa per me, giusto un paio di foto ad un panorama che rimane di prim’ordine (nonostante quella scritta in cielo orrenda) e poi via, verso mete più tranquille e senza folla, per sentire il vero respiro della montagna. Basta davvero poco, in effetti. Solo qualche metro. Come supponevo, nemmeno pochi passi e sono di nuovo solo. La massa non sale fino in cima, infatti, e di certo il muro da risalire di fronte a me non ispira buoni propositi ai più. Ma, per quanto mi riguarda... non vedo l’ora di buttarmici sopra, verso le nuvole, i pascoli e il silenzio in quota, dove l’anima si fonde con questa terra! Peccato solo per i pali di sostegno di un ennesimo impianto di risalita con relativa pista da sci ma, mettendo una benda all’occhio e girandomi intorno, resto estasiato da una vista a 360°, senza bisogno che una scritta tale me lo ricordi. E ora, un bel respiro e via! Un passo dopo l’altro salgo. Accidenti, è davvero dura ma quanto è bello essere qui? Ora sì che posso dirlo; è solo che occorre superare quella parte centrale che con la montagna è lontana mille miglia.
A metà salita uno sparuto gruppo di mucche si volta. Sicuramente, penso, mi stanno dando del pazzo! Ne approfitto per cercare di capire cosa dicono, un modo elegante per dire che in effetti devo prendere fiato! Niente da fare, parlano troppo svelto e non le comprendo... tocca ripartire.
Non manca molto alla cima, solo altri 3 strappetti, che ci vuole? Uno, due, uno due... dai, è fatta! Ma non mi trovo sul Vatles, bensì un po’ più sotto, su di un panettone erboso-pietroso con una vista incommensurabile un po’ ovunque! Respiro, respiro... gioia pura. Non ci credo, dopo tanta fatica... che posto! E senza caos, finalmente! A parte la benda che rimane sull’occhio per non vedere la stazione a monte del suddetto impianto.
Da un piccolo edificio in legno senza porte (forse una “pista di lancio” per il parapendio?) scatto foto ovunque. Incredibile!! Sotto di me, sulla destra, si estende la Val Slingia, con le sue cime che si innalzano quasi a toccare il cielo e le nuvole. Poi, ancora oltre, la vista si perde all’infinito, verso la Svizzera. Sento qualcosa cadere ma nello zaino c’è tutto. Eppure... eccola! Dallo stupore è la mandibola che ha ceduto. Ma che paradiso è questo? Qui io volo, mi libro nell’aria, vago e sono libero...
“Ma”, mi dico, “se vado avanti?”
In men che non si dica raggiungo la piccola cima del Vatles dove non ho parole per descrivere lo scenario, i colori e tutto quanto sta esplodendo in me. Pazzesco, ogni cosa mi colpisce.
La "direttissima" al Vatles
Vista verso il Vermungspitz
Il Föllakopf nel gruppo del Sesvenna e la Val Slingia
La Val Venosta vista dal Monte Vatles
La croce di vetta del Monte Vatles (Watles)Quando la montagna si riappropria dei suoi silenzi e del suo essere
Finalmente la montagna solitaria (il Watles), senza folla, senza caos. E là, in fondo, vedo anche tutta una distesa di vette che formano l’Austria! Avessi una sedia la piazzerei proprio qua! Sole e ombra mi investono, mi aggirano, mi coinvolgono!
Sembra che questi monti ad un certo punto si siano scrollati di dosso tutto il peso sottostante dell’attività umana.
Il sentiero che procede per dolci creste però è troppo invitante per stare fermi. Esplorare, scoprire, muoversi, assaporare valli e monti. Poesia in movimento! Mi alzo, procedo di nuovo lento, ora sotto i raggi solari. Il percorso è un saliscendi continuo, su e giù. Ogni tanto una pozza dove qualche mucca si abbevera, piccole macchie scure in un oceano d’erba.
La montagna mi guida, mi culla e io ne seguo il flusso. Le vado incontro, sento il suo battito. La sento viva, forte. Aspettavo tanto questo momento e la possibilità di passeggiare lungo queste piccole cime della Val Venosta; ora vedo che il percorso è fattibile, molto facile ed estremamente panoramico.
Oltrepasso la più bassa cimetta del Galtberg. I miei occhi vagano ovunque, gli scenari sono maestosi. In lontananza vedo un ghiacciaio ma non è quello della Palla Bianca. Cartina alla mano, saluto il Similaun! Sotto i miei piedi, la Val Venosta è incredibilmente piccola piccola.
Ancora su e poi giù, in questo moto incessante, travolgente, intenso. Qualche piccola pozza d’acqua compare ancora fra i prati. In una di queste si è appena precipitato un gruppetto di mucche decisamente assetato!
Il sentiero giunge quasi alla fine di questa lunga e favolosa cresta, fino ad un bivio. A sinistra si scende per la Zerzertal, a destra si ritorna a Pramajur ma ora... non è ancora giunto il momento della discesa!
Quest’ultima, infatti, è la mia prossima destinazione ma dinanzi a me ci sono ancora un paio di panettoni erbosi che formano piccole cime ancora da esplorare! Nessun sentiero, spirito libero, quello che prediligo.
E poi... so che là dietro, da qualche parte, ci dovrebbe essere un bel lago e anche famoso! Avanzo in punta di piedi, fuori rotta, verso quella che dovrebbe essere la Cima delle Pecore. Qui, solo qualche marmotta ogni tanto fa capolino da questi prati. Tenerezza pura! La montagna è tornata tale e anche gli animali si fanno vedere.
Un misero palo di legno scorticato posto in verticale segna la vetta della cima delle Pecore. Ansioso, col cuore in mano, scruto in basso. Eureka! Il mitico lago di Resia (l’avevate capito scommetto) si mostra a me! E quel paesello, a circa metà di esso, deve essere Curon Venosta, con l’imbocco della Vallelunga!
Commosso da tanto splendore e in sintonia con la montagna, mi siedo su questa balconata a contemplare ogni bellezza.
Il percorso sulla cresta, verso il Galtberg
Il Similaun
Lungo il sentiero in quota
Piccoli abbeveratoi
Di cima in cima, verso il Monte delle Pecore
Parte del percorso fatto
Fuori sentiero, poco prima della Cima delle Pecore
La Cima delle Pecore
Il Lago di Resia coi monti dell'AustriaI Laghi del Prete, gioielli naturali in un mondo che non lo è più
Il cielo si rabbuia poco a poco, dall’Austria sopraggiungono temporali. Con l’ombra ne approfitto e tento uno zoom sul famoso campanile in mezzo al lago. Poi, via, indietro, per imboccare il sentiero che mi farà chiudere questo anello spettacolare. Tornato al bivio di prima, incontro una giovane coppia che non ha bene idea delle distanze e di dove si trova. Vorrebbero scendere nella Zerzertal ma hanno paura dei tempi lunghi e dei temporali. Rassicuratili su entrambe le cose, ossia dell’assenza odierna di piogge e della poca distanza da percorrere fino alla malga sottostante, li vedo più tranquilli, così che anch’io possa iniziare il mio ritorno.
In discesa, altri scenari monumentali. Altre mucche si riposano mentre io le riprendo tenendo sullo sfondo i ghiacciai dell’Ortles che finalmente accantonano la loro timidezza. Le ombre si allungano, le nubi si fanno più nere ma il tempo tiene e terrà. Relax puro nello scendere, nessuna fretta.
Alle spalle di un dosso erboso scorgo più in basso i Laghi del Prete che da qua sembrano incastonati come in un quadro all’interno di queste conche erbose. Il primo lago, il più grande, lo raggiungo quasi subito. Le sue tonalità accese mi colpiscono, la sua increspatura accende questo angolo di montagna. Sulla sua riva mi siedo, sono praticamente in spiaggia! Tutt’intorno all’acqua è un’esplosione di colori. Sono gli epilobi (Epilobium Dill. ex L., 1753), fiori di un lilla molto intenso che spuntano un po’ ovunque. Mentre la poesia continua, la mia anima e il mio cuore vibrano all’unisono. In una conca un po’ più addentro, ecco il secondo laghetto. Più minuto, allungato e dalla forma ovale. Un ponticello in legno taglia a metà i due laghi non contigui. Se ci fossero i pastori con le pecore mi sentirei in un presepe con tanta bellezza!
In questo paradiso naturale un po’ più di gente la si incontra, è naturale: sono coloro, pochi, che dal luna-park decidono almeno di farli quei due passi, dato che questi specchi d’acqua sono davvero vicini.
A malincuore non posso troppo indugiare ancora. Si è fatto tardi, la sera scende e il cammino è ancora lunghetto per me che evito la seggiovia.
Tornato alle “giostre” mi devo fare largo tra la folla per cercare se esiste una pista alternativa per la quale scendere: il luogo, come presumevo, si è tremendamente affollato, nemmeno Rimini! Aiuto, fatemi scendere!
Purtroppo dopo un po’ devo constatare che la stessa non esiste. O meglio, esisterebbe se non fosse che l’unica poderale è vietata ai pedoni causa go-kart (!).
Così, scuotendo il capo sconsolato, mi ributto lungo il sentiero dell’andata che comunque è davvero bello e molto poco frequentato.
Di nuovo, profumi avvolgenti di malga, prati sfalciati, fiori, spezie e conifere. Aromi veri di montagna che avvolgono e inebriano fino a Pramajur, dove sono l’ultimo che chiude la cosiddetta porta!
Ma, ehi, un momento... dov’è finito il formaggio esposto alla malga??? Chi l’ha preso?
Il Lago di Resia visto dal Monte delle Pecore
Uno zoom sul famoso campanile sommerso
Riposo pomeridiano
L'Ortles fa capolino al pomeriggio
La Val Venosta, ora in ombra
Il Lago del Prete Grande
Il Lago del Prete PiccoloTesti e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria
Di ritorno sul balcone di Pramajur