Il tragitto dell'escursioneSCHEDA TECNICA
Località e quota di partenza: Verzi, Loano (183 mt.)
Località e quota di arrivo: Monte Carmo (1389 mt.)
Punto più elevato: Monte Carmo (1389 mt.)
Dislivello positivo: 1229 mt.
Lunghezza del percorso: 12,3 km.
Coordinate punto di partenza: 44°09’25”N 8°14’05”E
Posizione: il Monte Carmo è la cima più panoramica del pietrese e loanese, tra le Alpi Liguri, sulla quale convergono i confini di tre regioni: Liguria, Piemonte ed Emilia-Romagna.
Difficoltà: E/EE
Presenza di tratti esposti: si.
Tempo di percorrenza totale: 6h 45’
Tipo di escursione: anello.
Tipo di terreno incontrato: strade asfaltate-sterrato-radici-roccette-rocce-fogliame.
Possibilità di ristoro: al Rifugio Pian delle Bosse nei periodi di apertura (verificare).
Segnavia: due quadrati rossi pieni, triangoli rossi pieni, righe bianco-rosse
N° del sentiero: 357C, Sentiero delle Creste, Sentiero delle Scalette (AV13), 357C
Acqua lungo il percorso: al Rifugio Pian delle Bosse quando aperto oppure alla fontanella qui presente.
Stato del percorso: sentieri ben segnalati e in buone condizioni.
Periodo: tutto l’anno, in assenza di neve.
Panorama: a 360° verso le Riviere di Levante e di Ponente e fino alle Marguareis e Mongioie, a nord in direzione delle Alpi Marittime e del Monviso.
Attrezzatura particolare richiesta: nessuna.
Discesa: dopo il piccolo anello che interessa la parte sommitale del Carmo, si ritorna per la via di salita.
Tappe del percorso: Verzi – Castagnabanca – Ponte dei Martinetti – Rifugio Pian delle Bosse – Sentiero delle Creste – Anticima del Carmo – Sella del Carmo – Monte Carmo – Sella del Carmo – Giogo di Giustenice – Rifugio Pian delle Bosse – Ponte dei Martinetti – Castagnabanca - Verzi
L'ITINERARIO IN BREVE
Dal piccolo parcheggio di Verzi accanto alla Chiesa di S. Maria delle Grazie (183 mt.) si imbocca il sentiero n° 357C (indicazioni) che, tra orti e coltivazioni, si innalza lentamente verso nord nel bosco. Si procede sempre dritto fino a giungere in Loc. Castagnabanca (598 mt., 1h 30’), poco distante dalla strada sconnessa che sale da Verzi. Il sentiero si innalza ancora lungo la dorsale del Bric Pratello per poi superare, più in alto, il Ponte dei Martinetti. Da qui, in breve, si giunge al Rifugio Pian delle Bosse (841 mt., 2h 15’). Dalla struttura si imbocca sulla sinistra (ovest) il Sentiero delle Creste il quale, per boschi e poi roccette (attenzione, tratti esposti), oltrepassa l’Anticima del Carmo per abbassarsi poi alla Sella del Carmo (1315 mt., 4h’). Da questo punto con un ultimo sforzo, pochi metri, si arriva alla croce di vetta del Carmo (1389 mt., 4h 15’). Dalla cima si torna alla spalla sud (4h 30’) e si imbocca verso nord il Sentiero delle Scalette (tratto AVML 13) in direzione del Giogo di Giustenice (1140 mt.) che si raggiunge dopo un buon tratto a mezzacosta nel bosco (4h 50’). Da qui ci si abbassa verso sud lungo la carrareccia principale fino a incontrare una deviazione sulla destra (n° 357C) che, sempre per il bosco, attraversa il versante est del Carmo e torna al Rifugio Pian delle Bosse (5h 30’) dopo aver superato un’antica neviera. Ripercorrendo la strada di salita (n° 357C) si ritornerà nel parcheggio di Verzi (6h 45’).
SULLA CIMA PIU’ FAMOSA DEL PONENTE LIGURE - (DEL 15/03/2019)
Dal mare al rifugio, per boschi selvaggi
Conosco Pietra Ligure, Loano, Borgio Verezzi e Finale Ligure come le mie tasche. Fino all’età di 20 anni la tappa fissa era in una di queste località di mare per il mese di luglio, con una preferenza per Pietra. Altri tempi e altra età. A quel tempo, durante questa vacanza, facevo perlopiù vita da mare con la mia compagnia (sì, c’era anche una ragazzina che mi piaceva e che purtroppo dopo qualche anno non ho più visto) dove per “vita da mare” non intendo certo il mettersi sdraiati a prendere il sole tutto il giorno in spiaggia con pausa bagno ogni tot ore. No, queste cose non le ho mai potute soffrire.
Le nostre erano giornate movimentate e altamente sportive, dal primo mattino fino a tarda sera, nelle quali alternavamo calcetto, pallavolo, pedalate sul moscone, lunghe camminate in riva al mare (sconfinando negli altri paesi) e giri in bicicletta. La sera, non ancora stanchi, andavamo spesso a giocare a minigolf in quel di Loano. Dopo un mese a questo regime tornavo a casa con l’allenamento di un maratoneta.
Nelle nostre camminate passavo spesso per Loano sotto a quel famoso cartello indicante la strada per il Monte Carmo, strada che a torto e inspiegabilmente ho sempre ignorato. A quell’età avevo già iniziato ad andare per monti e sicuramente avrei potuto spingermi almeno fino al rifugio Pian delle Bosse, poco sotto la cima. Certamente l’anello completo di questo monte, che affronto ora, sarebbe avvenuto molti anni più tardi. Troppo impegnativo e lungo per un ragazzo di 10-12 anni, soprattutto se solo (gli altri ragazzi non erano troppo propensi a condividere con me la fatica infatti).
Il Monte Carmo è la cima simbolo per questo tratto di Riviera di Ponente, un po’ come il Bianco per Courmayeur o il Cristallo per Cortina. Solamente porta forse un nome un po’ meno altisonante. In questa giornata di sole di metà marzo sono deciso a recuperare quindi il tempo perduto. La strada la conosco a memoria e portarmi fino al paesino di Verzi, più all’interno e distante solo tre chilometri da Loano, è questione di un attimo.
Arrivo sul retro della chiesetta di Santa Maria delle Grazie, dove la strada svolta a destra e sale a Castagnabanca mentre la diramazione dritta è a fondo chiuso. Per fortuna in questa stagione non c’è ancora in giro nessuno, dato che i posti per lasciare l’auto non sono poi così numerosi. A piedi imbocco proprio la strada a senso unico che per un buon tratto è ancora asfaltata e attraversa una zona di orti e coltivazioni varie. Qualcuno intento a trafficare tra le piante e ad eseguire lavori di consolidamento a qualche muretto di cemento mi guarda incuriosito. Probabilmente non sono molti coloro che scelgono questo periodo per infilarsi nei boschi.
Il sole splende e non fa per niente freddo così che dopo pochi metri mi metto già in maglietta. È vero, sono al mare, ma vista la stagione pensavo in un clima molto più fresco e ventoso. Seguendo sempre la segnaletica del CAI indicante il rifugio Pian delle Bosse e la località Castagnabanca, procedo fino ad imboccare il sentiero che entra nella faggeta e sale nella valle del torrente Nimbalto. Le case e gli orti sono finiti, da qui in poi inizia la montagna e la fitta vegetazione.
Un cartello mi indica che il rifugio è chiuso per lavori ma probabilmente lo sarebbe stato comunque sul finire dell’inverno. Il sentiero nel bosco sale costante, così che la salita risulta piacevole. Da uno scorcio tra gli alberi intravedo le colline con Verzi e, poco oltre, il mare. Lascio sulla sinistra la deviazione per la cima del Carmo e la baita Amici del Carmo, un’altra possibilità di salita, per continuare dritto (Sentiero n° 357C) fino ad uno spiazzo in prossimità di Cascina Corma. Poco prima di giungervi sento un continuo abbaiare di cani e spero vivamente che non siano davanti a me.
Attaccato ad un muretto noto una scritta con una freccia a sinistra: “Centro di allevamento del pastore tedesco”. Urca! Tenendomi a debita distanza da questo centro, come per istinto cerco di calpestare l’erba per non far rumore e procedere oltre, pregando perché i cani siano chiusi in questo momento. Ci mancherebbe solo questo! Salendo ancora un tratto tra gli alberi arrivo in località Castagnabanca dove altre indicazioni mi indicano che sono sulla rotta giusta. Qui vi è un grosso largo dove arriva la strada che sale da Verzi ai cui margini si può parcheggiare. Una scorciatoia motorizzata di cui ero a conoscenza ma che ho voluto evitare.
Da qui in poi inizio a camminare anche su grossi massi, portandomi sotto alla dorsale del Bric Pratello. Un ambiente più montano ha lasciato il posto alle dolci colline che degradano fino al mare e su questo terreno mi sento più a mio agio. Costeggio ancora per un po’ il Nimbalto e attraverso un ponticello di legno, il Ponte dei Martinetti, per ritrovarmi sui verdi pendii erbosi poco sotto il rifugio Pian delle Bosse, di fronte a me. Raggiungo questa struttura che presenta una bellissima terrazzina panoramica tutta verde e con un bel laghetto, un’oasi di pace e tranquillità, almeno ora che la gente è ancora altrove.
Il rifugio è chiuso e in ristrutturazione, due operai stanno lavorando al suo interno (da quanto vedo un nuovo locale affiancherà quello esistente per accogliere più visitatori). Queste due persone sono le uniche che incontrerò in tutta la giornata. Il gatto che è uscito dal nulla invece, probabilmente di uno di loro, mi fissa per tutto il tempo che consumo il mio cibo seduto al tavolino di legno. Curioso e affamato, si spinge a guardare anche dentro il mio zaino. Sono in bella compagnia, quindi, avevo giusto prenotato per due in questa terrazzina panoramica! Quando provo però a dargli un biscottino lo annusa un po’ e poi lo rifiuta. Strano gatto, magari è abituato a mangiare stellato!
Il panorama non è vastissimo da questa posizione in quanto limitato dalla fitta vegetazione. In lontananza scorgo il paesino di Pietra Ligure ma non quello di Loano che dovrebbe trovarsi dritto in linea d’aria rispetto a me. Scommetto però che dalla vetta del Carmo sarà tutta un’altra storia.
All'inizio del percorso, tra le coltivazioni di Verzi
Verzi dal sentiero
Nel bosco lungo il sentiero
Il Ponte dei Martinetti
Il Rifugio Pian delle Bosse
Il laghetto del rifugioSu, per strade impervie e rocciose, lungo una cresta panoramica e poi fino in cima
Alle spalle del rifugio partono due sentieri per raggiungere la cima del Carmo. Quello ad est verso il Giogo di Giustenice e quello ad ovest, il Sentiero delle Creste. Scelgo proprio quest’ultimo per salire, rimontando qualche rampa nel bosco piuttosto ripida tra alberi e roccette. Il sentiero prosegue a mezzacosta e un po’ in esposizione arriva a toccare il crestone sud-orientale del Carmo.
Che spettacolo una volta qui, finalmente un panorama magnifico con tutta questa parte di costa ligure visibile, anche se piano piano qualche nube nel frattempo sopraggiunta riduce un po’ la visuale. Mi trovo sotto le prime roccette e in una posizione un po’ aerea, all’inizio di una cresta che non so ancora come sia.
Il sentiero vero e proprio termina in questo punto e lascia il posto ai segni bianco-rossi verniciati sulle rocce. Da solo, in quel punto un po’ esposto qualche timore mi viene. Non vorrei procedere per ritrovarmi magari in un punto in cui non riuscirò più ad avanzare a causa di difficoltà troppo elevate. Inoltre, alcune nubi stanno salendo dal basso. Il sole però continua a splendere sul crinale e sulla cima e la visuale è ottima. Che fare dunque? Alla fine scelgo di continuare, mal che vada tornerò sui miei passi.
Salgo fra le rocce aiutandomi anche con le mani; per fortuna la cresta non è così stretta, almeno nella prima parte. Da una parte c’è il vuoto, in direzione del rifugio appena lasciato, mentre dall’altra il pendio scende più dolcemente tra qualche sparuto albero e la bassa vegetazione.
Arrivo ad un primo balzo roccioso che supero in divertente arrampicata e poi ad un secondo dove vedo la segnaletica portarsi in un punto stretto e molto esposto della cresta. Azzardo due passi ma non me la sento visto il mio equilibrio un po’ precario. Mi siedo e cerco con gli occhi un altro passaggio per oltrepassare questo punto. Lo trovo facendo scivolare le gambe sulla roccia lungo il versante più dolce. Bastano due gradini per trovarmi sull’erba sotto al punto più critico. Alla fine leggendo sempre la montagna, la soluzione la si trova.
Su erba e pietraie comode avanzo e rimonto poi le roccette più avanti, dove la cresta si allarga. È fatta, il punto più ostico è alle spalle. Davanti a me vedo la parte restante del percorso, una tranquilla camminata aerea ma non più esposta. È un saliscendi continuo fino ad arrivare su un piccolo pianoro in corrispondenza dei pali di una teleferica. L’anticima del Carmo. Da qui vedo la vetta vera e propria, poco più in alto.
Paradossalmente, superata la cresta rocciosa l’ultimo tratto è davvero morbido. Una volta messo i piedi sulla Sella del Carmo, crocevia di sentieri, la via risale a zig-zag un grande panettone erboso dove è posta la croce. Di solito gli ultimi metri sono i più ardui ma qui non è così. Passare dalla sella poco sopra la baita Amici del Carmo e arrivare in cima è questione di pochi minuti.
Finalmente da questa altezza si apre un mondo e un panorama pazzesco che spazia dal mare all’entroterra e fino al Monviso. È proprio una delle montagne più alte della zona e sicuramente quella che appaga di più gli escursionisti. Mi fa un certo effetto vedere i paesi di Pietra, Borgio, Finale e Loano da quassù, da un angolo insolito e così bello. Riconosco i luoghi principali, le vie, il lungomare, il parco botanico di Pietra e il porto di Loano. Che emozione ripercorrere questi ricordi, tutti insieme e in un’unica grande panoramica! Mi mangio le mani al pensare di essermi sempre perso uno spettacolo così.
Vago con la mente mentre lo sguardo passa dai monti delle Marittime all’Appennino Ligure, fino a spingersi di nuovo sulla costa. Non l’avevo notata subito ma alla mia destra oltre Loano c’è anche Albenga! E quell’isoletta poco distante è proprio la Gallinara che durante l’infanzia avevo circumnavigato più volte col battello!
Una rosa dei venti posta accanto alla croce indica questi e altri luoghi più lontani con la distanza in chilometri. C’è il Gran Paradiso a 162 km di distanza ma anche l’isola d’Elba a 227 km e la Corsica a 176 km. Una bella iniziativa e una simpatica sorpresa.
Mi fermo un bel po’ su questo belvedere, tanto più che nel primo pomeriggio anche le poche nubi che fino a poco fa minacciavano di coprire tutto, ora sono sparite. La vista è davvero favolosa, da una parte tutte le montagne e dall’altra il mare.
All'inizio del Sentiero delle Creste
Nuvole di mezzogiorno
Sulla cresta
La parte iniziale della cresta del Carmo
Il passaggio più "tecnico"
Visuale immensa sulla costa di Pietra Ligure e Loano
Parte della cresta affrontata
Verso la fine del Sentiero delle Creste
Presso la Sella del Carmo, con la cima ben visibileUna discesa incantevole nella natura e... scalettata!
Per scendere dalla cima e tornare a Verzi vi sono ben quattro possibilità. Una è per il Sentiero delle Creste dal quale sono salito che però ora non rifarò. Un altro modo è per il Sentiero dei Cinque che però presuppone prima la discesa verso la baita Amici del Carmo, verso l’entroterra. Le altre due vie partono una dalla cima per il Sentiero dei Falchi (più tecnico) e l’altra dalla selletta poco sotto la cima per il Sentiero delle Scalette, la soluzione che ho scelto. Scendo lentamente verso la Sella del Carmo prendendo quindi il sentiero che porta verso Giogo di Giustenice e che fino a lì corrisponde anche ad un tratto dell’Alta Via dei Monti Liguri n° 13. Questo versante è molto più morbido e agevole.
Entro di nuovo nella faggeta e arrivo ad un tratto su roccette gradinato e facile, da cui il nome Sentiero delle Scalette. Alla base dei gradini il cammino avviene su comodissimo sentiero nel bosco fino ad un’ampia sella boscosa, il Giogo di Giustenice. Un posto molto selvaggio pieno di alberi senza foglie in questa stagione e per questo alquanto spettrale ma davvero attraente.
Da qui avanzo ancora un po’ fino ad incrociare una strada sterrata che dritto prosegue per la Val Maremola e la Valletta di Giustenice. Giro a destra a questo bivio percorrendo solo fino alla prima curva la carrareccia Bardineto-Giustenice. Poi rientro nel bosco, di nuovo sotto le pendici del Carmo e nel fitto degli alberi. Il sentiero (di nuovo il n° 357C) è molto stretto ma sempre visibile e tracciato.
Ogni tanto lungo questo tratto incontro qualche traccia dell’attività di un tempo svolta dall’uomo su questi pendii. Una casella in pietra, alcuni resti di vecchie carboniere e una neviera. Arrivo ad una radura erbosa in corrispondenza del Bric Pratello dal quale inizio a scendere dolcemente fino a ricongiungermi col rifugio Pian delle Bosse. Gli operai e il gatto non sono ancora scesi.
Da qui in poi il sentiero per Verzi è lo stesso che ho fatto salendo, facile e comodo, anche se un po’ di ansia mi torna appena sento di nuovo il latrato dei cani, per cui cerco di non farmi sentire. Scendo a Verzi nel tardo pomeriggio, al termine di una giornata fantastica e avventurosa come poche!
La baita-rifugio Amici del Carmo
La cima del Monte Carmo
Panorama verso le Mongioie e Marguareis
Il Monviso, molto lontano, visto dal Monte Carmo
Pietra Ligure e Loano visti dalla croce di vetta
La discesa verso il Giogo di Giustenice
In discesa nella macchia
Il bel pianoro erboso prima del Giogo di GiusteniceTesti e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria.