Il tragitto dell'escursioneSCHEDA TECNICA
Località e quota di partenza: Parcheggio Via M. Cristallo, Bormio (1225 mt.)
Località e quota di arrivo: Croce della Reit (2120 mt.), Punto Panoramico / Ripetitore (2220 mt.)
Punto più elevato: Punto Panoramico / Ripetitore (2220 mt.)
Dislivello positivo: 995 mt.
Lunghezza del percorso: 12,9 km.
Coordinate punto di partenza: 46°28’00”N 10°22’55”E
Posizione: su un bel pianoro erboso immediatamente sotto le rocce della Reit.
Difficoltà: E
Presenza di tratti esposti: no.
Tempo di percorrenza totale: 5h 30’
Tipo di escursione: andata e ritorno.
Tipo di terreno incontrato: asfalto-terra-radici-fogliame-erba.
Possibilità di ristoro: solo a Bormio.
Segnavia: bianco-rosso.
N° del sentiero: 532, 532-533, 532
Acqua lungo il percorso: nessuna.
Stato del percorso: sentiero largo e ben indicato.
Periodo: tutto l’anno, in assenza di grandi quantità di neve.
Panorama: molto bello verso la conca di Bormio, la Valfurva, la Valdidentro (coi laghi di Cancano e le Torri di Fraele) e la Valdisotto. Di fronte alla Croce della Reit, il Monte Vallecetta.
Attrezzatura particolare richiesta: nessuna.
Discesa: per la via di salita.
Tappe del percorso: Parcheggio Via Monte Cristallo (Bormio) - Via Guardia Nazionale - Via Castello - Via Ca’ Bianca - Baitin del Mago - Bivio Pedemontana della Reit - Bivio Croce della Reit - Croce della Reit - Punto panoramico/ripetitore - Croce della Reit - Bivio Croce della Reit - Bivio Pedemontana della Reit - Baitin del Mago - Via Ca’ Bianca - Via Castello - Via Guardia Nazionale - Parcheggio Via Monte Cristallo (Bormio)
L'ITINERARIO IN BREVE
Dal piccolo parcheggio di Via M. Cristallo a Bormio (1225 mt.), lungo la strada che porta a Santa Caterina Valfurva, si ritorna a piedi verso il centro del paese fino ad incontrare, sulla destra, Via Guardia Nazionale. La si risale interamente per poi proseguire lungo Via Castello e giungere fino alla fine di questa (Loc. Santelon, 20’), dove è presente anche un’Edicola votiva.. Quando la strada termina e compie una svolta obbligata a sinistra (Via Santelone), si svolta verso destra, e quindi subito a sinistra, lungo Via Ca’ Bianca e il sentiero n° 532. La traccia sale progressivamente in un bel bosco misto in direzione nord-ovest, supera il Baitin del Mago e, più in alto, dopo tre tornanti, interseca il sentiero n° 538 (da ignorare) che conduce, verso est, alle Case della Reit. Al suddetto bivio ci si tiene sempre a sinistra, continuando a salire ora in un bel bosco di larici e abeti, fino a ricongiungersi, più sopra, con la Pedemontana della Reit (1h). Si prosegue verso sinistra (ovest) solo per un tratto di questa (n° 532-533), per poi, ad un evidente bivio nel quale sono presenti indicazioni (1h 05’), svoltare a destra e iniziare il lungo e faticoso pendio che porta alla croce di vetta (n° 532). La pendenza si fa subito abbastanza sostenuta e la traccia, nel rimontare questo dislivello, compie un’infinità di zig-zag con altrettanti tornanti. Si cammina sempre molto piacevolmente in un bosco magnifico, nel quale, a tratti, si hanno vedute immense verso la conca di Bormio. La Croce della Reit (2120 mt.), compare solo all’ultimo momento, dopo 3h 05’ di cammino. Dal pianoro sommitale ci si può spingere oltre, fino ad un punto panoramico posto un poco più in alto e dove è presente anche un ripetitore (2220 mt., 3h 20’), dal quale si ha una vista ancora maggiore sulle vallate e i monti circostanti. La discesa avviene seguendo il medesimo percorso dell’andata (parcheggio di Via M. Cristallo a Bormio, 5h 30’).
UN BAGNO DI NATURA E SILENZIO - (DEL 31/08/2020)
Una fresca e umida passeggiata nei boschi di Bormio
Da tre giorni sono bloccato in un hotel a Cepina, un paesino a cinque chilometri da Bormio. Tre giorni di pioggia ininterrotta e nubi basse. Anche oggi, il meteo non sembra clemente ma le precipitazioni sono previste solo nel pomeriggio. Di stare ancora fermo non ne ho proprio voglia; mi piacerebbe fare almeno una sgambata di mezza giornata ma non so dove... un classico!
Guardo fuori il panorama e, alle spalle di Bormio scopro, al di sotto di una bastionata rocciosa, un bel panettone erboso e boscoso. Chissà se si può salire e scendere in mattinata? Cartina alla mano trovo la risposta alla mia domanda. Al culmine di quei boschi si trova la croce metallica della Reit e, molto più in alto, l’omonima catena rocciosa che chiude da un lato proprio Bormio: la Reit appunto. Siccome arrivare in cima a queste rocce richiede competenze alpinistiche decido di avventurarmi almeno fino alla croce. Proprio l’escursione ideale da fare in mezza giornata! Partito un po’ prevenuto sull’interesse del luogo e dell’escursione (in fondo tutto intorno vi sono cime più alte e percorsi ben più blasonati), mi sono dovuto ricredere appena giunto alla sommità. Anzi, a dire il vero appena entrato nel bosco. Ma andiamo con ordine e non anticipiamo i tempi!
La partenza di questo itinerario è generalmente fissata a Pravasivo, piccola località lungo la statale che porta al Passo dello Stelvio. Lasciata l’auto nel posteggio ci si incammina sulla comoda Pedemontana della Reit che “taglia” a metà la montagna fino all’incrocio col sentiero che porta in cima. Questo è l’itinerario più comodo da seguire. Io, però, mi sono “complicato” un po’ la vita (strano...) e ho studiato un altro percorso solo un pochino più lungo ma, a mio avviso, un po’ più bello e selvaggio. Questo, ovviamente, dopo un attento esame alla mia fidata cartina, operazione sempre fondamentale prima di avventurarmi in qualsiasi posto.
Percorro con l’auto la strada fino a Bormio ed entro in paese, prendendo la prima deviazione per la strada che porta a Santa Caterina Valfurva. Lascio l’auto nel parcheggio Via M. Cristallo e, a piedi, torno verso Bormio fino al primo ponte (Ponte di Combo) dove giro a destra per il centro paese. Imbocco così via Guardia Nazionale dove mi attende uno strappo in salita su pavè e sanpietrini che mi rompe il fiato e mi scalda le gambe; a seguire, eccomi in Via Castello, sempre in salita. Mi ci dovrò abituare a questi strappetti.
Dopo una bella rampa su asfalto tra villette, la strada svolta bruscamente a sinistra (Via Santelone) ma io sono ormai giunto all’attacco della salita vera e propria. In questo incrocio nel quale è presente un’Edicola votiva e numerose indicazioni (Loc. Santelon, appunto), tiro un attimo il fiato prima di fiondarmi sulla destra lungo il sentiero n° 532 (Via Ca’ Bianca per un breve tratto).
La pista abbandona quasi subito l’asfalto per entrare in un bel bosco misto. Cammino molto agevolmente e con una pendenza non troppo sostenuta. Mi bastano pochi passi per avere una visuale molto bella su Bormio e sulle cime imbiancate all’orizzonte. Già, mentre nei precedenti giorni a Bormio pioveva, lassù nevicava. Che spettacolo e che contrasto di colori! Caspita, non ho fatto che poca strada e sono già a contemplare una visuale su Bormio insolita e aerea; davvero bello!
Il sentiero se possibile si immerge ancora di più nel bel bosco, ora di larici e abeti, iniziando a farmi assaporare i profumi della montagna e l’isolamento. Non sale o scende nessuno oggi: forse la giornata plumbea non ispira alle passeggiate (beh, la mia non è che posso chiamarla proprio “passeggiata” alla fine...).
Ad un tornante vedo l’indicazione per la Pedemontana della Reit, una bella pedonale che taglia da parte a parte questa montagna. Ci dovrò passare per arrivare all’imbocco del sentiero che si stacca da questa e porta alla mia meta. Tenendo la direzione e stando sul sentiero arrivo ad una baita di legno (Baitin del Mago) dove il sentiero quasi sparisce ed è cosparso di piante e tronchi messi per traverso. Dove andare? Da qui non si avanza. Noto sulla sinistra un’esile traccia che sale dritta nel bosco. La seguo e, dopo vari zig-zag, esco sulla Pedemontana. Ottimo! Questa è stata sicuramente una prima parte di salita più selvaggia e avventurosa rispetto a quella che avrei percorso da Pravasivo ma sicuramente più immersiva e panoramica. Approvata!
Giunto a questo punto però, preso dall’entusiasmo e da queste meraviglie naturali, sbadatamente non riguardo la cartina e svolto a destra, trovandomi in una bellissima radura a 1500 mt. circa, dove vi è un’area picnic.
Urca, il luogo è davvero incantevole e idilliaco ma rimane il fatto che qualcosa non quadra e qui non trovo nessuna deviazione verso la Croce della Reit che avrei già dovuto incontrare qualche minuto fa!
Nel tornare sui miei passi, verso ovest, penso che (ed è proprio vero) non tutto il male vien per nuocere. Un piccolo contrattempo mi ha fatto scoprire non solo un altro particolare, ma mi ha instillato dentro la curiosità di percorrere in futuro, dall’inizio alla fine, questa Pedemontana della Reit, la quale sicuramente, come passeggiata, merita moltissimo.
Dopo un po’, attaccato ad un tronco enorme, ecco le indicazioni per la Reit, col sentiero che si stacca da questo bel percorso principale e, fin dai primi metri con decisione, si perde in mezzo al bosco. La salita vera e propria si può dire che inizia ora; da qui, come segnalato, mancano circa due ore all’arrivo.
La catena rocciosa della Reit col "piccolo" panettone boscoso oggetto di questa gita
Le rampe iniziali nel bosco
Bormio, all'inizio del bosco
Vista sul Monte Vallecetta e Bormio 3000, imbiancatiContando i tornanti e... i funghi!
Il sentierino sale sempre abbastanza ripido ma costante nel bellissimo bosco di larici. È caratterizzato da una serie infinita di tornanti lungo i quali si trova ogni volta il rispettivo numero, indicante proprio quanti ancora di questi mancano fino alla meta. Meglio non farci caso perché saranno davvero un’enormità!
Non appena il bosco si dirada un po’ osservo le rocce della Reit di fronte a me mentre il panorama verso valle si fa ancora attendere (troppi alberi e troppo fitti). Ad un bivio lascio sulla destra la deviazione per Paluetta e Uzza e continuo a tornanti sulla sinistra. Mi fermo ad ogni passo ad osservare il sottobosco che dopo le ricche piogge di questi giorni è cosparso di funghi dalle forme più bizzarre. Ma quanti sono? E uno più colorato dell’altro! Questo bosco ne è cosparso, dall’inizio alla fine, tanto che non so più se, in numero, i funghi superano i tornanti o viceversa!
Non ne conosco uno ovviamente, nonostante a casa abbia un gigantesco manuale inerente le specie fungine ma, anche se li conoscessi, non li coglierei affatto, preferendo fotografarli e lasciarli nel loro ambiente. Così come erbe e fiori e così com’è il mio spirito del camminare in punta di piedi, rispettando tutto e tutti.
Un ultimo cartello in legno, nei pressi del quale un sentierino si stacca sulla sinistra, precede il mio arrivo alla Croce della Reit che domina la conca di Bormio. La vegetazione qui lascia scorgere un panorama incredibile. Iniziando da destra vi è la Valdidentro dove subito rimango colpito dalla Valle di Fraele coi laghi di Cancano, San Giacomo e il Monte delle Scale, inconfondibile con la sua grande croce bianca posta sulla cima. Con lo zoom della fotocamera vedo anche che c’è gente sul pianoro sommitale! Più lontano è anche chiaramente visibile l’imbocco del Passo del Foscagno e della Val Viola.
In Valdisotto, immediatamente sotto il punto in cui mi trovo, tutta la conca di Bormio dove, sui monti circostanti, c’è sempre quella spruzzata di neve sulla cima che tanto rende incantato questo paesaggio. Tra questi spicca il Monte Vallecetta, nei pressi del quale si trova anche la stazione a monte degli impianti di Bormio 3000.
Facendo scorrere lo sguardo a sud di Bormio noto l’enorme ferita del monte Zandila causata dalla frana che alle ore 7.18 del 28 luglio 1987 travolse i paesi di Sant’Antonio Morignone e Aquilone. Mentre il primo venne evacuato, il secondo non lo fu perché ritenuto fuori pericolo. Dopo le forti piogge dei giorni precedenti la frana, o meglio lo spostamento d’aria causato dalla stessa, uccise 35 persone di questa frazione e 7 operai intenti a ripristinare la statale della Valdisotto. Questo evento ha modificato la morfologia della valle e la viabilità. Ancora oggi, quest’immensa ferita, la si può benissimo osservare sia dal basso che da percorsi in quota più panoramici.
Sulla sinistra si dispiega la Valfurva e, non molto distante dal punto in cui sono, in linea d’aria, la Valle di Uzza e la Val Zebrù, all’inizio della quale termina anche la lunga Pedemontana della Reit che mi sono riproposto di percorrere. Alle mie spalle invece non vi è panorama ma solo l’imponente bastionata della Reit. Sarebbe bello in un secondo momento salirvi sopra ma una breve occhiata ai miei piedi basta per farmi tornare a terra: al momento non ho gli zoccoli di uno stambecco!
Mentre ammiro il panorama e scatto foto a raffica vengo richiamato da alcune voci sopra di me. No, non ho le allucinazioni. Alzo la testa e proprio dal massiccio della Reit vedo sbucare due ragazzi col parapendio. Li seguo nel loro volo libero fino a vederli atterrare in Valdisotto. Già è una grandissima emozione essere quassù ma chissà quali altre sensazioni si provano a librarsi nell’aria liberamente!
Perso tra le bellezze del luogo non mi accorgo dell’orario e del cielo che si fa sempre più minaccioso. E’ ora di scendere. Prima però imbocco il sentierino che dai pressi della croce si stacca e porta verso le rocce della Reit passando in una macchia di pini mughi. Attraverso anche una fascia di prati dove vi è anche un apparecchio per riflettere i segnali radiotelevisivi per poi superare un’altra macchia di mughi. Il sentiero qui porta verso il cumulo di detriti che scende dalla Reit e al difficile canalone che sale al Passo Pedranzini, dove è richiesta esperienza di arrampicata.
Mi fermo qui, fuori dalla bassa vegetazione e ai piedi di queste cime che mi guardano dall’alto, rispetto alle quali mi sento piccolo come una formica. È valsa comunque la pena fare questo pezzettino in più (si tratta di 15 minuti, non di più) per ammirare un panorama ancora più maestoso e più dall’alto. Ora però è proprio ora di andare, le nuvole non promettono affatto bene. Ripercorro a ritroso tutta la via di salita senza difficoltà e, dopo circa due ore ,torno alla macchina, molto soddisfatto e sorpreso da questa escursione che consiglio veramente a tutti. Neanche un minuto e inizia a piovere, appena in tempo!
In salita verso la Croce della Reit
Alla Croce della Reit
Bormio e la Valdisotto
Panorama verso la Valdidentro
La Valdidentro col Monte delle Scale
Il Monte delle Scale coi laghi di Cancano
La frana del 1987 scesa dal Monte ZandilaTesti e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria.
Una delle specie fungine che si possono incontrare in questi boschi, simile alla Mazza di Tamburo