Il tragitto dell'escursioneSCHEDA TECNICA
Località e quota di partenza: Parcheggio Lago di Livigno, inizio Via della Val (1811 mt.)
Località e quota di arrivo: Bocchetta del Cantone (2752 mt.)
Punto più elevato: Bocchetta del Cantone (2752 mt.)
Dislivello positivo: 941 mt.
Lunghezza del percorso: 17,1 km
Coordinate punto di partenza: 46°33’33”N 10°08’37”E
Posizione: la Bocchetta del Cantone si trova tra il Monte Saliente e la Corna dei Cavalli.
Difficoltà: EE
Presenza di tratti esposti: sì.
Tempo di percorrenza totale: 6h 45'
Tipo di escursione: anello.
Tipo di terreno incontrato: asfalto-terra-ghiaia-ghiaietto-roccette-sfasciumi-acqua-rocce (anche bagnate)-erba.
Possibilità di ristoro: nessuna.
Segnavia: bianco-rosso
N° del sentiero: 178, 176, 175
Acqua lungo il percorso: fontanella Via del Molin/Via Beltram (Livigno), fontanella inizio n° 175 (baite di Livigno).
Stato del percorso: sentieri sempre ben segnalati ma stretti, disagevoli e molto scivolosi.
Periodo: da fine giugno a metà settembre.
Panorama: notevole verso la conca di Livigno, il Bernina, la Cima Piazzi, il Disgrazia e i monti della Lombardia in generale. Interessante lungo la Val Canton, la Val Viera e la Valle del Saliente.
Attrezzatura particolare richiesta: nessuna; consigliato per i più insicuri il kit da ferrata (casco, imbrago, longe).
Discesa: il ritorno avviene lungo la Valle del Saliente.
Tappe del percorso: Parcheggio Lago di Livigno, inizio Via della Val - Parcheggio n° 2 Viera - Bivio Il Motto - Baita del Cantone - Bocchetta del Cantone - Bivio Corna dei Cavalli - Bivio Il Motto - Baitel dala Sciascia - Ponte Calcheira - Via Campacc - Via Lipont - Parcheggio Lago di Livigno, inizio Via della Val
L'ITINERARIO IN BREVE
Posteggiata l’auto presso il Lago di Livigno e l’inizio di Via della Val (1811 mt.), si attraversa la strada per imboccare subito il sentiero n° 178 (indicazioni) che, in piano, costeggia verso nord-est il lago stesso e la suddetta strada che porta in Svizzera. Giunti all’altezza del 2° parcheggio di Via della Val la traccia (ora n° 176) sale leggermente verso nord portandosi all’ingresso della Val Viera, nei pressi anche del Torrente della Val Viera. La pista sterrata, qui larga, procede poi quasi senza dislivello tra mughi e bassi arbusti; si insiste dritto ignorando la via sulla sinistra per Il Motto (indicazioni), fino ad incontrare i primi ghiaioni. Sempre seguendo l’unico sentiero esistente si entra nel letto del torrente asciutto e lo si attraversa senza via obbligata seguendo la via più agevole, muovendosi tra pietre e grossi massi. Ci si ricollega quindi sul sentiero che taglia i mughi e le ghiaie in sinistra orografica della Val Viera prendendo poi a salire con maggior decisione fino a giungere ai ruderi della Baita del Cantone (2121 mt., 2h 10’). Qualche metro più avanti si arriva a toccare una bella cascata dove è consigliabile una sosta. La traccia da qui rimonta ulteriori ghiaioni di terra e sfasciumi e attraversa a mezza costa alcune rocce attrezzate con cavo metallico, fino ad un ulteriore piccola cascata posta poco prima di giungere alla Bocchetta del Cantone (2752 mt., 4h 10’). Dalla forcella ci si abbassa sul fronte opposto, iniziando la discesa lungo la Valle del Saliente. Si ignora sulla sinistra la traccia per capre che sale alla Corna dei Cavalli per continuare dritto, fino ad un secondo bivio per Il Motto, anch’esso da ignorare. Il sentiero, molto ripido ma tutto sommato agevole, scende nel fondovalle della Valle del Saliente, tocca il Baitel dala Sciascia (2420 mt., 4h 55’) e continua col n° 175 verso sud in direzione Livigno. Ulteriori ghiaioni e tratti molto stretti e scivolosi richiedono attenzione. Costeggiando il Torrente della Val Saliente, dopo un ulteriore tratto un po’ delicato, la pista si allarga e si fa più comoda. All’altezza di alcune baite isolate, a poca distanza da Livigno, si mettono i piedi lungo una mulattiera che si abbassa verso il paese: la si segue per tre tornanti e la si abbandona poi per prendere sulla sinistra il sentiero n° 175 che continua fino al Ponte Calcheira (1875 mt., 6h 15’), tra Via Federia e Via Campacc. Ormai a valle si prosegue lungo Via Campacc e, quando questa fa una curva destrorsa, si insiste dritto lungo la ciclabile che costeggia il Torrente Federia. Si attraversa quindi il successivo ponte in Via Molin, si percorre ancora qualche metro di ciclabile e, nei pressi di un ultimo ponte, ci si porta nuovamente in destra orografica per trovarsi in corrispondenza dell’Aquagranda di Livigno. Da qui, raggiunta Via Lipont, la si segue verso sinistra per tornare al punto di partenza e recuperare l’auto (6h 45’).
TRE È IL NUMERO PERFETTO! - (DEL 27/08/2020)
Un inizio magico e una valle fuori dal mondo
In una magnifica giornata di sole, dalle sponde del Lago di Livigno, sto per intraprendere una delle escursioni più insolite e affascinanti di sempre, nonché una delle più toste (almeno per me). I sentieri che andrò a percorrere, infatti, metteranno a dura prova il mio equilibrio e la mia camminata; ma vedremo tutto strada facendo.
Oggi non sono solo ma in piacevolissima compagnia di Laura Besseghini (Accompagnatore di Media Montagna) e di Shaggy, il suo fedele amico a quattro zampe. Tre vallate da scoprire, tre ambienti diversi e tre escursionisti belli carichi!
L’anello che stiamo per intraprendere toccherà, a quanto mi dice Laura, tre vallate molto selvagge e isolate e per questo (molto) poco frequentate. Ottimo!
Da parte mia non avevo mai esplorato a livello escursionistico la conca di Livigno, ma solo visitato la località come semplice turista. Per questo la mia curiosità è alle stelle.
Il percorso che intravedo sulla cartina non deve essere proprio brevissimo ed inoltre è privo di punti d’appoggio: ecco la vera montagna di una volta, l’esplorazione più genuina!
Abbiamo parcheggiato l’auto poco dopo la rotatoria sulla sponda del Lago di Livigno, dove è presente anche la chiesetta dell’Immacolata di Viera. La strada asfaltata (Via della Val) prosegue verso la Svizzera finendo subito sotto un tunnel, oltre il quale si trova un altro posteggio. Noi però vogliamo procedere a piedi il prima possibile, anche per goderci questo bel tratto lungo la sponda occidentale del lago.
Attraversiamo la statale e incontriamo l’inizio della via con chiare indicazioni verso la Val Viera e il Mot (il Motto), una cima che domina il lago di Livigno. Iniziamo a camminare lungo un bel sentiero che in questa prima parte entra nel bosco e corre in piano e in parallelo al lago.
Nel silenzio mattutino, i primi raggi di sole illuminano questo specchio d’acqua liscio come l’olio, accendendo un’infinita tonalità di colori e sfumature che lasciano di stucco. Numerosissimi epilobi rosa (Epilobium, Dill. ex L., 1753) e altri fiori bianchi di cui ignoro il nome punteggiano le sue rive, trasformando questo luogo in una vera e propria cartolina. In lontananza, sulla sponda opposta, il Pizzo del Ferro è un gigantesco blocco di roccia che si specchia nel lago. Beh, come inizio non c’è male!
Usciti dal bosco, in corrispondenza dell’altro parcheggio sopra menzionato, il sentiero svolta decisamente a sinistra in Val Viera, verso la quale ci dirigiamo dopo aver scattato ancora qualche foto al bel Lago di Livigno.
Abbandoniamo dunque la civiltà questo inizio soft per affrontare ora la parte veramente selvaggia e tosta dell’escursione. Anche Shaggy sembra felice e, davanti a tutti, fa strada.
Il sentiero è ancora pianeggiante e si fa largo tra la bassa vegetazione seguendo sulla destra orografica il letto del Torrente Valle Viera. La valle diventa però man mano più selvaggia e severa e il versante opposto caratterizzato da pareti quasi verticali solcate da frane e ghiaioni impressionanti è lì a dimostrarlo.
Raggiungiamo una prima deviazione per Il Motto che ignoriamo: puntiamo dritti alla testata della Valle Viera.
In questa parte del percorso incontriamo molta gente in quanto poco più avanti vi è una piccola sorgente, Aqua dal Zofri in lingua locale, dove tutti sono diretti. Oltre questo punto più nessuno: mi sembrava strano, infatti, trovare folla in un giro simile, poi con bambini al seguito!
La pista si stringe un pochino e ogni tanto taglia qualche ghiaione su cui facciamo attenzione a non scivolare. Aah, i ghiaioni, eccoli! Cambiando un po’ le carte in tavola, i primi da superare sono facilissimi e si scordano facilmente... saranno quelli innanzi che rimarranno impressi!
Il paesaggio cambia a vista d’occhio e in breve diventa surreale, detritico. Dopo aver superato qualche mugo scendiamo direttamente nel torrente. Siamo già in un punto piuttosto in alto della Valle Viera ma ancora lontanissimi dalla meta. No, non abbiamo improvvisamente deciso di farci un bagno; è che il percorso, che in origine proseguiva a mezza costa sul versante destro orografico di questa valle, è stato completamente cancellato dalle numerose colate di detriti e ghiaie e pertanto non prosegue più in questa direzione.
Lo vediamo molto più avanti sulla sponda opposta, di conseguenza dobbiamo in qualche modo raggiungerlo. Da qui la necessità di abbassarci di qualche metro per farci strada tra le enormi pietre cadute sul letto di questo torrente e superare qualche bel guado. L’avventura entra nel vivo!
In realtà ogni anno questi versanti franano, così che si è costretti ogni volta a variare la traccia di salita.
Degli ometti indicano la via nel letto del torrente ma in ogni caso è impossibile smarrirsi.
Superato questo punto, non brevissimo, risaliamo sul versante opposto della valle affrontando ancora una parte tranquilla di sentiero in mezzo ai mughi che poco oltre scompaiono lasciando campo libero alla ghiaia e sfasciumi. Tagliamo ancora un ghiaione e poi un altro ancora, in un paesaggio che ha già il sapore lunare. Qui è tutto franato e slavato; è impressionante notare quanto materiale terroso si sia staccato da questi versanti.
Siamo completamente soli, tre figure che sembrano camminare su un altro pianeta. Davvero uno scenario unico.
Con Shaggy in testa seguito da Laura e poi io, affrontiamo un ultimo traverso su ghiaione (di 2° livello, già un po’ più delicato di quelli incontrati in precedenza) prima di riportarci in sinistra orografica e toccare di nuovo qualche ciuffo d’erba. Ci troviamo all’inizio della Val Cantone. Qui, dovrebbe esserci anche la Baita del Cantone ma io non vedo proprio nessuna struttura, a parte qualche rudere isolato. Forse una volta c’era qualcosa ma in questo momento sono solo prati. Una sosta, dopo questa prima e lunga parte di salita è doverosa: recuperiamo le forze e sgranocchiamo qualcosa rilassando le gambe.
I colori del Lago di Livigno
Entrando in Val Viera
Nel torrente in Val Viera
In mezzo ai mughi coi Rognon della Val Viera
Curiose formazioni rocciose all'altezza della Baita del Cantone
La bellissima cascata che si incontra salendoUna luce blu tra le ghiaie - Verso la Bocchetta del Cantone
Con gli zaini di nuovo in spalla (Shaggy è fortunato in questo) ripartiamo in salita verso la testata della Val Cantone. Di tratti riposanti non ve ne saranno più; solo pendii ripidi e scivolosi su ghiaietto e rocce.
Dopo qualche metro si salita, però, ci si para davanti uno spettacolo magnifico e inaspettato. Il grigiore di questi versanti è infatti spaccato, o meglio squarciato, dall’azzurro-blu di una grande cascata, la cui sorgente si troverà nascosta in qualche punto sotto queste montagne, vai a sapere.
Che spettacolo e che sorpresa non vederla fino all’ultimo e trovarsela di fronte all’improvviso!
Il salto d’acqua è notevole e, volendo, si può perfino andare a mollo nella pozza sottostante. Nonostante quest’acqua sia gelata, se fossimo in Cina o in Giappone troveremmo sicuramente il posto affollato!
Shaggy però forse un po’ orientale si sente perché vuole subito provare l’ebbrezza di un bel bagno rinfrescante!
Questa piccola conca, ai piedi di pareti rocciose verticali e impressionanti, pere proprio un paradiso, un’oasi naturale ancora pura e non contaminata dall’uomo. E meno male, almeno una volta tanto!
Voltandomi indietro scopro di trovarmi già davvero in alto. La cosa che mi colpisce di più, però, sono già le varie striature di queste rocce che formano la Valle Viera e la Val Cantone, davvero multicolori e lisce. Sotto di esse, immensi ghiaioni si alternano alla poca erba che ancora resiste e il tutto forma una composizione che nemmeno il genio più estroverso potrebbe partorire. Ma dove siamo finiti? E che incredibile luogo è questo?
Ancora con la bocca aperta e increduli seguiamo sempre la lingua marrone del sentiero e ci portiamo sotto la cascata. Aspetta, un momento, noi però non vorremmo fare il bagnetto! Eppure la via prende quella direzione...
L’espressione “portarci sotto”, scopriamo, non è casuale; dobbiamo proprio guadare, infatti, la pozza di questa cascata! Ecco perché Shaggy era partito in quarta, lui sapeva!
Salutiamo la Valle Viera ed entriamo ora definitivamente in Val Cantone. Ghiaia, terra e sfasciumi sono ovunque. Canaloni immensi di terra scendono da questi versanti, in ogni direzione. Guardando verso l’alto e alla nostra meta, la Bocchetta del Cantone, lo scenario cambia radicalmente. Le formazioni rocciose, pur restando molto friabili, assomigliano molto come forma e dimensioni a quelle delle Dolomiti. Almeno, a me fa questa impressione.
Un passo avanti l’altro, siamo sempre in salita che ora si fa dura (anche perché siamo vicini ai 3000 mt.).
A volte aggiriamo salti rocciosi, altre volte ci passiamo sotto. Nel farlo percorriamo un sentiero piuttosto stretto, a volte molto esposto e terroso dove facciamo attenzione a non scivolare. Sorrido pensando a questa meraviglia di percorso ma intanto sono ben concentrato a posare le mani ora sulle rocce, ora sulle funi metalliche, fortunatamente presenti per ampi tratti. Insomma, sono concentrato nella guida appiedata!
A mio avviso, dove è presente la catena si è più sicuri. Ci si tiene e non si scivola. Poi, chi vorrà potrà usare anche il kit da ferrata. Il problema, dato anche il mio precario equilibrio, sono i tratti sui ghiaioni dove per forza di cose non può esserci un cavo a fare sicura. In questi punti, il sentiero è stretto, a volte ci sta un piede e si cammina appoggiando la pianta di questo in pendenza, verso il vuoto. Nella mia scala personale questi sono i ghiaioni al top di gamma come difficoltà.
Laura e Shaggy sono davanti e abituati, davvero bravissimi! Io, dietro, diciamo che col mio stile talvolta scimmiesco a quattro zampe procedo e li raggiungo...
Ci voltiamo spesso indietro increduli del posto in cui ci troviamo. Qui non ci sono strade che salgono cosi come non ci sono rifugi o bivacchi. I monti e le rocce di queste zone sono molto particolari e diverse da tanti altri posti. Si notano chiaramente le numerose stratificazioni ad indicare le varie fasi di sedimentazione e gli immensi ghiaioni che scendono fino a valle. Sono perlopiù rocce marce e molto franose ma non per questo meno belle ed attraenti. Il paesaggio che modellano è veramente suggestivo. I sentieri che attraversano queste zone meritano di essere percorsi per assaporare la vera montagna, in molti tratti un po’ diversa dal solito, nonché per allontanarsi dal caos e dalla folla di Livigno (presa veramente d’assalto d’estate come d’inverno).
Quando eravamo più in basso era inimmaginabile pensare che il sentiero avesse questo sviluppo così arzigogolato e favoloso. E quanta strada abbiamo fatto già! Passiamo sotto ad un’altra piccola cascata in un ambiente magnifico e dopo essere saliti ancora un po’ raggiungiamo la Bocchetta del Cantone. Siamo arrivati!
Qui, lunga sosta, nella quale ne approfitto per cambiare la maglia ormai da strizzare (uhm, forse non tanto per il caldo e la fatica!).
Verso la Bocchetta del Cantone
I Rognon
Parte del sentiero percorso
La parte alta della via, poco prima della Bocchetta del Cantone
Un bel passaggio rinfrescante
La Val Cantone e la Val Viera, dalla Bocchetta del Cantone
Panorama magnifico sul Bernina. A dx, la Punta TropioneIl lungo rientro a Livigno- Lo stile scimmia va per la maggiore
A questa forcella, siamo chiusi tra due monti: alla nostra destra il Monte Saliente e alla sinistra la Corna dei Cavalli, con un bellissimo panorama di fronte ai nostri occhi. Non possiamo non rimanere incantati dal Bernina coi suoi ghiacciai che sotto questo vivo sole luccicano più che mai. Più a sinistra, in lontananza, il Disgrazia e la Cima Piazzi fanno da sfondo a tutta la conca di Livigno con la Vetta della Blesaccia, il Mottolino e il Monte della Neve.
Nel pomeriggio iniziamo la discesa verso Livigno per la Valle del Saliente: chiuderemo così questo fantastico anello. Dopo pochi passi siamo sorpresi dal volo di un gipeto che volteggia libero sopra le nostre teste. Anche se è difficile proviamo a scattare una foto a questo Re della montagna e dell’aria.
Mentre scendiamo sotto di noi (senza ali) vediamo quasi tutto il tortuosissimo tracciato da percorrere intagliato nei versanti della vallata che anche qui alterna prati e ghiaie. Ma quanta strada dovremo ancora fare!
Diversamente dalla parte bassa che incontreremo tra un (bel) po’, il primo tratto in quota non sarà particolarmente difficile o scivoloso e non presenterà alcun tratto esposto. Sono quei ghiaioni a valle che mi preoccupano un pochino!
Passiamo di fianco una caratteristica guglia rocciosa come se ne trovano a centinaia sulle Grigne (Dolomiti, Grigne... ma quanta varietà esiste qui?) e scendiamo a zig-zag per un pendio erboso quasi verticale, che dall’alto fa quasi impressione. Laggiù, in basso, il Torrente della Valle del Saliente e l’incrocio di un altro sentiero che si perde verso ovest verso il Passo Tropione. Nel mezzo, come indicato sulla mia cartina (ma dove? Nell’acqua?) dovrebbe esserci il Baitel dala Sciascia ma anche questa struttura non sembra pervenuta. O è il sole che mi ha accecato o proprio non esiste.
Ci abbassiamo in fretta, lasciamo sulla sinistra la seconda deviazione per Il Motto e raggiungiamo il suddetto incrocio, guadando i torrenti Rin da la Pontiglia e Saliente. Dall’erba alle ghiaie, da queste alle rocce e poi di nuovo sull’erba e nell’acqua. In un itinerario simile non ci si annoia mai!
Lasciamo sulla destra la deviazione che conduce alla Bocchetta del Tropione e affrontiamo il tratto più delicato e stretto della Valle del Saliente, su terra e ghiaietto friabile in esposizione e in pendenza senza protezioni. Nulla di difficile o impossibile ma occorre massima attenzione e piede fermo per non scivolare su una parte di sentiero davvero angusto. Laura è sicurissima, io decisamente meno: mentre procedo penso che quest’ultimo ghiaione sia ancora da classificare in quanto a difficoltà e qualcuno dovrà pur farlo (!)
In foto si vede chiaramente il sentiero tagliare quasi a metà una frana della montagna. Anche questa valle è molto selvaggia e caratterizzata da versanti scoscesi e franosi, soprattutto in questa parte bassa. Superato il punto più delicato (io sempre col mio stile a scimmia), il sentiero rientra nel bosco per un lungo tratto e la pendenza diminuisce fino a giungere alle prime baite di Livigno in località Camposc tìn.
Le fatiche sono quasi finite e purtroppo la giornata anche.
Da qui su comoda strada scendiamo in località Calcheira e in breve raggiungiamo le sponde del lago dove abbiamo parcheggiato l’auto. Un ultimo raggio di sole illumina queste acque regalandoci l’ennesimo momento magico di questa favolosa e adrenalinica giornata.
Un grazie di cuore va a Laura per aver scelto uno dei luoghi più incredibili e forse sconosciuti che si possano esplorare intorno a Livigno!
L'inizio della discesa in Valle del Saliente
Un curioso pinnacolo roccioso
La Valle del Saliente
Il sentiero delicato in bassa Valle del Saliente
La parte percorsa in Valle del Saliente
Gli ultimi metri verso LivignoTesti e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Laura Besseghini (Accompagnatore di Media Montagna) e Shaggy.
Il panorama mostruoso verso i monti della Lombardia. A sx, la Cima Piazzi
Al Lago di Livigno, di pomeriggio