Il tragitto dell'escursioneSCHEDA TECNICA
Località e quota di partenza: Parcheggio Blavy di Roisan (1471 mt.)
Località e quota di arrivo: Becca di Viou (2856 mt.), Bivacco Penne Nere (2730 mt.)
Punto più elevato: Becca di Viou (2856 mt.)
Dislivello positivo: 1385 mt.
Lunghezza del percorso: 12 km
Coordinate punto di partenza: 45°46’35”N 7°20’26”E
Posizione: a nord est di Aosta, domina la città e offre un magnifico punto panoramico sulla Valle Centrale.
Difficoltà: E/EE
Presenza di tratti esposti: sì.
Tempo di percorrenza totale: 5h
Tipo di escursione: andata e ritorno.
Tipo di terreno incontrato: asfalto-sterrato-terra-sassi-aghi di pino-erba-sfasciumi-roccette-rocce.
Possibilità di ristoro: nessuna.
Segnavia: frecce gialle, bolli gialli con n° del sentiero.
N° del sentiero: 25-25B, 105, 25, 25-25B, 25
Acqua lungo il percorso: fontanella lungo la mulattiera di Blavy (tratto 25-25B).
Stato del percorso: sentiero ottimamente indicato, curato e segnalato.
Periodo: da giugno a ottobre, in assenza di neve.
Panorama: a 360°, praticamente verso tutte le valli e le cime della Val d’Aosta.
Attrezzatura particolare richiesta: nessuna.
Discesa: dopo la piccola deviazione verso il Bivacco Penne Nere, per la via di salita.
Tappe del percorso: Parcheggio Blavy di Roisan - Alpe di Viou - Tsa di Viou - Colle de Viou - Becca di Viou - Bivacco Penne Nere- Colle de Viou - Tsa di Viou - Alpe di Viou - Parcheggio Blavy di Roisan
L'ITINERARIO IN BREVE
Da Aosta si raggiunge la frazione di Blavy di Roisan (1471 mt.), dove si parcheggia a fianco la chiesa. Attenzione a non impostare sul navigatore dell’auto un generico Blavy. In tal caso si raggiungerà sì Blavy ma di Nus! (Impostare quindi direttamente Roisan). A piedi si supera il tornante della strada per poi svoltare verso destra in presenza della deviazione e delle indicazioni che si incontrano. Si prende a salire prima lungo una strada agricola e poi in un bel bosco di larici. Il sentiero, senza deviazioni, continua dritto macinando dislivello, fino ad uscire dall’ombra delle piante in corrispondenza dell’Alpe di Viou (2078 mt., 1h 50’), dove sono presenti ulteriori indicazioni. Seguendo la via principale si arriva dopo poco a Tsa di Viou (2202 mt., 2h 15’), un altro bell’alpeggio anch’esso dotato di segnaletica. Si trascura la via sulla destra per il Mont Mary per proseguire a sinistra (nord, nord-est), verso il Colle de Viou (2698 mt., 3h 15’), che si raggiunge dapprima attraversando una conca erbosa e sassosa fino ai piedi del versante sud della Becca di Viou, e poi risalendo questo pendio a zig-zag verso est. Dal colle inizia la parte più ripida ed esposta, soprattutto nei metri finali, nei quali, con l’aiuto delle mani, si rimontano le ultime rocce fino alla croce di vetta (Becca di Viou, 2856 mt., 3h 45’). Dalla cima si ridiscende il tratto più ripido per la stessa via di salita. Quando il pendio si ammorbidisce e l’erba torna a ricoprire il suolo, si punta in direzione del Bivacco Penne Nere (2730 mt., 4h), ben visibile, tagliando i prati senza percorso obbligato. Dal bivacco, pochi metri riportano al Colle de Viou (4h 05’): da qui, il ritorno avviene seguendo il medesimo percorso di andata fino a Blavy di Roisan (6h 30’).
IN COMPAGNIA DI UNA DELLE MERAVIGLIOSE DAME DI AOSTA - (DEL 23/08/2018)
Scusi, è il Blavy giusto questo? - Alpeggi, mucche e tanto sole
Tra una miriade di vette famose e gettonate, la Becca di Viou passa un po’ in secondo piano e, a mio avviso, è ingiustamente trascurata. Se non vi spaventa il percorso, soprattutto il dislivello, provate a salirvi e mi direte a quale meraviglia si assista da quell’altezza. Per raggiungerla non occorre incunearsi in una delle stupende valle laterali della Valle d’Aosta e forse è proprio questo il motivo della sua poca visibilità. Semplicemente, in molti casi, tanti preferiscono svoltare in una delle suddette che fermarsi lungo questi assolati versanti in sinistra orografica, poco sopra Aosta.
Il fatto che lungo il percorso si incontri poca gente è sicuramente un vantaggio, in quanto la montagna appare nella sua essenza. Poche cose, qualche prato o pascolo e nulla più. Nessun impianto, nessuna pista o comprensorio, nessun lago artificiale: nulla di nulla.
La mia esperienza su questi versanti è stata magnifica, in una giornata dalle condizioni meteo perfette. La partenza, invece, decisamente meno...
In una tranquilla mattinata di fine agosto mi muovo per tempo con l’intento di salire, o meglio tentare di salire, questa singolare montagna. Ho letto la sera prima, la partenza avvenire dalla piccola frazione di Blavy, poche case disposte poco a monte di Aosta.
“Benissimo!”, dico, “Caricato tutto in auto, partiamo: mettiamo sul navigatore Blavy”.
Inizio a scendere da Aymavilles, dove ho il soggiorno, diretto sulla sponda opposta solo un pochino più a est. Scendo qualche tornante, oltrepasso Aosta e inizio a risalire in cerca di Blavy. Ad un certo punto la strada si stringe troppo, diventa sconnessa e... finisce nel nulla. Fermo il carro disorientato. Mappa alla mano, questa non è Blavy, o forse no? Eppure sono già in alto!
Scendo e busso all’unica casa presente in questo luogo: un casolare circondato da prati e qualche albero. Si affaccia un signore anziano con un forcone, il quale fortunatamente non è destinato a me ma al fieno lì vicino. Chiedo lumi ma l’uomo sembra non capire. Dico di essere in cerca di Blavy e lui risponde affermativamente.
“Sei a Blavy”, mi dice.
“Impossibile”, rispondo, “qui non vedo sentieri per la Becca di Viou”.
“Becca di Viou?”, ribatte lui, “aaah, la Viou!”
“Sì, sì, la Viou... vorrei salirla!”.
“No, no, allora non è il Blavy giusto” risponde.
“Eeh, pareva anche a me”, dico, “è tutto così strano il paesaggio! Bellissimo, ma non è il mio!”.
“No, deve andare a Blavy di Roisan; è l’altro Blavy”, aggiunge.
Un altro Blavy? E quanti ce ne sono? Il mistero si scioglie e la notizia mi rallegra... ma mica tanto!
Infatti, una volta impostato sull’auto “Roisan” (e non Blavy, il mio navigatore è più testardo di un mulo, la parola non gli piace proprio!), raggiungo finalmente il posto giusto ma... è tremendamente tardi ora!
“Mannaggia, un’ascensione così lunga e mi tocca partire a più di metà mattinata! Speriamo riesca comunque”.
A Blavy trovo posto nel piccolo parcheggio a fianco la chiesetta qui presente e, di buona lena, mi metto in marcia. Accidenti, non devo fare l’errore di “tirare” adesso, la pagherei sia in termini di fiato e muscoli che in spirito, ossia l’essenza della montagna e il relax nel camminare, cosa che mi ha sempre caratterizzato. Non voglio e non devo correre ma salire adagio osservando le meraviglie che mi circondano, come ho sempre fatto e come piace a me.
E, devo dire, che già sceso dall’auto, di meraviglie ce n’è davvero a bizzeffe!
Sono completamente circondato dai valori più naturali della montagna e da tutto quanto mi possa spettare da una gita programmata in questi ambienti. Ci sono alpeggi, mucche al pascolo, piccole baite e le pochissime case di Blavy. Di fronte a me si apre già una visuale meravigliosa sulla Becca di Viou (alquanto lontana!) e, alle mie spalle, la Valle Centrale con Aosta in primo piano e, in lontananza, il gruppo del Gran Paradiso. Ditemi se qui non è già il paradiso!
Siccome però quest’ultimo è vasto, voglio proprio andare a scoprirne altre porzioni.
Così, adagio adagio, mi avvio lungo il tratturo che dal piccolo paesotto risale verso i pascoli e che più avanti si trasforma in un bel sentiero a mezza costa, il quale più avanti entra in un grande bosco di larici. La mia meta finale è lassù e mi guarda, rocciosa, nuda, imponente: sembra proprio invitarmi a farle compagnia quest’oggi.
La via rimonta un bel pendio in una valletta nella quale, più in basso, scorre il Torrente de Parleaz. All’ombra del bosco e da solo (qui per ora nessuno è in vista), in questa tranquillità, mi lascio cullare da questi tornanti e da questa rigogliosa vegetazione, ogni tanto ammirando qualche scorcio interessante di panorama. Ecco la mia montagna, quelle che sono solito frequentare fin da piccolo. Sono i miei percorsi, le mie salite, la mia natura.
Più in alto il bosco si dirada, i raggi del sole filtrano con maggior frequenza e il pendio si ricopre della famosa “visega”, ossia la famosa “erba che punge”, chiamata comunemente “festuca” e di cui ne esistono numerose specie.
Mamma mia, sono già bello alto!
Laggiù, la vista su Aosta è mostruosa; perfino il Rutor e il Gran Paradiso sono inconfondibili. Immediatamente sotto le mie suole, ecco le poche case di Blavy: Quanta strada ho già fatto?
Dopo una lunga curva destrorsa e un altrettanto lungo traverso, eccomi all’Alpe di Viou, dove persistono i ruderi di due baite diroccate con, al centro, la famosa palina segnaletica dal colore giallo che caratterizza questa regione.
Dopo essermi soffermato per un po’ in questo luogo di silenzio incredibile e con una vista così mozzafiato, riprendo la marcia. Tralascio la via dritta che poi torna verso valle, per svoltare a sinistra e iniziare a rimontare gli alpeggi che mi porteranno alle baite superiori.
Il bosco tutto intorno a me, i prati assolati sotto i miei piedi e questa lingua di terra che è il sentiero vi serpeggia sopra. Manca solo il bestiame che quassù, presumibilmente, non viene più condotto. In cielo compare qualche prima nuvola, per ora innocua. Dopo pochissimi minuti giungo a Tsa di Viou (Tza de Viou), un altro ex alpeggio che pare la fotocopia del precedente. Qui, i cartelli si stampano quasi in faccia all’escursionista che non può non notarli.
La Becca di Viou vista da Blavy di Roisan
Lasciando Blavy di Roisan. Alle sue spalle, Aosta e la Valle Centrale
All'inizio del sentiero. In lontananza, la Becca di Viou
Panorama su Aosta e la Valle Centrale
All'Alpe di Viou
Indicazioni a Tsa di Viou
Il panorama da Tza di ViouL’ultima erba prima delle rocce e di una crestina aerea - In piacevole compagnia
Trascorro altri minuti a Tsa di Viou (o Tza de Viou), luogo se possibile ancora più spaziale del precedente. Salgo bene direi, mamma mia che vista! E che giornata!
Anche qui, ignoro la traccia sulla destra che mi condurrebbe al Mont Mary per virare in senso opposto, verso il Colle de Viou, prossima mia tappa. Rimonto ancora dislivello, taglio qualche bel pendio erboso e oltrepasso una croce di legno.
Nemmeno pochi passi e raggiungo una coppia che è ferma col capo all’insù, preoccupata di non vedere la via di salita e la direzione da prendere. Ora, a mio avviso, senza estrarre la super mappa, questa è ben evidente leggendo la conca pietrosa che ci si para davanti. E anche il taglio a mezza costa di salita risulta ovvio. O forse vedo qualcosa che a loro sfugge? Beh, mi baso sulla mia esperienza di “leggere” un po’ i monti e di capire a volte dove possa passare un sentiero senza vederlo direttamente, ovvero generalmente sempre seguendo la linea del monte più agevole, dove questo appare meno aspro e duro da scavalcare. Per sicurezza mostro loro la mappa (fermi tutti, ma non ne hanno una?) che conferma la mia previsione.
Così tranquillizzati ripartono, pochi metri dietro me. L’ambiente si è fatto più spoglio, quasi lunare. Di alberi qui nemmeno l’ombra, solo qualche ciuffo d’erba e per il resto rocce e massi.
Inizia ora la parte un po’ più faticosa, dove la pendenza aumenta. Il sentiero si porta sulla sinistra per poi tagliare a destra e puntare al colletto sovrastante. Non incontro difficoltà in questo tratto che, anzi, è un piacere percorrere con questo clima e questo panorama, onnipresente. La coppia mi segue, ogni tanto buttando un’occhiata in alto, forse per vedere se ci sono ancora.
Al Colle de Viou (Colle di Viou) incontro uno dei miei migliori amici della montagna. Lui, l’ometto, il faro illuminante che segna la via al viandante affaticato! Su di esso, una miriade di cartelli gialli indicano varie località: l’unica via che porta in vetta è però solo la n° 25. Da qui manca circa mezz’oretta.
Stare su questo terrazzino erboso che è il colle è pura gioia per il cuore, è pura emozione. Il Mont Mary, alla mia destra, sembra una squama, una scaglia grigiastra e rocciosa appartenente ad un altro pianeta. Non è altissima questa montagna, eppure, vista da qui, risalirla su quelle rocce sfasciumate e in leggera arrampicata, non deve essere proprio elementare...
Alla mia sinistra, eccola, la cresta finale verso la Becca. Il pendio che scorgo è erboso e sale dolce. Ma, come constaterò, sarà così solo all’inizio. A pochi passi da me, esattamente di fronte, ecco la struttura in legno del Bivacco Penne Nere, che però raggiungerò più tardi. Ora, proviamo la salita!
Passo dopo passo la fatica aumenta e, sorprendentemente, a quasi 3000 metri, l’erba resiste incuneata tra queste rocce! Il sentiero si mantiene tale fin quasi alla croce di vetta ma gli ultimi metri li devo affrontare su grosse rocce, appoggiando le mani.
La cresta si stringe e si fa aerea. La foto che inserisco ben rende l’idea. Con un po’ di tensione, ma senza pericoli oggettivi se non il senso del vuoto, raggiungo finalmente la croce di vetta, alla quale mi ancoro prima di scattare qualche foto; non si sa mai!
Dopo un quarto d’ora compare lungo la cresta anche la coppia: lui davanti, lei dietro più timorosa. Passo dopo passo mi raggiungono e sorridono. Tutti ci congratuliamo e ci stringiamo le mani. Wow, che favola incredibile essere qui!
In salita verso il Colle di Viou
Il Mont Mary visto dal Colle di Viou
L'inizio della salita alla Becca di Viou
La cresta finale della Becca di Viou
Il Bivacco Penne Nere e il Mont Mary visti dalla Becca di Viou
Il panorama sulla Valle Centrale dalla cima
Il Gran Paradiso visto dalla vettaC’erano monti, ghiacciai, vallate, un bivacco e... la sua toilette!
Sulla punta della Becca di Viou servirebbe una piccola pedana girevole sulla quale salire e scrutare l’orizzonte, fin dove possibile. Il panorama più ampio abbraccia tutta la destra orografica della Valle d’Aosta dove svettano il Rutor, il Gran Paradiso, la Grivola e il Monte Bianco, solo per citare i monti più conosciuti. In linea d’aria di fronte a me e riconoscibili sono le sagome dell’Emilius e della Becca di Nona, cime che superano i 3000 mt. di quota.
In direzione opposta sono tutti i monti della Valpelline (Mont Gelè, Punta Kurz, Mont Collon, Dent d’Herens ecc.) e di Ollomont (Mont Velan, Mont Avril, Grand Combin ecc.): un oceano di rocce, cime e vallate che si estende a perdita d’occhio. Continuando verso ovest, ecco la Valle del Gran San Bernardo, contrapposta ad est da quella di Saint-Barthelemy; poi, ancora, il Monte Rosa, il Cervino... c’è tutta la regione!
Insomma, qui non basterebbe una vita per mappare a vista tutto questo territorio!
Quando le nubi giungono ad avvolgere queste montagne, ormai quasi a metà pomeriggio, inizio la discesa, preceduto dalla coppia. Il percorso va effettuato prestando ancora più attenzione rispetto all’andata, soprattutto nei primi metri su roccia. Arrivato a toccare nuovamente la soffice erba, taglio direttamente a sinistra per raggiungere il Bivacco Penne Nere, mentre i miei compagni (che saluto) si portano direttamente a valle.
Tra la Becca di Viou e il Mont Mary, adagiato su questo colle, il Bivacco Penne Nere è davvero un gioiello, un piccolo rifugio sicuro in caso di necessità ma non solo. La costruzione, inaugurata il 16 luglio 2005 dai gruppi ANA (Associazione Nazionale Alpini) di Valpelline, Roisan e Saint-Christophe, completamente in legno, poggia su un basamento di pietra ed è dotato di panche, tavoli e posti letto per dormire (fino a 14), tutti dotati di coperte e materassi. Completa il quadro un piccolo cucinino con fornelli a gas, qualche pentola, posate e, in generale, quello che di solito si può trovare in bivacchi del genere d’alta quota.
Quello che manca è l’acqua, elemento cui tener conto in caso si decidesse di fermarsi per una notte (vivamente consigliato) e respirare questi silenzi. Il primo specchio d’acqua si trova a circa 300 mt. più in basso, nell’opposto vallone d’Arpisson; il lago, visto da qui, è un gioiello!
Beh, ad essere sinceri, anche per la toilette si deve sgambare qualche metro, cosa assolutamente logica e normale per strutture collocate in posti simili. Seguendo la corda bianca che dal bivacco prosegue sulla sottostante pietraia si arriva al piccolo cartello “Toilette”; svoltata una curva e oltrepassata una stanga di ferro che segna probabilmente il turno d’attesa (!!), ecco il bagno... all’aperto! Una piccola nicchia tra i sassi, due assi di legno sulle quali salire e via!
La sera scende, le nubi si gonfiano e avanzano. Mi attarderei ore e ore in luoghi simili dai quali, anzi, non verrei via più. Ma tutte le cose belle, purtroppo, terminano, e troppo presto anche!
Così, un passo alla volta e a malincuore, mi avvio lungo il percorso fatto all’andata ripassando prima dal Colle di Viou e poi per gli alpeggi sottostanti dai quali ammiro per un’ultima volta questi scenari monumentali.
Raggiungo l’auto a Blavy quasi a sera col magone. Guardo in alto, lassù: la Becca mi saluta e mi ringrazia e così faccio io. Il nostro è un arrivederci!
E ora, vediamo se questo cocciuto di navigatore mi riporta ad Aymavilles!
La discesa dalla cima con vista sul Mont Mary
Al Bivacco Penne Nere
Il Bivacco Penne Nere visto dal Colle di Viou
In discesa verso Blavy di Roisan
Ritorno all'Alpe di ViouTesti e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria
Vista mostruosa sul Grand Combin dalla Becca di ViouCome dite? Ah, non posso concludere così senza aver dato lumi circa il titolo di questa escursione? Non vi sfugge nulla, eh!
Ok, la frase “una delle meravigliose dame di Aosta” si riferisce ovviamente al fatto che... sono due, una più bella dell’altra. Per scoprire il suo nome, però, cercate un’altra bella principessa di roccia tra le cime della Valle d’Aosta, oppure rileggete bene il testo in quanto è menzionata!