Il tragitto dell'escursioneSCHEDA TECNICA
Località e quota di partenza: Piazza Santa Caterina, Varazze (10 mt.)
Località e quota di arrivo: Cogoleto (10 mt.)
Punto più elevato: Monte Gorsso (420 mt.)
Dislivello positivo: 600 mt.
Lunghezza del percorso: 13,9 km.
Coordinate punto di partenza: 44°21’37”N 8°35’08”E
Posizione: il percorso si sviluppa sui rilievi tra i paesi di Varazze e Cogoleto, a picco sul mare e, al ritorno, sul Lungomare Europa che unisce le due suddette località.
Difficoltà: E/T
Presenza di tratti esposti: no.
Tempo di percorrenza totale: 4h 30’
Tipo di escursione: anello.
Tipo di terreno incontrato: asfalto-cemento-terra-piccole rocce-pietre-erba.
Possibilità di ristoro: a Varazze e a Cogoleto.
Segnavia: nessuno.
N° del sentiero: nessuno.
Acqua lungo il percorso: fontanella presso il Santuario di Ns. Signora della Guardia (Monte Grosso).
Stato del percorso: sentieri sempre larghi e, nonostante qualche pietraia, facilmente percorribili. Tuttavia la mancanza di indicazioni potrebbe porre problemi di orientamento in assenza di cartine o gps, sebbene la direzione da seguire sia visivamente sempre chiara.
Periodo: tutto l’anno, in assenza di neve.
Panorama: sempre meraviglioso lungo la costa di ponente, in entrambe le direzioni, e verso l’immediato entroterra.
Attrezzatura particolare richiesta: nessuna.
Discesa: percorso ad anello; si scende alle prime abitazioni di Cogoleto per poi fare rientro a Varazze percorrendo il Lungomare Europa.
Tappe del percorso: Piazza Santa Caterina (Varazze) - Via Nino Bixio - Via Gaggino - Via Cavour - Via Don Giovanni Minzoni - Sentiero delle Capre - Pian della Nola - Bric Noia - Monte Grosso - Bric Piano delle Donne - Passo Frese - Via Genova (Invrea) - Cogoleto (fiume Arrestra) - Lungomare Europa - Galleria Maddalena - Galleria San Giacomo - Galleria Forno - Galleria Invrea - Galleria Pescatori - Galleria Valsassina - Galleria Madonnetta - Piazza Santa Caterina (Varazze)
L'ITINERARIO IN BREVE
Da Piazza Santa Caterina a Varazze (10 mt.) si imbocca verso nord Via Nino Bixio che aggira la chiesa di San Domenico e prosegue dritta. Si trascura sulla sinistra Via Giuseppe Garibaldi per svolrare più avanti, sempre a sinistra, in Via Gaggino che si percorre interamente, fino a sbucare in Via Cavour. Qui, si svolta a destra (nord) fino al primo incrocio, dove sulla destra si entra in Via Don Minzoni. Si prosegue innanzi fino ad attraversare il ponte sull’Autostrada dei Fiori. Subito dopo, sulla sinistra si stacca un viottolo cementato che in breve si trasforma in sentiero sterrato che sale per la macchia mediterranea: il Sentiero delle Capre. Ci si alza fino a percorrere una dorsale, ignorando le deviazioni sulla destra e sulla sinistra, che porterebbero ad alcune case. Quasi al termine della salita il sentiero costeggia una recinzione fino ad un bivio nel quale si trovano anche alcuni tralicci. Si prosegue sulla destra per attraversare, dopo pochi metri, il Pian della Nola, e quindi giungere sul Bric Noia (378 mt., 1h 15’). Dalla sua sommità si prosegue in discesa per un breve tratto verso nord (è l’unica via possibile) per uscire poi in una grande strada sterrata. Qui si svolta a destra in direzione del Monte Grosso col Santuario di Ns. Signora della Guardia (già visibile). Per toccare il punto panoramico sul Monte Grosso (420 mt., 1h 35’), si può percorrere interamente la suddetta larga strada, oppure tagliare per una delle tracce di mountain-bike (più ripide) che si incontrano dopo una grande curva sulla destra. Dalla cima si continua verso nord ancora per un tratto sulla strada, si passa accanto ad una piccola cappella e, immediatamente dopo questa, si punta il timone a destra. Inizia ora una lunga traversata in “quota” (est) tra la macchia mediterranea. Senza più deviazioni si giunge al Bric Piano delle Donne, la cui cima è poco più sopra rispetto al sentiero ma in genere preclusa a causa delle recinzioni qui presenti. La via aggira tale montagnola e scende al Passo Frese (2h), crocevia di ben quattro vie differenti (alcune solo per downhill con la bici). Il sentiero da imboccare (chiamato “Frecce Bianche”) prosegue dritto, per poi fare subito una grande curva verso destra e aggirare tutto il Pian delle Frese. Al termine, la via scende bruscamente verso la frazione di Invrea, passa accanto ad un centro ippico e, dopo una svolta a destra, entra alle prime case del paese, in Via Genova (2h 20’). Si svolta a sinistra iniziando a scendere verso il mare, lungo l’asfalto. Dopo una curva destrorsa e prima di trovarsi in Via Agave, si gira a sinistra proseguendo il cammino su Via Genova che, più in basso, confluisce nell’Aurelia 8svolta poi a sinistra, verso Cogoleto). Purtroppo da qui in poi non vi sono sentieri che scendono sul sottostante e visibile Lungomare Europa, almeno fino alle prime case di Cogoleto. Tocca dunque percorrere (ben ai margini) tale strada, superando, in ordine, la Punta Invrea, il Rio Arenon e la Curva del Salto. Oltre questa si oltrepassa un grande parcheggio: qui, la via di discesa al mare non porta sulla via di ritorno ma la scavalca direttamente, quindi è inutile scendere. Il Lungomare Europa, infatti, in questo punto affronta una lunga galleria, che si oltrepasserebbe scendendo dal citato parcheggio. Si procede dunque ancora lungo l’Aurelia ignorando anche la stradella che scende subito dopo il parcheggio. Si giungerebbe, infatti, alla Baia dei Tre Archi, presso un lido privato senza sbocchi. Ancora avanti, in direzione di Cogoleto, ci si ferma poco prima del ponte che attraversa il Torrente Arrestra (3h). Qui, finalmente, sulla destra un sentierino si abbassa dallo stradone per ricongiungersi col lungomare. La passeggiata procede in senso inverso, verso Varazze, stando sempre sul Lungomare Europa, il quale supera in sequenza vecchie gallerie (per le quali non è richiesta la frontale, essendo illuminate) dell’ex ferrovia, fino all’arrivo in Piazza Santa Caterina (4h 30’).
IO PRENDO UN SENTIERO MARE-MONTI, GRAZIE! - (DEL 05/05/2021)
Una salita sorprendente, tutt’altro che noiosa!
Cosa ci fa un amante della montagna e a Varazze? Ma è ovvio, non va in spiaggia! Si potrebbe obiettare che le montagne vere sono altrove. Sì e no, risponderei io. Certo, le alture che sovrastano questa allegra località di villeggiatura raggiungono quote davvero modeste; le Alpi Liguri hanno infatti già lasciato il posto all’Appennino Ligure che per di più si sviluppa più all’interno. Non ci sono laghi, cascate o ghiacciai. Anche la neve è assente ma questo rappresenta per queste zone un punto di forza per gli escursionisti in quanto questi monti risultano accessibili nei periodi dove in altre località è ancora rischioso salire causa valanghe.
“D’accordo”, direte, “ma allora cosa c’è di tanto interessante nel fare su e giù per qualche rilievo? Solo un po’ di allenamento?” Uhm, vedo che non ho ancora convinto nessuno... proverò quindi a descrivervi cosa vi aspetta in un percorso di questo tipo.
Preparate tutti gli ingredienti per un’escursione di mezza giornata, allestite un grande pentolone e preparatevi a creare una ricetta gustosissima da assaporare e vivere lentamente; quella io chiamo avventura esplorativa, ricca di natura, libertà e brio!
Per vedere anche voi cosa vi possa regalare una “banale” escursione di questo tipo al mare, aggiungete i seguenti ingredienti in ordine sparso: una signora anziana in pantofole sul ponte di un’autostrada e nel nulla, un pizzico di Sentiero delle Capre, una facile salita in cresta circondati dalla macchia mediterranea, un panorama mare-monti di prim’ordine, una nave da crociera a pochi metri dalla riva, un santuario-rifugio con tanto di libro di vetta, alcuni asini, un’interminabile statale, una pelle di serpente, un lungomare pieno di gallerie dove una volta passava un treno, un bella scuderia, il centro di un campo da calcio e... una turista giapponese con un impermeabile lungo rosa shocking (con sole pieno!) persa nella macchia!
Ottimo, vedo che l’interesse inizia a salire. Ora mescoliamo tutti questi ingredienti e portiamoci lungo un cammino che, dal niente, mi sono inventato a Varazze in un tranquillo pomeriggio di inizio maggio, compiendo un bellissimo (e lunghissimo) giro ad anello. Questo, da Varazze mi porta a raggiungere il santuario di Nostra Signora della Guardia, il Monte Grosso, il Bric Piano delle Donne e infine Cogoleto, per poi tornare al punto di partenza seguendo il Lungomare Europa. Evviva la varietà!
Fisso la mia partenza sul lungomare di Varazze nei pressi della chiesa di Santa Caterina. È primo pomeriggio e c’è un po’ di vento ma le nubi che fino ad ora hanno imperversato si diradano, aprendosi ad un sole brillante. Il mare è molto mosso e, alle mie spalle, lo sento ruggire.
Lascio l’andirivieni di persone a passeggio, imboccando la scalinata che dalla chiesa di Santa Caterina sale all’incrocio tra via XXIV Aprile e via Nino Bixio. Proseguo su quest’ultima continuando per Via Gaggino, fino all’incrocio. Qui, svolto a destra in Via Cavour e poi ancora a destra in Via Don Giovanni Minzoni.
La salita su asfalto è ripida e rompe già il fiato. Dopo due tornanti arrivo nei pressi del cavalcavia dell’autostrada ligure mentre una signora piuttosto anziana in pantofole e golf leggero (!) si ferma, si volta e mi guarda come se avesse visto un alieno o quantomeno un essere strano vestito con abbigliamento tecnico da montagna e zaino sulle spalle. Per mio conto penso quantomeno di non essere io l’alieno, vista la zona alquanto isolata, il ponte di un’autostrada e un abbigliamento alquanto bizzarro se non casalingo della tizia! Inoltre, pare non sappia bene dove andare... mah!
Superato il cavalcavia, vedo sulla sinistra una rampa mezza asfaltata chiusa da una catena. Da una rapida occhiata alle mie mappe capisco che è il percorso che mi ero prefissato di seguire. Una parentesi la apro ora. In queste zone, incontrare un cartello o un bollo su rocce e alberi è più raro che avvistare la classica mosca bianca. Questo punto non fa eccezione, e così sarà per tutta l’escursione. Va da sé che avere una mappa (e saperla leggere) è d’obbligo: girovagare “a caso” per questi monti non è proprio consigliabile...
Non so spiegarmi il perché una catena ad altezza ginocchio sbarri una specie di poderale strettissima, sconnessa e con asfalto a pezzi. Come non so spiegarmi nemmeno il perché, fatti solo pochi passi, sia sempre sotto lo sguardo fisso di un’anziana in pantofole!
In ogni caso scavalco e cammino in mezzo agli arbusti superando due tornanti e arrivando ad un primo bivio. A sinistra una mulattiera d’erba porta in una specie di deposito attrezzi mentre davanti a me inizia il sentiero vero e proprio fatto di terra e pietre che risale un crinale. Questo tratto è chiamato “Via delle Capre” o “Sentiero delle Capre” e sul momento penso che se passano loro posso provare a passare anch’io.
Non sarà l’alta montagna ma a me questi primi metri circondati da pini marittimi (alcuni nani), fiori, ginestre e quant’altro piacciono tantissimo! Per non parlare della varietà di colori e profumi nell’aria, meraviglioso!
Non ho passato da molto il ponte sull’autostrada ma già il rumore delle auto e dei camion non li sento più, complice anche questa natura che fa passare in secondo piano ogni cosa. Anche la signora sembra sparita, non so però le sue pantofole...
Girando la testa verso sinistra ho già un magnifico scorcio di Varazze e del suo porto e, in lontananza, del promontorio di Capo Noli dove nei pressi, anziché nel porto di Genova, è inspiegabilmente ancorata un’immensa nave da crociera. Probabilmente è in corso una gara di pesca tra tutti i passeggeri a bordo e i pescatori di Noli! Continuo la mia salita su questo bel sentiero, ben tracciato e caratteristico, anche se non segnalato né bollato. Intanto alla mia destra, un po’ più in alto dalla quota modesta in cui mi trovo, compare anche la mia prima meta, il santuario di Nostra Signora della Guardia, ubicato nei pressi del Monte Grosso e ben visibile anche da Varazze. Arrivo ad un tratto in piano sempre in mezzo alla macchia mediterranea dove per poco, distratto dal paesaggio, non vado a sbattere contro un enorme traliccio della luce, unica nota stonata in un percorso così bello. Che ci fa qui?
Continuo per qualche metro sul crinale e poi in leggera discesa, con un bello scorcio sul paese di Casanova, apparso all’improvviso sulle pendici occidentali di questo rilievo su cui sto passeggiando. Davanti a me vedo la prosecuzione del mio sentiero e, poco sotto, la strada principale che sale al santuario, larga e battuta: la via del Cavetto.
Riprendo la salita che rimane sempre piuttosto morbida e graduale tra arbusti e pini marittimi molto radi, capaci di dare quel tocco in più al paesaggio. Qualcosa però non quadra e lo capisco subito osservando attentamente la vegetazione, troppo rada e con macchie isolate. Scoprirò poi che questi versanti sono stati interessati da due incendi dolosi, alla fine degli anni ’90 e nei primi anni del 2000. La natura ha vinto anche questa volta la battaglia contro l’uomo e si è riappropriata dei suoi spazi.
Dopo un altro breve strappetto mi ritrovo spiaccicato contro una recinzione che fino all’ultimo istante non avevo visto. Mannaggia, chi si diverte qui è piazzare tralicci della luce e recinzioni?
Dopo un attento esame noto che questa chiude un’ampia porzione di terreno comprendente al suo interno case, campi coltivati e…pecore! Il tutto fa parte di una grande un’azienda agricola che vende anche i prodotti di queste terre, per cui un’ottima cosa!
Il sentiero si tiene ai margini di questo recinto e io lo seguo fino a ritrovarmi ad un bivio. Opto per il sentiero che porta verso l’alto, anche se entrambi usciranno poco più in alto sul medesimo crinale e a poca distanza fra loro. La mia scelta mi conduce a passare prima per i Piani della Nola (un po’ troppo pieni di tralicci), per poi toccare il Bric Noia, sul quale anche gli insetti sono impegnati a giocare a carte giusto per tirare sera.
Quello che non è noioso è invece il paesaggio, tralicci a parte s’intende. Da qui si vede benissimo il santuario di Varazze per il quale non manca ormai molto. Dal lato appenninico diciamo, dovrebbe anche comparire tutta la catena del Beigua, purtroppo ora ammantato di nubi.
All'inizio del Sentiero delle Capre
Varazze vista dall'inizio del percorso
Nella macchia mediterranea
Un bel tratto appena percorso
Uno sguardo verso il Beigua dal Bric Noia
Il Santuario di Ns. Signora della Guardia visto dal Bric NoiaZompettando tra gli arbusti, fino al promontorio del Monte Grosso
Da questa piccola cima, se così si può chiamare, continuo sul sentiero principale fino a raccordarmi con lo stradone principale del Cavetto che prosegue poi verso l’Eremo del Deserto. Da questo bivio svolto a destra e punto decisamente al santuario, che raggiungo tagliando qua e là per brevi tracce tra la vegetazione (lo stradone principale costringe ad allungare il percorso); in realtà sono un po’ tutte piste di downhill queste, ma va bene lo stesso.
Da questa posizione il panorama è stupendo. Verso ponente si vedono Varazze, Spotorno, Savona, l’isola di Bergeggi e Capo Noli mentre a levante Arenzano, Genova e, in lontananza, le Cinque Terre. Purtroppo è presente sempre quella leggera foschia, altrimenti riuscirei tranquillamente a scorgere la costa della nostra penisola almeno fino alla Toscana..
Sul lato monti la situazione non cambia, le nubi continuano ad avvolgere il Beigua, cima più elevata di questa porzione di Appennino Ligure. Al santuario incontro tre ciclisti e una coppia intenta a prendere il sole sul terrazzino erboso antistante e a picco sul mare, sfidando il vento che qui soffia quasi ogni giorno implacabile. La posizione di questo santuario è magnifica, un terrazzo naturale circondato dalla vegetazione e verticale sul mare. Tutto intorno tavoli da picnic e, un po’ più spostata, una piccola cappella. Meta ideale per famiglie con bambini che possono uscire dai rumori e dal caos del paese sottostante.
L’edificio principale risale al 1864 e si compone, oltre al campanile, di un’unità abitativa. Una piccola stanza è stata adibita a piccolo rifugio, ben diverso da come però lo intendiamo in senso proprio. Trattasi infatti solo di una stanzetta dotata di una panca e un tavolo che serve solo come emergenza temporanea in caso di improvviso maltempo. Quello che non manca è invece il libro di vetta dove chiunque può raccontare la sua gita e la sua esperienza.
Lungo la sterrata che porta al santuario
Ns. Signora della Guardia
Varazze, Spotorno e l'Isola di Bergeggi visti dal Monte Grosso
Bel panorama verso Genova
Il Monte Argentea con l'omonimo rifugio visto dal Monte GrossoUna passeggiata in quota tinta di rosa... shopping!
Mi fermo molto sul terrazzino antistante il santuario, voglio proprio godermi il panorama della costa. Il vento è forte ma piacevolmente caldo e, non si sa mai mi ritrovassi nel primo ristorante di Cogoleto come portata principale, per sicurezza nel fare le foto mi lego con un guinzaglio ad una pianta. Il mare, di un blu intenso, è proprio sotto i miei piedi e contrasta nettamente col verde della vegetazione che cresce su questi monti. È tutta un’esplosione di colori, un ambiente incredibile che trasmette una pace e una voglia di relax unici.
Prima di rimettermi in cammino cerco un luogo tranquillo e riparato dove studiare la cartina. Anche qui di segnali e cartelli neanche l’ombra, tuttavia ho già chiara la direzione (verso i bricchi di Cogoleto) oltretutto visibile.
Torno quindi sul retro del santuario e mi avvio alla ricerca del sentiero che scende sotto le pendici del Monte Grosso quando vengo attratto da un bagliore rosa alla mia sinistra che mi costringe a mettere gli occhiali da neve. Caspita, che rosa fosforescente!
Lì per lì mi sento fortunato, finalmente ho la possibilità di conoscere di persona la Pantera Rosa! Ad un attento esame, però, sopraggiunge un po’ di delusione. Quella a poca distanza da me non è la Pantera Rosa ma un impermeabile lucido, lungo fino alle caviglie, di una turista giapponese seduta al tavolo da picnic che mi saluta con un “ciao” in italiano mentre è intenta a studiare il suo smartphone. Il morale potrebbe risalire, se non fosse per l’abbigliamento stravagante (e passi...) e l’onnipresente aggeggio elettronico (questo no).
Rispondo al saluto e tiro dritto fino all’imbocco della mia traccia pensando che quell’abbigliamento (zainetto invisibile, pantaloni casual, maglione e impermeabile appunto) non sarebbe adatto né per il mare né per la montagna, soprattutto in una giornata di sole pieno e con questo caldo.
Trovo la pista sulla destra, poco sotto la cappella del santuario. Direzione Cogoleto. Questo lungo sentiero che andrò a percorrere per il primo tratto è chiamato “New Generation” (nome tipicissimo per un sentiero) e si innesterà in quello chiamato “Frecce Bianche” nella seconda parte, fino all’arrivo sul mare. Lo trovo scritto su una palina di legno microscopica che per miracolo ha resistito all’assedio dei pinetti di mare.
Evidentemente qualcuno molto tempo fa ha pensato che una specie di segnaletica non dovesse essere poi tanto male in questo posto anche se tutto il resto delle informazioni riguardo alle tempistiche e alle difficoltà sono rimaste nel secchio di vernice.
Nel frattempo, probabilmente incoraggiata dal mio girovagare per la macchia mediterranea, noto che anche la giapponesina ha deciso di muoversi. Intorno a lei, un nutrito gruppo di animaletti, piccoli e grandi, si sono tutti dotati di occhiali da sole.
La vedo prendere una traccia parallela alla mia, “Frecce Bianche 2, la vendetta”, e sparire tra la vegetazione sulla destra pullulante di piante carnivore, delle peggiori specie.
Io non svolto (preferisco i più graziosi gerani) ma scendo tranquillo abbassandomi fino alla selletta tra il Monte Grosso e il Bric Piano delle Donne. Cammino agevolmente ammirando numerosi scorci bellissimi anche se qualche nube di troppo continua ad insistere sul gruppo del Beigua.
Neanche il tempo di arrivare alla selletta, punto d’incontro dei due sentieri citati prima, ed ecco comparire davanti a me la Pantera Rosa. Ah no, è sempre la giapponesina che col colore del suo impermeabile scambio sempre per qualcun altro. Mi precede di diversi metri, la vedo quasi correre ora. Probabilmente si è ricordata dell’appuntamento col suo negozio di abbigliamento di fiducia per un cambio di impermeabile...
Aggiro l’anticima del Monte Grosso e quella del Bric Piano delle Donne. Purtroppo non è possibile salire fin sulla sommità e occorre stare sull’ampio sentiero. Tutti questi prati sono infatti recintati con un filo in cui passa la corrente elettrica per il bestiame, per cui queste zone sono a loro uso esclusivo. In questo punto i pini sono molto radi mentre erba e piccoli arbusti la fanno da padrone. Il mare si vede a sprazzi e in punti in cui la montagna mostra qualche segno di debolezza. In compenso l’aria pulita e la brezza marina sono un toccasana per l’organismo, qui si respira a pieni polmoni! Un piccolo paradiso raggiunto con poco sforzo (almeno finora, ma la discesa...)
Arrivo ad un’altra selletta, il Passo Frese, che so chiamarsi così unicamente dalla mia cartina. Sono da solo, purtroppo anche la Pantera Rosa sembra scomparsa. Nessun cartello in questo punto e tre percorsi che scendono verso il mare. Il primo, più largo e comodo, scende ad un’azienda agricola per poi ricollegarsi alla costa, il secondo, di poco più spostato e chiamato “Mortal Kombat” (nome famoso e che ben si adatta al tipo di percorso), arriva più o meno nel medesimo posto, mentre il terzo, “Frecce Bianche” (sempre lui), è quello che percorrerò io aggirando il Bric Piano delle Donne. In realtà questi nomi sono solo quelli delle piste per chi fa downhill.
Prima di avviarmi faccio un paio di foto ad un gruppo di asinelli intenti a brucare l’erba. Quando scopro di aver inquadrato quattro asini e un altro elemento estraneo di un colore abbagliante, rosa, capisco che qualcosa all’improvviso deve essere entrato nell’inquadratura all’ultimo istante. Ma che?
Non è possibile, è proprio la giapponesina intenta a tornare indietro dal primo percorso! Che si sia persa o il negoziante le abbia comunicato di aver finito tutti gli impermeabili?
Ne osservo la camminata veloce e la direzione, infilandomi nuovamente gli occhiali per attenuare il riverbero dell’impermeabile. Mi raggiunge, mi saluta di nuovo e mi spiega in un inglese farfugliato di essersi persa. E ti pareva! Nel mentre mi mostra il suo smartphone pino di scritte a me incomprensibili. Mi spiace molto ovviamente, così cerco di aiutarla domandandole dove sia diretta e mostrandole la mia cartina, provando a spiegarle le varie direzioni. Lei annuisce non so quante volte, sembra aver capito e mi ringrazia. Oooh, ci siamo!
Quando mi mostra il luogo in cui è diretta dal suo telefono rimango basito. I pallini blu del suo percorso terminano in un punto imprecisato più a valle, direttamente al centro di un campo di calcio!
Solo allora capisco che è attesa per il calcio d’inizio di un’importante incontro e per questo decido di non farle perdere tempo. Non sia mai che la sua squadra giochi dal primo minuto con un uomo in meno! Beh, la maglietta, se non altro è già visibile e non dovrà cambiarsi...
Ha davvero molta fretta e deve scendere il più velocemente possibile. Così la indirizzo verso la via più diretta verso la costa, nonché la più tranquilla... “Mortal Kombat”! Nel congedarmi penso definitivamente (un po’ però mi dispiace davvero) le raccomando tanto di salutarmi Sub-Zero e Scorpion...
Anch’io, dopo questa notizia, cerco di affrettarmi, non vorrei perdermi nemmeno un minuto di questo incontro calcistico. A differenza sua, scelgo un lungo giro alle spalle del Bric Piano delle Donne, avendo come sfondo la costa di Genova e delle Cinque Terre. Bellissimo, di nuovo il blu del mare contrasta con i colori intensi e variopinti della costa.
Aggiro questo promontorio affacciandomi di nuovo verso il mare. Alla mia sinistra, molto più in basso corrono anche i due tronconi dell’A10, l’autostrada ligure. Continuo la mia discesa fino al bivio col sentiero “Mortal Kombat” che qui diventano una cosa sola, distraendomi nel frattempo con alcuni cavalli al trotto che vedo più in basso in un centro ippico.
Non ci credo! Contemporaneamente a me arriva al bivio anche la titolare della squadra, e in rosa! Si vede che ha battuto tutti gli sfidanti del famoso torneo!
Questa volta non si ferma, ri-saluta e tira dritto. È proprio di fretta, troppo sfuggente! Come faccia a non scivolare con le scarpette da tennis e quell’impermeabile (e a non sudare!) rimane un mistero sul quale i più grandi scienziati stanno tutt’oggi interrogandosi.
Scendo anch’io quest’ultimo tratto fino a trovarmi sulla soglia d’ingresso della scuderia “Il Centurione”, dove i cavalli continuano il loro trotterellare.
Nella macchia verso il Bric Piano delle Donne, lungo il Sentiero "Frecce Bianche"
In vista del Bric Piano delle Donne, tra i pini
Una bella passeggiata in quota verso Cogoleto
In discesa verso CogoletoTutti quelli che hanno preso il sentiero per Cogoleto sono pregati di restituirlo!
Svolto a destra su asfalto, della giapponesina non v’è più traccia. Volatilizzata. Seguo la strada in un tratto pieno di ginestre gialle, molto carino, con il mare sullo sfondo. Il mio obiettivo è ora andare a prendere il Lungomare Europa che collega Varazze con Cogoleto ed erroneamente penso sia la cosa più facile di questo mondo. Sbagliato. La parte più facile è alle spalle ed è stata, pur senza segnaletica, quella in quota.
Anziché in riva al mare mi ritrovo su di una tranquilla stradina di provincia dove non passa mai nessuno, l’Aurelia! Dalla mia cartina andando a destra percorrerei quasi tutta la statale fino a Varazze, a monte dell’autostrada, opzione che scarto subito.
Mi dirigo quindi a sinistra vedendo numerosi sentieri che collegano questa strada con lungomare. Inizio quindi a camminare ai lati di questo fiume asfaltato, di marciapiedi nemmeno l’ombra. Brevi rettilinei si alternano a salite e discese, curve e tornanti ma di collegamenti verso il basso non c’è traccia. Ogni tanto mi affaccio dai tanti piccoli viadotti lato mare e vedo molto più in basso la suddetta passeggiata. Mannaggia, ma come la raggiungo?
La distanza in linea d’aria è pochissima ma niente, non ci sono stradine che portano ad essa! Continuo a camminare affrontando una ripida salita al termine della quale, alla Curva del Salto, vedo uno spiraglio di discesa sulla destra verso il torrente Arenon che sfocia in mare e la Baia del Portigliolo. Nemmeno due passi e torno oltre il muretto sulla statale. Rottami ovunque e sentiero inesistente. Inoltre la muta di un serpente in bella vista non è decisamente un grande incentivo a proseguire.
Dopo un altro tratto sulla statale, all’ennesimo ponticello vedo in basso la Cala Loca, una spiaggetta con annesso un bar-disco-pub dove i giovani si riuniscono la sera. La cala è adiacente al lungomare, perfetto. Peccato che il cancello d’ingresso sia chiuso. Proseguo sconsolato e attraverso un parcheggio di fronte all’hotel e al ristorante Puntabella finché una lunga discesa con la scritta “Cala Torcida” (Baia dei Tre Archi) mi invita a scendere. È fatta penso, questa deve portare per forza sul lungomare, ci deve essere un collegamento.
Scendo due rampe ripide con due tornanti prima di raggiungere un altro locale adiacente ad una spiaggetta. Alcuni uomini stanno lavorando, il locale è un cantiere unico. L’ingresso è vietato e il cancello che scorgo e che collega questo posto con la passeggiata è sbarrato. Col morale alle stelle torno sulla mia cara Aurelia; pensando positivo mi dico che ho solo allungato la mia escursione andando ad esplorare luoghi ancora ignoti all’uomo.
Altro rettilineo, altra curva. Oltrepasso una casa lungo la statale e mi porto in corrispondenza di un altro torrente, il Rian da Fasa Carrubba, dove, inaspettatamente un sentiero di pochi metri seminascosto tra le piante porta proprio sul lungomare. Mi faccio letteralmente largo tra erba alta e rami, così da spuntare improvvisamente nel mezzo del lungomare.
Qualcuno che nel frattempo sta passeggiando nelle vicinanze mi scambia per un aborigeno emerso dalla giungla e a gesti mi invita a non avere paura che qui sono tutti amici. Preso dall’euforia mi guardo felice intorno, scatto qualche foto dimenticando i non so quanti chilometri che mi aspettano ancora (saranno sei) per tornare a Varazze. Praticamente sono alle prime case di Cogoleto. Mi rilasso un attimo e intanto mi godo questo momento in riva al mare. Il sole splende e il vento si è un po’ calmato. Il mare, invece, è uno spettacolo, molto mosso con onde alte più di tre metri che si infrangono sul litorale roccioso e mandano qualche spruzzo fin sulla passeggiata.
Dai monti al mare, che cambiamento in una singola escursione! Quello in cui mi trovo non è un lungomare come tanti, ma un vero cammino (ovviamente pianeggiante e asfaltato) con numerose gallerie scavate nella roccia in una delle porzioni più selvagge di questo tratto di costa. Qui fino alla fine del 1800 correva la ferrovia. Percorrendola ammiro paesaggi con scorci davvero meravigliosi che non staccano del tutto dal paesaggio montano, mare a parte. È proprio la montagna a scendere fin quaggiù, modellando ogni tanto qualche anfratto, le calette rocciose, anche se a volte qualche spiaggetta la si trova.
Un litorale molto selvaggio e suggestivo che il mare così mosso rende ancora più interessante. Sono veri e propri boati che risuonano tra questi scogli quando le onde si schiantano. Distratto da tutta questa esplosione di suoni e colori e complice la quasi assenza di gente (strano, ma secondo me stanno tutti esplorando la via per la quale sono sceso) che amplifica maggiormente il silenzio, mi ritrovo all’inizio di Varazze dove termina anche questa passeggiata e anche il mio meraviglioso e rocambolesco giro.
Raggiungo l’esatto punto da dove sono partito percorrendo ancora qualche metro molto lentamente, con un grande dispiacere per la fine di questa bella gita. Una mare-monti-mare molto intensa che mi sento di consigliare a tutti senza riserve. E ora scappo, forse sono ancora in tempo per l’inizio di quella partita…
In discesa lungo Via Genova, tra le ginestre
Le prime case di Cogoleto
Ritorno a Varazze. Il Lungomare Europa
In una galleria sul Lungomare Europa
Mare molto mossoTesti e foto di: Daniele Repossi
Escursione effettuata in compagnia di: Solitaria.
La dorsale del Monte Grosso e il Bric Piano delle Donne. Cartolina sul mare