Chi Sono

Daniele Repossi

Prenditi il tempo per osservare le meraviglie che ti circondano
Montagne a 360°, natura, paesaggio, ambiente, storia ed escursioni. Cammini a passo lento per vivere l'eterno presente

Ciao a tutti, sono Daniele!
Sono nato e vivo a Pavia, una città un po’ distante dai monti e non propriamente escursionistica, a meno di non volersi cimentare in belle passeggiate nel Parco del Ticino.
Diciamo che la montagna (ma anche il mare) li ho avuti dentro dalla nascita. A due mesi ero già coi piedi nell’acqua a Noli e, qualche mese dopo, gli stessi erano infilati nelle prime scarpette sui monti.
A 4-5 anni ho iniziato a frequentare la Valmalenco in inverno. Allora mi piaceva sciare e ricordo volentieri quando venivo trainato a mo’ di skilift da mio papà (lui aveva meno piacere…) su per leggeri dossi nei boschi di Lanzada, in un comprensorio dedito allo sci di fondo, per poi lanciarmi giù dai suddetti a tutta velocità.
Crescendo ho praticato lo sci per poco, fino ad un tremendo schianto in un fosso avvenuto nella Valle di Gressoney. La caduta fortunatamente è stata senza conseguenze ma, da allora, non ho più voluto saperne di mettere degli sci ai piedi.
Ma non ho mai abbandonato la montagna e la montagna non ha mai abbandonato me. L’ho sempre frequentata, sia d’estate che d’inverno ma… con le mie gambe, a piedi. Ho iniziato a percorrere sentieri facili e brevi, per poi dedicarmi ad itinerari più lunghi e impegnativi, rimanendo ogni volta meravigliato dagli ambienti e dai paesaggi.
Anche il mare non l’ho mai lasciato ma, se durante l’adolescenza lo frequentavo più a livello di sport acquatici e non, da un po’ di anni a questa parte mi ci reco spesso per camminare lungo i sentieri sulla costa o più nell’entroterra. La Liguria, da questo punto di vista è imbattibile. E così, eccomi per monti anche al mare!
La montagna è per me la vita, l’eterno presente fatto di silenzi, pace, libertà: un mondo ancora genuino in cui perdersi e vivere.
Non è importante raggiungere la meta, che sia un lago, un rifugio o una cima, ma l’esperienza di vivere, di esserci, di camminare a passo lento.
O, per dirla secondo la mia filosofia, di emozionarsi ad ogni piccolo particolare.

Le mie pubblicazioni
Negli ultimi anni ho riunito in alcuni volumi non solo le meraviglie paesaggistiche di alcuni luoghi ma anche la storia relativa alla Prima Guerra Mondiale che molti di questi hanno vissuto. I miei studi e le mie ricerche sono partite dall’Altopiano dei Sette Comuni e dagli Altipiani Cimbri (Asiago-Folgaria, un tempo Regno d’Italia e Impero austroungarico). Impossibile, infatti, camminare su questi monti indifferenti a quanto successo e a quanti hanno inutilmente perso la vita in scontri altrettanto insensati.
La mia passione per queste vicende storiche, risalente a quando solevo da piccolo inoltrarmi tra le trincee del Lagazuoi, delle Cinque Torri e del Monte Piana sulle Dolomiti, si traduce ora in questi scritti che non rappresentano solo un racconto storico-escursionistico ma anche un inno alla vita e un monito alle generazioni future.
Scegliere di camminare lungo questi sentieri e luoghi sacri significa portare rispetto e passare in silenzio, in punta di piedi. Tra queste montagne vi sono ancora gli spiriti di coloro che hanno combattuto, portati dal vento.
Questi miei lavori, che spero possano proseguire, sono dedicati a coloro che con eroismo e sacrificio hanno lottato strenuamente cadendo con onore e non hanno beneficiato di una vita normale.

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Emozioni di montagna

Già, proprio ciò che più manca al giorno d’oggi alla maggior parte di coloro che frequentano le terre alte: le emozioni. Questa parolina, tanto semplice e così bella, emozione appunto, che nell’epoca così buia che stiamo vivendo è scomparsa dai radar. Non pervenuta.
Le montagne sono sempre lì, da milioni di anni eppure… eppure sono cambiate, sono diverse rispetto a molti anni fa. E basta la vita, breve, di una persona per accorgersene.
No, non mi riferisco all’aspetto fisico che la natura e il passare del tempo ha per forza di cose modificato. Intendo il modo di vivere questi ambienti da parte dell’uomo che, di punto in bianco, li ha presi d’assalto, deturpati, schiavizzati e ridotti spesso a banali parchi giochi. Ecco cos’è diventata la montagna purtroppo, business, non emozione.
Non ovunque, per fortuna, ma le ultime zone ancora incontaminate sono ormai circondate e su di loro pende un po’ una spada di Damocle.
Assieme alle montagne sono cambiate le persone e il loro modo di frequentare questi ambienti.

Ieri
Un tempo, quando la tecnologia era ben lontana dall’entrare nelle nostre vite e renderci schiavi, si camminava in silenzio, con consapevolezza, con rispetto. Si respirava la montagna, la si viveva, dall’inizio alla fine, senza preoccuparsi di video, selfie, dronate, gare spericolate di discese estive o invernali, perfino sui sentieri e con ogni mezzo possibile.
Non si andava, per fortuna, solo per mettere le gambe sotto il tavolo in quell’albergo o quel rifugio a cinque stelle con le panche riscaldate o altro, anche perché di funivie ve n’erano pochine e di percorsi ultra accomodanti anche.
E no, non c’erano social dove postare poi le proprie prestazioni in salita o in discesa, a mio avviso il vero male di questo mondo. Ma volete mettere una giornata senza tutto questo? Volete mettere il fascino di un bel ritrovo serale tra amici o compagni dove raccontare le esperienze vissute? A parole, uno di fronte all’altro, e non attraverso un telefono…
Vogliamo ancora mettere le gite di qualche anno fa? Una bella escursione solo col proprio zaino, con pranzo al sacco o magari un bel piatto di polenta in quel vecchio rifugio spartano (e soprattutto senza wi-fi o ricarica di e-bike?), poi un saluto, una stretta di mano genuina col gestore del rifugio e via, ci si preparava a scendere o a dormire in quota in vista della giornata successiva. Soli o in compagnia ma senza fronzoli, una bella chiacchierata dopo cena sotto le stelle, a raccontarsi di questo o quel posto, delle meraviglie di ciò che si è visto.
Pensare che non esisteva nemmeno la possibilità di accendere un apparecchio per controllare il meteo! Occorreva recarsi all’Ufficio Turistico per sapere qualcosa o, al massimo, alla reception di qualche hotel in caso si soggiornasse più giorni. La possibilità di consultare tutto autonomamente è un vantaggio, ma il fascino di recarsi in centro al paese e di scambiare una parola con qualcuno si è persa, indubbiamente.
Mi ritengo uno dei più fortunati ad aver vissuto quei tempi, quando l’emozione alla partenza di un sentiero era palpabile, il cuore batteva davvero e nel mentre sorgevano tutti i dubbi verso l’ignoto che ci si accingeva ad esplorare. Anche le persone che si incontravano, ai cui occhi pareva di essere alieni, molto spesso si contavano sulle dita di una mano (oggi lungo i sentieri più famosi d’estate transitano veri e propri “trenini”). In numero risicato erano gli hotel, i servizi e i mezzi di trasporto. E quando si arrivava alla meta, rifugio o cima che fosse, anziché fare selfie o esultare per la scalata ci si sedeva a terra o su una panca, per contemplare lo splendore di ciò che si aveva intorno mentre i battiti rallentavano, le paure passavano e la voce dei muscoli che ringraziavano per tanta grazia si facevano sentire. Tutto intorno il vuoto, la roccia, il profumo dell’erba o di un bosco, alle spalle magari un rifugio quasi deserto: isolati, si respirava la vera magia di una montagna che oggi non c’è più.

Oggi
E oggi? Andate in un rifugio o in una struttura qualsiasi. Nessuno si parla più, tutti davanti ad uno smartphone, solitamente per curare la propria vita virtuale e per scriversi l’un l’altro! Che importanza ha avere una vita sul web quando non se ne ha una reale?
Gli escursionisti camminano spesso distrattamente (o non camminano proprio, tanto ci sono gli impianti e i mezzi elettrici) con sgargianti abiti tecnici o peggio con abbigliamento non idoneo, non facendo nemmeno caso a questo o quel particolare che la natura ci offre, alle meraviglie incredibili di questo pianeta. Anzi, spesso sostituiscono il silenzio di un bosco con la musica sparata negli auricolari, il discutere a voce alta, interminabili telefonate…per non parlare ormai dell’infernale rombo dei motori che caratterizza qualsiasi strada di montagna in estate e in inverno! Strade usate per gare e sport, mica per raggiungere le varie località.
Sono i valori oggi a mancare, il rispetto per la natura e per gli altri, il vero spirito di come ci si approccia alle montagne e al prossimo.
Abbiamo oggi action-cam, droni e smartphone che fanno video in altissima risoluzione ai quali possiamo avere accesso prima di partire semplicemente collegandosi ad internet, in modo da sapere tutto sui percorsi. Video che sono capolavori, documentari che riprendono scenari meravigliosi. Siamo in grado di sapere se e quando pioverà, la temperatura, il vento e ancora in molte località oggi possiamo usufruire di comodi trasporti, almeno fino ad un dato punto, mediante jeep, navette, cremagliere e seggiovie. Scoprendo magari poi, arrivati a destinazione, che quel rifugio non è esattamente come lo ricordavamo oppure che al posto di un presidio tipico di alta montagna vi è ora un hotel stellato con parco acquatico incorporato (a 3000 metri!). A parte ovvi scempi costruttivi per i quali non è possibile rimanere indifferenti, il progresso è novità, comodità e la possibilità di avere il controllo (quasi) su tutto. Sono d’accordo, questo è innegabile. Tuttavia, personalmente cerco di guardare il meno possibile (o meglio, di non guardare affatto) percorsi e luoghi in cui mi recherò, per non rovinarmi l’esperienza, la sensazione di ignoto e il piacere della scoperta. Questo vantaggio, a mio avviso, può tornare utile in caso di difficoltà lungo il percorso, di passaggi ostici particolari. Ma in altri casi non avrebbe senso.

La filosofia
Questo mio progetto vuole far riscoprire l’essenza di un tempo, il cammino a passo lento, il respiro calmo e costante durante un’escursione, il sussulto per quel piccolo rumore nel bosco, il battito più accelerato del cuore che si emoziona di fronte a questo o quel particolare, che sia un tramonto, un fiore, una roccia, un laghetto glaciale o altro ancora.
In una parola, qui non troverete semplicemente la descrizione di itinerari che vanno dal punto A al punto B, bensì il racconto delle mie esperienze vissute che, indelebili, rimarranno per sempre nella mia anima, ma che potranno entrare anche nella vostra se vorrete cogliere queste idee e trasformarle, appunto, in emozioni.
Lo stile di vita “social e tecnologico” menzionato sopra è distante migliaia di chilometri dal mio essere. Due mondi opposti.
Il sito è dedicato a chi avrà davvero voglia di riscoprire l’essenza dell’andar per monti, come un tempo. In una parola, a chi saprà ancora emozionarsi ad ogni passo, dimenticando quell’orpello ultra tecnologico che tanto si sa, non servirà mai. Una bella foto, magari con una vera macchina fotografica, è più che sufficiente per portarsi a casa un ricordo indelebile che rimarrà impresso nel cuore. Col gps, sicuramente utile, ma che va sempre affiancato alla buona vecchia carta topografica.

Il progetto
All’interno del sito racconterò le mie escursioni, il mio legame con la montagna basandomi sulle esperienze e sensazioni vissute, sulle fotografie, sugli appunti da me presi e sui ricordi. Riguardano un po’ tutte le regioni del nord. La stesura delle stesse non vuole essere una guida fedele da seguire alla lettera; semplicemente racconta il mio diario “esplorativo” dal quale potete prendere spunto per organizzare le vostre esperienze.
Anche oggi, nonostante l’invasività e la modifica dell’uomo di alcuni ambienti, si possono assaporare emozioni uniche lassù. Basta solo volerlo.
Questo sito non vuole essere una guida escursionistica, non avrebbe nemmeno senso. Molte cose rispetto al passato sono cambiate e continuano a cambiare oggi perfino da un giorno con l’altro. Per cui nel testo potete trovare il punto di accesso di un sentiero presente solo fino a poco tempo fa ma nel quale oggi sorge qualche infrastruttura e, peggio, una frana ne ha costretto lo spostamento altrove. Ancora, altri elementi che modificano il paesaggio non possono non essere presi in considerazione. Fra questi ve ne sono di artificiali, come la costruzione di piste da sci e di downhill, bacini idrici, impianti a fune ecc. Fra le cause naturali, frane, slavine, alluvioni ecc.
La descrizione dei percorsi che troverete ricalca esattamente le condizioni in cui io li ho trovati al momento del mio passaggio e non quelle di quando verranno lette queste righe. Pertanto, è compito degli escursionisti verificare sempre preventivamente le condizioni degli stessi prima di mettersi in cammino. Alla luce di questo, il proprietario e il gestore del sito non possono essere in alcun modo ritenuti responsabili circa i contenuti riportati al suo interno, così come di eventuali imprudenze commesse su sentieri o inconvenienti occorsi.